martedì 10 gennaio 2012

IL CASO IL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE SUPERAMENTO DELL'HANDICAP, PIETRO BARBIERI: «NON È STRAORDINARIO CHE UN GENITORE AMMETTA I PROPRI LIMITI»

......Massimiliano Verga non ricama. Spiazza. E verrebbe da darglieli al posto di Moreno quegli schiaffi che il figlio di otto anni non potrebbe. Però è coraggioso. Duro e disperato quando scrive: «Sei insopportabile. Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista». Ma c'è un senso di resa quando ammette: «Moreno incarna l'idea del figlio che nessuno vorrebbe avere»......
«Il tuo cervello è una Zigulì»Il libro choc sul figlio disabileIl racconto «senza retorica» di un professore di Sociologia Sei insopportabile. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in cameraMILANO - «Se Moreno potesse leggere o capire quello che ho scritto, avrebbe tutto il diritto di incazzarsi con me. Ma, per mia fortuna, non può leggere, perché è cieco. E neppure capire, perché la Zigulì che ha sotto i capelli gli consente di riconoscere soltanto le tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua, nanna. Insomma, uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. E io mi concedo spesso questo vizio».

venerdì 6 gennaio 2012

Niente Down in Danimarca

Quando è la follia ad essere perfettaNel suo prometeico tentativo di diventare una "società perfetta", la Danimarca sembra procedere a tappe forzate nel progetto di eliminare tutti i soggetti affetti dalla sindrome di Down. Nel 2004 il governo danese ha impresso una possente spinta a questa battaglia eugenetica offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi". L’obiettivo pare sia quello di raggiungere il primato di unico Paese al mondo «Down Syndrome Free». Esiste anche una data entro cui realizzare il sogno: il 2030. A rivelarlo è stato, sul finire di quest’anno, un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso sul quotidiano danese Berlingske, con l’inquietante affermazione che «presto nascerà l’ultimo bambino danese affetto dalla sindrome di Down».

mercoledì 4 gennaio 2012

L’INESORABILE POSITIVITÀ DEL REALE Esercizi degli universitari di Comunione e Liberazione R I M I N I , D I C E M B R E 2011

Pubblicato ilgennaio 3, 2012Introduzione Julián Carró9 dicembre, seraSiete giunti dall’Argentina, dall’Austria, dal Belgio, dal Brasile, dallaNigeria, dalla Russia, dalla Spagna, dalla Svizzera, dall’Uganda o da ogniparte dell’Italia: è il gesto più chiaro di una mendicanza, di uno che riconosceil proprio bisogno, un bisogno a cui non è in grado di dare unarisposta con la propria energia, con la propria intelligenza, con i propridiscorsi. È questo che ci ha messi in cammino pieni di attesa: quanto piùè grande l’attesa, tanto più siamo consapevoli della nostra impotenza.Perciò, l’unico gesto adeguato per incominciare, quando siamo così pienidi un’attesa sconfinata, è gridare, è domandare allo Spirito di Dio, all’Unicoche può rispondere adeguatamente a questa attesa.Discendi Santo Spirito

CINCINNATI

lunedì 2 gennaio 2012

SOCCI: Per cosa ringraziare? IL MIO “TE DEUM” DI FINE ANNO (con un augurio a tutti voi)

......Veramente di più. E mille e mille grazie quotidiane mi ubriacano di stupore.Ringraziare del resto significa predisporsi a ricevere altre grazie. Così mi è stato insegnato. Saggezza e grandezza del decimo lebbroso: ringraziare…Ma – a questo proposito – un giorno è accaduto un fatto strano. La Regina del Cielo in persona è venuta fra noi, c’è da trent’anni, un fatto mai visto in duemila anni di cristianità.E’ venuta – a Medjugorije – letteralmente per salvarci, nella nostra sorte terrena ed eterna......
Pubblicato ilgennaio 1, 2012 da tempiC’è una lirica di Gerard Manley Hopkins intitolata “A che serve la bellezza mortale?”. Dove il poeta scrive: “vedi, fa così: tiene calda/ l’intelligenza dell’uomo alle cose che sono;/ a quanto significa il bene”.E conclude: “Basta che l’incontri; riconosci,/ in cuor tuo, del cielo il dolce dono; poi parti, abbandonalo./ Sì, augura, a tutti augura, di Dio la più graziosa bellezza, la grazia”.Perciò il mio “Te Deum” – al tramonto dell’anno Domini 2011 – sta tutto in una riga. Questa: “Ti ringrazio di avermi creato e fatto cristiano”.Come recitavo nelle mie preghiere di bambino che poi sono le preghiere di ogni buon cristiano. Una frase semplice che dice tutto.Ti ringrazio di avermi creato , di avermi pensato dall’abisso del tempo, di aver voluto proprio me, col mio volto, nella terra di san Francesco e santa Caterina, in questo tempo… di avermi amato dall’eternità , di avermi dato la splendida famiglia in cui sono nato, di avermi fatto venire al mondo e avermi fatto crescere in questo brandello di terra Toscana, in questo giardino con questo albero di melograno rosso fuoco e questo grande tiglio profumato, sotto un cielo così azzurro.E – dopo avermi chiamato dal nulla all’essere – ti ringrazio di avermi fatto cristiano così da scoprire che “la tua grazia vale più della vita”.

giovedì 29 dicembre 2011

SULLE PISTE CANADESI

                                              PAOLETTO SCIA E CADE
                                                PAOLETTO PATTINA

MIRIAM

                                                         E' NATA MIRIAM



Oggi alle 11.14.
3.040 Kg
La mamma é stata molto brava ed ora sta bene.
Ciao,

FESTA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

....Il Santo Natale suscita in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano morte e nel mondo possano regnare la giustizia e la pace. Ma la nostra terra continua ad essere intrisa di sangue innocente. Ho appreso con profonda tristezza la notizia degli attentati che, anche quest’anno nel Giorno della Nascita di Gesù, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese della Nigeria. Desidero manifestare la mia sincera e affettuosa vicinanza alla comunità cristiana e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo assurdo gesto e invito a pregare il Signore per le numerose vittime. Faccio appello affinché con il concorso delle varie componenti sociali, si ritrovino sicurezza e serenità. In questo momento voglio ripetere ancora una volta con forza: la violenza è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte; il rispetto, la riconciliazione e l’amore sono l'unica via per giungere alla pace.....
Cari fratelli e sorelle!All’indomani della solenne liturgia del Natale del Signore, oggi celebriamo la festa di Santo Stefano, diacono e primo martire della Chiesa. Lo storico Eusebio di Cesarea lo definisce il «martire perfetto» (Die Kirchengeschichte V,2,5: GCS II,1, Lipsia 1903, 430), perché è scritto negli Atti degli Apostoli: «Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo» (6,8). San Gregorio di Nissa commenta: «Era un uomo onesto e pieno di Spirito Santo: con la bontà dell’animo adempiva l’incarico di nutrire i poveri e con la libertà della parola e la forza dello Spirito Santo chiudeva la bocca ai nemici della verità»

Card.Angelo Scola : GESÙ È NATO PER VOI



Pubblicato ildicembre 26, 2011

Tracce 22 dicembre 2011
«L’Altissimo ha fatto irruzione nel tempo per andare incontro, infragilendosi Lui stesso che era Dio, a chi è nella fragilità e nel bisogno». Con questo annuncio l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha visitato il 21 dicembre i reparti di Geriatria e Medicina dell’Ospedale Policlinico di Milano. Si è fermato letto per letto a benedire, accarezzare, pregare insieme a quei malati che – per età, condizioni mediche e, spesso, anche per solitudine – rappresentano la parte più bisognosa della comunità ospedaliera. L’immedesimazione dell’Arcivescovo nella sofferenza di queste persone, nel loro destino, nella domanda di salute che è ultimamente domanda di salvezza, è ciò che ha colpito tutti. Poi il Cardinale ha celebrato la Messa nella cappella dedicata ai Santi Innocenti all’interno della Clinica Mangiagalli, ben nota come luogo di tante nascite ma anche di tanti aborti.
Richiamando la storia di Erode che ordina un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù “re di Giudea”, Scola commenta che il dolore innocente, quello di 2000 anni fa come quello di oggi, «urge una risposta di salvezza e speranza».
In questo solco si inserisce l’opera di chi lavora in ospedale, che ha il compito di documentare quotidianamente la positività ultima della vita, custodendola dal primo istante fino all’ultimo. Da un punto di vista innanzitutto medico-sanitario, ma anche umano e affettivo: «Oggi, dimenticando la dignità dell’uomo, si sopporta tranquillamente la tragedia dell’aborto e si specula su come si debba far morire chi è irreversibilmente segnato dalla malattia».

domenica 25 dicembre 2011

LA TENTAZIONE A NATALE

La tentazione del Nataledi Julián Carrón24/12/2011 - L'articolo di don Julián Carrón pubblicato sull'Osservatore Romano del 24 dicembre 2011
Per descrivere la nostra umanità e per guardare in modo adeguato noi stessi in questo momento della storia del mondo, difficilmente potremmo trovare una parola più adeguata di quella contenuta in questo brano del profeta Sofonìa: «Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele». Perché? Che ragione c’è di rallegrarsi, con tutto quello che sta accadendo nel mondo? Perché «il Signore ha revocato la tua condanna».Il primo contraccolpo che hanno provocato in me queste parole è per la sorpresa di come il Signore ci guarda: con uno sguardo che riesce a vedere cose che noi non saremmo in grado di riconoscere se non partecipassimo di quello stesso sguardo sulla realtà: «Il Signore revoca la tua condanna», cioè il tuo male non è più l’ultima parola sulla tua vita; lo sguardo solito che hai su di te non è quello giusto; lo sguardo con cui ti rimproveri in continuazione non è vero. L’unico sguardo vero è quello del Signore. E proprio da questo potrai riconoscere che Egli è con te: se ha revocato la tua condanna, di che cosa puoi avere paura? «Tu non temerai più alcuna sventura». Un positività inesorabile domina la vita. Per questo - continua il brano biblico - «non temere Sion, non lasciarti cadere le braccia». Perché? Perché «il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente». Non c’è un’altra sorgente di gioia che questa: «Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sof 3,14-17). Che queste non sono rimaste solo parole, ma si sono compiute, è ciò che ci testimonia il Vangelo; nel Bambino che Maria porta in grembo, quelle parole sono diventate carne e sangue, come ci ricorda in modo commovente Benedetto XVI: «La vera novità del Nuovo Testamento non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti - un realismo inaudito» (Deus caritas est, 12). Ed è un fatto talmente reale nella vita del mondo che non appena Elisabetta riceve il saluto da Maria, il bambino che porta nel grembo – Giovanni – sussulta di gioia. Quelle del Profeta non sono più soltanto parole, ma si sono fatte carne e sangue, fino al punto che questa gioia è diventata esperienza presente, reale: «Ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,39-45).

GESU' E'VIVO E CAMMINA CON TE

..... Adesso si capisce perché a Natale ci facciamo gli auguri. Dire agli altri «Buon Natale» è ricordare a tutti che Gesù Bambino è il regalo più bello che gli uomini hanno ricevuto. Le cose che ti ho scritto, un po’ difficiline, sono forse più interessanti che limitarsi a ripetere che a Natale bisogna essere buoni e aiutare i più bisognosi! Infatti per essere buono bisogna capire chi è Dio nella propria vita e cosa vuol dire che Dio è con noi tutti......Auguri a te e a tutti i tuoi.
Lettera ai bambini del Cardinal SCOLA\Carissima, carissimo,ti scrivo per farti gli auguri di Natale.Gli auguri di Natale sono diversi da quelli del tuo compleanno, quello per cui la mamma e il papà organizzano in tuo onore una festa a cui tu inviti gli amici.Ascolta un po’ in cosa consiste questa differenza.A Natale io e te ci scambiamo gli auguri, ma la festa non è anzitutto per noi. È per un altro: Gesù Bambino. Noi siamo gli invitati. Il Natale infatti è il Suo compleanno. Tu mi dirai: «Anche alla mia festa di compleanno ci sono degli invitati: i miei amici». Sì, ma anche il tuoi invitati non si scambiano fra loro gli auguri. Li fanno a te che compi gli anni.Per cogliere bene il senso del compleanno di Gesù, del Natale, tu ed io, insieme, dobbiamo fare un passo. Dobbiamo riconoscere che Gesù è vivo e cammina con noi. Ci accompagna a scuola, in casa, nel gioco con gli amici... in una parola: nella vita. Se è presente in mezzo a noi si capisce che ci inviti al suo compleanno. Qualche anno fa mentre dialogavo con un gruppo di bambini che, come molti di voi, si preparava alla Prima Comunione, uno di loro mi domandò: «Tu parli di Gesù come se fosse qui tra noi, ma io non lo vedo come vedo te, non lo sento parlare come sento te, non lo posso toccare come ho toccato te quando prima mi hai dato la mano.Come fai a dire che è vivo ed è qui?». Io ho risposto così (prova a vedere se questa risposta ti convince): «Il tuo papà e la tua mamma adesso non sono qui: tu non li vedi, non li senti, non li tocchi: vuoi dire forse che non esistono? Tu sai bene che loro ci sono e spesso senza neanche accorgerti, soprattutto nei momenti un po’ più difficili, come durante un compito in classe o quando scoppia qualche piccolo litigio con i tuoi amici, tu pensi a loro; e questo ti aiuta. La presenza di Gesù è un po’ di questo tipo». Il bambino che mi aveva rivolto l’obiezione però era vispo e subito replicò: «Sì, ma Gesù è vissuto 2000 anni fa e poi è morto». E io di rimando: «I tuoi nonni sono ancora vivi?». «Sì», mi ha risposto. «E i tuoi bisnonni?». «La mia bisnonna è morta un anno fa». «Allora tu l'hai conosciuta. E adesso hai ancora un qualche legame con lei?». «Sì», non ha avuto dubbi. «Vuoi provare a dirmi di cosa si tratta?». «Mi ricordo di lei perché spesso la nonna le porta i fiori al cimitero». «Perché lo fa?». «Perché continua a volerle bene». «Quindi - ho aggiunto io - c è qualcosa nel rapporto coi nostri cari che non finisce con la morte. C'è qualcosa che sopravvive alla morte».

Scola: chi è l’uomo che non desidera capire se stesso fino in fondo?



L'INTERVISTA/ Scola: chi è l’uomo che non desidera capire se stesso fino in fondo?


Una lezione profonda e al tempo stesso confidenziale sulla «notizia» più grande di tutta la storia: l’evento del Natale, nel quale «Dio si fa bambino per accompagnare la vita singolare e personale di ciascuno di noi». Nel suo pomeriggio fitto di impegni, il cardinale Scola ha dedicato un’ora del suo tempo ai giornalisti. Per continuare una «tradizione» che ho iniziato a Venezia, dice, un momento di incontro e dialogo al quale tengo molto.Un dialogo a tutto campo, ma dove tutti i temi affrontati dal cardinale trovano senso nell’unico evento che redime il tempo, la festa cristiana del Natale. Al temine, il cardinale ha risposto brevemente anche alle domande delSussidiario. Come può l’evento del Natale, eminenza, toccare anche al vita dei non credenti? «Per il semplice fatto» risponde Scola «che l’evento di Gesù non è qualcosa che si aggiunge all’esperienza dell’uomo. Facendosi carne, assumendo la nostra carne mortale, Gesù spiega compiutamente la nostra vita. La domanda diventa: chi è l’uomo che non ha il desiderio di capirsi fino in fondo? Ecco, il paragone con Gesù è la grazia donata all’uomo di tutti i tempi per capire il senso della propria vita». Non finiremo mai di immedesimarci in questo mistero. È questo il Natale, dice Scola: «Un Dio che si fa piccolo per raccogliere la nostra piccolezza, in questo scambio misterioso assumere la nostra umanità, in tutto, tranne che nel peccato, per consentirci di vivere nella speranza certa dell’eternità. Ma donandoci fin d’ora un anticipo dell’eternità stessa: un modo più gustoso di amare, di lavorare, di riposare, di costruire la città dell’uomo, di affrontare la nostra fragilità».Ne ha avuto per tutti, il cardinale. Anche per chi gli ha chiesto un piccolo «bilancio» di questi suoi primi mesi nella nuova diocesi. «Sono stanco, ma al tempo stesso sempre più a mio agio. Sono tornato a casa mia, in un certo senso, questo di solito fa sempre piacere e credo che piaccia a ciascuno di voi». E ancora: «Ho trovato negli incontri che ho fatto finora un popolo di Dio molto solido. Il mio desiderio è uno solo: far fronte come posso, al di là dei miei limiti e delle mie capacità, al compito che il Signore mi ha dato, accompagnare il popolo di Dio che è in Milano a vivere secondo la bellezza, la bontà e la verità del Dono che ha ricevuto».