lunedì 9 aprile 2012

«Basta sangue in Siria»





....Speranza e conforto. “La speranza, in questo mondo – ha chiarito il Santo Padre -, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza”. Gesù è passato “attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana”.....



 ...doni speranza al Medio Oriente, affinché tutte le componenti etniche, culturali e religiose di quella Regione collaborino per il bene comune ed il rispetto dei diritti umani”. In Siria, in particolare, “cessi lo spargimento di sangue e si intraprenda senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione, come è auspicato pure dalla comunità internazionale. I numerosi profughi, provenienti da quel Paese e bisognosi di assistenza umanitaria, trovino l’accoglienza e la solidarietà che possano alleviare le loro penose sofferenze”. La vittoria pasquale “incoraggi il popolo iracheno a non risparmiare alcuno sforzo per avanzare nel cammino della stabilità e dello sviluppo”. In Terra Santa, “israeliani e palestinesi riprendano con coraggio il processo di pace”. Il Signore, “vittorioso sul male e sulla morte, sostenga “le comunità cristiane del Continente africano, dia loro speranza per affrontare le difficoltà, le renda operatrici di pace e artefici dello sviluppo delle società a cui appartengono”......




08/04/2012 - 15:16 - Benedetto XVI:
"Surrexit Christus, spes mea – Cristo, mia speranza, è risorto. Giunga a tutti voi la voce esultante della Chiesa, con le parole che l’antico inno pone sulle labbra di Maria Maddalena, la prima ad incontrare Gesù risorto il mattino di Pasqua". Lo ha detto stamattina Benedetto XVI, nel messaggio pasquale rivolto dalla loggia centrale della basilica vaticana, al termine della celebrazione eucaristica sul sagrato della stessa basilica. Hanno concluso il rito gli auguri in 65 lingue e la benedizione “Urbi et Orbi”.

Oltre il buio della notte. “Ogni cristiano – ha osservato il Papa - rivive l’esperienza di Maria di Magdala. È un incontro che cambia la vita: l’incontro con un Uomo unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio, che ci libera dal male non in modo superficiale, momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce del tutto e ci restituisce la nostra dignità”. Ecco perché “la Maddalena chiama Gesù ‘mia speranza’: perché è stato Lui a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera dal male”. “Cristo mia speranza” significa che “ogni mio desiderio di bene trova in Lui una possibilità reale: con Lui posso sperare che la mia vita sia buona e sia piena, eterna, perché è Dio stesso che si è fatto vicino fino ad entrare nella nostra umanità”. Ma, ha proseguito il Pontefice, “Maria di Magdala, come gli altri discepoli, ha dovuto vedere Gesù rifiutato dai capi del popolo, catturato, flagellato, condannato a morte e crocifisso. Dev’essere stato insopportabile vedere la Bontà in persona sottoposta alla cattiveria umana, la Verità derisa dalla menzogna, la Misericordia ingiuriata dalla vendetta”. Con la morte di Gesù, “sembrava fallire la speranza di quanti confidavano in Lui”. Ma “quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù, la fiammella è rimasta accesa in modo vivo anche nel buio della notte”.




Speranza e conforto. “La speranza, in questo mondo – ha chiarito il Santo Padre -, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza”. Gesù è passato “attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana”
. Ed “ecco, all’alba del giorno dopo il sabato, il sepolcro viene trovato vuoto. Poi Gesù si mostra alla Maddalena, alle altre donne, ai discepoli. La fede rinasce più viva e più forte che mai, ormai invincibile, perché fondata su un’esperienza decisiva”. Insomma, “i segni della risurrezione attestano la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della misericordia sulla vendetta”. Per Benedetto XVI, “se Gesù è risorto, allora – e solo allora – è avvenuto qualcosa di veramente nuovo, che cambia la condizione dell’uomo e del mondo. Allora Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare in modo assoluto, e non soltanto confidare nel suo messaggio, ma proprio in Lui, perché il Risorto non appartiene al passato, ma è presente oggi, vivo”. Cristo, ha sottolineato il Papa, “è speranza e conforto in modo particolare per le comunità cristiane che maggiormente sono provate a causa della fede da discriminazioni e persecuzioni. Ed è presente come forza di speranza mediante la sua Chiesa, vicino ad ogni situazione umana di sofferenza e di ingiustizia”.

Pace in tutta la terra. Il Pontefice ha quindi allargato il suo sguardo a tutto il mondo. “Cristo Risorto – ha affermato - doni speranza al Medio Oriente, affinché tutte le componenti etniche, culturali e religiose di quella Regione collaborino per il bene comune ed il rispetto dei diritti umani”. In Siria, in particolare, “cessi lo spargimento di sangue e si intraprenda senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione, come è auspicato pure dalla comunità internazionale. I numerosi profughi, provenienti da quel Paese e bisognosi di assistenza umanitaria, trovino l’accoglienza e la solidarietà che possano alleviare le loro penose sofferenze”. La vittoria pasquale “incoraggi il popolo iracheno a non risparmiare alcuno sforzo per avanzare nel cammino della stabilità e dello sviluppo”. In Terra Santa, “israeliani e palestinesi riprendano con coraggio il processo di pace”. Il Signore, “vittorioso sul male e sulla morte, sostenga “le comunità cristiane del Continente africano, dia loro speranza per affrontare le difficoltà, le renda operatrici di pace e artefici dello sviluppo delle società a cui appartengono”. Gesù Risorto “conforti le popolazioni sofferenti del Corno d’Africa e ne favorisca la riconciliazione; aiuti la Regione dei Grandi Laghi, il Sudan ed il Sud Sudan, donando ai rispettivi abitanti la forza del perdono. Al Mali, che “attraversa un delicato momento politico”, Cristo Glorioso conceda “pace e stabilità”. Alla Nigeria, che “in questi ultimi tempi è stata teatro di sanguinosi attacchi terroristici”, “la gioia pasquale infonda le energie necessarie per riprendere a costruire una società pacifica e rispettosa della libertà religiosa dei suoi cittadini”.

Visita in Libano. In risposta all’invito rivoltogli rispettivamente dai patriarchi e vescovi cattolici in Libano e dal presidente della Repubblica libanese, il Santo Padre Benedetto XVI effettuerà una visita pastorale e di Stato, dal 14 al 16 settembre 2012. Durante questa visita Sua Santità, spiega in un comunicato l’arcivescovo di Beirut Boulos Matar, presidente della Commissione episcopale per i mezzi della comunicazione, firmerà l’Esortazione apostolica indirizzata alla Chiesa del Medio Oriente; incontrerà le più alte autorità del paese, civili e religiose, come presiederà un incontro dedicato ai giovani del Libano. La visita si concluderà con una messa che il Papa celebrerà a Beirut, dove si prevede la distribuzione di copie della nuova Esortazione. La sala stampa del presidente libanese ha diffuso, a sua volta, un comunicato nel quale si sottolinea che la visita del Santo Padre “conferma la profondità dei rapporti storici che legano il Libano alla Santa Sede e permette di ribadire lo statuto, il ruolo e la missione del Libano come testimoni per la libertà e la convivenza. Il ritorno di Benedetto XVI a Roma è previsto per la sera della domenica del 16 settembre 2012.
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