lunedì 23 gennaio 2012

Schettino è il capro espiatorio. Così ci indigniamo senza immedesimarci

Intervista allo psichiatra Eugenio Borgna sulla tragedia all'isola del Giglio.

La gogna mediatica cui è sottoposto il capitano è frutto di una semplificazione che lascia spazio solo alla recriminazione, allo sfogo e a certe magliette idiote. «Infierendo su una persona, perdiamo tutta la carica emozionale e ci ritroviamo così incapaci di riflettere sulla vera tragedia: la morte delle persone e il mistero del dolore».
Di Leone Grotti
19 Gen 2012
«La tragedia della Concordia mette in evidenza una delle tendenze dominanti di oggi: cogliere l’aspetto più evidente e facile da comprendere di una situazione per ampliarlo, ingrandirlo, fino a trasformarlo nella sola causa di tutto il male che ne consegue. Quella di semplificare e sintetizzare tutte le cause di una tragedia in un punto solo è una tendenza dominante di oggi».


Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell’Ospedale maggiore di Novara e libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali dell’Università di Milano, definisce così a tempi.it la predisposizione dei giornali e di una parte della società ad affrontare i problemi in termini di capro espiatorio. «Appena una persona considerata grande e importante, come un capitano di nave, diventa debole e cade, la gente lo prende di mira, dando sfogo così alle proprie inconsce frustrazioni. I giornali fomentano questo atteggiamento perché così possono semplificare i problemi, senza fare la fatica di approfondire niente. Il problema, però, è che nell’aggressione senza pietà dimentichiamo la morte, il dolore e ogni domanda sul mistero che esse rappresentano».


sabato 21 gennaio 2012

Il loden del premier non si può bagnare

...Così fanno i comandanti veri, così non fanno invece banchieri e professori. Perché se c’è una cosa che stride in questa vicenda è la totale assenza, fisica e mediatica, del premier Monti e del ministro dei Trasporti Passera. Capisco che chi è abituato ai salotti vellutati di congressi e seminari possa avere difficoltà a muoversi tra gommoni e soccorritori sporchi di fatica e fradici di sudore.....


L'ordine di De Falco a Schettino è già cult. E qualcuno tira in mezzo Berlusconi. Ma se c’è una cosa che stride in questa vicenda è la totale assenza di Monti e del ministro Passera

di Alessandro Sallusti
Tratto da Il Giornale del 19 gennaio 2012

Vada a bordo, caz... L’ordine dato via telefono al riluttante capitano Schettino dall’ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno è subito diventato un cult. Stampata su magliette, parafrasata in internet su migliaia di blog, la frase ha fatto il giro del mondo. È come se la tragedia già stesse scivolando in farsa. Lo provano anche le risate e gli applausi raccolti in studio dal comico Crozza l’altra sera a Ballarò. Battute di cattivo gusto che hanno dato la stura alla polemica che ancora mancava nel Paese dei parolai. O meglio, la mamma di tutte le polemiche, perché ovviamente non è che Silvio Berlusconi potesse essere tenuto fuori da questa vicenda. Secondo la solita compagnia di giro, Schettino sarebbe l’emblema dell’Italia berlusconiana. Ora, all’ex premier si possono rimproverare diverse cose, ma se c’è uno che si è immerso personalmente e fisicamente nei dolori e nei drammi degli italiani, questi è proprio Silvio Berlusconi. Da Onna all’Aquila, fino a Lampedusa, Berlusconi è sempre salito sulle navi in difficoltà ed è sceso soltanto quando anche l’ultimo dei passeggeri era stato messo al sicuro. E ancora oggi, che non è più al comando, il Pdl è rimasto sulla plancia di questa Italia incrinata.


Schettino, l’umiliazione di “quell’uomo” e il marciume del moralismo

....Perché “quell’uomo” è l’uomo. C’è in ciascuno “quell’uomo”, inescusabile e capace di mentire fino all’ultimo, possibile atto di redenzione.

E proprio in “quell’uomo”, di fianco, sotto, prima, dopo, tutt’intorno alla falsità sputata (“va bene Comandante”) c’è una segreta, silenziosa implorazione, che non riesce neanche a prendere forma, tanto è capacità dimenticata o rifuggita: “Perdonatemi”. Perdonami. Tu, a cui ho rovinato l’esistenza: perdonami. Tu, se puoi, perdona un inescusabile....


....Occorre un terremoto, qualcosa che scombussoli e, nello stesso tempo, realizzi la giustizia. Qualcosa di eccezionale, come un uomo che, nonostante la sua inescusabilità, sia capace di desiderare di fare l’unica cosa all’altezza della sua statura: dare la vita per l’altro. E al Giglio si è visto anche quest’uomo. Ma la strada del dono di sé è quella meno percorsa, meno abbracciata. Si capisce: è la meno probabile....


di Pier Paolo Bellini
Tratto da Il Foglio del 18 gennaio 2012

“Va bene, comandante”. Non c’è andato, Schettino. Il comandante Gregorio Maria De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno (lo sentiamo tutti) “ha ragione”: sta dicendo semplicemente quello che si impone alla coscienza come “obbligatorio”. Alla coscienza d’uomo.

mercoledì 18 gennaio 2012

COMMENTO SUL LIBRO ZIGULI'

cattiveria? vorrei ben vedere come vivresti con un figlio in una tale condizione, evidentemente non hai capacità di immedesimazione se non capisci che questo libro è soprattutto uno sfogo, una liberazione, visto che metà è stato scritto di getto, in una notte. Ne ho sentite tante ma accusare qualcuno che non solo deve curare se stesso ma un'altra persona, per il fatto di non farlo con il sorriso, è fuori dal mondo

Nessuno ha accusato questo padre.
Leggete bene sia l'articolo che i commenti.
Nessuno parla di cattiveria.
Capisco le difficolta' di questo padre credo comunque che non si pretenda che abbia stampato il sorriso ma le frasi che si leggono sono molto pesanti.

domenica con gli amici


Scrivi qui il riassunto del POST

Intervista a Julian Carron , Corriere della Sera 16 gennaio 2012

Pubblicato il 16 gennaio 2012


.... «Il caso del San Raffaele? Non conosco la vicenda ma ricordiamoci che si tratta di una grandissima istituzione»
Don Giussani diceva: non deleghiamo a nessuno la nostra presenza culturale, sociale e anche politica L’erede di don Giussani: non esistono politici «nostri», questo va chiarito Teniamo all’esperienza cristiana, che ha a che vedere con tutto Il voto di un ciellino? Dipende da cosa vogliono destra e sinistra Sull’Ici Bagnasco ha già chiarito. Ma la Chiesa dà più di quanto riceve.....

MILANO – Don Julián Carrón, 62 anni a febbraio, è il successore di don Giussani. Vive come lui nell’istituto del Sacro Cuore, con vista sulla tangenziale Est di Milano. Ha ereditato la sua cattedra di Introduzione alla teologia alla Cattolica. E da sette anni è il capo di Comunione e Liberazione. Anche se non tutti lo conoscono, vista la sua leggendaria discrezione. «Sono nato in Estremadura, da genitori contadini. Coltivavano ciliegi. Sono entrato in seminario a Madrid, nel 1960. Avevo dieci anni. Fui ordinato sacerdote nel ’75, l’anno in cui morì Franco».
L’intervista
Come fu il suo primo incontro con Giussani?

«Fu casuale, a Madrid. Sulle prime, non ne capii tutta la novità. Solo nel tempo ho percepito la differenza che Giussani portava: non nella preghiera, nella liturgia, nella riflessione esegetica, ma nella consapevolezza vissuta che il cristianesimo è un avvenimento che esalta e compie l’umano; era ciò che diventava esperienza nel rapporto coi giovani, resi capaci di stare nel reale. Accadde lo stesso a me: conoscendo don Giussani, vidi che la mia umanità veniva ascoltata e sfidata continuamente. E che la fede può incidere sulla vita. Per questo gli dicevo: “Non finirò mai di ringraziarti, perché mi hai consentito di fare un cammino umano”».

martedì 17 gennaio 2012

da Brunella

rallegramenti di cuore a lorenzo, a sabina e a giacomo.UN BEN ARRIVATA ALLA NUOVA CREATURA !!! E' BELLISSIMA!
UN ABBRACCIO BRUNELLA E COMPANY

domenica 15 gennaio 2012

ITALIA



Abbiamo salutato nipotini figli e nuore ,prima a Boston poi a Cincinnati e il 5 abbiamo fatto rientro in Italia dove ci attendeva

Giacomo con la sua sorellina nuova Miriam

e Habib


Giovanni mercoledi' ha fatto l'esplorazione in narcosi.Gli occhietti non vanno molto bene adesso proviamo a curare il destro e mettiamo qualche goccia in piu' nel sinistro e speriamo che lo trovino meglio il 24 febbraio

ALL'INDIETRO PROGRESSIVAMENTE

.....Qualcuno potrebbe dire che la scristianizzazione della società è una conquista. Che si prosegue la strada che è già stata percorsa con il matrimonio civile, con l’abolizione del diritto d’asilo.
Io ricordo sommessamente che in realtà è una ri-conquista. Che è esistito un tempo in cui non c’erano santi patroni, che si lavorava ogni giorno della settimana, in cui ci si sbarazzava di nati ingombranti semplicemente sbattendoli in un fiume. Che queste stesse “conquiste” si possono trovare in altre società, presso altri popoli, che normalmente passano per meno civilizzati......


Berlicche socio di SamizdatOnLine

Forse lo avrete già sentito nominare, ma se ancora non lo sapete c’è uno spettacolo teatrale, in giro, dove il volto di Cristo viene fatto oggetto di lancio di escrementi, o almeno supposti tali.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "CONTINUATE CON I COMMENTI":

Leggerlo...non so, ci devo pensare, quindici euro sono tanti per farsi vomitare addosso, soprattutto se poi questo padre non lo si può nemmeno guardare in faccia e abbracciare. Ho ascoltato l'intervista e letto la presentazione del libro. Prima di essere tacciata anch'io di perbenismo, premetto che ho anch'io un bambino disabile grave, il più piccolo dei miei quattro figli, con la sindrome di down e una grave compromissione dello sviluppo per una sofferenza cerebrale prenatale che lo ha portato ad essere anche epilettico. Quindi ci sono dentro in pieno. Anch'io a volte dico che mio figlio ha una specie di frittura mista in testa, per squarciare il velo di chi lo vede carino (è proprio bello) e dentro di sé pensa che sono una cretina perchè non ho fatto l'amniocentesi ed eliminato il problema prima o di chi mi compatisce e pensa comunque come sopra. Spero che prima di scrivere quest'uomo abbia potuto parlarne con qualcuno, che non sia stato il suo unico modo di poter affrontare l'argomento. Non credo che la disabilità in sé sia un dono; se non hai qualcuno (e Qualcuno) che ti fa compagnia e a cui chiedere 'cosa mi vuoi dire e dare in questa circostanza? Cosa mi chiedi?', la rabbia è il migliore dei sentimenti, altrimenti si passa alla rassegnazione (che secondo me è ancora peggio,perchè non ti muove a nulla). Ho partecipato a tante riunioni di genitori di disabili che si associano per risolvere problemi concreti ma con l'occhio di chi vuole sistemare,contenere, appianare, proteggere...Non che non facciano bene, ma a me non basta. Io ho bisogno che Qualcuno mi si faccia compagno e mi dica che io sono amata e mio figlio con me, anzi lui ha una parte grande in questo amore. Spero poi veramente che questo papà non creda che suo figlio non sia in grado capire se è amato o meno solo perchè non gli si può fare un discorso completo; nemmeno un padre di un disabile può permettersi di essere un idiota, come d'altronde nessun padre! Questo figlio è il velo del tempio che si squarcia. Bisogna guardare fino in fondo e vedere che siamo attesi e visitati da Qualcuno di molto grande, che ci chiama.
Buon anno a tutti,
Cristina

Il libro lo puoi comperare in formato ebook costa 5 euro in meno.
grazie per il commento.Noi ci troviamo con altre famiglie proprio per farci Compagni l'uno dell'altro.
Il gruppo si chiama "amici di giovanni"
E' aperto a tutti abili e non abili se vuoi avere maggiori informazioni scrivimi.
ciao


sabato 14 gennaio 2012

CONTINUATE CON I COMMENTI

Sarebbe bello far nascere una discussione!
Dirsi le cose con sincerita' come questo padre di Moreno ha fatto.
Ammiro il suo coraggio anche se non condivido le modalita' di comunicazione che ha usato.
Dentro in ogni pagina del libro c'e' lo strazio di un padre,una ferita sanguinante una grande solitudine.
Leggere il libro comunque conviene a tutti.
Non si potra mai comprendere lo strazio di un padre, forse si potrebbe cominciare a comprendere un po'.
Certamente, dopo una simile lettura, tutti ma proprio tutti non si sentiranno piu' schiacciati dai tagli che lo stato sta attuando.

COMMENTO ALL'ARTICOLO scritto da Simone Fanti in Dibattiti, Pensieri e riflessioni | Permalink

Penso che sei una perbenista e anche di bassa lega.Probabilmente le domeniche le passi a messa e non conosci determinate problematiche inerenti ad un handicap.Purtroppo chi non è dentro a queste cose non le capisce e tu non fai eccezione.. Marc Antoine Diamanti


Bene
sei il primo che aderisce e spero anche che tu abbia letto il libro!!!
L'articolo che ho messo sul blog non e' mio ma di Simone Fanti e sono contenta che abbia risvegliato in te il desiderio di commentare.
Il libro e' comunque particolare non credi?
Certamente risveglia le coscienze dei lettori,non e' certo una lettura facile.
Spero che l'aver potuto gridare il dolore abbia portato una boccata d'ossigeno a questo padre .Ho anch'io un bimbo down,cieco e con esiti di infiammazione cerebrale.
Credo di comprendere i sentimenti di questo padre e nonostante abbia e vivo situazioni molto simili alla sua non mi sento di condividere quello che ha scritto.
Guarda che sono contenta che l'abbia fatto a volte e' bene gridare a tutti cosa significhi vivere queste quotidianita',certamente Moreno comprende e giustifica il padre ,sa di essere amato da lui ,speriamo che la lettura di questo libro risvegli nelle persone il desiderio di comprendere di piu' questa realta'.


venerdì 13 gennaio 2012

ZIGULI'



Massimiliano Verga, autore del libro "Zigulì", è padre di Jacopo, Cosimo e Moreno, un bellissimo bambino di otto anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni.

"Zigulì" è una raccolta di pensieri e immagini quotidiane su che cosa significhi vivere accanto a un disabile grave, pensieri molto duri, ma talvolta anche molto ironici, su una realtà che per diverse ragioni tutti noi preferiamo spesso ignorare.



martedì 10 gennaio 2012

Dire no al libro di Massimiliano Verga: «Zigulì»

L'articolo non e' mio .L'ho pubblicato per sentire le varie reazioni.
Quando leggete quest'articolo e mandate vostri commenti cercate di spiegare la vostra posizione.Non inveite non serve a nulla perche' il bello e' poterci confrontare.
Io ho messo quest'articolo,voi mandate i vostri commenti ma cercate di spiegarvi.
Dirmi che non capisco nulla sulla disabilita' quando vivo il mio quotidiano con un bimbo in condizioni simili a quelle di Moreno mi sembra ridicolo.
Mettendo quest'articolo ho volutamente non detto la mia posizione per lasciare liberi i lettori .
Dopo molti commenti come questo che ora metto...."...se Lei in questo libro ha colto della cattiveria..allora...con tutto il rispetto...non ha proprio capito niente!Che peccato per Lei però, non essere riuscito a cogliere il senso del libro.. a me ha fatto "vibrare"... e mi fa così MALE leggere certi commenti ma MALE davvero! E' un libro straordinario..è un padre straordinario che, come tutte le persone che si trovano nella medesima situazione , meritano rispetto!.......non costruisce nulla.
Nel corso del tempo ho espresso la mia posizione e spero che cerchiate nel blog quale essa sia.(L'autore dell'articolo e' Simone mentre l'autore del blog sono io Tiziana Caggioni)giusto per spiegare ad alcuni lettori che forse non hanno compreso grazie.)
grazie buona lettura





scritto da: Simone Fanti in Dibattiti, Pensieri e riflessioni | Permalink 

La copertina del libro di Verga: Zigulì, la vita dolceamara con un figlio disabile
La copertina del libro di Verga: Zigulì, la vita dolceamara con un figlio disabile
No non mi piace. Posso accettare la crudezza di linguaggio, il realismo delle difficoltà, la rabbia dettata dalla disperazione e dall’incapacità di gestire la disabilità. Ma non posso accettare la cattiveria. Il libro di Massimiliano Verga, sociologo del diritto all’Università di Milano Bicocca, Zigulì. La vita dolceamara con un figlio disabile, non può lasciare indifferenti.
«Se Moreno (il figlio disabile di Verga, ndr) potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe il diritto di incazzarsi con me», scrive l’autore del libro. «Ma, per fortuna, non può leggere perchè è cieco. E neppure capire perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente solo di riconoscere tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua e nanna. Insomma uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo male. E io mi concedo questo vizio».
Anche se tra le righe si può leggere un certo affetto e la forte rabbia per l’impotenza verso un figlio in difficoltà, faccio fatica a digerirle. Non è per un falso perbenismo, ma queste parole mi feriscono. «Sei insopportabile», scrive Verga, «Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porto oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista».
Chi è abituato a usare le parole sa che ogni affermazione ha un peso, crea un effetto, trasmette qualcosa agli altri. Scrivere è quasi strapparsi di dosso una parte e regalarla alla vista e al giudizio degli altri. E se tratti di puro affetto mitigano la violenza di certe affermazioni, non riesco ad accettare la cattiveria con cui è scritto,
«Ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini della vita con mio figlio Moreno», scrive Verga. «Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare, immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ho perfino pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano, perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una Zigulì. Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci più caso. Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché, come dico sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi. Questo libro è uno dei tanti scatti che ho fatto negli ultimi anni. Ma mi sento come un fotografo che usa ancora una macchina analogica. Per vedere se è lo scatto giusto, devo aspettare che qualcuno sviluppi la pellicola e mi faccia avere la stampa».

AVETE VOGLIA DI LEGGERLO?FRA QUALCHE GIORNO APRO UN FORUM E NE PARLIAMO INSIEME?


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Zigulì
VERGA MASSIMILIANO
Metà di quello che ho scritto è uscito in una notte. Il resto sul tram, mentre andavo al lavoro” racconta nelle prime pagine di questo straordinario libroMassimiliano Verga, padre di Moreno, sette anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni. “Così ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini di sette anni di vita con mio figlio Moreno, il secondo di tre. Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare, immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci più caso. Ho perfino pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano, perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una biglia. Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché come dico sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi. Questo libro è uno dei tanti scatti che ho fatto negli ultimi anni.”
Un libro crudo e insieme intenso e dolcissimo. L’atto d’amore, coraggioso e disarmante, di un padre per il figlio disabile.
MASSIMILIANO VERGA ha quarantun anni. Insegna sociologia deldiritto, divertendosi molto. È un alpinista che vivrebbe volentieri al mare, se non fosse che i suoi figli e San Siro sono a Milano.