domenica 18 marzo 2012

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Dire no al libro di Massimiliano Verga: «Zigulì»":

Così come si è diversi nell'affrontare figli normali, si è diversi anche verso i figli disabili. Anch'io ho un figlio disabile e i pensieri sono molto simili a quelli di Verga. Anch'io a volte mi ritrovo a volte ad adorare mio figlio e a volte a maledire il momento in cui abbiamo preso la decisione di adottarlo (ma la disabilità è stata una cosa di cui abbiamo avuto coscienza dopo... niente eroismi... avremmo voluto un figlio normale). Sebbene abbia sempre pensato che tra le cose più terribili che possano capitare a una persona vi sia la morte di un figlio, sarei contenta se mio figlio morisse prima dell'ultima persona che si possa occupare di lui (e credo che saremo io e mio marito....). E questo perché gli voglio bene....
Non ho apprezzato il libro da un punto di vista letterario, perché altro non è che un diario reso pubblico, ma la sua lettura mi ha mostrato come i miei sentimenti non siano unici. Non lo pensavo neppure prima di averlo letto, ma diciamo che questo libro l'ha messo nero su bianco.
Niente cattiverie perciò, ma solo umanità.

RISPOSTA

Penso che tutti si possano ritrovare con gli stessi pensieri dell'autore,siamo uomini esseri incapaci di vero amore.
Chi non ha avuto segni di impazienza,disperazione,rassegnazione,dolore durante il compito genitoriale?
Non e' necessario avere un figlio disabile per provare questi sentimenti.
Basta una notte in bianco e i nostri nervi saltano ,il nostro equilibrio ne risente.
Non dobbiamo scandalizzarci per certi pensieri!!! Nemmeno pero' cullarli e ritenerli giusti per la situazione.
I figli sono sempre diversi da quelli pensati ed immaginati.
E' difficile che ci corrispondano e quando hanno una disabilita' questi sentimenti
queste difficolta' si amplificano,possono riempire tutti i nostri pensieri.
Giustamente l'anonimo diceva che il libro e' piu' un diario .
E' lo sfogo di un padre che lascia pero' aperte molte domande.
Il lettore puo' rischiare di soffermarsi piu' sugli sfoghi,le parolacce.
L'autore ci comunica altro.
"la scuola (non ho lottato per te)" la gente ti guarda (forse mi sento io guardato)"
"I figli i tuoi fratelli(che fatica declinare le varie situazioni)
la moglie(camminare insieme sarebbe stato bello!!!ma i primi diversi siamo noi.)
Ci comunica una lotta che caratterizza la sua giornata.
Un frullato di pensieri puliti e sporchi che generano situazioni strane faticose.
Ci consegna un grido che accomuna tutti gli uomini.
Non credo che desideri il nostro consenso o dissenso lascia aperta la domanda.
La vita e' una lotta e una costante domanda .La diversita' non fa altro che riaccendere questa domanda questo desiderio di comprendere il senso del vivere.
Diciamo che tutto sommato ci rende piu' veri ,forse piu' vulnerabili ma piu' veri.
E' necessario pero' aiutarci domandare aiuto camminare insieme verso il destino che accomuna tutti gli uomini e che per chi crede ha la D maiuscola.
Per il dopo? affidiamoci non siamo noi gli unici che possiamo accompagnare i nostri figli.
Amare ,dopo avergli dato la vita , e' accompagnarli per un pezzo di strada comunicandogli la positivita' della vita .

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