martedì 18 agosto 2009

DON GIANNI BAGET BOZZO UN CATTOLICO IN CARNE ED OSSA



Don Gianni si lasciò trascinare dalla passione per la Chiesa e per l’umanità fin dove nessun altro avrebbe osato. Nel bene e nel male, è un grande testimone di fede del nostro tempo

di mons.Luigi Negri*
Per certi aspetti conoscevo in modo approssimativo don Gianni Baget Bozzo; ricordo fra gli altri un bellissimo, intensissimo incontro con lui e don Luigi Giussani, qualche convegno cui abbiamo partecipato insieme, qualche incontro, anche se frettoloso, al Meeting per l’Amicizia fra i popoli, ma ho frequentato molto il suo pensiero.


Posso dire di aver letto attentamente tutti i suoi testi, libri e articoli, soggiogato da quel suo linguaggio limpido, forte, elementare, che metteva in grado di penetrare anche i problemi più complessi, sia di carattere teologico che culturale con sufficiente facilità. Per questo ritengo che la sua perdita sia gravissima per quanto riguarda il mondo culturale non soltanto cattolico; ma don Gianni Baget Bozzo è stato innanzitutto un uomo di fede, espressione di quella fede vissuta, come si amava dire in Lombardia fino a qualche decennio fa, dai nostri vecchi. La fede vissuta dalle generazioni che ci hanno preceduto in modo limpido e forte, contribuendo alla nascita di quella civiltà cristiana che ha saputo segnare, in modo determinante, la storia dell’umanità, generando quei valori etici e sociali che appartengono per sempre alla tradizione dell’Occidente europeo e che hanno come punto di riferimento fondamentale la persona e quei suoi diritti fondamentali che esprimono immagine e somiglianza di Dio che è sigillata nel cuore di ogni uomo che viene in questo mondo. Don Gianni Baget Bozzo ha vissuto questa fede e ha difeso questa fede perché nel popolo cristiano non venisse meno e quindi non si attenuasse la forza, la presenza del popolo cristiano nella vita della società.
A mio modo di vedere è stato uno dei più intelligenti apologeti degli ultimi decenni, preoccupato, da un lato, di salvaguardare l’integrità del popolo cattolico contro tutte le derive sociologiche e gnostiche che nascevano e si diffondevano per una approssimativa e ideologica interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. E dall’altro lato, forte dell’integralità di questo dogma, ha avuto anche il coraggio di entrare in quelle questioni di cui adesso si fa fatica a parlare, ad esempio indicando – in un suo lucidissimo volume – nel demonio la radice di tutto questo progetto anticristiano e quindi antiumano che si è svolto negli ultimi decenni sotto i nostri occhi, e che forse sta raggiungendo il suo termine devastante. Don Gianni Baget Bozzo ha difeso la fede da ogni attacco rivolto ad essa, nella Chiesa e fuori dalla Chiesa.

Quell’intuito metafisico
Possedeva una cultura di grande respiro e di vastissima estensione, conosceva perfettamente la lezione filosofica, sia classica che cristiana, aveva uno straordinario intuito di carattere metafisico, è stato uno degli ultimi, grandi difensori della metafisica. Ed è questa fondamentale risorsa metafisica che lo rendeva un dialettico insuperabile nelle diatribe sia scritte che orali. Questo suo uso della ragione metafisica poteva essere messo in scacco soltanto da chi, invece di ragionare, dava corpo a mozioni, intuizioni, psicologismi che, legittimamente, don Gianni disprezzava, perché non sono cultura: sono una premessa e una conseguenza, mentre la cultura si fa solo sul filo della ragione. Possedeva poi una sensibilità alla dimensione socio-politica della fede, cioè a quella dimensione nella quale la fede indica delle direzioni di carattere teorico e pratico per il riconoscimento e la salvaguardia del bene comune del popolo. Su questa strada don Gianni Baget Bozzo è andato libero, senza complessi, ha saputo superare schemi anche consolidati di carattere sociale, politico e partitico quando riteneva che non servissero più in modo adeguato al bene del popolo cristiano e, al di là di esso, al bene della società.

Solo i vili e i morti non sbagliano
Non si è fatto, quindi, condizionare da una conservazione a tutti i costi delle strutture e degli schemi del passato, ma non li ha contestati per il puro gusto di contestarli, e certamente non li ha contestati sotto l’urto di ideologie mondane che egli aborriva. E quella che lui aborriva più di tutte era l’ideologia marx-leninista degli ultimi anni, quel miscuglio orrendo di marx-leninismo e di radicalismo individualistico che è la rovina della società in Europa. Don Gianni ha superato questi schemi e ha individuato strade nuove di intervento, avendo come preoccupazione quella di trovare, di volta in volta, situazioni e condizioni di maggiore agibilità per la difesa del bene del popolo cristiano e della società.
Ha portato fino in fondo queste scelte, molte delle quali – ognuno sa – sono opinabili, perché dipendono dalle circostanze, dalle sensibilità e dai momenti in cui si vive. Ma lui le ha portate a fondo con il sacrificio che questo gli ha richiesto anche nell’ambito della struttura ecclesiastica. Come tutti gli uomini animati da grandi passioni e da grande generosità don Gianni ha certamente compiuto degli errori (nella storia non sbagliano solo i vili e i morti), ma è stato comunque un testimone di una inesauribile passione per Cristo, per la Chiesa e per l’umanità, per una società meno condizionata dal punto di vista di quelle ideologie di cui lui, fra i primi insieme a papa Giovanni Paolo II, aveva intuito la risoluzione, la fine, il declino inesorabile. Per questo penso con gratitudine a lui, per questa testimonianza che ha dato di amore incondizionato a Cristo, alla Chiesa e all’uomo; non tocca a me giudicare il suo cuore, che fra l’altro è, ormai definitivamente, nella mani del Padre.

La nostra comune devozione
Una cosa avevamo in comune – e di questo sono sempre stato lieto negli incontri con lui –: una tenera devozione alla Madre del Signore, garanzia ultima nel corso della tradizione cristiana perché il popolo non cada in rovina. Così, quando ho saputo che aveva chiesto che le sue spoglie mortali riposassero in una piccola chiesa di campagna meta di intensi pellegrinaggi popolari alla devozione mariana, ho capito ancora una volta che proprio da questa devozione mariana la sua vita traeva quella indomabilità per il vero e per il bene che lo ha reso, nel bene e nel male, un grande testimone cristiano del nostro tempo.

*vescovo di San Marino-Montefeltro
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