sabato 5 novembre 2011

'Down e felice': Eleonore mette in crisi la Francia di Daniele Zappalà. Fonte: Avvenire 15-7-2010 - è vita, pag. 3

....Contro ogni pronostico, la forza della testimonianza e degli argomenti di Eleonore hanno fatto rapidamente breccia, innescando in poche settimane una valanga di adesioni all'associazione, di visite al suo sito Internet, di conferenze pubbliche e faccia a faccia fra la combattiva portavoce e personalità politiche di primo piano. Incontriamo Eleonore, i suoi familiari e un altro membro del collettivo proprio nel bar di fronte all'Assemblèe nationale, la camera bassa del Parlamento, dove la piccola delegazione è stata appena ricevuta da Jean Leonetti, il deputato neogollista che coordina tutto il processo di revisione legislativa sulla bioetica su mandato del presidente Nicolas Sarkozy. l'incontro ha offerto spiragli positivi e Leonetti 'pare condividere molti degli argomenti dell'associazione', assicurano Eleonore e gli altri....
'Down e felice': Eleonore mette in crisi la Francia
di Daniele Zappalà. Fonte: Avvenire 15-7-2010 - è vita, pag. 3

Eleonore Laloux, 24 anni, è una sorridente ragazza francese che si è battuta più degli altri per un lavoro.

Nella pittoresca cittadina di Arras, non lontano da Lilla, è regolarmente impiegata presso gli uffici amministrativi di una clinica privata. Ormai a suo agio con i colleghi, si rende conto in genere solo all'uscita dall'ufficio che nonostante tutto resta spesso una persona 'anormale' negli sguardi dei

passanti che incrocia.


Sguardi che le fanno male, perchè la classificano in un batter d'occhio in una casella giudicata a priori priva di speranza: quella delle persone down. Senza neppure sospettare la ricchezza di una vita piena d'aspirazioni, sentimenti, voglia e sforzi quotidiani per quella piena integrazione che ad Eleonore, ormai, pare a portata di mano.


Persone down, rifiuto e amore

....Concludo dicendo che non è la disabilità che fa paura alle madri o alle famiglie delle persone disabili ma il contesto della società moderna, inaccessibile per chi non ha una marcia in più, un contesto sociale in cui diventa svantaggiato anche chi è semplicemente lento!...


Caro direttore,
le scrivo dopo aver letto e riflettuto sulla pagina che durante il Meeting di Rimini Avvenire ha dedicato a «l’uomo che riscattò la dignità dei bimbi down». Sono genitore di una persona down (perché non restano sempre "bimbi", crescono e diventano adolescenti e adulti come tutti gli uomini del mondo) e professionista sanitario che da 35 anni si occupa di riabilitazione. Senza nulla togliere alla scoperta del genetista Lejeune che, da scienziato, si è chiesto perché e ha trovato la risposta, volevo dirle che le parole della figlia del dottore non rendono giustizia a tutti quei genitori e familiari che fin dal concepimento del loro figlio devono ancora lottare contro pregiudizi, medicalizzazione, tagli ai servizi sociali e sanitari, alla scuola, ai fondi regionali per la disabilità; perché non basta riconoscerlo alla nascita come persona, bisogna farlo tutti i giorni, tutti i minuti della giornata, tutti gli anni della sua vita.

PAPA AI DISABILI

.....Non è il sano che va verso un malato per prestargli assistenza, ma l’incontro tra due malati che si riconoscono bisognosi di aiuto; non è il forte che si china verso il fragile per soccorrerlo, ma l’incontro tra due fragilità che si amano. “Considerato il momento di grande sofferenza, anche fisica, che il Papa sta vivendo - dice suor Liviana Trambajoli, direttore delle case di assistenza – non mi stupisce che abbia insistito per venire al Cottolengo, perché quando si sta male si è molto più vicini alla sofferenza altrui.”

Il momento più commovente della visita pastorale del pontefice a Torino è proprio il contatto con le disabilità fisiche ed intellettive presenti all’interno chiesa dedicata ai santi Antonio Abate e Vincenzo de Paoli. Il Papa si china e bacia un’anziana in carrozzina, una delle 400 ospiti disabili ed anziane della Piccola Casa della Divina Provvidenza. Poi si avvicina ad un bimbo disabile gravissimo, immobilizzato in barella, tenuto teneramente in braccio dalla madre; un bimbo che peserà in tutto 15 chili, non parla, non risponde, piange quando sente i rumori. Nella scuola pubblica nessuno lo voleva, perché troppo grave; ora frequenta la scuola dell’obbligo interna al Cottolengo, adorato e protetto dagli altri compagni. “Passio Christi - Passio hominis” (la passione di Cristo e la passione dell’uomo) non è solo quella impressa sul telo della Sindone, ma è tangibile all’interno della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

“In questo luogo comprendiamo meglio che se la passione dell’uomo è stata assunta da Cristo nella sua passione nulla andrà perduto” - dice il Papa rivolgendosi alle centinaia di disabili, anziani e malati presenti in chiesa - “per questo non dovete sentirvi estranei al destino del mondo, ma tessere preziose di un bellissimo mosaico che Dio, come grande artista, va formando giorno per giorno anche attraverso il vostro contributo.”........

IL PAPA AI DISABILI

..... "La nostra società, nella quale troppo spesso si pone in dubbio la dignità inestimabile della vita di ogni vita, necessita di voi: voi contribuite decisamente a edificare la civiltà dell'amore". È questo il messaggio che Benedetto XVI affida ai disabili della Fondazione "Istituto S. José" di Madrid che il Papa ha voluto incontrare prima della veglia con i giovani tenutasi questa notte all'aeroporto militare Cuatro Vientos di fronte a oltre un milione i giovani. Ad accogliere il Santo Padre nella struttura è stato Fr. Rafael M Martinez e i dirigenti dell'istituto oltre ai circa 200 bambini disabili. "La misura dell'umanità - ha detto il Papa - si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente, è una società crudele e disumana"......

Persone Down, nuove speranze


da avvenire del 3 novembre
......Mobley e le decine di altri scienziati americani alla ricerca di medicinali che migliorino la vita di bambini e adulti Down sono convinti che non sia fantascienza. Perché la ricerca negli Stati Uniti non è mai stata così vicina a produrre una terapia che aiuti le 350 mila persone affette dalla sindrome nel Paese a vivere più a lungo e con meno problemi di salute. Ma i ricercatori devono muoversi alla svelta. La loro sfida è produrre risultati prima che la sindrome di Down scompaia per sempre dai Paesi sviluppati.......

....Se questi numeri saranno confermati (la stessa società nel 2009 era stata travolta da uno scandalo dopo aver falsificato i risultati di un simile studio) si tratterebbe di un metodo più accurato e precoce di quelli offerti finora e che, la storia dei test prenatali insegna, porterebbe a un drastico aumento degli aborti di feti Down. Il tasso di interruzioni di gravidanza per motivi cosiddetti "terapeutici" (dopo l’identificazione di abnormalità nel feto) si impenna infatti all’indomani dell’introduzione di ogni nuovo strumento diagnostico. Questa volta la decimazione della popolazione Down coinciderebbe con la concreta possibilità di una vita indipendente e dignitosa per chi è affetto dalla sindrome.

​William Mobley, presidente del dipartimento di scienze neurologiche dell’Università della California a San Diego, ha un sogno. Un dottore riceve una coppia che ha appena ricevuto la diagnosi prenatale di sindrome di Down per il figlio che aspetta. «So che siete confusi e preoccupati – dice loro il medico – ma la scienza ha fatto progressi enormi negli ultimi anni. Vi assicuro che vostro figlio nascerà bene, non avrà malattie cardiache, lascerà l’ospedale velocemente, crescerà, andrà a scuola con gli altri bambini, andrà all’università, troverà lavoro, guiderà una macchina e si sposerà. E non si dovrà mai preoccupare di avere il morbo di Alzheimer. Penso che dobbiate saperlo prima di prendere una decisione».

Mobley e le decine di altri scienziati americani alla ricerca di medicinali che migliorino la vita di bambini e adulti Down sono convinti che non sia fantascienza. Perché la ricerca negli Stati Uniti non è mai stata così vicina a produrre una terapia che aiuti le 350 mila persone affette dalla sindrome nel Paese a vivere più a lungo e con meno problemi di salute. Ma i ricercatori devono muoversi alla svelta. La loro sfida è produrre risultati prima che la sindrome di Down scompaia per sempre dai Paesi sviluppati.

GIOVANNI


LA VISITA E' ANDATA BENE.ERO SPAVENTATISSIMO TEMEVO CHE MI FACESSERO NUOVAMENTE ADDORMENTARE !!
LA DOTTORESSA HA DETTO CHE QUANDO FACCIO COSI' INVECCHIA DI DUE ANNI!!!
ADESSO NON LA VEDO FINO IL 9 DI DICEMBRE.
SARA' ANCORA UNA SEMPLICE VISITA .
MI LASCIA ANDARE A TROVARE I MIEI NIPOTINI!!HA CHIESTO SOLO DI NON DIMENTICARCI DI ASSICURARCI PER EVITARE PROBLEMI CON LA SANITA'!!
A GENNAIO VUOLE VEDERMI IN ANESTESIA !!
INTANTO GODIAMO IL GODIBILE ANCHE SE FACCIO ANCORA FATICA A SOPPORTARE ALCUNE LUCI E MI INFASTIDISCE IL FREDDO.

venerdì 4 novembre 2011

IL BISOGNO DELL'UOMO

L'uomo non ha bisogno di strumenti, per belli che siano, come certi libri e certe musiche, ma ha solo bisogno di uno sguardo.

Padre Aldo Trento

PREGHIERA PER QUANDO SI E' TRISTI E STANCHI

Le due grazie che il Signore dona sono:
la tristezza e la stanchezza.
La tristezza perchè mi obbliga alla memoria
e la stanchezza perchè mi obbliga alle ragioni per cui faccio le cose.

Fà, o Dio
che una positività totale guidi il mio animo,
in qualsiasi condizione mi trovi,
qualunque rimorso abbia,
qualunque ingiustizia senta pesare su di me,
qualunque oscurità mi circondi,
qualunque inimicizia, qualunque morte mi assalga,
perché Tu, che hai fatto tutti gli esseri,
sei per il bene.
Tu sei l'ipotesi positiva su tutto ciò che io vivo.

Luigi Giussani

GIOVANNI

DOMANI ANZI ORMAI E' OGGI VADO AL CONTROLLO
GLI OCCHIETTI ANCORA MI FANNO UN PO' MALE
SPERIAMO COMUNQUE CHE TUTTO STIA PROCEDENDO VERSO IL MEGLIO

VI FARO' SAPERE

CINCINNATI

BELLISSIMI!
IN BACIONE DALLA NONNA

DA BOSTON

CIAO SIETE BELLISSIMI
LA NONNA VI MANDA
UN BACIONE !

PER RICORDARCI IL VALORE DELLA PERSONA

Don Aldo Trento restituisce l'onorificenza a Napolitano

Aldo Trento è dal 1989 uno dei più noti missionari della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay. Ha sessantadue anni ed è responsabile di una clinica per malati terminali di Asunción. Il 2 giugno scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli aveva conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà. Ieri Trento ha restituito l’onorificenza a Napolitano a causa della mancata firma del decreto che avrebbe arrestato il protocollo medico per Eluana Englaro. “Come posso io, cittadino italiano, ricevere simile onore quando Lei, con il suo intervento, permette la morte di Eluana, a nome della Repubblica italiana?”. “Ho più di un caso come Eluana Englaro”, racconta Aldo Trento al Foglio. “Penso al piccolo Victor, un bambino in coma, che stringe i pugni, l’unica cosa che facciamo è dargli da mangiare con la sonda. Di fronte a queste situazioni come posso reagire al caso Eluana? Ieri mi portano una ragazza nuda, una prostituta, in coma, scaricata davanti a un ospedale, si chiama Patrizia, ha diciannove anni, l’abbiamo lavata e pulita. E ieri ha iniziato a muovere gli occhi. Celeste ha undici anni, soffre di una leucemia gravissima, non era mai stata curata, me l’hanno portata soltanto per seppellirla. Oggi Celeste cammina. E sorride. Ho portato al cimitero più di seicento di questi malati. Come si può accettare una simile operazione come quella su Eluana? Cristina è una bambina abbandonata in una discarica, è cieca, sorda, trema quando la bacio, vive con una sondina come Eluana. Non reagisce, trema e basta, ma pian piano recupera le facoltà. Sono padrino di decine di questi malati. Non mi interessa la loro pelle putrefatta. Vedesse i miei medici con quale umiltà li curano”. Don Aldo Trento dice di provare un “dolore immenso” per la storia di Eluana Englaro. “E’ come se mi dicessero: ‘Ora ti prendiamo i tuoi figli malati’. Il caso di Udine ha sconvolto tutti, medici e infermieri. L’uomo non si può ridurre a questione chimica. Come può il presidente della Repubblica offrirmi una stella alla solidarietà nel mondo? Così ho preso la stella e l’ho portata all’ambasciata italiana del Paraguay. Qui il razionalismo crolla lasciando spazio al nichilismo. Ci dicono che una donna ancora in vita sarebbe praticamente già morta. Ma allora è assurdo anche il cimitero e il culto dell’immortalità che anima la nostra civiltà”.

giovedì 3 novembre 2011

Udienze ed Angelus


“Dietro il presente non c’è il nulla. E proprio la fede nella vita eterna dà al cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza”.

Benedetto XVI all'udienza generale: dopo la morte non c'è il nulla ma l'amore di Dio, l'uomo ha bisogno di eternità

Ricordare i propri morti è come compiere “un cammino segnato dalla speranza di eternità”. Nel giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei fedeli defunti, Benedetto XVI ha voluto dedicare a questo tema la catechesi dell’udienza generale di questa mattina, tenuta in Aula Paolo VI. “Dietro il presente – ha affermato il Papa – non c’è il nulla e proprio la fede nella vita eterna dà al cristiano il coraggio” per amare “intensamente” la terra e di “costruirle un futuro”. Il servizio di Alessandro De Carolis:


L'incontro con Elvira Parravicini

.....da tutti gli angoli degli Stati Uniti e dal Canada diversi amici e conoscenti portano idee, ipotesi di lavoro e interventi per la Medconference. Così è nata la prima, nel 2009, con il titolo “Perché ci curiamo degli altri?”. «La medicina è nata dalla carità – spiegava nella prima Medconference Giancarlo Cesana, medico del lavoro, ai presenti – Ma poi è diventata sempre più un business». È questo il problema chiave della sanità che viene discusso nell’ambito della Medconference. Dalla prima del 2009 alla più recente che si è tenuta dal 21 al 23 ottobre 2011, moltissimi medici, infermieri, ma anche personalità in ambito non sanitario sono intervenute: come Pierre Mertens, di origine belga, laico e non credente, che, dopo la morte della figlia malata di spina bifida e sconcertato dall’atteggiamento di molti medici che volevano lasciarla morire, ha fondato un’associazione per questi malati e per difendere la vita, specie dei più deboli. Ancora, Padre Aldo Trento, missionario in Paraguay, dove è anche responsabile di una clinica per malati terminali. E l’anno scorso, Vicky, madre di tre figli, sieropositiva, che vive a Kampala, in Uganda, e ha testimoniato il cambiamento che ha investito la sua vita grazie all'incontro e all'accoglienza dal Meeting Point International in Uganda.....


Dagli Stati Uniti all’Italia, medici dallo sguardo umano IL FATTO/ Dagli Stati Uniti all’Italia, medici dallo sguardo umano

martedì 1 novembre 2011

Curare e guarire: solo tecnica scientifica o c’è in gioco altro nelle professioni del medico e dell’infermiere? Questa la domanda al centro di un incontro organizzato nei giorni scorsi da “Amici di Cesare”, un’associazione ancora in nuce, che ha avuto come ospite d’onore Elvira Parravicini, neonatologa e promotrice a New York della Medconference, giunta alla sua terza edizione. Due realtà che da un lato all’altro dell’oceano condividono un unico scopo: mostrare che è possibile uno sguardo umano, oltre che scientifico e tecnico, verso il malato e che si può riscontrare la bellezza anche in luoghi dove il dolore e la sofferenza sono la quotidianità.

"Preghiamo per l'Italia in pericolo". Cosa disse don Giussani nel 1996

"Preghiamo per l'Italia in pericolo". Cosa disse don Giussani nel 1996
Ripubblichiamo un'intervista al fondatore di Comunione e Liberazione apparsa quindici anni fa sulla Stampa. Rispondendo alle domande di Pierluigi Battista, il sacerdote tracciava un ritratto della società e della politica italiana che riteniamo fondamentale per comprendere anche l'attuale difficile passaggio del nostro paese.
Di Luigi Amiconef02 Nov 2011