venerdì 20 aprile 2012


«Batti il cinque Gio
amico speciale»
E la differenza
è il gioco più bello

Una mattina alla scuola media di Brusaporto
dove in prima A si fa a gara ad aiutare Giovanni,
ragazzino down e quasi cieco. Il tema di Filippo:
«Con lui ho imparato a vedere con il cuore»
DI MARTA TODESCHINI


La campanella della terza ora suona e il primo a uscire dall’aula è lui.
Palloncino viola in mano, gli occhiali legati dietro la nuca, un nugolo di compagni
addosso. Letteralmente, tanto da costringere l’assistente educatrice a «liberare» il loro ostaggio
dalla morsa di abbracci. «Batti cinque Gio», e lui batte a piene mani, cerca i suoi compagni,
è pronto per un altro pezzo di mattina insieme. Non vede che qualche ombra, ma gli basta
riconoscere le loro voci. Giovanni Caggioni frequenta la prima
A della scuola media di Brusaporto, il suo paese. Ha 14 anni,è down e quasi cieco e il suo
nome è comparso su queste pagine qualche mese fa, per un’originale forma di protesta che
aveva avuto per protagonista uno dei suoi cinque fratelli, Antonio.Lo chiamavano «l’uomo del cartello» per via del foglio che mostrava, silenzioso, fuori da scuola. Sopra c’era scritto«Giovanni ora non è a scuola»:
voleva ricordare che, nel passaggio dalle elementari alle medie, gli erano state riconosciute
nove ore di insegnante di sostegno e 21 di assistente educatrice,anziché le 30 chieste al Comune
dalla famiglia, in modo da garantire la compresenza delle due figure. Al diniego, i Caggioni avevano deciso di rinunciare a nove ore alla settimana di scuola.

Esplosione di attenzioni
Sono trascorsi sette mesi e ora la notizia da dare è esplosiva come la gioia di questi ragazzini
all’uscita dall’aula. Giovanni ancora frequenta la scuola per 21 ore settimanali, a seguirlo ci sono
l’assistente educatrice Betti Campana e Carmela Puglisi,l’insegnante di sostegno.
E il bilancio è più che positivo, sia per la cura degli insegnanti,sia per lo strabordante affetto
dimostrato dai compagni. «Si parla sempre in negativo, si sentono sempre fatti pesanti di
bullismo e a volte sarebbe necessario mettere il punto su ciò che accade di bello – commenta
Tiziana Caggioni, la mamma di Giovanni–. Giovanni è letteralmente circondato da ragazzini
e ragazzine che lo accolgono, lo aiutano e lo riempiono di  attenzioni».
Anche gli insegnanti osservano quasi stupiti «la gara a stare con lui», come conferma Sonia Venturelli,
la profe di lettere. L’amicizia vera, «da libro cuore», si sbilanciano i Caggioni, prosegue
anche fuori dall’aula. Così capita che se mamma Tiziana s’inventa un pigiama party a casa,
lo debba dire all’ultimo minuto, «se no arrivano tutti, e non c’è spazio sufficiente».
Arrivi in classe con lui e gli tolgono la giacca, zitti lo ascoltano all’opera con le nacchere, mentre
riproduce lo scalpitio del cavallo al trotto (il Medioevo si studia anche così), e non mancano
gli scherzi. Come quando Filippo ruba la sedia a rotelle che Gio utilizza per le gite e gli spostamenti più difficili e si fa portare in giro, cantando.


Amici per la pelle


«Proprio Filippo ha dato il la a questa onda di entusiasmo –aggiunge mamma Tiziana –.
Lui con semplicità, dando un’amicizia sincera a Giovanni ha forse suscitato il desiderio anche
negli altri di conoscerlo meglio.È commovente vederli accompagnarlo all’uscita della scuola».
Filippo Cattaneo, il bambino di prima A che costruisce modellini in legno con il nonno e da
qualche anno si fa il suo orticello a casa, al suo amico Gio ha dedicato anche un tema. inizia
così: «Gio è il mio amico speciale.Per avere 14 anni non è molto alto, ha i capelli biondi, le
orecchie piccole, il naso corto e stretto su cui tiene sempre gli occhiali rossi perché non ci vede
bene. Ha la voce grossa come un tenore, però lo sentiamo di rado... Nel pomeriggio si appende
sugli anelli per fare ginnastica e fa anche acrobazie».
Nel tema ha anche ricordato la vacanza trascorsa insieme al mare lo scorso anno: «Ho imparato
tante cose: ascoltare il mare, annusare la pineta, ho sentito il sapore della sabbia, toccare
il vento con le mani, ho imparato a vedere con il cuore proprio come fa Giovanni, perché lui ti
vuole bene e basta!».


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