sabato 15 maggio 2010

BENEDETTO XVI GUIDA SICURA NELLA PROVA

Un popolo in preghiera, non un’armata, forte della fede in Cristo. Sono i fedeli presenti a piazza San Pietro per il Regina Coeli del Papa domenica 16 maggio di Paolo Ciani

In questa domenica dell’Ascensione, in cui ancora risuona l’annuncio straordinario della Resurrezione di Gesù, migliaia e migliaia di cristiani, da Roma e da ogni parte d’Italia, si radunano in piazza San Pietro in preghiera con il Papa. Sono uomini e donne, giovani e anziani, famiglie, bambini, disabili, immigrati. Vivono la loro fede nelle associazioni, nelle comunità, nei movimenti ecclesiali, nelle parrocchie. Tutte queste persone - e sono davvero tante - sono un unico popolo, fatto di gente diversa, ma unito. È il popolo di Dio. Unito dalla fede in Gesù Cristo e oggi, in modo tutto speciale, manifestano un affetto profondo e filiale al Papa, vescovo di Roma e successore dell’apostolo Pietro.



È un popolo in preghiera, non un’armata. È un popolo disarmato, forte soltanto della fede in Gesù. Un popolo che ha imparato a conoscere le proprie debolezze e a soffrire con chi ha subito e subisce il male. Un popolo che ascolta la voce del pastore che chiede di convertirsi, di fare penitenza, ma anche di guardare - una volta di più - alla bellezza della fede. Questo popolo oggi si fa intorno al suo pastore, al suo vescovo, al suo Papa. Lo fa con affetto, con gratitudine, con il desiderio di stargli vicino e manifestargli tutta la sua solidarietà. Lo fa con sobrietà e con convinzione profonda. Molto si è parlato della Chiesa in questo tempo; molto, e non sempre a proposito, del Papa. Lo si è fatto superficialmente, con troppe semplificazioni. Ma lo si è fatto anche in maniera aggressiva, sprezzante.

Il popolo di piazza San Pietro non vive sulla luna, conosce le sofferenze, le difficoltà, le vicende, le tristezze e le gioie quotidiane del mondo. Anche per questo è scosso per le vicende dolorose degli abusi, di cui si sono rese responsabili persone consacrate. In questo popolo ci sono genitori, educatori, che sanno quanto questi episodi pesino sulla vita di chi ne è stato vittima. E a tutte le vittime va la vicinanza solidale e partecipe. Il popolo di piazza San Pietro, però, sa bene che la Chiesa non è questo. La Chiesa è madre. Madre che ha trasmesso la fede e la Parola di Dio.

Nella Chiesa abbiamo ricevuto i sacramenti, abbiamo sperimentato e testimoniato la gioia di essere figli di Dio e fratelli e sorelle con tutti. Abbiamo sperimentato come in Cristo e nella Chiesa siamo tutti uguali, poiché «non c’è né Giudeo né Gentile, non c’è né schiavo né libero, non c’è né uomo né donna: tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Questo è straordinario in un tempo di forti separazioni e di divisioni profonde. Questo popolo sa che la Chiesa è madre dei popoli, è madre dei poveri. La Chiesa è baluardo di umanità, laddove l’umanità è ferita, schiacciata, abbandonata.

Perché la Chiesa continua a indicare i poveri come fratelli e chiede di vivere l’amore e la carità, sempre. Quella di oggi non è una manifestazione o una prova di forza. È semplicemente e profondamente un segno di vicinanza e affetto verso il Papa, pastore di questo popolo. Con la lente distorta si è guardato e parlato del Papa come se si trattasse di un potente di questo mondo, un qualsiasi leader delle cui dichiarazioni sono pieni i media. Ma per questo popolo di piazza San Pietro il Papa è altra cosa. È il successore di Pietro, il pastore a cui il Signore ha affidato il compito di guidare il suo gregge secondo il comandamento nuovo dell’amore. La parola di Benedetto XVI, la testimonianza della sua vita, la sua preghiera sono l’unico messaggio che chiediamo venga ascoltato. Grazie, Papa Benedetto, perché l’intelligenza della tua fede ci guida con mano sicura anche nel tempo della prova.

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