martedì 6 ottobre 2009

PADRE ALDO TRENTO 2 OTTOBRE 2009

.....E Veronica ogni volta mi ripete: "allora tu mi vuoi veramente bene perchè porti sempre con te il dado che ti ho regalato"Amici che bello: Veronica con questo domanda continua a Jazmin ci fa capire che ognuno di noi scopre se stesso quando è amato, abbracciato. Un semplice dado che Jazmin porta con se è per Veronica il segno dell'abbraccio del "Tu che la fa ci fa" ed ogni istante......



Cari amici, ogni settimana con la mamma e i membri della nostra famiglia "Casita de Belen" ci troviamo per verificare il cammino della conoscenza, della verifica della fede nella concretezza della responsabilità educativa rispetto ai nostri figli, tutti un tempo vittima della violenza piu disumana che esista ed ora sorridenti, felici perche figli del "Tu che mi fai".Ma come i nostri figli prendono coscienza di questo abbraccio divino, l'unico che permette al bambino di uscire vittorioso dalle violenze sessuali ed altre patite già nel momento di essere concepiti?



Racconta Jazmin, la direttrice amministrativa delle casette di Betlemme: "Veronica la cui mamma è morta di AIDs nella clinica, mi aveva regalato 5 mesi fa un dado, una cosetta con cui giocava dicendomi: "ti regalo questo perchè tu abbia da ricordarti di me". Dopo una settimana Veronica si avvicina e mi chiede "dov'e il dado che ti avevo regalato?" Domanda, che a distanza differente di tempo continua a formi. Ed io ogni volta glielo mostro. E Veronica ogni volta mi ripete: "allora tu mi vuoi veramente bene perchè porti sempre con te il dado che ti ho regalato"Amici che bello: Veronica con questo domanda continua a Jazmin ci fa capire che ognuno di noi scopre se stesso quando è amato, abbracciato. Un semplice dado che Jazmin porta con se è per Veronica il segno dell'abbraccio del "Tu che la fa ci fa" ed ogni istante.
I miei figli guardando ci vivendo con noi nella mirino in cui noi viviamo davanti al Tu del Mistero, come per osmosi, respirano con queste coscienze che ci definisce e il passato non solo sparisce come obiezione ma diventa un trampolino da cui lanciarsi fra le braccio del Tu di Dio... e come d'improvviso fioriscono e la loro allegria è il segno più bello. Amici non esistono ragazzi buoni o cattivi, ma solo ragazzi che vivano con la certezza di essere figli o con la disperazione di essere orfani.
Una volta in più vedo l'abbraccio del Giuss compire miracoli... e che miracoli. In questo abbraccio sta tutto "Il rischio educativo". Altro che psicologia o consegnare la propria vita e quella dei propri figli agli "esperti". (Ovviamente mi riferisco a quanti non hanno la percezione del Gius in questa materia... e sono tristemente la maggioranza assoluta... chissà anche nella chiesa). Se Giussani mi avesse consegnato agli "esperti" invece che in Paraguay mi avrebbero mandato al reparto per esauriti di Feltre, la mia città. Amici solo un abbraccio cambia la vita.
P. Aldo

PADRE ALDO TRENTO 30 settembre 2009
Cari amici,
-          “ desidera che le racconti qualcosa d’altro della mia vita?
Carrón (era qui con noi in febbraio a visitare la comunità) la guardò… e uscimmo dalla stanza commossi. Aveva giá detto tutto:
“Padre,la mia vita é stata un calvario. Mia madre ammazzata, io abbandonata da tutti. Ho cercato sempre di scappare da me stessa cercando fuori di me quello che poi ho incontrato dentro di me grazie all’AIDS, malattia che mi ha condotto qui dove ho incontrato Gesú, e con Gesú la gioia di vivere.
Stando qui nella clínica ho ritrovato me stessa. Ritrovare me stessa é stato sempre il mio grande cruccio, perché la mancanza di amore a me stessa é stato il motivo della mia vita disordinata, conclusasi con l´AIDS. Adesso ho tutto, ho da mangiare  (quanta fame ho patito), ho una bella camera e sopratutto tanti amici. Qui mi vogliono bene”.
La sua storia sarebbe lunga da raccontare e spero presto di mandarla a “Tempi”, perché la sua é davvero il racconto di cosa vuol dire il “ percorso della conoscenza, il percorso della fede”.
Fabiana é arrivata in alcuni mesi a dire “TU” al Mistero. E dentro questo abbraccio, all´etá di 19 anni é morta questa mattina alle 00:30, festa dei tre Arcangeli. Ieri será stava molto male. Eppure fra i dolori ha recitato con me un Ave Maria.
Le dissi: “Fabiana, tu sei come il seme di un fagiolo (lei mi coresse preferendo il seme del maís) che sta morendo. Peró mentre muore sotto terra, in un angolino del seme spunta una fogliolina, questa piano piano rompe la terra, esce, cresce e diventa una bella pianta con dei frutti. Normalmente il maís dà due panocchie, qui da noi, molto belle. Una é la tua bambina di due anni e l’altra siamo noi perché in questi mesi ci hai educato a dire con piú coscienza “ Io sono Tu che mi fai”.
Quindi dopo averla abbracciata sono andato a letto. Alle 00:30 suona il cellulare: “Padre vieni súbito. Fabiana sta morendo”. “Gesú, mi hai appena tolto Rosetta di 18 anni e adesso mi togli anche Fabiana. Mi chiedi tutto ogni giorno, non mi lasci spazi vuoti, mi fai percorrere tutti i giorni il cammino della fede, ebbene: eccomi. Io sono Tu che mi fai e fai di me ció che vuoi”.
Arrivo alla clínica, trovo le infermiere in lacrime (qui le mie infermiere soffrono, piangono perché non sono funzionarie ma figlie di quel “TU” che é l´unico autore e direttore di questa clínica). Fabiana era appena morta. Il mio cuore ancora spezzato. Qui  la ferita che porto da 20 anni non si cura mai. Dio non lo permette e ne sono grato perché cosí vivo in ginocchio, che é l’unica posizione per stare in piedi le 24 ore.
La sto guardando. É bellissima. La morte , qui, ridona quella bellezza originale che il dolore toglie alla ammalata. Sono le 2 del mattino e sono qui con le tre infermiere nella cella mortuaria. Piangono con me. Irene Ricorda le sue ultime parole: “ mi duole il cuore, ma giá riposerò per sempre” “scusami Irene é l´ultima volta che ti disturbo, aumenta un pò il volume dell´ossigeno” .
Sono arrivati il primario ed un altro medico che non é cattolico. Vedendomi affranto mi dicono: “recitiamo assieme per te un Padre Nostro” . Che piacere, che attenzione. In quel momento di oscuritá, come la notte fuori, due amici mi riconducono al “TU”.
Le do un bacio e adesso vado a dormire???
Questa notte ho fatto fatica a riprendere il sonno. Tutta la mattina l`ho passata con Fabiana. Tutta la clínica é commossa.  Sono arrivati i miei bambini della Casita di Betlemme. Anche per loro un grande dolore. Non hanno finito di piangere la morte di Rosetta e giá il dolore per Fabiana, che ha lasciato a me ed a Cristina (la mamma adottiva dei bambini) una nuova figlia, Camilla, e a loro una nuova sorellina.
Camilla, anche lei con l´AIDS . Fabiana una settimana fa aveva voluto che la portassimo al suo villaggio a 400 KM da dove era stata cacciata per la “lebbra” moderna, che l’ignoranza vede come una maledizione in questo mio paese. Voleva sapere se la sua bambina aveva la sua stessa malattia, perché qualora fosse positiva la risposta voleva che la sua Camilla stesse con noi per sempre. L´incontro fu straziante: la bimba non riconosceva la mamma e per lo piú la certezza della malattia la lasció distrutta. Tornata in clínica con la sua bambina, in pochi giorni precipitó e questa notte é morta. Adesso mi rimane Camilla (guardate che bella) che la domenica scorsa, assieme ad altri miei quattro figli piccoli ho battezzato nella fattoria “P. Pio”. Camilla é nata alla vita nuova, Fabiana alla pienezza della vita. Amici “vi auguro di non stare mai tranquilli”. Vi ricordate questa provocazione di Giussani?  Davvero ho una grazia única perché che cosa sarebbe la mia vita senza questa drammaticitá che rende la vita sempre piú cosciente del “TU che mi fa” ad ogni istante?
Padre Aldo.

 


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