
Con questo blog desidero dare la possibilita' a tutti di leggere articoli ,commenti ,interventi che mi aiutano a guardare la realta', a saperla leggere ed essere aiutati a vivere ogni circostanza positivamente. Mounier diceva "la vita e' arcigna con chi le mette il muso" (lettere sul dolore). E' importante saper abbracciare la realta' tutta per poter vivere la giornata con letizia.
mercoledì 15 febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Il mio Principe
Codovilli Gina
Soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico
A Riccione, la perla verde dell’Adriatico, si snoda la vicenda toccante e drammatica riportata dall’autrice.
È la madre stessa a raccontare, quasi in presa diretta, ventidue anni di vita insieme al figlio Andrea, affetto da autismo.
Idroterapia, musicoterapia, logopedia, psicoterapia, ippoterapia, delfinoterapia: sono altrettante stazioni di una sorta di via crucis che la donna percorre con lo scopo di risvegliare il figlio dal «fatale incantesimo» che lo tiene rinchiuso in un mondo tutto suo. Ma non è soltanto la narrazione intima di un dolore.
Nello scenario spensierato della riviera romagnola la storia privata e familiare diventa l’emblema di un percorso umano universale. Il lettore non avrà difficoltà a ritrovarsi nelle stesse obiezioni, a sentire come propri i momenti di scoramento o di esaltazione della protagonista. In una parola, a riconoscere il valore di una testimonianza, caratteristica genuina del libro.
Lungo il suo cammino, Gina Codovilli riscoprirà la fede cristiana e, con essa, il senso di un compito misterioso assegnato da «Chi dirige le vite di noi tutti». La presenza di Andrea, da fardello e fonte di imbarazzo, si trasformerà in occasione di cambiamento radicale. Di più: sarà l’irruzione di una misericordia inaspettata, tanto da farle scrivere: «La tenerezza di Dio si rivela quando il mio bambino mi accarezza il lobo dell’orecchio».
Presentazione di S.E. Mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini
Postfazione di Filippo Muratori, professore di Neuropsichiatria infantile all’Università di Pisa - IRCCS Stella Maris
«Andrea sembra sordo: non si gira se lo chiamo, se faccio tintinnare un sonaglio, se invento ogni genere di suoni e rumori. Lui se ne frega di tutte le strategie che metto in atto per richiamare la sua attenzione e continua imperterrito a sfarfallare la sua mano davanti al viso. Il suo mondo arriva lì, alla sua mano: oltre non c’è nulla.»
Maltempo? Un grande valore pedagogico
......Il maltempo, contro il quale ben poco possiamo fare, ha il suo valore pedagogico: ci ricorda chi siamo, collocandoci gentilmente, ma invincibilmente, al nostro posto di creature. Ci obbliga a rallentare i ritmi (disumani) che spesso abbiamo e ci dona un po’ di silenzio, merce preziosissima, ma poco valutata nell’epoca contemporanea. Il maltempo educa, necessariamente, ad obbedire alla realtà.
E se, camminando nella neve, ci è parso di incrociare più facilmente lo sguardo ed il sorriso degli altri, affaticati ed impacciati come noi, non stupiamocene: si chiama umanità..............
Una riflessione sul disagio creato dall'ondata di freddo e neve
di Salvatore Vitiello*
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 4 febbraio 2012
Le condizioni di maltempo su tutta l’Italia e sull’intera Europa, con temperature siberiane ed importanti nevicate, hanno certamente determinato un profondo disagio per tutti, impedendo gli spostamenti e, talvolta, perfino di assolvere ai “normali” doveri lavorativi, stravolgendo l’ordinario svolgimento delle giornate.
CIAO BRUNELLA
MA HANNO O NON HANNO ABILITA'
Simone Capuzza SCRIVE
Sono un Animatore di Comunità presso un Centro per Disabili di Grosseto e cara sig.ra Tiziana dico
"disabili" non "diversamente" abili,
perchè è decisamente meno ipocrita.
Il suo è un commento da ipocrita.
Esprimo tutta la mia solidarietà verso Massimiliano Verga, Uomo saggio e degno di rispetto.
lunedì 6 febbraio 2012
EUTANASIA
domenica 5 febbraio 2012
LA QUANTITA- ESAGERATA DI NEVE CI STA ISOLANDO DAL RESTO DEL MONDO NON CI HA NEMMENO PERMESSO DI POTER PARTECIPARE AL BATTESIMO



sabato 4 febbraio 2012
Appello a Celentano: «Ora difendi la vita»

.....Non si discute che i malati di Emergency e le famiglie bisognose debbano avere tutto il nostro sostegno, ma almeno loro – così non troppo in filigrana pare suggerire Ferrara – hanno avuto un passato che quando sono nati era il loro futuro. Il piccolo che invece è spuntato nel grembo di sua madre ma che da questa non è voluto, è davvero il più povero dei poveri perché non ha passato e non avrà futuro. Prima dei rifugiati curati da Gino Strada in Afghanistan ci sono centinaia di migliaia di figli che si sono rifugiati nel grembo della propria madre per essere accuditi da tutti noi. Il Giulianone nazionale torna quindi all’attacco: parlando di aborto in prima serata, ripetendo senza mezzi termini che questo è un omicidio, non facendo ideologia ma invitando a rimboccarsi le maniche ed invitando davanti ad un pubblico di 4 milioni e mezzo di Italiani ad un gesto politicamente scorretto, che però dovrebbe allettare un outsider come Celentano. «Pensaci» gli ha detto Ferrara. Sì, pensaci Adriano
di Tommaso Scandroglio
Tratto da La Bussola Quotidiana il 2 febbraio 2012
Napolitano e Celentano. Cosa hanno in comune oltre ai suffissi dei loro cognomi? Hanno in comune il fatto di essere stati entrambi destinatari di un appello a mezzo Tv fatto da Giuliano Ferrara.
L’appello riguardava la promozione di un progetto pro-life conosciuto come Progetto Gemma che propone anche con aiuti economici alle donne in difficoltà una strada diversa da quella dell’aborto. L’afasia del Capo dello Stato su questi grandi temi di civiltà, che si commuove giustissimamente per le vittime di Auschwitz ma che non spicca favella né versa una lacrima per i bambini mai nati, era prevedibile e dunque l’appello lanciato da Ferrara non è stato raccolto.
venerdì 3 febbraio 2012
La vecchia e l’Ave Maria

..... Il nome di Maria riportò la luce nel cuore e nella mente della vecchia, un punto di memoria e di innocenza.
C’è da sperare che anche alla vecchia Europa si accenda la memoria di “quel nome santo e soave”. Che le dodici stelle dorate che campeggiano sullo sfondo azzurro della bandiera europea, memoria inconsapevole delle dodici stelle che circondano il capo della Vergine, tornino a risplendere di luce......
di Elena Pagetti
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it l'1 febbraio 2012
L’Europa, talvolta, ha un sussulto che fa tornare a galla la “nobiltà ideale” della sua origine, la riporta a prendere coscienza di sé e della cultura che l’ha plasmata al suo sorgere.
Una cultura rispettosa della vita, animata dalla consapevolezza della dignità della persona umana. I “padri fondatori” dell’Unione, Adenauer, De Gasperi e Schuman, auspicavano un’unione di stati laici, consapevoli delle loro radici cristiane. Lo sviluppo del seme gettato nella terra europea non ha portato i frutti che si erano auspicati. Sono stati dimenticati i popoli per favorire unicamente il mercato; le decisioni di burocrati e tecnocrati si impongono spesso a discapito della sovranità degli stati e delle tradizioni delle singole nazioni.
giovedì 2 febbraio 2012
Neanche gli spaccavetrine si meritano la sommarietà con cui trattano Cl
Anticipiamo l'editoriale che sarà pubblicato sul numero 05/2012 di Tempi, in edicola da giovedì.Chissà perché quelli di Cl non sono ancora rappresentati con la croce gialla cucita sul petto. Franco Monaco, che è un deputato bindiano intimo del cardinal Martini, sembra augurarselo dalle colonne di Repubblica. L’occasione è ghiotta: il nuovo cardinale e arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che, consapevole di «darmi la zappa sui piedi», in un incontro con i giornalisti milanesi si è sentito in dovere di precisare che, pur essendo stato allievo di don Giussani, egli adesso non ha più nulla a che fare con quel movimento. Tanto meno con le eventuali “marachelle” di qualche suo aderente. Questa “presa di distanza” è spiegabile anche per i “segnali” che vengono da compitini sbagliati e ricicciati di cui abbiamo già scritto la settimana scorsa. Compitini, come quello di Sette, la cui attendibilità è già nella black list dei vescovi messi in quota Cl (uno è morto nel 1995) e nei titoli: “Comunione e Liberazione vanta una rete di 36 mila aziende per un giro d’affari di 70 miliardi” (l’articolo poi si corregge – in peggio – addebitando giro e affari alla Compagnia delle Opere, la quale però è un’associazione di imprese: è come scrivere che “Confindustria è una multinazionale”).
Twitter: @LuigiAmicone


