lunedì 9 aprile 2012

Il Papa alla Via Crucis «Famiglia ferita dalla precarietà»


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ROMA BENEDETTO XVI AL COLOSSEO: SULLE TAPPE VENTIMILA LUMI


Separazioni «Quante cadute, quante separazioni, quanti tradimenti, impariamo il perdono» Il messaggio: Cristo contro le difficoltà

CITTÀ DEL VATICANO - La Via Crucis del Papa al Colosseo e quella delle famiglie, ovunque: «In questo nostro tempo, poi, la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle altre conseguenze negative provocate dalla crisi economica». Benedetto XVI, dal colle Palatino, ha assistito in preghiera al succedersi delle stazioni intorno all' Anfiteatro Flavio, la sera del Venerdì Santo si fa memoria della crocifissione di Gesù e ci sono ventimila lumi a rischiarare il Colosseo: «L' esperienza della sofferenza segna l' umanità, segna anche la famiglia», sospira alla fine il Papa. «Sbandamenti umani» e «difficoltà» varie ne feriscono l' «unità». Le meditazioni quest' anno sono state scritte da Danilo e Anna Maria Zanzucchi, del Movimento dei Focolari: 91 anni lui e 82 lei, cinque figli e dodici nipoti. Quando la Radio Vaticana ha chiesto loro come avessero superato gli inevitabili problemi di coppia, hanno risposto: «Quando ci siamo sposati ci siamo promessi di aiutarci l' un l' altro. E questo vuol dire ascoltare l' altro, mai giudicare, mettersi sempre in un atteggiamento di amore, aiutarlo, pregare». Non è un caso che i testi fossero tutti incentrati sulla famiglia: quest' anno, dal 30 maggio al 3 giugno, il Papa ha convocato a Milano il VII incontro mondiale delle famiglie. Alla terza stazione, prima caduta di Gesù, si legge: «Quante cadute nelle nostre famiglie! Quante separazioni, quanti tradimenti! E poi i divorzi, gli aborti, gli abbandoni! Gesù, aiutaci a capire cos' è l' amore, insegnaci a chiedere perdono!». La Croce viene portata dal cardinale Vicario Agostino Vallini, da due francescani della Terra Santa, da famiglie che arrivano dall' Italia, dall' Irlanda, dall' Africa e dell' America Latina. Benedetto XVI, per parte sua, accenna a tutti i problemi: «Quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Incomprensioni, divisioni, preoccupazione per il futuro dei figli, malattie, disagi di vario genere». Dopodiché, in particolare, si sofferma sulla «precarietà del lavoro» e sulla crisi. Con un' esortazione ad avere fede: «Il cammino della Via Crucis, che abbiamo spiritualmente ripercorso questa sera, è un invito per tutti noi, e specialmente per le famiglie, a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficoltà», scandisce. «Nelle afflizioni e nelle difficoltà non siamo soli; la famiglia non è sola: Gesù è presente con il suo amore, ed è a questo amore di Cristo che dobbiamo rivolgerci quando gli sbandamenti umani e le difficoltà rischiano di ferire l' unità della nostra vita e della famiglia»

Strage alla chiesa cristiana Pasqua di sangue in Nigeria



Attentato a Kaduna: venti morti

ABUJA
Ancora una strage di cristiani in Nigeria. E proprio nel giorno di Pasqua. Almeno venti persone sono state uccise e decine sono rimaste ferite in seguito all’esplosione di uno o due ordigni vicino a una chiesa a Kaduna, nel nord del gigante petrolifero africano.

«Basta sangue in Siria»





....Speranza e conforto. “La speranza, in questo mondo – ha chiarito il Santo Padre -, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza”. Gesù è passato “attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana”.....



 ...doni speranza al Medio Oriente, affinché tutte le componenti etniche, culturali e religiose di quella Regione collaborino per il bene comune ed il rispetto dei diritti umani”. In Siria, in particolare, “cessi lo spargimento di sangue e si intraprenda senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione, come è auspicato pure dalla comunità internazionale. I numerosi profughi, provenienti da quel Paese e bisognosi di assistenza umanitaria, trovino l’accoglienza e la solidarietà che possano alleviare le loro penose sofferenze”. La vittoria pasquale “incoraggi il popolo iracheno a non risparmiare alcuno sforzo per avanzare nel cammino della stabilità e dello sviluppo”. In Terra Santa, “israeliani e palestinesi riprendano con coraggio il processo di pace”. Il Signore, “vittorioso sul male e sulla morte, sostenga “le comunità cristiane del Continente africano, dia loro speranza per affrontare le difficoltà, le renda operatrici di pace e artefici dello sviluppo delle società a cui appartengono”......




08/04/2012 - 15:16 - Benedetto XVI:
"Surrexit Christus, spes mea – Cristo, mia speranza, è risorto. Giunga a tutti voi la voce esultante della Chiesa, con le parole che l’antico inno pone sulle labbra di Maria Maddalena, la prima ad incontrare Gesù risorto il mattino di Pasqua". Lo ha detto stamattina Benedetto XVI, nel messaggio pasquale rivolto dalla loggia centrale della basilica vaticana, al termine della celebrazione eucaristica sul sagrato della stessa basilica. Hanno concluso il rito gli auguri in 65 lingue e la benedizione “Urbi et Orbi”.

Oltre il buio della notte. “Ogni cristiano – ha osservato il Papa - rivive l’esperienza di Maria di Magdala. È un incontro che cambia la vita: l’incontro con un Uomo unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio, che ci libera dal male non in modo superficiale, momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce del tutto e ci restituisce la nostra dignità”. Ecco perché “la Maddalena chiama Gesù ‘mia speranza’: perché è stato Lui a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera dal male”. “Cristo mia speranza” significa che “ogni mio desiderio di bene trova in Lui una possibilità reale: con Lui posso sperare che la mia vita sia buona e sia piena, eterna, perché è Dio stesso che si è fatto vicino fino ad entrare nella nostra umanità”. Ma, ha proseguito il Pontefice, “Maria di Magdala, come gli altri discepoli, ha dovuto vedere Gesù rifiutato dai capi del popolo, catturato, flagellato, condannato a morte e crocifisso. Dev’essere stato insopportabile vedere la Bontà in persona sottoposta alla cattiveria umana, la Verità derisa dalla menzogna, la Misericordia ingiuriata dalla vendetta”. Con la morte di Gesù, “sembrava fallire la speranza di quanti confidavano in Lui”. Ma “quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù, la fiammella è rimasta accesa in modo vivo anche nel buio della notte”.

PASQUA/ Benedetto XVI: Cristo risorge e trasforma il mondo e noi stessi

.....Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce. Cari amici, vorrei aggiungere, infine, ancora un pensiero sulla luce e sull’illuminazione. Nella Veglia pasquale, la notte della nuova creazione, la Chiesa presenta il mistero della luce con un simbolo del tutto particolare e molto umile: con il cero pasquale. Questa è una luce che vive in virtù del sacrificio. La candela illumina consumando se stessa. Dà luce dando se stessa. Così rappresenta in modo meraviglioso il mistero pasquale di Cristo che dona se stesso e così dona la grande luce. Come seconda cosa possiamo riflettere sul fatto che la luce della candela è fuoco. Il fuoco è forza che plasma il mondo, potere che trasforma. E il fuoco dona calore. Anche qui si rende nuovamente visibile il mistero di Cristo. Cristo, la luce, è fuoco, è fiamma che brucia il male trasformando così il mondo e noi stessi. "Chi è vicino a me è vicino al fuoco", suona una parola di Gesù trasmessa a noi da Origene. E questo fuoco è al tempo stesso calore, non una luce fredda, ma una luce in cui ci vengono incontro il calore e la bontà di Dio.....

Il Santo Padre ha celebrato questa sera la Messa della Pasqua della Resurrezione del Signore. Il rito è stato anticipato dalla solenne Veglia nella notte santa di Pasqua a cui ha preso naturalmente parte anche Benedetto XVI. Nel corso della Veglia, il Pontefice ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima e prima comunione) a otto neofiti, provenienti da diversi Paesi: Italia, Albania, Slovacchia, Germania, Turkmenistan, Camerun e Stati Uniti d’America.


Il Sussidiario.net pubblica il testo integrale dell'omelia del Papa, in cui viene sottolineato, fra le altre cose, il significato del passaggio dal buio della morte alla luce della vita eterna, grazie alla Resurrezione di Gesù: "Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga (…) A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: "Sia la luce!"". Per Benedetto XVI, "Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale". Ecco il testo dell'omelia:


Cari fratelli e sorelle! Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte. Ha assunto l’uomo in Dio stesso. "Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio", aveva detto Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15,50). Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano, nel secolo III, in riferimento alla risurrezione di Cristo e alla nostra risurrezione aveva l’audacia di scrivere: "Abbiate fiducia, carne e sangue, grazie a Cristo avete acquistato un posto nel Cielo e nel regno di Dio" (CCL II 994). Si è aperta una nuova dimensione per l’uomo. La creazione è diventata più grande e più vasta.

Papa: auguri all'Italia, Cristo dia forza a progetti di bene

se "con la morte di Gesu' sembrava fallire la speranza di quanti confidavano in Lui", nella comunita' dei suoi discepoli "quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesu', la fiammella e' rimasta accesa in modo vivo anche nel buio della notte". "All'alba del giorno dopo il sabato, il sepolcro - ha scandito il Papa teologo - viene trovato vuoto. Poi Gesu' si mostra alla Maddalena, alle altre donne, ai discepoli. La fede rinasce piu' viva e piu' forte che mai, ormai invincibile, perche' fondata su un'esperienza decisiva". "Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

Papa: auguri allItalia, Cristo dia forza a progetti di bene
13:00 08 APR 2012 

"Custodite nel cuore l'irradiazione di pace e di gioia proveniente dalla Risurrezione di Cristo che da' forza e significato ad ogni attesa ed ogni progetto di bene". E' stato questo l'augurio che Benedetto XVI ha rivolto all'Italia prima della benedizione Urbi et Orbi. " "Buona Pasqua - ha detto - a voi, uomini e donne di Roma e d'Italia! Ricercate sempre il Cristo Risorto, la luce della Verita', che ha squarciato le tenebre della morte e ha recato nel mondo lo splendore di Dio". Nel messaggio di Pasqua letto dalla Loggia della basilica di San Pietro prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha affermato che "La speranza, in questo mondo, non puo' non fare i conti con la durezza del male. Non e' soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma piu' ancora sono le punte accuminate dell'invidia e dell'orgoglio, della menzogna e della violenza". Gesu' Cristo, ha ricordato, fu "rifiutato dai capi del popolo, catturato, flagellato, condannato a morte e crocifisso" sotto gli occhi dei suoi discepoli e di Maria Maddalena, alla quale aveva rimesso i peccati. "Dev'essere stato insopportabile - ha osservato l'ormai quasi 85enne Joseph Ratzinger - vedere la Bonta' in persona sottoposta alla cattiveria umana, la Verita' derisa dalla menzogna, la Misericordia ingiuriata dalla vendetta". "Gesu' - dunque - e' passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita".

sabato 7 aprile 2012

la caduta di Bossi e la crisi della politica





La triste verità è che pur di delegittimare una maggioranza, come quella eletta nel 2008, si è iniziato un gioco al massacro che ha  delegittimato tutta la politica. Una politica che da parte sua ha fatto tanti errori, certo, ma che sicuramente oggi è investita da un odio e un livore che finiscono per minacciare la democrazia e il vero potere di scelta dell’elettore. (SOCCI)
6 Aprile 2012

Lo hanno scritto tutti, perché è evidente: con le dimissioni di Bossi, nella sua personale settimana di passione, è finita un’epoca, quella nata dopo tangentopoli. Bossi e Berlusconi finiscono insieme, come dicevano quando erano nel pieno del loro potere politico “quando cadrai tu, cadrò anch’io”, e anche questo oggi i giornali lo hanno ricordato.
Sulla faccenda, condivido la puntata di ieri di Radio Londra, che invito tutti a vedere: onore delle armi a Bossi.
Ci occuperemo presto delle importanti questioni della corruzione e del finanziamento pubblico ai partiti. Oggi, però, salutiamo un leader politico che è caduto, purtroppo nel modo peggiore.
Sinceramente nessuno avrebbe potuto immaginare qualcosa del genere, nel 2008 – quattro anni fa, pare un secolo – quando il centrodestra vinse le elezioni.


E adesso? E’ caduto, nel bene e nel male, l’ultimo leader politico. Piaccia o no, questo era Bossi, e adesso il rischio è che la sua rovina trascini con sé un sistema, quella dei partiti, che non lascia eredi, e in politica, si sa, è molto pericoloso quando si creano dei vuoti.
Nel momento in cui il governo dei sedicenti tecnici ha in mano il paese, la Lega, l’unico partito all’opposizione, subisce un colpo devastante. Fra un mese, fra l’altro, si voterà per le amministrative, in tanti comuni, e i partiti sono al minimo della stima degli italiani.
A questo proposito, ecco qua un commento di Antonio Socci, di domenica scorsa, su Libero.


I media sostengono alla grande il governo Monti, perdonando quel che per qualunque altro governo sarebbe stato imperdonabile: una politica estera inesistente – dai marò prigionieri in India all’ostaggio ucciso dagli incursori inglesi, fino alle gaffes di Monti in Cina – una serie impressionante di suicidi per disperazione: dagli imprenditori che non riescono ad ottenere i crediti dallo stato, ai pensionati come la signora Nunzia, che si è buttata dalla finestra perché la pensione era calata da 800 a 600 euro, roba che in altri tempi avrebbe occupato giornali e tv per settimane, con folle furiose nelle piazze. E poi i costi insostenibili della benzina, e la prossima stangata dell’ICI, e una serie di manovre recessive da mettere paura.
Perché allora i partiti sostengono Monti? Perché non ne possono fare a meno. Perché, adesso, non ne possiamo fare a meno. Perché nessuno può prendersi la responsabilità di far finire prima la legislatura, perchè destra o sinistra da soli non hanno la forza di fare le riforme, in parlamento, e devono stare insieme, con la copertura del compagno Napolitano, che ormai avalla tutti i decreti legge, quegli stessi che prima non avrebbe mai firmato.
Ma perché i partiti non hanno la forza? Questo è il punto. Improvvisamente tutti incapaci? Una paralisi neuronica generale? No. La più grande crisi economica internazionale dal 1929? Non sarebbe stata sufficiente.
La triste verità è che pur di delegittimare una maggioranza, come quella eletta nel 2008, si è iniziato un gioco al massacro che ha  delegittimato tutta la politica. Una politica che da parte sua ha fatto tanti errori, certo, ma che sicuramente oggi è investita da un odio e un livore che finiscono per minacciare la democrazia e il vero potere di scelta dell’elettore.
Ma su questo parleremo ancora, perché è IL problema, adesso.
C’è chi dice che è proprio il governo dei tecnici a rappresentare la luce in fondo al tunnel in cui ci siamo cacciati. Fermo restando che anche io penso che adesso questi ce li dobbiamo tenere, sul concetto di vedere adesso la luce in fondo al tunnel ho qualche perplessità: non vorrei fosse quella del treno che ci sta per venire addosso.

venerdì 6 aprile 2012

giovedì 5 aprile 2012

Tanti Auguri !!! Buon Compleanno Mamma


Tanti Auguri !!!!

Francesco, Alessandra, Michele, Anna, Paolo
Marco, Simona, Tommaso, Matteo, Alessandro, Davide

mercoledì 4 aprile 2012

Perchè credo che i morti risorgono

ndo un’espressione di Kierkegaard, cioè orientarsi a Cristo come termine ultimo del proprio viaggio nella vita.Nessuno di noi è esente dal desiderio di poter soddisfare tutte le proprie aspirazioni, soprattutto quelle che aiuterebbero a realizzare il proprio progetto di umanità in ordine a tutti gli aspetti della vita. Tali progetti sono numerosissimi. C’è chi ripone tutto nella forza dell’eroismo, chi nei piaceri sessuali e nel libertinaggio o, al contrario, nella contemplazione, nella sapienza o nella santità. Basterebbe dare uno sguardo alle varie religioni esistenti per vederne la varietà di proposte: si pensi all’induismo, al buddismo, all’islamismo ecc. o alle varie filosofie derivanti dal pensiero classico e dello stesso cristianesimo. Ma per quanti hanno la fede nel Cristo morto e risorto, esiste soltanto una strada per raggiungere la felicità: «farsi soggetto della verità», secondo un’espressione di Kierkegaard, cioè orientarsi a Cristo come termine ultimo del proprio viaggio nella vita.



di Girolamo Grillo
Tratto da La Bussola Quotidiana il 2 aprile 2012
Qui sotto una riflessione tratta dall'ultimo libro di mons. Girolamo Grillo "Perchè credo. I miei interrogativi sulla fede" (Marietti, pp. 300 euro 28), un volume che si rivela «un ottimo manuale di apologetica» come scrive nella prefazione mons. Luigi Negri.
Non è certamente ben piccola cosa vivere avendo nel cuore la speranza della resurrezione finale. Vivere con questa speranza, infatti, significa, oltre tutto, andare incontro al sonno della morte non come incontro a una inesorabile condanna, ma come l’avvio verso un passaggio obbligato per entrare nel possesso della felicità eterna, cioè della vera felicità. Tutti gli uomini, sulla terra, vanno alla ricerca della felicità perduta; gran parte di essi, purtroppo, angosciati da questa ansia, specialmente nell’epoca contemporanea, si impantanano in mille rivoli fangosi, cadendo spesso nella più fosca delusione e nella più tetra depressione: potere, fascino del sesso più sfrenato, distruzione della famiglia tradizionale ecc. Perché mai tutto questo? Non può che esserci una sola risposta: la vita è di breve durata; del domani non c’è certezza; occorre cogliere l’attimo fuggente; con la morte finisce tutto. Così la pensa il mondo di oggi ricaduto, purtroppo, in uno spaventoso paganesimo. E invece tutta la nostra vita dovrebbe essere un continuo allenamento ad affrontare la morte con la gioiosa certezza del premio futuro, perché, quando avremo conseguito questo traguardo, saremo pervenuti al cuore della sapienza più autentica.
La felicità potrà essere conseguita soltanto attraverso un’unica strada: quella indicataci da Cristo. Noi sappiamo, d’altronde, dai Vangeli che Gesù ha risuscitato Lazzaro già morto da quattro giorni. Questo, afferma sant’Agostino, ci basta per comprendere che, se Egli lo volesse, potrebbe risuscitare tutti i morti. Ed è proprio quello che accadrà alla fine del mondo. «Ha risuscitato un corpo in decomposizione, ma nell’ultimo giorno, con una parola, renderà la vita alle molte ceneri» (Dal Trattato 49 su Giovanni). Esiste, allora, uno stretto legame tra la ricerca della felicità insita nella vita di tutti gli uomini e quanto accadrà un giorno, ad opera di Colui che ha creato il cielo e la terra. È sufficiente anche un pizzico di razionalità per riuscire a comprendere tutto questo. La felicità, cioè, non potrà mai essere ricercata nell’effimero che, di sua natura, non può avere radici consistenti. Va cercata altrove. Ma, senza una particolare illuminazione proveniente dalla fede nel Cristo morto e risorto, ciò non potrà mai avvenire.

Nessuno di noi è esente dal desiderio di poter soddisfare tutte le proprie aspirazioni, soprattutto quelle che aiuterebbero a realizzare il proprio progetto di umanità in ordine a tutti gli aspetti della vita. Tali progetti sono numerosissimi. C’è chi ripone tutto nella forza dell’eroismo, chi nei piaceri sessuali e nel libertinaggio o, al contrario, nella contemplazione, nella sapienza o nella santità. Basterebbe dare uno sguardo alle varie religioni esistenti per vederne la varietà di proposte: si pensi all’induismo, al buddismo, all’islamismo ecc. o alle varie filosofie derivanti dal pensiero classico e dello stesso cristianesimo. Ma per quanti hanno la fede nel Cristo morto e risorto, esiste soltanto una strada per raggiungere la felicità: «farsi soggetto della verità», secondo un’espressione di Kierkegaard, cioè orientarsi a Cristo come termine ultimo del proprio viaggio nella vita.
Ecco perché nell’attuale periodo, in cui prevale il dominio della scienza e della tecnologia, si cerca la felicità nel raggiungimento di certi valori economici e materiali, nel soddisfare nuovi bisogni, nel procurarsi nuovi piaceri e soddisfazioni, provocando guasti quasi irreparabili all’ambiente... Come si può notare, c’è di mezzo la concezione stessa della vita. Soltanto il cristianesimo accettato e vissuto offre all’uomo un traguardo eterno, attraverso la partecipazione alla stessa vita divina con l’anima e con il corpo glorificato con la resurrezione alla fine dei tempi. Il cristiano, quindi, situa il conseguimento della felicità non su questa terra, ma oltre la vita presente. Affermava Jacques Maritain che «nella vita cristiana vi è come un decentramento il quale fa sì che la definizione tradizionale “etica della beatitudine” non sia giustificata se non a condizione che tale beatitudine venga compresa come la felicità che implica contemporaneamente, benché come secondo termine, l’unione trasformante con un Altro da me che amo più di me stesso, l’ingresso nella sua stessa vita per il pieno compimento della sua volontà».
È pienamente comprensibile, allora, perché la verità di fede «credo nella risurrezione dei morti» sia di primaria importanza. Da essa, infatti, dipende la concezione stessa della vita dell’uomo e ad essa stessa è ancorata la maniera di vivere la vita. Non ci si può meravigliare se, allorché si affievolisce la fede, sia quasi impossibile continuare a credere nella nostra vita oltre la morte e soprattutto nella resurrezione finale. Ma nessuno meglio di san Paolo può aiutarci a comprendere, in qualche modo, in che cosa consista questa felicità. Nella Prima lettera ai Corinzi possiamo leggere, infatti, quanto segue: «Fratelli, qualcuno dirà: Come risuscitano i morti? Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. [... ] Così anche la resurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale» (1 Cor 15, 35-44).

Benedetto XVI riceve in udienza i giovani della GMG di Madrid di Luca Marcolivio




Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 2 aprile 2012
A metà strada tra Madrid e Rio c’è di nuovo Roma. All’indomani della Giornata Mondiale della Gioventù 2012, papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza nell’aula Paolo VI, circa 5000 giovani dell’arcidiocesi di Madrid e di altre diocesi spagnole, che hanno partecipato lo scorso agosto alla GMG tenutasi nella capitale spagnola.
Dopo l’indirizzo di saluto del cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, il Santo Padre ha ringraziato tutte le persone e le autorità che hanno reso possibile la GMG del 2011.
“Mantengo sempre viva la memoria della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù vissuta a Madrid – ha detto il Papa – il mio cuore si riempie di gratitudine a Dio per l’esperienza di grazia di quei giorni indimenticabili. Dalla mia venuta so sono succedute e moltiplicate le manifestazioni di accoglienza ed ospitalità, unite alla fede e alla gioia dei giovani, che si sono trasformate in segni eloquenti di Cristo risorto”.
L’evento di Madrid, ha proseguito il Pontefice, si può comprendere “solo alla luce della presenza dello Spirito Santo nella Chiesa”. Ed è proprio lo Spirito Santo che “dà respiro ai nostri cuori e continuamente ci porta nella piazza pubblica della storia, come nella Pentecoste, per dare testimonianza delle meraviglie di Dio”.
I giovani sono dunque coinvolti in questo “appassionante obiettivo”, per impegnarsi “senza riserve”. Edificare il “Regno della carità” è possibile se si ha Cristo come “migliore amico” e si conduce una vita “secondo il vangelo, con coraggio e fedeltà”.
Ogni giovane possiede una “vocazione personale” che Cristo ci propone per la nostra santità. “Quando qualcuno si vede conquistato dal fuoco del suo sguardo, nessuno sacrificio è troppo grande da impedirci di seguirlo e dare il meglio di noi stessi”, ha aggiunto Benedetto XVI.
“Cari giovani – ha proseguito il Papa – come gli apostoli della prima ora, siate voi stessi dei missionari di Cristo tra i vostri familiari, amici e conoscenti, nei vostri ambienti di studio o di lavoro, tra i poveri e i malati”.
A Cristo un giovane può raccontare i propri “desideri ed aspirazioni”, ed anche le proprie “pene” e quelle “delle persone a cui manca la consolazione e la speranza”.
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Sue, mamma-nonna pentita. «Sono malata, chi penserà a mia figlia?»

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa
di Benedetta Frigerio
Tratto da Tempi del 2 aprile 2012
Sue aveva 57 anni quando Freya è nata: ora che non ha più le forze e si è ammalata svela al Daily Mail la sua angoscia: «Perché non è un problema solo della mia vita. Ora che fatico ad accudirla capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».
Sue ha 61 anni. È la mamma più anziana del Regno Unito e ha svelato al quotidiano Daily Mail l'angoscia che la tormenta da quando ha cercato di concepire la piccola Freya tre anni fa. Un'angoscia che il successo dell'inseminazione, dopo mesi di trattamenti, non ha attenuato. Anzi, dice Sue, «ora capisco che c'è un'età in cui è più facile che il desiderio di avere un bambino sia egoistico: se hai sessantasei anni quante sono le possibilità che ci sarai quando tuo figlio comincerà a camminare?». I critici della maternità in età avanzata argomentano che 57, gli anni di Sue quando ha concepito la figlia, sia un'età eccessiva: le probabilità di accompagnare i figli durante l'adolescenza fino all'età adulta si riducono, spiega l'articolo del quotidiano inglese.


La vicenda di Sue rivela l'illusione di un sogno che la natura, per quanto si cerchi di bypassarla, non è in grado di realizzare: dopo vari tentativi, i cicli di inseminazione sono andati a buon fine, ma oltre a ferire psicologicamente la donna l'hanno fatta ammalare anche fisicamente. La malattia che «mi ha colpito – continua Sue – mi sta facendo vedere che non sono invincibile e che, vista la mia età, fatico a reagire (...) a volte poi sono così esausta che vado a letto quando mia figlia dorme. La malattia, inoltre, non mi ha permesso di prendermi cura di lei per diverse settimane».
La donna prosegue raccontando del suo desiderio di avere una bambina che le colmasse la vita. Un desiderio, quello di generare, naturale ma che a certe condizioni può rivelare un accanimento. Per questo, continua Sue, «ora penso che ci debba essere un limite d'età entro cui permettere la fecondazione assistita». Ma l'articolo del Daily Mail prosegue con una domanda diversa. Il problema è l'età o la fecondazione in sé? Perché «ora che la bambina è davanti a me capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».
Sue non pensa più solo «al dolore di poterla perdere», ma è preoccupata per quella figlia concepita «con il mio compagno di 49 anni: “Al massimo ci sarebbe stato lui”, pensavo. Il problema è che un anno fa Nick se ne è andato. Speravo di darle una famiglia stabile che avrebbe avuto una vita felice e che l'avrei vista crescere». Ma nessuna delle condizioni iniziali prometteva tutto ciò. E così «ora mi sveglio la notte preoccupata. Cosa le accadrà quando non sarò più qui? Tutti i pensieri peggiori mi vengono alla mente e vado in panico».

lunedì 2 aprile 2012

Giovanni Paolo II Il Papa «Gigante» in 3 dimensioni



di Simona Caporilli
«Un gigante».

È questo il titolo (che prende spunto dalla definizione che Papa Benedetto XVI ha dato di Karol Wojtyla) del documentario filmato in 3D che è stato prodotto dalla Direzione strategie Tecnologiche Rai con il Centro Ricerche ed Innovazione Tecnologica in collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano. Sono spezzoni di vita di Giovanni Paolo II, che si inseriscono all'interno del discorso della Beatificazione del 1 maggio 2011. È proprio da qua che si parte, con una adunata di fedeli. Con la regia di Italo Moscati, si parte con le immagini del Circo Massimo: fiaccolate, momenti di preghiera ma anche di gioia insieme a persone accorse da tutto il mondo. In 22 minuti le immagini più importanti della vita di Wojtyla, i discorsi, le opere: il film sarà quindi mandato in onda nello Speciale Tg1 del 1 aprile, in occasione del settimo anniversario della morte del Papa (il 2 aprile del 2005) e in contemporanea in 3D su Rai Hd (canale 501 digitale terrestre e 101 satellitare tivùsat). La svolta è epocale. Perché mandare in onda un filmato (che sarebbe più opportuno chiamare come un vero e proprio film) in 3d della Chiesa appare come una rivoluzione tecnologica veramente importante. Fa effetto, quindi, rivedere le immagini che anni fa e ancora oggi sono passate in televisione in 3D, come nei film di successo e di recente produzione: «Un fatto importante», ha commentato il direttore Generale della Rai Lorenza Lei, che ha presentato il docu-film insieme ai vertici Rai e a Padre Federico Lombardi, direttore generale del CTV e della Sala Stampa della Santa Sede, che ha ribadito nel suo intervento l'interesse del Vaticano di essere al passo con la tecnologia e la comunicazione di massa. «Il film prende spunto - ha scritto in una nota il regista Italo Moscati - dal giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1 maggio 2011. L'obiettivo principale, per andare oltre: raccontare sullo sfondo della Piazza e della Basilica di San Pietro i momenti essenziali di quel 1 maggio: e, per l'occasione, evocare la vita e il papato di Giovanni Paolo II attraverso la sua voce, dalla giovinezza alle ultime parole, in una sintesi rigorosa e coinvolgente. Il racconto comincia, dopo una premessa introduttiva, alla vigilia della cerimonia della beatificazione, con l'arrivo di pellegrini e turisti. Tra di essi, in una attesa notturna, migliaia di giovani - ha continuato - venuti da tutto il mondo e accampati al Circo Massimo. Che adoperano piccole macchine da ripresa e a loro volta sono ripresi da microcamere in 3d. Il film prosegue a San Pietro, seguendo lo scandire del tempo dalle 5.30 sull'orologio della Basilica lungo la preparazione dell'appuntamento, con la disposizione delle telecamere, lo sciamare di una folla non solo di fedeli, i piccoli e i grandi episodi si sono susseguiti per tutta la giornata, e anche il mattino dopo con la esposizioni della bara del Papa all'interno della Basilica».

Benedetto XVI,nell’udienza a 5mila ragazzi di Madrid

Un “saluto molto speciale ai giovani”, nel ricordo di Giovanni Paolo II, “di cui oggi ricordiamo il transito in cielo”, e che ha dato “impulso vigoroso all’iniziativa pastorale” delle giornate mondiali della gioventù”.Così Benedetto XVI,nell’udienza a 5mila ragazzi di Madrid che ha ricevuto nell’aula Paolo VI in Vaticano. Oggi è il settimo anniversario della morte di Karol Wojtyla.