sabato 4 febbraio 2012

Appello a Celentano: «Ora difendi la vita»


.....Non si discute che i malati di Emergency e le famiglie bisognose debbano avere tutto il nostro sostegno, ma almeno loro – così non troppo in filigrana pare suggerire Ferrara – hanno avuto un passato che quando sono nati era il loro futuro. Il piccolo che invece è spuntato nel grembo di sua madre ma che da questa non è voluto, è davvero il più povero dei poveri perché non ha passato e non avrà futuro. Prima dei rifugiati curati da Gino Strada in Afghanistan ci sono centinaia di migliaia di figli che si sono rifugiati nel grembo della propria madre per essere accuditi da tutti noi. Il Giulianone nazionale torna quindi all’attacco: parlando di aborto in prima serata, ripetendo senza mezzi termini che questo è un omicidio, non facendo ideologia ma invitando a rimboccarsi le maniche ed invitando davanti ad un pubblico di 4 milioni e mezzo di Italiani ad un gesto politicamente scorretto, che però dovrebbe allettare un outsider come Celentano. «Pensaci» gli ha detto Ferrara. Sì, pensaci Adriano


di Tommaso Scandroglio
Tratto da La Bussola Quotidiana il 2 febbraio 2012

Napolitano e Celentano. Cosa hanno in comune oltre ai suffissi dei loro cognomi? Hanno in comune il fatto di essere stati entrambi destinatari di un appello a mezzo Tv fatto da Giuliano Ferrara.

L’appello riguardava la promozione di un progetto pro-life conosciuto come Progetto Gemma che propone anche con aiuti economici alle donne in difficoltà una strada diversa da quella dell’aborto. L’afasia del Capo dello Stato su questi grandi temi di civiltà, che si commuove giustissimamente per le vittime di Auschwitz ma che non spicca favella né versa una lacrima per i bambini mai nati, era prevedibile e dunque l’appello lanciato da Ferrara non è stato raccolto.


venerdì 3 febbraio 2012

La vecchia e l’Ave Maria


..... Il nome di Maria riportò la luce nel cuore e nella mente della vecchia, un punto di memoria e di innocenza.

C’è da sperare che anche alla vecchia Europa si accenda la memoria di “quel nome santo e soave”. Che le dodici stelle dorate che campeggiano sullo sfondo azzurro della bandiera europea, memoria inconsapevole delle dodici stelle che circondano il capo della Vergine, tornino a risplendere di luce......

di Elena Pagetti
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it l'1 febbraio 2012

L’Europa, talvolta, ha un sussulto che fa tornare a galla la “nobiltà ideale” della sua origine, la riporta a prendere coscienza di sé e della cultura che l’ha plasmata al suo sorgere.

Una cultura rispettosa della vita, animata dalla consapevolezza della dignità della persona umana. I “padri fondatori” dell’Unione, Adenauer, De Gasperi e Schuman, auspicavano un’unione di stati laici, consapevoli delle loro radici cristiane. Lo sviluppo del seme gettato nella terra europea non ha portato i frutti che si erano auspicati. Sono stati dimenticati i popoli per favorire unicamente il mercato; le decisioni di burocrati e tecnocrati si impongono spesso a discapito della sovranità degli stati e delle tradizioni delle singole nazioni.


giovedì 2 febbraio 2012

BUON COMPLEANNO TOMMASO

CIAO TOMMASO BUON COMPLEANNO
UN BACIONE DAI NONNI E DAGLI ZII!

Neanche gli spaccavetrine si meritano la sommarietà con cui trattano Cl

Anticipiamo l'editoriale che sarà pubblicato sul numero 05/2012 di Tempi, in edicola da giovedì.

Chissà perché quelli di Cl non sono ancora rappresentati con la croce gialla cucita sul petto. Franco Monaco, che è un deputato bindiano intimo del cardinal Martini, sembra augurarselo dalle colonne di Repubblica. L’occasione è ghiotta: il nuovo cardinale e arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che, consapevole di «darmi la zappa sui piedi», in un incontro con i giornalisti milanesi si è sentito in dovere di precisare che, pur essendo stato allievo di don Giussani, egli adesso non ha più nulla a che fare con quel movimento. Tanto meno con le eventuali “marachelle” di qualche suo aderente. Questa “presa di distanza” è spiegabile anche per i “segnali” che vengono da compitini sbagliati e ricicciati di cui abbiamo già scritto la settimana scorsa. Compitini, come quello di Sette, la cui attendibilità è già nella black list dei vescovi messi in quota Cl (uno è morto nel 1995) e nei titoli: “Comunione e Liberazione vanta una rete di 36 mila aziende per un giro d’affari di 70 miliardi” (l’articolo poi si corregge – in peggio – addebitando giro e affari alla Compagnia delle Opere, la quale però è un’associazione di imprese: è come scrivere che “Confindustria è una multinazionale”).


Detto ciò, è tutto serio. Serio l’attacco politico aRoberto Formigoni. Serio che L’Espresso legga carte d’inchiesta riguardanti persone con nomi e cognomi come “Cl”, così come negli anni Settenta scriveva che «Cl è pagata dalla Cia». Serio che non si arrivi nemmeno più a ricordare, come rispose don Carrón al Cazzullo inquisitorio, che la responsabilità dei propri atti è personale, e nessuno, neanche la buona stampa pisapiana, dovrebbe permettersi di criminalizzare un intero movimento. E poi, che strane cose accadono: chi sfascia tutto ha diritto a giudizi e giudici comprensivi. Chi costruisce quel poco di buono che resta in Italia, è un paria.
Twitter: @LuigiAmicone

martedì 31 gennaio 2012

ANONIMO SCRIVE

Già il film Le chiavi di casa di Amelio avevo aperto un po' questa strada, vale a dire il metter in chiaro che relazionarsi con l'handicap non è per niente facile nè bello, anche se quell'handicappato è tuo figlio.
E il libro di Verga sfonda la porta. Basta fare i perbenisti, i politicamente corretti e chi più ne ha più ne metta! I genitori di figli handicappati si sentono in colpa, cattivi, frustrati, impotenti e la sopportazione arriva al limite perché...siamo esseri umani. E pur amando e adorando i propri figli handicappati, a volte non si regge, a volte non ce la si fa più. Perché siamo fallibili. Tu hai mai avuto a che fare con handicappati? O con anziani, magari con Alzheimer o decadimento cognitivo? Anche se sono i tuoi genitori arrivi a non farcela più, a scoppiare perché non sei un santo né un'immaginetta ad uso e consumo di preti e parrocchie.
Verga ha soltanto detto ciò che prova, non ha voluto essere ipocrita, si è messo a nudo con il rischio di essere condannato, come nel tuo caso. Ma sono convinta che ama questo figlio e che continuerà ad aiutarlo ad andare avanti.
p.

FRATELLI NE MANCA UNO!!!ALESSANDRO MANDA LA FOTO

senza false modestie batto tutti i miei fratelli in simpatia!

ciao bellissimi avete dimenticato Alessandro!!!

ANTONIO SOCCI:


Chi è quel “signor Méndez” che ha pietà di noi, che ci fa stupire… e che trasforma il bruco deforme della nostra anima in una splendida farfalla ?
C’è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano.
E’ struggente. Ve lo consiglio
Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o l’emarginazione.
Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e lo suggerisce proprio il “signor Méndez”, direttore del “Circo della farfalla” che presenta alla fine Will come “un’anima coraggiosissima”.
La “deformità” di Will, la sua mutilazione è l’immagine della nostra povera umanità, l’immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato, ai propri sbagli, al proprio “non essere amato” e quindi vittima impotente di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità.
La storia infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa miseria umana fa spettacolo: “il miglior spettacolo di mostri della città”.
Promesse di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e crudelmente derisi per le loro deformità…
Il tipaccio che li illustra infine annuncia: “una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”.
Ecco, questo è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità.
Il pubblico davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà.
Ma quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti.
Il “Signor Méndez” ha uno sguardo diverso su quei poveretti.
Vi fa pensare a Qualcuno?
Ecco la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il cappello davanti a Will, il suo “tu sei magnifico!”, l’immediato perdono per lo sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si vedeva “magnifico”.
Il “Signor Méndez” è subito pronto a scusarlo e giustificarlo: “non è successo niente. E’ colpa mia. Forse mi sono avvicinato un po’ troppo, giusto amico?”.
Chi è quest’uomo strano, unico? E’ il “signor Méndez”, famoso perché direttore del “Circo della farfalla”, quello che – secondo il mondo – fa “spettacoli stravaganti”.
E’ considerato “strano”, “stravagante”, perché è diverso dal luna park delle mostruosità.
Will decide di andare col “Circo della farfalla”, dove lo accolgono con calore, ma non gli fanno fare quello che faceva prima perché “da noi non c’è nessun fenomeno da baraccone”.
Il “Signor Méndez” gli dice: “non c’è niente di edificante nell’esporre le imperfezioni di un uomo… noi siamo contenti che tu stia qui con noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo”
È lo spettacolo della bellezza, dell’armonia, dell’audacia, dell’abilità umana. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la compagnia del “Circo della farfalla”….
Il “Signor Méndez” annuncia: “signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po’ di stupore”.
Il “signor Méndez” guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will: “splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono sbalorditivi!”
Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche lui può essere come loro.
Infatti gli svela qual è la vera bellezza dei suoi artisti: sono tutti dei redenti, sono persone che erano state buttate dal mondo come perduti e perdenti. E sono rinate.
Perché il “Circo della farfalla” mostra appunto questo meraviglioso spettacolo: il bruco deforme che diventa bellissima farfalla.
Dice il “Signor Méndez” a Will: “se soltanto tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri”.
E’ una possibilità anche per Will. Perché la vera bellezza è quella di chi si lascia amare, di chi accetta la misericordia e “rischia” tutto se stesso in questo amore,
L’obiezione di Will: “Ma sono diversi da me” (tipica obiezione di chi si sente più disgraziato e più incapace di tutti gli altri).
Ma il “Signor Méndez” rovescia totalmente le sue categorie di giudizo:
“Sì. Tu un vantaggio ce l’hai: più grande è la lotta e più è glorioso il trionfo”.
E infatti per Will arriva il trionfo. Così il “Signor Méndez”, felice e commosso può annunciare:
“I vostri occhi saranno testimoni, in questo stesso giorno di un’anima coraggiosissima”.
Non più spettatori di una mostruosità, ma testimoni di una gloriosa rinascita e di un’avventura ardimentosa.
Io penso che il “Circo della farfalla” esista in questo mondo. E’ il Regno di Dio che Gesù è venuto a instaurare. E’ lui che davanti alla mostruosità di ogni uomo gli sussurra: “Tu sei magnifico!”.
E gli diventa amico perché il bruco, il verme, diventi la libera e bella farfalla … Gesù non è venuto a incriminare, a giudicare, a puntare il dito (lo fa già il mondo). No. Gesù è venuto pietosamente a guarirci. A farci rinascere.
E chi siamo noi per dire: no, quello non può farcela, quello è uno abbandonato da Dio?
Ecco una bella pagina del grande Dietrich Bonhoeffer:
“Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro,
sceglie una creatura umana come suo strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se le aspetta.
Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono ‘perduto’, lì Egli dice ‘salvato’; dove gli uomini dicono ‘no!’, lì Egli dice ‘sì’! Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì Egli posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente incomparabile. (…).
Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, lì Egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del Suo amore, della Sua vicinanza e della Sua Grazia”.
Questo è il cristianesimo.

Nick Vujicic

Regolarmente tiene discorsi in tutto il mondo sulla disabilità e sulla speranza.
Primogenito di una famiglia serba cristiana, Nick Vujicic nacque a Melbourne, Australia con una rara malattia genetica: la tetramelia; è privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. Inizialmente, i suoi genitori rimasero scioccati per questo.
La sua vita è stata piena di difficoltà. Non ha potuto frequentare la scuola tradizionale a causa del suo handicap, come la legge australiana richiede. Durante il suo periodo scolastico, la legge fu cambiata, e Nick fu uno dei primi studenti disabili a frequentare una scuola normale.[1] Ha imparato a scrivere usando le due dita del suo “piede” sinistro,


Farina: «Abbiamo vinto


una grande battaglia:


l'Europa ha detto "no"


all'eutanasia»


Il Consiglio d'Europa ha varato un testo dove si afferma che «Deve essere sempre vietata l'eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte». Intervista a Renato Farina (Pdl), uno dei parlamentari che ha contribuito a fare approvare un testo controcorrente per gli standard europei

«È stata una vera e propria battaglia. E abbiamo vinto. il Consiglio d'Europa ha varato un testo che esprime un netto no all'eutanasia e al suicidio assistito». Renato Farina, parlamentare del Pdl, non nasconde a tempi.it di essere molto soddisfatto perché l'assemblea del Consiglio d'Europa, che riunisce parlamentari di 47 Stati europei, 20 in più dell'Ue, compresi gli ex Stati comunisti, ha varato un testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento dove si afferma: «Deve essere sempre vietata l'eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte».

Come siete riusciti a fare approvare un testo simile in ambito europeo?
La proposta di varare un testo su questi temi è nata nella Commissione affari sociali del Consiglio d'Europa. Per evitare contrapposizioni, il lavoro è stato affidato alla guida di Costa, un catalano del gruppo dei liberali. Lui ha affrontato la questione del fine vita in modo intelligente, arrivando a un testo davvero equilibrato, che si distaccava molto da chi voleva che fosse affermata la libertà di scelta fino a permettere l'eutanasia e il suicidio assistito.

Il testo infatti è molto deciso: il "no" all'eutanasia non lascia spazio a interpretazioni.
Sì, perché l'abbiamo reso ancora meno ambiguo. Trovando l'appoggio del relatore e di molti paesi anche non cristiani, siamo riusciti a fissare due paletti. Primo: si chiarisce che non si avallano in alcun modo eutanasia e suicidio assistito, anzi, che bisogna opporsi a queste pratiche. Secondo: nel caso che ci sia un dubbio sulla volontà del paziente, deve sempre prevalere la salvaguardia della vita.

Si aspettava questo risultato?
Sapevo che sarebbe stato molto difficile perché di solito l'assemblea è in mano al nichilismo nordico. E a volte neanche il Partito popolare europeo svolge bene il suo lavoro. Oggi però, insieme anche a Volontè e Santini, abbiamo fatto un grande lavoro.

Erano tutti d'accordo con il testo?
No. In aula c'era una forte tensione e sono venute fuori tutte le posizioni che circolano in Europa. C'è anche chi ha negato esplicitamente il principio secondo cui la vita è un bene indisponibile. In tanti volevano che il testamento biologico diventasse l'anticamera implicita dell'eutanasia. Alla fine si è votato, e abbiamo vinto 30 a 25. Uso queste parole perché è stata una vera battaglia. E noi l'abbiamo vinta, con una convergenza molto bella di culture, partiti e religioni diverse.

Che valore ha questa risoluzione, cambia qualcosa a livello pratico?
Sì. Queste risoluzioni sono moralmente vincolanti per i Parlamenti europei ma soprattutto costituiscono la base delle decisioni della Corte europea per i diritti dell'uomo, quella che aveva sentenziato inizialmente contro l'affissione del crocifisso nelle scuole, per intenderci. Se invece avessimo legiferato per l'eutanasia, chissà quanti ricorsi sarebbero fioccati, con la Corte che avrebbe potuto costringere i tribunali nazionali a dare ragione a chi pretende che gli Stati promulghino leggi a favore di eutanasia e suicidio assistito.
twitter: @LeoneGrotti


lunedì 30 gennaio 2012

MASSIMO SCRIVE

siete tutti e solo dei "sani". ho visto verga ieri sera ed ho pianto pensando ai miei che hanno un figlio "solo" sociopatico borderline bipolare c manie persecuzione e istinto suicida e non sanno mai se al mattino sarò io o un avatar.Due coniugi ultra 80enni che se il figlio esce non sanno che condizioni torna, sì perchè se mi togli dai miei gusci io dò via di matto. una violenza verbale fuori misura incontaminabile ma mi amano come Verga ama Moreno.Non siate i soliti cattolici minchioni aperti all...oscurantismo. andate vivere po all ANFASS o ISAH e accontentatevi del bacio salivoso vi da una bimba di 35-40 anni.
Massimo 1956

RISPONDO

Caro Massimo
modera i toni e i giudizi.Puoi esprimere tranquillamente tutto cio' che pensi senza dover per forza offendere le persone che non la pensano come te.
Ho pubblicato il tuo scritto pubblico sempre tutto senza censurare,
Se incominciamo noi a mettere barriere fra chi vive queste esperienze e il resto del mondo!!!!!! non possiamo poi aspettarci molto!!!!non credi?Ti sto scrivendo da Osimo mi trovo ricoverata con il mio Giovanni alla "lega del filo d'oro.
Non so se conosci il posto comunque non siamo in villeggiatura.
Ribadisco che pur condividendo,pur comprendendo ecc.....il padre Massimiliano ritengo che una posizione cosi' non possa essere d'aiuto ne' per il padre e nemmeno per il piccolo Moreno.
Certamente vomitare tutto cio' che ha raccontato potrebbe essere terapeutico.
Spero per lui che possa incontrare persone che lo possano aiutare a vivere con Moreno una realta' piu' umana.
Spesso il grosso dei problema dei nostri figli siamo proprio noi genitori (li amiamo tanto ma forse siamo bloccati noi da questa diversita' che incuriosisce molti)

COMMENTI DEI LETTORI SUL LIBRO ZIGULI DI MASSIMILIANO VERGA

Credo che questo padre abbia avuto un grande coraggio di scrivere senza ipocrisia, quello che molti altri genitori con figli disabili non hanno il coraggio di confessare. Credo inoltre che il fatto che abbia avuto il coraggio di scrivere certe "cattiverie" possa avere un effetto terapeutico sul grande dolore da lui provato. Non potrei mai giudicare questo padre e a lui e al figlio rivolgo tutta la mia solidarietà in senso laico e umano. Che coraggio! Spero inoltre che questo libra faccia parlare il più possibile della situazione di vita dei disabili/handicappati/ diversamente abili, chiamiamoli come vogliamo, ma che se ne parli! La strada nell'esigibilità dei loro diritti già sanciti per legge è ancora molto molto lontana!

Lavoro con i bambini disabili da più di anni e riconosco parte di me in questo papà. é dura,tanto da non potere immaginare, tanto da non poter capire nemmeno io come facciano questi genitori. Per un anno una bambina ha urlato ininterrottamente dalla mattina alla sera, senza apparente motivo, senza dolore, senza una motivazione...ringraziavo Dio quando uscivo da scuola, lo pregavo affinchè aiutasse i genitori; io potevo uscire e lasciare il "problema" alle spalle, loro no. In quel periodo è affiorata a galla tutta la mia impotenza, tutta la frustazione e si, tutta la rabbia, perchè a volte ti sembra lo facciano apposta...nessuno può capire se non lo vive. Lode a questo papà coraggioso che avuto il coraggio di esternare ciò che altri genitori si vergognano di dire temendo di essere giudicati.

domenica 29 gennaio 2012

INTERVISTA A MASSIMILIANO VERGA (LE INVASIONI BARBARICHE LA7)

NECESSITO DI ESPERIENZE POSITIVE


Cortometraggio del 2009 diretto da Joshua Weigel.
Emozionante e commovente “The Butterfly Circus” ha una bella fotografia e una narrazione poetica. Un messaggio di speranza, forte, diretto e positivo, insegna a non arrendersi. Molto bravo Nick Vujicic. Il corto è un pò la storia della sua vita. Senza arti fin dalla nascita, non ha mai smesso di credere in se e nella vita; è riuscito a laurearsi e adesso gira il mondo raccontando la sua storia, e cercando di portare in giro un messaggio di speranza a chi come lui ne ha bisogno.
Nick Vujicic (Melbourne, 4 dicembre 1982) è un predicatore, uno speaker motivazionale australiano, direttore di “Life Without Limbs”, un’organizzazione per i disabili.

GIOVANNI E I SUOI AMICI

E' POSSIBILE VIVERE IL QUOTIDIANO CON LETIZIA.