martedì 10 aprile 2012

Il flop pre-pasquale del Grande Fratello


La sfida perduta con la fiction su Maria di Nazareth 

da Il Corriere della Sera
 Un tempo «GF» diventava evento e piegava i ritmi sociali, ora si deve piegare al clima festivo e pre-pasquale, nel quale lo spettatore richiede fortemente un contenuto (la storia di Maria) più che una forma (la fiction, in sé, non eccelleva in nulla).

Due domeniche fa, la «Domenica delle palme», abbiamo assistito a una curiosa sfida fra le proposte di prima serata delle reti ammiraglie, Rai1 e Canale 5. Una sfida fra sacro e profano. Mentre in casa Rai si programmava la prima puntata del film-tv dedicato a una Maria di Nazareth «modernizzata» e narrata con molte «licenze poetiche», su Canale 5 andava in onda l'atto finale di una lunghissima edizione di «Grande Fratello».



In termini di numeri non c'è stata storia, la Maria targata Lux Vide ha trionfato con oltre 7 milioni di spettatori, e uno share del 25,3% (il giorno successivo, lunedì, la fiction ha oltrepassato gli 8.300.000 spettatori, per uno share del 29,5%). La sfortunata edizione del «GF» si è fermata a 3.926.000 spettatori, col 20% di share grazie all'allungamento del programma ben oltre l'1 di notte. Questi grezzi dati c'insegnano qualcosa sul funzionamento della tv.

Primo, la macchina della televisione tende a sfruttare, fino a usurare, i suoi pezzi migliori. «Grande Fratello» ha pagato quest'anno l'eccessivo allungamento temporale delle due ultime edizioni: troppo poco tempo lasciato alla produzione per mettere in piedi un cast interessante e per lo spettatore per disabituarsi alla «casa». Secondo, la tv è il mezzo di comunicazione che più vive in osmosi coi tempi sociali, e con le tendenze culturali. Un tempo «GF» diventava evento e piegava i ritmi sociali, ora si deve piegare al clima festivo e pre-pasquale, nel quale lo spettatore richiede fortemente un contenuto (la storia di Maria) più che una forma (la fiction, in sé, non eccelleva in nulla).
Dunque, la pianificazione dei tempi (il vituperato palinsesto, dato tante volte per morto) è sempre centralissima: la tv vince se sa sposare il (pur contingente) spirito del tempo.

Aldo Grasso
(in collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel)
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