mercoledì 18 gennaio 2012

Intervista a Julian Carron , Corriere della Sera 16 gennaio 2012

Pubblicato il 16 gennaio 2012


.... «Il caso del San Raffaele? Non conosco la vicenda ma ricordiamoci che si tratta di una grandissima istituzione»
Don Giussani diceva: non deleghiamo a nessuno la nostra presenza culturale, sociale e anche politica L’erede di don Giussani: non esistono politici «nostri», questo va chiarito Teniamo all’esperienza cristiana, che ha a che vedere con tutto Il voto di un ciellino? Dipende da cosa vogliono destra e sinistra Sull’Ici Bagnasco ha già chiarito. Ma la Chiesa dà più di quanto riceve.....

MILANO – Don Julián Carrón, 62 anni a febbraio, è il successore di don Giussani. Vive come lui nell’istituto del Sacro Cuore, con vista sulla tangenziale Est di Milano. Ha ereditato la sua cattedra di Introduzione alla teologia alla Cattolica. E da sette anni è il capo di Comunione e Liberazione. Anche se non tutti lo conoscono, vista la sua leggendaria discrezione. «Sono nato in Estremadura, da genitori contadini. Coltivavano ciliegi. Sono entrato in seminario a Madrid, nel 1960. Avevo dieci anni. Fui ordinato sacerdote nel ’75, l’anno in cui morì Franco».
L’intervista
Come fu il suo primo incontro con Giussani?

«Fu casuale, a Madrid. Sulle prime, non ne capii tutta la novità. Solo nel tempo ho percepito la differenza che Giussani portava: non nella preghiera, nella liturgia, nella riflessione esegetica, ma nella consapevolezza vissuta che il cristianesimo è un avvenimento che esalta e compie l’umano; era ciò che diventava esperienza nel rapporto coi giovani, resi capaci di stare nel reale. Accadde lo stesso a me: conoscendo don Giussani, vidi che la mia umanità veniva ascoltata e sfidata continuamente. E che la fede può incidere sulla vita. Per questo gli dicevo: “Non finirò mai di ringraziarti, perché mi hai consentito di fare un cammino umano”».

martedì 17 gennaio 2012

da Brunella

rallegramenti di cuore a lorenzo, a sabina e a giacomo.UN BEN ARRIVATA ALLA NUOVA CREATURA !!! E' BELLISSIMA!
UN ABBRACCIO BRUNELLA E COMPANY

domenica 15 gennaio 2012

ITALIA



Abbiamo salutato nipotini figli e nuore ,prima a Boston poi a Cincinnati e il 5 abbiamo fatto rientro in Italia dove ci attendeva

Giacomo con la sua sorellina nuova Miriam

e Habib


Giovanni mercoledi' ha fatto l'esplorazione in narcosi.Gli occhietti non vanno molto bene adesso proviamo a curare il destro e mettiamo qualche goccia in piu' nel sinistro e speriamo che lo trovino meglio il 24 febbraio

ALL'INDIETRO PROGRESSIVAMENTE

.....Qualcuno potrebbe dire che la scristianizzazione della società è una conquista. Che si prosegue la strada che è già stata percorsa con il matrimonio civile, con l’abolizione del diritto d’asilo.
Io ricordo sommessamente che in realtà è una ri-conquista. Che è esistito un tempo in cui non c’erano santi patroni, che si lavorava ogni giorno della settimana, in cui ci si sbarazzava di nati ingombranti semplicemente sbattendoli in un fiume. Che queste stesse “conquiste” si possono trovare in altre società, presso altri popoli, che normalmente passano per meno civilizzati......


Berlicche socio di SamizdatOnLine

Forse lo avrete già sentito nominare, ma se ancora non lo sapete c’è uno spettacolo teatrale, in giro, dove il volto di Cristo viene fatto oggetto di lancio di escrementi, o almeno supposti tali.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "CONTINUATE CON I COMMENTI":

Leggerlo...non so, ci devo pensare, quindici euro sono tanti per farsi vomitare addosso, soprattutto se poi questo padre non lo si può nemmeno guardare in faccia e abbracciare. Ho ascoltato l'intervista e letto la presentazione del libro. Prima di essere tacciata anch'io di perbenismo, premetto che ho anch'io un bambino disabile grave, il più piccolo dei miei quattro figli, con la sindrome di down e una grave compromissione dello sviluppo per una sofferenza cerebrale prenatale che lo ha portato ad essere anche epilettico. Quindi ci sono dentro in pieno. Anch'io a volte dico che mio figlio ha una specie di frittura mista in testa, per squarciare il velo di chi lo vede carino (è proprio bello) e dentro di sé pensa che sono una cretina perchè non ho fatto l'amniocentesi ed eliminato il problema prima o di chi mi compatisce e pensa comunque come sopra. Spero che prima di scrivere quest'uomo abbia potuto parlarne con qualcuno, che non sia stato il suo unico modo di poter affrontare l'argomento. Non credo che la disabilità in sé sia un dono; se non hai qualcuno (e Qualcuno) che ti fa compagnia e a cui chiedere 'cosa mi vuoi dire e dare in questa circostanza? Cosa mi chiedi?', la rabbia è il migliore dei sentimenti, altrimenti si passa alla rassegnazione (che secondo me è ancora peggio,perchè non ti muove a nulla). Ho partecipato a tante riunioni di genitori di disabili che si associano per risolvere problemi concreti ma con l'occhio di chi vuole sistemare,contenere, appianare, proteggere...Non che non facciano bene, ma a me non basta. Io ho bisogno che Qualcuno mi si faccia compagno e mi dica che io sono amata e mio figlio con me, anzi lui ha una parte grande in questo amore. Spero poi veramente che questo papà non creda che suo figlio non sia in grado capire se è amato o meno solo perchè non gli si può fare un discorso completo; nemmeno un padre di un disabile può permettersi di essere un idiota, come d'altronde nessun padre! Questo figlio è il velo del tempio che si squarcia. Bisogna guardare fino in fondo e vedere che siamo attesi e visitati da Qualcuno di molto grande, che ci chiama.
Buon anno a tutti,
Cristina

Il libro lo puoi comperare in formato ebook costa 5 euro in meno.
grazie per il commento.Noi ci troviamo con altre famiglie proprio per farci Compagni l'uno dell'altro.
Il gruppo si chiama "amici di giovanni"
E' aperto a tutti abili e non abili se vuoi avere maggiori informazioni scrivimi.
ciao


sabato 14 gennaio 2012

CONTINUATE CON I COMMENTI

Sarebbe bello far nascere una discussione!
Dirsi le cose con sincerita' come questo padre di Moreno ha fatto.
Ammiro il suo coraggio anche se non condivido le modalita' di comunicazione che ha usato.
Dentro in ogni pagina del libro c'e' lo strazio di un padre,una ferita sanguinante una grande solitudine.
Leggere il libro comunque conviene a tutti.
Non si potra mai comprendere lo strazio di un padre, forse si potrebbe cominciare a comprendere un po'.
Certamente, dopo una simile lettura, tutti ma proprio tutti non si sentiranno piu' schiacciati dai tagli che lo stato sta attuando.

COMMENTO ALL'ARTICOLO scritto da Simone Fanti in Dibattiti, Pensieri e riflessioni | Permalink

Penso che sei una perbenista e anche di bassa lega.Probabilmente le domeniche le passi a messa e non conosci determinate problematiche inerenti ad un handicap.Purtroppo chi non è dentro a queste cose non le capisce e tu non fai eccezione.. Marc Antoine Diamanti


Bene
sei il primo che aderisce e spero anche che tu abbia letto il libro!!!
L'articolo che ho messo sul blog non e' mio ma di Simone Fanti e sono contenta che abbia risvegliato in te il desiderio di commentare.
Il libro e' comunque particolare non credi?
Certamente risveglia le coscienze dei lettori,non e' certo una lettura facile.
Spero che l'aver potuto gridare il dolore abbia portato una boccata d'ossigeno a questo padre .Ho anch'io un bimbo down,cieco e con esiti di infiammazione cerebrale.
Credo di comprendere i sentimenti di questo padre e nonostante abbia e vivo situazioni molto simili alla sua non mi sento di condividere quello che ha scritto.
Guarda che sono contenta che l'abbia fatto a volte e' bene gridare a tutti cosa significhi vivere queste quotidianita',certamente Moreno comprende e giustifica il padre ,sa di essere amato da lui ,speriamo che la lettura di questo libro risvegli nelle persone il desiderio di comprendere di piu' questa realta'.


venerdì 13 gennaio 2012

ZIGULI'



Massimiliano Verga, autore del libro "Zigulì", è padre di Jacopo, Cosimo e Moreno, un bellissimo bambino di otto anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni.

"Zigulì" è una raccolta di pensieri e immagini quotidiane su che cosa significhi vivere accanto a un disabile grave, pensieri molto duri, ma talvolta anche molto ironici, su una realtà che per diverse ragioni tutti noi preferiamo spesso ignorare.



martedì 10 gennaio 2012

Dire no al libro di Massimiliano Verga: «Zigulì»

L'articolo non e' mio .L'ho pubblicato per sentire le varie reazioni.
Quando leggete quest'articolo e mandate vostri commenti cercate di spiegare la vostra posizione.Non inveite non serve a nulla perche' il bello e' poterci confrontare.
Io ho messo quest'articolo,voi mandate i vostri commenti ma cercate di spiegarvi.
Dirmi che non capisco nulla sulla disabilita' quando vivo il mio quotidiano con un bimbo in condizioni simili a quelle di Moreno mi sembra ridicolo.
Mettendo quest'articolo ho volutamente non detto la mia posizione per lasciare liberi i lettori .
Dopo molti commenti come questo che ora metto...."...se Lei in questo libro ha colto della cattiveria..allora...con tutto il rispetto...non ha proprio capito niente!Che peccato per Lei però, non essere riuscito a cogliere il senso del libro.. a me ha fatto "vibrare"... e mi fa così MALE leggere certi commenti ma MALE davvero! E' un libro straordinario..è un padre straordinario che, come tutte le persone che si trovano nella medesima situazione , meritano rispetto!.......non costruisce nulla.
Nel corso del tempo ho espresso la mia posizione e spero che cerchiate nel blog quale essa sia.(L'autore dell'articolo e' Simone mentre l'autore del blog sono io Tiziana Caggioni)giusto per spiegare ad alcuni lettori che forse non hanno compreso grazie.)
grazie buona lettura





scritto da: Simone Fanti in DibattitiPensieri e riflessioni | Permalink 

La copertina del libro di Verga: Zigulì, la vita dolceamara con un figlio disabile
La copertina del libro di Verga: Zigulì, la vita dolceamara con un figlio disabile
No non mi piace. Posso accettare la crudezza di linguaggio, il realismo delle difficoltà, la rabbia dettata dalla disperazione e dall’incapacità di gestire la disabilità. Ma non posso accettare la cattiveria. Il libro di Massimiliano Verga, sociologo del diritto all’Università di Milano Bicocca, Zigulì. La vita dolceamara con un figlio disabile, non può lasciare indifferenti.
«Se Moreno (il figlio disabile di Verga, ndr) potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe il diritto di incazzarsi con me», scrive l’autore del libro. «Ma, per fortuna, non può leggere perchè è cieco. E neppure capire perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente solo di riconoscere tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua e nanna. Insomma uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo male. E io mi concedo questo vizio».
Anche se tra le righe si può leggere un certo affetto e la forte rabbia per l’impotenza verso un figlio in difficoltà, faccio fatica a digerirle. Non è per un falso perbenismo, ma queste parole mi feriscono. «Sei insopportabile», scrive Verga, «Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porto oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista».
Chi è abituato a usare le parole sa che ogni affermazione ha un peso, crea un effetto, trasmette qualcosa agli altri. Scrivere è quasi strapparsi di dosso una parte e regalarla alla vista e al giudizio degli altri. E se tratti di puro affetto mitigano la violenza di certe affermazioni, non riesco ad accettare la cattiveria con cui è scritto,
«Ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini della vita con mio figlio Moreno», scrive Verga. «Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare, immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ho perfino pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano, perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una Zigulì. Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci più caso. Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché, come dico sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi. Questo libro è uno dei tanti scatti che ho fatto negli ultimi anni. Ma mi sento come un fotografo che usa ancora una macchina analogica. Per vedere se è lo scatto giusto, devo aspettare che qualcuno sviluppi la pellicola e mi faccia avere la stampa».

AVETE VOGLIA DI LEGGERLO?FRA QUALCHE GIORNO APRO UN FORUM E NE PARLIAMO INSIEME?


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Zigulì
VERGA MASSIMILIANO
Metà di quello che ho scritto è uscito in una notte. Il resto sul tram, mentre andavo al lavoro” racconta nelle prime pagine di questo straordinario libroMassimiliano Verga, padre di Moreno, sette anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni. “Così ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini di sette anni di vita con mio figlio Moreno, il secondo di tre. Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare, immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci più caso. Ho perfino pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano, perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una biglia. Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché come dico sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi. Questo libro è uno dei tanti scatti che ho fatto negli ultimi anni.”
Un libro crudo e insieme intenso e dolcissimo. L’atto d’amore, coraggioso e disarmante, di un padre per il figlio disabile.
MASSIMILIANO VERGA ha quarantun anni. Insegna sociologia deldiritto, divertendosi molto. È un alpinista che vivrebbe volentieri al mare, se non fosse che i suoi figli e San Siro sono a Milano.

IL CASO IL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE SUPERAMENTO DELL'HANDICAP, PIETRO BARBIERI: «NON È STRAORDINARIO CHE UN GENITORE AMMETTA I PROPRI LIMITI»

......Massimiliano Verga non ricama. Spiazza. E verrebbe da darglieli al posto di Moreno quegli schiaffi che il figlio di otto anni non potrebbe. Però è coraggioso. Duro e disperato quando scrive: «Sei insopportabile. Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista». Ma c'è un senso di resa quando ammette: «Moreno incarna l'idea del figlio che nessuno vorrebbe avere»......
«Il tuo cervello è una Zigulì»Il libro choc sul figlio disabileIl racconto «senza retorica» di un professore di Sociologia Sei insopportabile. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in cameraMILANO - «Se Moreno potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe tutto il diritto di incazzarsi con me. Ma, per mia fortuna, non può leggere, perché è cieco. E neppure capire, perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente di riconoscere soltanto le tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua, nanna. Insomma, uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. E io mi concedo spesso questo vizio».

venerdì 6 gennaio 2012

Niente Down in Danimarca

Quando è la follia ad essere perfettaNel suo prometeico tentativo di diventare una "società perfetta", la Danimarca sembra procedere a tappe forzate nel progetto di eliminare tutti i soggetti affetti dalla sindrome di Down. Nel 2004 il governo danese ha impresso una possente spinta a questa battaglia eugenetica offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi". L’obiettivo pare sia quello di raggiungere il primato di unico Paese al mondo «Down Syndrome Free». Esiste anche una data entro cui realizzare il sogno: il 2030. A rivelarlo è stato, sul finire di quest’anno, un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso sul quotidiano danese Berlingske, con l’inquietante affermazione che «presto nascerà l’ultimo bambino danese affetto dalla sindrome di Down».

mercoledì 4 gennaio 2012

L’INESORABILE POSITIVITÀ DEL REALE Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione R I M I N I , D I C E M B R E 2011

Pubblicato ilgennaio 3, 2012Introduzione Julián Carró9 dicembre, seraSiete giunti dall’Argentina, dall’Austria, dal Belgio, dal Brasile, dallaNigeria, dalla Russia, dalla Spagna, dalla Svizzera, dall’Uganda o da ogniparte dell’Italia: è il gesto più chiaro di una mendicanza, di uno che riconosceil proprio bisogno, un bisogno a cui non è in grado di dare unarisposta con la propria energia, con la propria intelligenza, con i propridiscorsi. È questo che ci ha messi in cammino pieni di attesa: quanto piùè grande l’attesa, tanto più siamo consapevoli della nostra impotenza.Perciò, l’unico gesto adeguato per incominciare, quando siamo così pienidi un’attesa sconfinata, è gridare, è domandare allo Spirito di Dio, all’Unicoche può rispondere adeguatamente a questa attesa.Discendi Santo Spirito

CINCINNATI

lunedì 2 gennaio 2012

SOCCI: Per cosa ringraziare? IL MIO “TE DEUM” DI FINE ANNO (con un augurio a tutti voi)

......Veramente di più. E mille e mille grazie quotidiane mi ubriacano di stupore.Ringraziare del resto significa predisporsi a ricevere altre grazie. Così mi è stato insegnato. Saggezza e grandezza del decimo lebbroso: ringraziare…Ma – a questo proposito – un giorno è accaduto un fatto strano. La Regina del Cielo in persona è venuta fra noi, c’è da trent’anni, un fatto mai visto in duemila anni di cristianità.E’ venuta – a Medjugorije – letteralmente per salvarci, nella nostra sorte terrena ed eterna......
Pubblicato ilgennaio 1, 2012 da tempiC’è una lirica di Gerard Manley Hopkins intitolata “A che serve la bellezza mortale?”. Dove il poeta scrive: “vedi, fa così: tiene calda/ l’intelligenza dell’uomo alle cose che sono;/ a quanto significa il bene”.E conclude: “Basta che l’incontri; riconosci,/ in cuor tuo, del cielo il dolce dono; poi parti, abbandonalo./ Sì, augura, a tutti augura, di Dio la più graziosa bellezza, la grazia”.Perciò il mio “Te Deum” – al tramonto dell’anno Domini 2011 – sta tutto in una riga. Questa: “Ti ringrazio di avermi creato e fatto cristiano”.Come recitavo nelle mie preghiere di bambino che poi sono le preghiere di ogni buon cristiano. Una frase semplice che dice tutto.Ti ringrazio di avermi creato , di avermi pensato dall’abisso del tempo, di aver voluto proprio me, col mio volto, nella terra di san Francesco e santa Caterina, in questo tempo… di avermi amato dall’eternità , di avermi dato la splendida famiglia in cui sono nato, di avermi fatto venire al mondo e avermi fatto crescere in questo brandello di terra Toscana, in questo giardino con questo albero di melograno rosso fuoco e questo grande tiglio profumato, sotto un cielo così azzurro.E – dopo avermi chiamato dal nulla all’essere – ti ringrazio di avermi fatto cristiano così da scoprire che “la tua grazia vale più della vita”.