sabato 31 gennaio 2009

DALL'ISLAM A OBAMA UN MESE DI PASSIONE PER IL PAPA

Il Giornale, 26 gennaio 2009
di Andrea Tornielli

Roma
Quello dell’anno scorso fu caratterizzato dalle polemiche roventi e dalle porte chiuse alla Sapienza. Quello del 2009 è un gennaio altrettanto «caldo» per Papa Ratzinger. Innanzitutto per il moltiplicarsi dei segnali negativi dal mondo ebraico, ancor più dolorosi per Benedetto XVI, che ha riflettuto e scritto sullo speciale legame che unisce ebrei e cristiani. Prima c’è stata la decisione dei rabbini italiani di non partecipare alla giornata dell’ebraismo promossa dalla Chiesa italiana, a motivo della preghiera del Venerdì santo presente nel rito antico della Messa, che il Pontefice ha liberalizzato con il motu proprio nel 2007.

SIMONA DA CINCINNATI CI SCRIVE

QUELLO CHE I GIORNALI NON RIESCONO A DIRE":

"Grazie a Mattia Ferraresi giornalista di vivace talento e caro amico per l'aiuto, prezioso e necessario, ci da' a giudicare quel che respiriamo - sempre troppo di fretta- in questa parte del mondo! davvero un bell'articolo."

Simona

PADRE ALDO

PADRE ALDO TRENTO mail 30 gennaio 2009


Cari amici,

Alcuni mi hanno giustamente fatto osservare se era il caso o no di mostrare quel breve “video” sull’agonia del mio figlio Antonio, morto giovane di AIDS, dicendo fino all’ultimo respiro: Gesú, Giuseppe, Maria.

Prima di tutto la cosa interessante è che colui che ha fatto tutto questo è un altro mio figlio, Giorgio, compagno di malattia di Antonio. Giorgio, un ingegnere informatico malato da anni e che era sulla strada.Prima di essere qui con noi.

Allora, perchè tutto questo?



1- la realtá é la realtá e si impone per ció che é attraverso le diverse circostanze della vita: il nascere, il crescere, lo studiare, il mangiare, l’andare al bagno, pulirsi, tenere in ordine l’armadio, innamorarsi, sposarsi, fare dei figli, essere prete o consacrato, soffrire e infine morire.

BANCO BUILDING

all'interno troverete anche una descrizione del banco.....Per chi non si ricorda di noi, ecco una breve sintesi della ns. attività.
Banco BUILDING - da un lato - raccoglie le richieste di opere di carità e missionarie e - dall’altro - ricerca aziende disposte a donare i beni di cui le opere hanno bisogno......


BANCO BUILDING Milano, 29\01\2009

Cari amici,
abbiamo ricevuto la proposta di ritirare a titolo gratuito circa 15000(quindicimila) metri quadrati di piastrelle e rivestimenti da un curatore fallimentare che deve liberare immediatamente il capannone sito alla periferia ovest di Milano.
Le tipologie, pezzature, misure, ecc. sono le più varie (comunque trattasi di lotti di piccola entità).

giovedì 29 gennaio 2009

GIOVANNI

LA situazione visiva di Giovanni va sempre peggiorando.
Chiedo a tutti i miei lettori di unirsi a noi nelle preghiere.
All'interno ho messo la preghiera al sacro manto di San Giuseppe .
Chi vuole dovrebbe recitarla per un mese intero tutti i giorni .
Ringrazio anticipatamente tutti quelli che si uniscono nella preghiera.

BENEDETTO XVI MAI PIU' LA VIOLENZA MAI PIU' LA SHOA

mercoledì, 28 gennaio 2009

Oggi, nell'aula Paolo VI, il Papa ha rinnovato la sua condanna della Shoah con queste parole:

In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l'eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto lespressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore delluomo. La Shoah sia per tutti monito contro loblio, la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti.







LA BAMBINA CHE NON VOLLE UCCIDERE IL COMANDANTE


Liliana: la bambina che non volle uccidere

Nel racconto, - divenuto un libro - ‘Sopravvissuta ad Auschwitz’, (scritto con Emanuela Zuccalà, edizioni Paoline 2005) Liliana Segre rivive molti aspetti di quella drammatica esperienza. …fino alla liberazione….
Sopravvissuta a diverse selezioni, nel gennaio 1945 Liliana fa parte di quel corteo di fantasmi che i nazisti hanno fatto camminare di notte, di lager in lager, - la marcia della morte - nel patetico tentativo di nasconderli agli occhi del mondo… Liberata nel circondario di Ravensbrück il 1° maggio, quattro mesi dopo torna a Milano. Ma nulla sarà facile nemmeno qui: è durissima, dopo l’infezione, la convalescenza del corpo e dell’anima…
Colpisce davvero il modo pacato con cui Liliana riesce a parlare di argomenti così tremendi. Colpisce l’assenza di odio, l’amore per la vita, … la sua capacità di cogliere segni di speranza, bagliori di vita, anche nei luoghi in cui la morte si fa più assurda e selvaggia…
«Scelsi una piccola stella nel cielo, e mi identificai con lei. Io non ero ad Auschwitz: mi ero fusa con quella stellina e pensavo: io sono quella stellina. Finché brillerà nel cielo io non morirò, e finché resterò viva, lei continuerà a brillare».
Ma il momento in cui questa ragazzina attua davvero la sua resistenza al male è quando sceglie di non essere una bestia, ma una persona umana. È il momento in cui Liliana decide di dare un senso a quel numero 75.190 che le è stato tatuato, e che mai si cancellerà perché ormai è parte di lei.

«Il comandante dell’ultimo campo, crudele assassino, camminava vicino a me (…), si spogliò, rimase in mutande, si rivestì da civile. Tornava a casa dai suoi bambini e da sua moglie. Certamente non si accorgeva della mia presenza perché io ero ancora uno Stück, un pezzo. Quando buttò la pistola ai miei piedi, con tutto l’odio che avevo dentro di me e la violenza subita che mi invadeva il corpo, io pensai per un istante: ‘Adesso mi chino, prendo la pistola e, in questa confusione assoluta, lo ammazzo’. Mi ero nutrita a lungo solo di malvagità e di vendetta. Pensai che sparargli fosse l’azione giusta, nel momento giusto; il giusto finale di quella storia di cui ero stata protagonista e testimone. Ma fu un attimo. Un attimo importantissimo, definitivo nella mia vita, che mi fece capire (…) come, nella debolezza estrema che mi vinceva, la mia etica e l’amore che avevo ricevuto da bambina mi impedivano di diventare uguale a quell’uomo. Non avrei mai potuto raccogliere la pistola e sparare al comandante di Malchow. Io avevo sempre scelto la vita. Quando si fa questa scelta non si può togliere la vita a nessuno, e da allora fui libera».

(Giulia Galeotti, La bambina che non volle uccidere il comandante di Auschwitz, L’Osservatore Romano, 27 gennaio 2009)


mercoledì 28 gennaio 2009

SABINA HA MANDATO UN COMMENTO ALL'ARTICOLO LA PAROLA ALL'ESPERIENZA

Bellissimo questo articolo. Fa riflettere molto, scardina i nostri argomenti di benpensanti. Io personalmente mi sento chiamata a riaffermare non solo a parole che la vita val la pena di essere vissuta sempre, "sperando contro ogni speranza". Sono cresciuta in una famiglia cattolica che mi ha trasmesso la fede, ho una sorella portatrice della sindrome di Down, eppure leggendo queste parole mi sono sentita meschina per la superficialità con cui tratto la vita, le persone e il mondo che mi circonda. Perchè noi cosiddetti "normali" crediamo di sapere, di poter giudicare, di essere nel giusto. E invece dovremmo essere un po' più umilie profondi, attenti ai segni che ci sono dati, coscienti che tutto ciò che c'è è un dono gratuito e, per questo, attenti a non sprecarlo. E non c'è bisogno di uccidere per essere contro la vita. Mi rendo conto che anche quando non accolgo mio figlio con i suoi pianti, con i suoi bisogni, quando discuto con mio marito o credo di conoscerlo, qunado non sono disponibile con chi mi chiede una mano, anche allora rifiuto la vita e rifiuto addirittura, il mio compimento, la mia felicità.

OGGI 4 MESI


AUGURI A GIACOMO

28 GENNAIO SAN TOMMASO



Ciao Tommaso!
auguri buon onomastico!

i nonni Claudio e Tiziana Angela e Bruno
gli zii Giovanni, Antonio, Lorenzo con Sabina ,Francesco con Alessandra, Simona con chi? boh!
i cuginetti Habib Michele Anna Giacomo

e dal tuo fratellino Matteo
speriamo di poterti abbracciare presto!!!

DA UN INTERVENTO DI DON CARRON

......Lo stesso don Giussani, negli anni caldi del Movimento Popolare, a scanso di sbandamenti aveva richiamato più volte i suoi all' «esperienza della fede» come radice del movimento. E così è il discorso di don Carrón a dare la famosa «linea», la radicalità della fede, la stessa rotta tenuta ferma dal «Gius», anche e soprattutto negli ultimi anni. Il tema è la libertà, «oggi un bene tanto prezioso quanto scarso», perché al di là della «soddisfazione dei desideri» la libertà autentica è quella «filiale» della parabola evangelica del Figliol prodigo. «È questa apertura alla totalità che mi fa essere libero, capace di scegliere tra diverse cose, di non essere ridotto a parte dell' ingranaggio delle circostanze, del potere». Come Giussani, l' argomentazione è sostenuta dalle inquietudini del pensiero laico, da Hannah Arendt («Solo perché non mi sono fatto da me posso essere libero; se mi fossi fatto da solo, avrei potuto prevedermi e, così, avrei perso la libertà») al Cesare Pavese de Il mestiere di vivere («ciò che uno cerca nei piaceri è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinità»), fino al poeta più amato dal fondatore, Leopardi: «Il desiderio nostro sarebbe più grande che sì fatto universo». Così «l' unica possibilità» di essere davvero liberi è che «il cristianesimo continui ad accadere come avvenimento», e questo avviene «nella Chiesa», ma «solo se essa mi educa al riconoscimento del Mistero». Come fece don Giussani, ricorda commosso: «Possiamo fare esperienza della libertà perché abbiamo conosciuto un uomo libero». Il che significa non chiudersi, «non rimanere incastrati nell' ingranaggio delle circostanze». E stare attenti alle imitazioni: «Il cristianesimo non può proporsi all' uomo in nessuna delle versioni riduttive, come moralismo o spiritualismo, ma attraverso la testimonianza di una esperienza: il cristianesimo deve mettere sul palcoscenico del mondo "uomini liberi"»......

QUELLO CHE I GIORNALI NON RIESCONO A DIRE

......Tutto è ridotto ai “valori”
Dietro una scrivania troppo ingombrante, Marshall spiega a Tempi che la patologia che affligge una influente rappresentazione del mondo è «la profonda divisione fra fede e ragione, un fenomeno che in Europa riguarda la gente normale, mentre in America si trova soprattutto nelle università, negli ambienti della borghesia influente e secolarizzata e, ovviamente, nell’informazione». Significa che l’Europa ha abbandonato completamente la religione? «Non proprio, semplicemente significa che se un negoziante di Dallas mette un cartello sulla vetrina con scritto: “Chiuso perché sono andato a Messa”, la cosa è accettata. Se uno fa lo stesso in Europa è considerato un idiota». Il rapporto fra fede e ragione rimane il nodo cruciale, in un certo senso il rimosso della cultura occidentale: «La fede non è più considerata una forma di conoscenza. ......

Notizia per notizia, così la separazione forzata tra fede e ragione ha nascosto ai media la metà del mondo

di Mattia Ferraresi
Washington
I media, specie quelli americani, hanno un problema con la religione. Prendiamo ad esempio una frase celebre pronunciata da Osama bin Laden nel novembre del 2001: «Questa guerra è fondamentalmente religiosa. Chi cerca di nascondere questo fatto chiarissimo sta ingannando la nazione i-slamica. Per nessuna circostanza dobbiamo dimenticare l’inimicizia fra noi e gli infedeli, perché l’inimicizia è basata sul credo». L’inequivocabile trama religiosa dello scontro è stata masticata per anni dai mezzi di informazione di tutto il mondo e risputata ossessivamente attraverso vaghi termini di lotta all’imperialismo americano, invocando ora l’oppressione economica di un Occidente indistinto, ora l’occupazione militare, fino allo sfruttamento dei paesi poveri e al disegno satanico delle multinazionali. Che fine ha fatto la «guerra fondamentalmente religiosa»? Semplicemente è rimasta incastrata fra un editoriale del New York Times e un reportage dell’Ap orfano di qualche parola chiave, oppure amorevolmente ricondotta dalla Cnn a categorie comprensibili dai giornalisti che la raccontavano: fattori economici, sociologici, strategici, persino psicologici, ma religiosi no, quello mai. L’iper-secolarizzato mondo dell’informazione ha messo alla berlina la religione, ma senza cattiveria, non si è lasciato prendere la mano dai mangiapreti (o mangiaimam o mangiarabbini e così via), semplicemente si è ritrovata in preda a un’ignoranza di ritorno che l’ha reso avulso dai termini elementari del problema religioso. Eppure la religione è ancora una categoria fondamentale per spiegare la realtà.

FEDE E RAGIONE IL CASO BRESSO

Mercedes non sa di che parla”Eutanasia - ven 23 gen
Fede e Regione - Il caso Bresso
“L’accoglienza” di Eluana fa infuriare i cattolici del Pd piemontese
Tratto da Il Foglio del 22 gennaio 2009

La dichiarazione è arrivata in piena sessione del consiglio regionale del Piemonte. Nessuno all’interno dello stesso Pd se l’aspettava. “Il Piemonte è disposto ad accogliere Eluana Englaro in una struttura sanitaria pubblica per interrompere l’alimentazione”.

martedì 27 gennaio 2009

LA PAROLA ALL'ESPERIENZA

[..] Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glasgow Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessavano anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, e successivamente in stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni; incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto. Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo. Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono stato portatore di PEG). Io sentivo ma nessuno lo capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero
imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi.Provavo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente. Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo: così iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente ed irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano. Io ora riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.








BOOM SU YOU TUBE PER IL VIDEO DEL FETO CHE DIVENTA BARACK



Tratto da Avvenire del 25 gennaio 2009
Quaranta secondi per raccontare la storia di un feto che va incontro a una vita difficile, ma alla fine diventa il primo presidente nero degli Stati Uniti.

Un’organizzazione cattolica ha scelto un messaggio ad effetto per chiedere a Barack Obama di considerare il «potenziale» di un feto che viene lasciato vivere: un video diffuso su YouTube che in meno di una settimana è stato visto 460mila volte e ha già scatenato 1.400 commenti sul popolare sito web.

Il filmato, presentato dall’organizzazione antiabortista CatholicVote.org, mostra un lento zoom su un feto che appare nel grembo materno durante un’ecografia. «Il futuro di questo bambino – è la scritta che appare sullo schermo – è una casa a pezzi. Sarà abbandonato da suo padre. La sua mamma single avrà vita dura a crescerlo» L’immagine del feto lentamente scompare per lasciare spazio a una foto di Obama in trionfo dopo le elezioni.