martedì 20 ottobre 2009

DON GIORGIO PONTIGGIA

DON PONTIGGIA
21.04.07
MONTERICCO IMOLA
Appunti non rivisti dall’autore
My father sings to me
D.G.:Non c’è nessuna differenza tra me e voi come persona. Ci troviamo a questo mondo con dentro una domanda: perché? Ci sono nella vita momenti in cui è sollecitato di più! Perché abbiamo questa domanda? Noi siamo una speranza, una promessa, un seme! Siamo dei mendicanti, né barbari né scemi, coscienti di essere una promessa.

C’è differenza tra mendicante e povero. I poveri sono borghesi, si umiliano per avere qualcosa che vogliono loro, non venivano a mangiare a casa mia quando li invitavo. Il mendicante non ha niente e cerca veramente! Uno così se trova qualcosa di interessante ci sta, lo prende sul serio. L’uomo è un mendicante rispetto alla promessa che è. Altrimenti sognerete il domani e quando sarà l’oggi vi deluderà. Qui sono in gioco io!
Greta : in effetti io aspetto l’università e nel frattempo non vivo.
D.G.: è pericoloso perché aspetti sempre qualcos’altro. Buzzati, un ateo col denso del mistero ne “Il deserto dei Tartari” racconta di un soldato che scappa perché stanco di aspettare un nemico che non arriva mai. Vuole raggiungere il mare. Incontra paesi dove gli fanno una gran festa, e tutti gli dicevano: va avanti! Perché sarà più bello. E ogni volta era come il chiudersi di un cancello. Va avanti ma la gente cala e il più bello è già passato. Si addormenta sfinito sulla spiaggia. Il mondo oggi (voglia Dio che non sia tuo padre madre o morosa) dice avanti! E poi ti diranno: il bello è già passato! La speranza non è qualcosa che deve avvenire nel futuro, nell’immaginazione, ma qualcosa che intuisco nel presente e che potrà dilatarsi. La speranza è una certezza nel presente, e il tempo la cresce. Altrimenti è la fuga dal presente. Un ragazzo con un tumore in operabile al cervello ha voluto fare la Via Crucis “per accettare la mia croce!” con una letizia, una certezza…in un modo misterioso realizzatore di questa speranza. Ricopriva i libri “voglio fare la maturità!”
Il sacrificio ha senso per qualcosa di presente e così la speranza se non è legata al presente è un sogno. “qualcosa che deve venire, compiersi, ma connessa col presente” (Giuss). Ti aiuterà a rischiare di più per qualcosa che riconosci vero adesso! Uno canta la mia esistenza, la mia salvezza. Ciò rende possibile le mia meta. Riconoscere possibile questo è l’inizio del cammino.
Il medico che mi ha tolto il pancreas, ateo, mi ha detto che adesso avevo una spada di Damocle sulla testa e io: è sicuro in modo assoluto che uscendo non le piova una tegola sulla testa? Tutti e due abbiamo questa spada, solo che io ne sono cosciente e lei no. Appoggiato ad una certezza che non c’è.
Devo prendere sul serio la mia vita! Uno passa la vita… e invece devi lasciarti provocare dal Presente, prenditi sul serio, mettiti in gioco! Sennò basta farsi qualche pera o qualche spinello e sempre di più perché durano sempre meno.
Benedetto, Imola: facendo sdc sento che Giussani legge i miei problemi, ma poi non lo vivo. Solo l’ultima volta quando dice che uno se è veramente impegnato con le proprie esperienze vive quelle di tutti……..
D.G.: se vuoi vivere la sdc non devi partire da quella, ma dalle tue esigenze! Allora scopri che sei impotente. L’esempio di Giuss: tu sei in crociera con gli amici per divertirti e tutto è vissuto in maniera superficiale, poi la nave affonda e ti trovi sulla scialuppa con i tuoi compagni. Qual è la differenza con cui vi guardate? Che lì predomina il tuo bisogno, non la voglia di divertirsi.la compagnia che non nasce da una percezione d’impotenza strumentalizza l’altro e si fa strumentalizzare. Mentre lì se trovi uno che ha più coscienza di te (il nostromo) gli vai dietro.
Le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel regno dei cieli (capiranno di più!) di voi ricchi. Se non parti dall’esigenza, (il cieco nato, il ladrone) e non devi censurarla (rimandarla a domani sarà peggio perché avrai un giorno in meno da vivere). Così l’amicizia diventa vera perché è questione di vita o di morte. L’amico vero è quello di cui non puoi fare a meno! Non quello che ti aiuta. Senza di lui sarei meno me stesso. Ma lo riconosci solo se hai bisogno. Lasciarsi sfidare!
Non chiedere a Dio quello che hai in mente tu, il cieco è partito dal fatto che non ci vedeva e quindi ha cercato Gesù. Vedere se ai problemi che abbiamo può rispondere Gesù. Dio si manifesta come capacità di rispondere, non di illusione.
Nel libro “La carne paziente” si parla di un cane a cui si dà sempre un osso per tenerlo buono, ma l’osso lo rende più cattivo, allora glielo si dà con un po’ di ciccia attorno, così si dimentica di tutto (così oggi il potere fa con noi).
Il tempo è la forma con cui Dio realizza la promessa che siamo, Il Seme. Il tempo è parte del seme, è la dinamica del seme! Senza il tempo non è più seme
A questa età siete ormai degli uomini: da piccoli eravate stupidi, ma il tempo…e questo seme deve morire, così poi accadono tante cose. Un tempo sarete alberi così rigogliosi che gli uccelli del cielo si poseranno su di voi. La debolezza è lo svolgersi del tempo, non spaventatevi! Gesù non chiederà cose di cui non siete capaci. …ti dimenticherai di lui e poi perfino ti ricorderai di esserti dimenticata di lui e pian piano ti ricorderai. Come a scuola i bambini…tutti i giorni…pian piano… il tempo, la fedeltà, è una dimensione dell’uomo che fa la sua autocoscienza. La forma principale della Su Misericordia è il tempo. Il nostro limite: o una domanda o una tomba.
Benedetta Forlì: non vado molto bene e il babbo mi ha detto che ora devo solo studiare…
D.G.: posso rispondere a Cristo con 14 flebo al giorno. Devi dare tutta la tua energia a quello che ti chiede attraverso le circostanze.
In casa mia tutti atei e quando mi sono convertito e poi sono entrato in seminario mi chiedevano a casa di non farmi vedere a pregare e io per 10 anni ho pregato nel cesso, perché non potevo farne a meno. Voglio essere sempre pronto!
Poi più sei chiamato ad un sacrificio e più deve essere grande la tua ragione perché è capace di farmi vivere il sacrificio. Un sacrificio potrebbe essere inutile dipende se è solo per la natura o per dire di sì a Cristo
Ciò che ci emancipa è lo scopo grande per cui facciamo le cose.
Il movimento sarà vero fin quando uno si può sentire partecipe di quella esperienza anche se non può partecipare a certe cose, sennò diventa un’associazione!
Una vite ha dignità,è esaltata dentro un Ferrari, ma come si fa a capire dove deve andare? Non sarà dove voglio io, ma per cosa è stata fatta. Ecco le inclinazioni, come sei fatto tu. Esse dicono il punto dove tu diventi utile a tutto!


Prossimo appuntamento il 20 maggio a Montericco.

Per le tesine Cristina Rossi consiglia la lettura del catalogo del Meeting



Al nostro gruppo della scuola:

giudicate insieme la vita, sarete più amici e la vostra vita sarà più bella e utile!



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