mercoledì 4 aprile 2012


Sue, mamma-nonna pentita. «Sono malata, chi penserà a mia figlia?»

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di Benedetta Frigerio
Tratto da Tempi del 2 aprile 2012
Sue aveva 57 anni quando Freya è nata: ora che non ha più le forze e si è ammalata svela al Daily Mail la sua angoscia: «Perché non è un problema solo della mia vita. Ora che fatico ad accudirla capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».
Sue ha 61 anni. È la mamma più anziana del Regno Unito e ha svelato al quotidiano Daily Mail l'angoscia che la tormenta da quando ha cercato di concepire la piccola Freya tre anni fa. Un'angoscia che il successo dell'inseminazione, dopo mesi di trattamenti, non ha attenuato. Anzi, dice Sue, «ora capisco che c'è un'età in cui è più facile che il desiderio di avere un bambino sia egoistico: se hai sessantasei anni quante sono le possibilità che ci sarai quando tuo figlio comincerà a camminare?». I critici della maternità in età avanzata argomentano che 57, gli anni di Sue quando ha concepito la figlia, sia un'età eccessiva: le probabilità di accompagnare i figli durante l'adolescenza fino all'età adulta si riducono, spiega l'articolo del quotidiano inglese.


La vicenda di Sue rivela l'illusione di un sogno che la natura, per quanto si cerchi di bypassarla, non è in grado di realizzare: dopo vari tentativi, i cicli di inseminazione sono andati a buon fine, ma oltre a ferire psicologicamente la donna l'hanno fatta ammalare anche fisicamente. La malattia che «mi ha colpito – continua Sue – mi sta facendo vedere che non sono invincibile e che, vista la mia età, fatico a reagire (...) a volte poi sono così esausta che vado a letto quando mia figlia dorme. La malattia, inoltre, non mi ha permesso di prendermi cura di lei per diverse settimane».
La donna prosegue raccontando del suo desiderio di avere una bambina che le colmasse la vita. Un desiderio, quello di generare, naturale ma che a certe condizioni può rivelare un accanimento. Per questo, continua Sue, «ora penso che ci debba essere un limite d'età entro cui permettere la fecondazione assistita». Ma l'articolo del Daily Mail prosegue con una domanda diversa. Il problema è l'età o la fecondazione in sé? Perché «ora che la bambina è davanti a me capisco che non si tratta solo di me, ma di una persona e del suo futuro».
Sue non pensa più solo «al dolore di poterla perdere», ma è preoccupata per quella figlia concepita «con il mio compagno di 49 anni: “Al massimo ci sarebbe stato lui”, pensavo. Il problema è che un anno fa Nick se ne è andato. Speravo di darle una famiglia stabile che avrebbe avuto una vita felice e che l'avrei vista crescere». Ma nessuna delle condizioni iniziali prometteva tutto ciò. E così «ora mi sveglio la notte preoccupata. Cosa le accadrà quando non sarò più qui? Tutti i pensieri peggiori mi vengono alla mente e vado in panico».
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