sabato 18 febbraio 2012

Le parolacce coprono il vuoto di idee

...Se l’ambizione è riunire nel salotto davanti al piccolo schermo (moderna rivisitazione del foyer domestico) tutti quanti in nome di un «sano divertimento familiare», allora lo spettacolo a suon di turpiloquio non va bene. Per niente.....


di Massimiliano Panarari
Tratto da La Stampa del 16 febbraio 2012

Cadono pietre, anzi, volano parolacce sul Festival della canzone italiana.

Mai il linguaggio, infatti, era stato tanto sboccato e sopra le righe, a Sanremo, come nella prima puntata di questa sua 62ª edizione. Nessuna pruderie o eccesso di moralismo, sia chiaro, ma la mera constatazione di un dato di fatto, e cioè che i presentatori di questo appuntamento musicale (e molto altro proprio qui sta il punto...) hanno la scurrilità facile.


MARGHERITA CANNIZZARO SCRIVE

Gentile Signora Caggioni scrivo di getto il mio pensiero...ma Lei ha mai provato a pensare il dolore che un genitore vive al solo sapere che il regalo più bello della sua vita ..suo figlio non potrà mai giocare,dire le parolacce,portare la ragazza a casa,prendersi la prima sbronza e tutta una serie di altre piccole ma bellissime cose che tutti i figli fanno,anche fare disperare i genitoriIo non penso che il problema di avere un figlio disabie sia doversi prendere cura di lui ..ma è il dolore di non poterlo vedere fare tutto ciò che gli altri fanno,il dolore di non capire ciò che veramente vorrebbe,il dolore di non capire quando stà male,cosa gli fà male potrei continuare...ma Lei non capirebbe.Io non ho un figlio disabile,sono una logopedista,ma Lei forse non sà neanche cos'è,e neanche perdo tempo a spiegarglielo!Sul Signor Verga posso solo dire che vorrei abitare vicino a casa sua e ogni tanto stare con Moreno per consentirgli di bere una birra,ma anche più di una..con il suo amico.Su di Lei invece potrei riempire qualche paginetta,ma non sarebbero di suo gradimento...e non ho tempo da perdere...cara Signora Caggioni Le auguro ogni bene.MARGHERITA CANNIZZARO(REGGIO CALABRIA)

RISPONDO
Cara Logopedista (terapista)(non mamma di disabile)
come ho gia'detto ad un altro operatore un conto e' lavorare con un disabile e altro e' vivere il quotidiano.
I nostri figli cara Margherita le danno la possibilita' di vivere e avere alla fine del mese uno stipendio.
Cara Margherita i nostri figli non hanno necessita' della sua pieta'.
Il mio Giovanni e' un bimbo down ,cieco ventesimista e colpito da una grave infiammazione cerebrale fortunatamente superata.
Certo che un genitore rimane spiazzato di fronte ad una nascita un po diversa da quella che ci rappresenta la televisione o e' nell'immaginario di ciascuno di noi.!!!
Allora!!!!!che facciamo!!!!viviamo giorno dopo giorno fra parolacce rabbia e testimoniamo agli altri figli che e' impossibile vivere una vita del genere?
ASSURDO!!!!Viviamo ormai in una societa'che ci trasmette un senso di grandezza,che crede che l'uomo 'ogni uomo abbia diritto a possedere tutto cio' che vuole utilizzando qualsiasi strada.
Il bambino e' diventato un diritto per ogni coppia non piu' dono.
Il batuffolo biondo dagli occhi azzurri deve sempre corrispondere (deve essere il piu' bravo,il piu'veloce,il piu' intelligente,il piu' bello eccc...).e se non corrisponde?iniziano i guai.
Cara Margherita il bambino sano puo' ammalarsi,cadere e rimanere offeso,avere un incidente e improvvisamente passare fra il gruppo dei disabili.(lei certamente conosce il problema questi ragazzi diventano poi suoi clienti)
Qui troviamo nuovamente una nuova corrente di pensiero!!!Amazziamoli!!!non si dice cosi' L'uomo usa paroli piu' fini "aiutiamo Eluana a poter realizzare cio' che desiderava!!!!!e noi che facciamo? ci caschiamo senza pensare che forse questo desiderio e' piu' il nostro che preferiamo non farci domande serie sulla vita.
Ma ti rendi conto Margherita di quanto danno in piu' possa fare vivere la disabilita' del proprio figlio con rabbia!!!!!OK non posso vedere il mio Giovanni fare o svolgere le stesse attivita' dei suoi coetanei ma lo posso vedere felice sereno perche' oltre che voluto bene si sente amato per quello che e' non per quello che fa.accolto stimato .Siamo ancora alla lega del filo d'oro terminano oggi le tre settimane abbiamo letto il libro .
Tutte le mamme hanno detto "possiamo comprendere,molte di quelle emozioni sono comuni ma 1 )lo poteva scrivere solo un papa'2)come avra' reagito la mamma di Moreno?

giovedì 16 febbraio 2012

Don Giussani e l’accento umano di Cristo

A sette anni dalla morte, il carisma del fondatore di Cl rimane irriducibile a qualsiasi concettualizzazione. E continua a comunicarsi attraverso una “storia” di persone segnate da «un momento di verità raggiunta e detta». Il ricordo di un suo discepolo, don Francesco Ventorino. Pubblichiamo l'articolo che appare sul numero 07/2012 di Tempi in edicola da giovedì 16 febbraio.
Di Francesco Ventorino

In queste pagine don Francesco Ventorino presenta il suo libro Luigi Giussani, la testimonianza di un rapporto di amicizia vissuto per quarantacinque anni con il fondatore di Comunione e Liberazione, scomparso il 22 febbraio del 2005. Ventorino, già ordinario di Storia e Filosofia nei licei, è docente emerito di Ontologia e di Etica presso lo Studio teologico San Paolo di Catania. Intorno
a lui, proprio a Catania, è nata la comunità siciliana di Cl, una delle prime realtà del movimento fuori Milano.

Questo libro, Luigi Giussani. La virtù dell’amicizia, che ha voluto essere come un rendimento di grazie a don Giussani, è la testimonianza di un amico, è il racconto di una storia, è la riflessione embrionale su una metodologia apologetica del cristianesimo, fondata su una concezione unitaria dell’uomo, dove fede e ragione sono amiche, anzi la prima è il compimento gratuito della dinamica dell’altra, dove soprannaturale e naturale si uniscono nell’unica destinazione dell’uomo storico, che è la visione di Dio. Ma soprattutto sulla convinzione che il cristianesimo non ha bisogno di altre ragioni o argomenti, per giustificare l’adesione ragionevole e libera dell’uomo, che se stesso. Infatti è nell’incontro cristiano che si palesa in modo immediato la sua corrispondenza a tutte le esigenze umane e si impone per la sua bellezza, cioè per lo splendore della sua verità. È per questo che – secondo don Giussani – all’origine della fede non ci sta un ragionamento, ma la grazia dell’avvenimento di un incontro.

Nel 2001, cioè pochi anni prima della sua morte, don Giussani avrebbe sintetizzato così il suo pensiero circa l’inizio della fede: «Non è il ragionamento astratto che fa crescere, che allarga la mente, ma il trovare nell’umanità un momento di verità raggiunta e detta. È la grande inversione di metodo che segna il passaggio dal senso religioso alla fede: non è più un ricercare pieno di incognite, ma la sorpresa di un fatto accaduto nella storia» (prefazione a All’origine della pretesa cristiana, Rizzoli, p. VI). Ecco perché il carisma di don Giussani è ultimamente irriducibile a qualsiasi concettualizzazione metodologica o teologica, perché esso consisteva nell’offrire nella sua umanità «un momento di verità raggiunta e detta», cioè nel rendere presente ed evidente nella propria umanità tutta la bellezza e la convenienza dell’essere cristiani.


Nel mio libro si narra la storia di un rapporto con lui nel quale fin dal primo momento c’è stata da un canto da parte mia la tentazione di “oggettivare” il suo metodo per gestirmelo poi “in proprio” e nello stesso tempo l’evidenza che questo metodo io l’avrei imparato soltanto dentro una sequela perenne nei confronti della sua persona. «Non un criterio da apprendere – avrei detto in seguito, riscuotendo tutta la sua approvazione – ma uno sguardo che non si finisce mai di imparare». È per questo che il mio rapporto con don Giussani è stato sempre caratterizzato da una drammatica tensione, di “resistenza e resa” che si sono alternate fino alla fine, fino alla resa finale.

Da questa “natura personale” del metodo cristiano, che lui era e che lui proponeva, deriva che esso non può essere tramandato se non attraverso la testimonianza di coloro che hanno vissuto con lui e che in qualche modo da questa familiarità sono stati segnati e recano nella loro carne i segni di una figliolanza che consiste nel portare in se stessi la stessa forza persuasiva del cristianesimo che era propria della sua umanità.

Il carisma – ripeteva spesso don Giussani – costituisce il nostro volto, il volto cristiano di ciascuno di noi, l’accento umano che ha preso il cristianesimo in ciascuno di noi e che in qualche modo costituisce la nostra personalità. Al carisma si possono applicare per analogia le parole di Hans Hermann Groër, che don Giussani ha fatto proprie: «Non esiste il cristianesimo, esistono solo persone che hanno incontrato Cristo» (L’attrattiva Gesù, Rizzoli, p. 8).

In questo senso il carisma è una “storia”, fatta da uomini che hanno affrontato la vita sociale ed ecclesiale con un gusto, un accento cristiano, che li ha resi originali protagonisti del loro tempo. La memoria di questa storia – lungi dall’essere un rifugio nostalgico nel passato – è condizione essenziale perché essa si ripeta originalmente nel presente e la fedeltà al carisma non si riduca, a lungo andare, ad un noioso citazionismo dei testi di Giussani o a una stucchevole analisi introspettiva, che ci si ostina a chiamare “esperienza”.

C’è un’ultima osservazione da fare. Concepito così il carisma ecclesiale, esso risiede in pienezza soltanto nel suo principio o nel suo fondatore. In tutti gli altri si riverbera secondo un’analogia che è misura di maggiore o minore partecipazione, come nelle diverse sfaccettature di un prisma. Esso pertanto si ritrova nella sua compiutezza soltanto in una comunione. Don Giussani diceva che lui aveva fatto il movimento con tutti quelli che Dio gli aveva fatto incontrare, nessuno escluso, anche se avvertiva che qualcuno di essi gli era stato messo come un bastone fra le ruote. Ma, riaffermava con convinzione, un movimento che escludesse uno solo di questi non sarebbe intero e perciò vero. Quante volte ho lottato con lui perché prudentemente ne escludesse qualcuno. Non c’è stato nulla da fare!

Non c’è comunione cristiana senza autorità, pertanto non ci sarà unità del movimento se non attorno a colui che di volta in volta sarà chiamato a succedere a don Giussani alla sua guida. Oggi costui, eletto secondo lo Statuto voluto dalla Chiesa, è don Julián Carrón. Ma la fraternità con le sue esigenze comunionali – come diceva don Giussani – deve essere la forma di ogni responsabilità all’interno del movimento, la «vera cellula creativa di tutto il movimento, a tutti i suoi livelli». Solo in questa unità di autorità e comunionalità sarà custodita la verità del carisma e sarà esaltata la forma che esso ha preso in ciascuno di noi e della quale ciascuno è personalmente responsabile.

VACANZINA CON GLI AMICI

Cari amici,
siamo in grado di comunicarvi al data precisa delle vacanzine degli "Amici di Giovanni".
Come di consueto si terranno presso l’hotel San Simone, località
Valleve, in Val Brembana. E’ un appuntamento privilegiato per trascorrere un po’ di
tempo insieme e, oltre a divertirsi sulla neve, confrontarsi sulla vita.
Il periodo è dal 22 al 25 MARZO, dalla cena del GIOVEDI’ 22, al pranzo
di DOMENICA 25.
Vi comunico i prezzi che ci pratica l’albergatore
Sono prezzi molto buoni che pratica con il nostro gruppo
- 3 notti: 130 Euro a persona
- 2 notti: 100 Euro a persona
- 1 notte: 60 Euro a persona


Visto che sono prezzi praticati ai gruppi, il prezzo si riferisce al
trattamento in pensione completa per la singola persona, con esclusione dei
bambini fino a 3 anni, che NON pagano.
Inoltre questi prezzi sono relativi a un gruppo di almeno 50 persone,
quindi iscrivetevi numerosi.

disponiamo di un fondo cassa per le necessità, quindi è
possibile chiedere qualche sconto. Fate pervenire eventuali necessità

mercoledì 15 febbraio 2012

martedì 7 febbraio 2012

Il mio Principe


Codovilli Gina

Soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico



A Riccione, la perla verde dell’Adriatico, si snoda la vicenda toccante e drammatica riportata dall’autrice.
È la madre stessa a raccontare, quasi in presa diretta, ventidue anni di vita insieme al figlio Andrea, affetto da autismo.
Idroterapia, musicoterapia, logopedia, psicoterapia, ippoterapia, delfinoterapia: sono altrettante stazioni di una sorta di via crucis che la donna percorre con lo scopo di risvegliare il figlio dal «fatale incantesimo» che lo tiene rinchiuso in un mondo tutto suo. Ma non è soltanto la narrazione intima di un dolore.
Nello scenario spensierato della riviera romagnola la storia privata e familiare diventa l’emblema di un percorso umano universale. Il lettore non avrà difficoltà a ritrovarsi nelle stesse obiezioni, a sentire come propri i momenti di scoramento o di esaltazione della protagonista. In una parola, a riconoscere il valore di una testimonianza, caratteristica genuina del libro.
Lungo il suo cammino, Gina Codovilli riscoprirà la fede cristiana e, con essa, il senso di un compito misterioso assegnato da «Chi dirige le vite di noi tutti». La presenza di Andrea, da fardello e fonte di imbarazzo, si trasformerà in occasione di cambiamento radicale. Di più: sarà l’irruzione di una misericordia inaspettata, tanto da farle scrivere: «La tenerezza di Dio si rivela quando il mio bambino mi accarezza il lobo dell’orecchio».

Presentazione di S.E. Mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini
Postfazione di Filippo Muratori, professore di Neuropsichiatria infantile all’Università di Pisa - IRCCS Stella Maris

«Andrea sembra sordo: non si gira se lo chiamo, se faccio tintinnare un sonaglio, se invento ogni genere di suoni e rumori. Lui se ne frega di tutte le strategie che metto in atto per richiamare la sua attenzione e continua imperterrito a sfarfallare la sua mano davanti al viso. Il suo mondo arriva lì, alla sua mano: oltre non c’è nulla.»

Maltempo? Un grande valore pedagogico


......Il maltempo, contro il quale ben poco possiamo fare, ha il suo valore pedagogico: ci ricorda chi siamo, collocandoci gentilmente, ma invincibilmente, al nostro posto di creature. Ci obbliga a rallentare i ritmi (disumani) che spesso abbiamo e ci dona un po’ di silenzio, merce preziosissima, ma poco valutata nell’epoca contemporanea. Il maltempo educa, necessariamente, ad obbedire alla realtà.

E se, camminando nella neve, ci è parso di incrociare più facilmente lo sguardo ed il sorriso degli altri, affaticati ed impacciati come noi, non stupiamocene: si chiama umanità..............



Una riflessione sul disagio creato dall'ondata di freddo e neve
di Salvatore Vitiello*
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 4 febbraio 2012

Le condizioni di maltempo su tutta l’Italia e sull’intera Europa, con temperature siberiane ed importanti nevicate, hanno certamente determinato un profondo disagio per tutti, impedendo gli spostamenti e, talvolta, perfino di assolvere ai “normali” doveri lavorativi, stravolgendo l’ordinario svolgimento delle giornate.

CIAO BRUNELLA


CIAO BELLISSIMA SILVIA
Noi siamo a Santo Stefano frazione di Osimo
immaginatevi voi in che casino di neve e tormente ci troviamo!!!!
Speravo di potervi venire a trovare ma non ci e' nemmeno possibile raggiungere
Osimo!!!!!!

MA HANNO O NON HANNO ABILITA'

Simone Capuzza organizza
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......Centro di documentazione arti visive e la Cooperativa sociale “Arcobaleno”, offre al visitatore una nuova chiave di lettura: partire dalle opere per conoscere ed incontrare i loro autori. Presentare e valorizzare la creatività degli artisti, mostrandone le emozioni e la ricchezza, per arrivare a scoprire solo in un secondo momento che sono persone disabili. Troppo spesso, infatti, si focalizza l’attenzione sulla disabilità dell’autore piuttosto che sul valore artistico dell’opera prodotta......

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Simone Capuzza SCRIVE

Salute (ironia).
Sono un Animatore di Comunità presso un Centro per Disabili di Grosseto e cara sig.ra Tiziana dico
"disabili" non "diversamente" abili,
perchè è decisamente meno ipocrita.
Il suo è un commento da ipocrita.
Esprimo tutta la mia solidarietà verso Massimiliano Verga, Uomo saggio e degno di rispetto.

RISPOSTA

Caro Simone
il fatto di lavorare presso un centro di disabili non ti permette di crederti"l'arrivato"
Il tuo e' un lavoro che spero che tu svolga con serieta'
Non so a quale risposta tu ti stia attaccando ma non ho mai pensato che esista un mondo dei disabili e una poossibile targa che li etichetti tutti.
Ci sono tante persone con problematiche tutte differenti.lo stesso Verga dice che spesso incontrando altri ragazzini con altri problemi torna a casa pensando che gli sta bene Moreno.
Chiaro e' il padre e nonostante le grandi traversie ama suo figlio.
Cerchiamo di non giocare con le parole e tu ringrazia il cielo della presenza dei nostri figli perche' saresti forse ancora in giro a cercar lavoro.
Mi trovo alla lega del filo d'oro circondata da molti ragazzi e ragazze con grandi difficolta' siamo immersi nella neve e bloccati in casa abbiamo il tempo di leggere mentre i nostri ragazzi fanno un lavoro di tre settimane con
gli specialisti.
Il libro di Verga l'ho messo nel salotto e lo stanno leggendo le altre mamme.
Non so se tu lo abbia letto o dal tuo piedestallo mandi commenti generici e lodi l'autore senza conoscere cio' che ha scritto.
Da nessuna parte del mio blog leggi che cio' che ha scritto e' condannabile anche perche' e' giusto rispettare l'opinione di tutti soprattutto di chi si gioca tutto il quotidiano tutta la vita con il proprio figlio.
Forse tu sei l'unico terapista che lavori per la gloria e rinunceresti immediatamente a proposte di lavoro piu' retribuite per stare accanto ai nostri figli?se si mandami la foto che la pubblico!!!!!!Noi genitori di ragazzi differenti dalla norma speriamo solo di incontrare tecnici che almeno svolgano con serieta' il loro lavoro.
Per mandare i nostri figli in centri residenziali dobbiamo essere proprio arrivati allo stremo delle nostre forze!!!!
Ti rendi conto di cosa succede in molti istituti !!!!!! Verga chiede scusa al figlio perche' non ha intrapreso la lotta per inserirlo in una scuola normale.!!!!Non so se condividi quindi tutto cio' che scrive l'autore.
Basta!!!!!! pensare che chi racconta esperienze diverse(da cio' che racconta l'autore) con il proprio figlio sia solo gente di sacresia o perbenisti.
Ritengo rispettabili tutte le fatiche dei genitori. assurdi invece i commenti fatti da chi crede di conoscere questo mondo solo perche' ha frequentato qualche anno di scuola riempiendosi di tante teorie e spesso incapaci di guardare ed accogliere la persona che gli si presenta.Fortunatamente i nostri figli come Moreno riconoscono al volo le persone di cui non fidarsi!!!!!!


lunedì 6 febbraio 2012

EUTANASIA

Le gemelle Kessler, le famose ballerine della tv spensierata degli anni Sessanta, nel numero di Chi in edicola questa settimana, raccontano di un patto tra loro, "un patto d'amore", che consisterebbe nello “staccare le macchine” qualora una delle due si trovasse a cadere in stato vegetativo. «Se una di noi si ridurrà allo stato vegetativo, l'altra l'aiuterà a uscire di scena». Ma L'amore fraterno e familiare, quello di sangue che non si riesce mai a dimenticare, a detta del primario del centro Don Orione di Bergamo, Giovanbattista Guizzetti, è un altro.