martedì 13 settembre 2011

Il commento dell’Associazione Medicina e Persona del Piemonte e Valle d’Aosta


Perché ci interessa il libro "Vivi"?

Medicina e Persona è un’associazione di operatori e ne rappresenta la volontà di essere presenti, di giocare la propria identità nel mondo sanitario. Medicina e Persona non è un gruppo di interesse, anche se rappresenta le posizioni di quanti lavorano in sanità; non nasce in contrapposizione al mondo dei pazienti, ma parte da una posizione umana che ritiene che operatori e persone assistite abbiano lo stesso bisogno. E il primo bisogno è il bisogno di significato, il bisogno di essere voluti bene con gratuità. Di fronte agli egoismi che emergono in tante manifestazioni della vita quotidiana, di fronte ad una società che si fonda su una visione di breve respiro, che rifiuta la sfida del dolore e della diversità e tende a ricercare il benessere e l’edonismo ad ogni costo, le storie di vita raccontate da Cavallari ci testimoniano una bellezza e una ricchezza di umanità, di significato, di positività di cui non possiamo fare a meno. Infatti, rinunciare a questa ricchezza è rinunciare ad un di più per tutti gli uomini, senza questi esempi la società diventa fredda, cinica, si culla nel suo egoismo e nel suo edonismo; senza di essi non può sussistere la società stessa. Questi episodi di vita ci ricordano per cosa è fatto l’uomo, e che si è veramente uomini quando si accetta, si condivide l’umano in tutti i suoi aspetti, non per obbedienza a regole imposte dall’esterno. Queste persone, queste famiglie (senza queste famiglie, senza queste madri e questi padri nulla di ciò vi sarebbe) rivelano l’eroismo del quotidiano, ma dentro una grande dignità e dentro l’obbedienza, l’amore, a quello che il reale, la condizione esistenziale comportano. Pertanto, dobbiamo essere grati a queste persone perché il loro atteggiamento, la loro posizione umana sono di richiamo a tutti noi ad una società più civile, ad una società della condivisione e della fraternità.

Altri due aspetti importanti per gli operatori sanitari emergono da ‘Vivi’: il primo è che non bisogna mai negare la speranza all’ammalato, fatto che si traduce sia nel prendersi cura, nel non abbandonare l’ammalato anche quando sembra non esserci una cura, sia nell’essere aperti a vedere possibilità di recupero anche dove non sembrano esserci; il secondo aspetto è che il rapporto tra operatore e paziente è fonte di conoscenza, non solo umana, ma anche tecnica, perché si impara a conoscere meglio la malattia, a trovare nuove terapie e nuove modalità di cura.
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