.....Fabio Cavallari ha raccolto in Vivi (Lindau) storie di "uomini e donne più forti della malattia", persone che hanno smentito con la loro energia vitale diagnosi che sembravano senza appello, in genere grazie all’aiuto di una famiglia affettuosa e di gruppi di volontari che le hanno sostenute e aiutate. Ma anche grazie a medici — per lo più donne — che hanno saputo sperare con loro, vedere al di là delle diagnosi infauste.....
.....Nell’originalità irriducibile di ogni vissuto qui raccontato si può rintracciare un elemento comune: l’importanza degli affetti, dell’amore della famiglia. Da soli è impossibile superare lo scoramento, la fatica, l’esclusione. Nessuno dei parenti, soprattutto madri e mogli, si lamenta del destino che gli è toccato, ma rivela di averne scoperto la ricchezza, se non addirittura la serenità. L’unico disagio di cui tutti si lamentano è l’assurda trafila burocratica a cui devono sottostare per avere pochi aiuti, quasi sempre insufficienti, da parte dell’istituzione sanitaria......
L’osservatore Romano – 17 Novembre 2010
L’editoriale di Lucetta Scaraffia
Dopo duemila anni, la dignità di ogni essere umano è di nuovo messa in questione proprio dai quei progressi tecnoscientifici che a parole vorrebbero invece migliorare le condizioni di vita dell’umanità. Le persone che si trovano a vivere situazioni di malattia grave, in molti casi, non vengono più considerate degne dello stesso rispetto delle altre. Lo abbiamo visto in questi ultimi anni, in cui siamo stati invasi da libri, interviste, film finalizzati a diffondere l’idea che in alcune condizioni la vita sarebbe indegna di essere vissuta.