martedì 13 marzo 2012

La Chiesa cattolica e il Pil d'Italia

DA IL CLANDESTINO
Cronaca di una normale giornata in piazza S.Pietro a Roma. Marzo 2012. Udienza del mercoledì. Gli oratori e il Papa salutano le decine di migliaia presenti in 7 lingue, citando i gruppi presenti di città da almeno 3 o 4 continenti. Il Papa di suo c'aggiunge saluti in altre 4 lingue slave, sempre perché ci sono in piazza presenti di quelle nazioni. Ora, senza a stare a fare troppi calcoli, questi pellegrini o turisti da tutto il mondo, per poco che spendano, hanno viaggiato o volato, mangiato, alloggiato, comprato, bevuto e visitato qualcosa in Italia, sia nel tragitto che a Roma. Senza considerare il contorno altalenante ma spesso fitto di giornalisti, tv, media, delegazioni, che vengono, spendono, notiziano, diffondono. E, nota bene, senza considerare che tra i monumenti più visitati in tutt'Italia oltre a Roma, ci sono in testa Chiese, arte sacra e dintorni. Ciò avviene tutto l'anno, da decenni. Anzi, da secoli. Quanto pesa col segno più tutto ciò sul Pil della nazione italica e della nostra sgangherata capitale? Quanto contribuisce alla ricchezza (e alla promozione nel mondo) dell'Italia? Qualcuno potrebbe quantificarlo al Monti e al Parlamento e a qualche intellettuale. Altro nota bene: non serve una laurea alla Bocconi. Restando insomma terra terra nel becero economicismo - non ce ne vogliano i credenti autentici - quanto sarebbe più povera l'Italia senza la Chiesa cattolica?
gv

Jump buffalo. Si chiama così il luogo in Canada dove seimila anni fa i nativi pellerossa spingevano i grandi bisonti dopo aver fatto lunghe corse in sentieri segnati da loro fantasmi e da agitazioni di pelli di lupo, e li facevano precipitare, per poi finirli a colpi di lancia e spellarli e disossarli. Qualcosa del genere hanno fatto i mercati finanziari con noi.
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