lunedì 30 luglio 2007

A ME IL MARE FA SCHIFO


Libero 18 luglio 2007

di MASSIMILIANO PARENTE

Sapore di mare, sapore di sale, che hai sulle labbra, che hai sulla pelle. Che hai sulle palle. Io odio l'estate, a cominciare dalle domande a cui è troppo complicato poter rispondere perché sarebbe troppo semplice e nessuno capirebbe, tipo che se non ti piace il mare devi essere uno a cui piace la montagna, Venere che sorge dalle acque e millenni di discorsi sulle montagne che se non vai da loro vengono loro da te, se venissero da me andrei da qualche altra parte, ma di certo non al mare. Mi piacerebbe la città, se tutti non andassero via. Non perché ami le persone di per sé, ma perché mi piace che ci sia per le strade uno scenario umano animato, come nel videogioco Gta San Andreas ma con una risoluzione grafica ancora più alta sebbene, purtroppo, con minore libertà omicida, e soprattutto che i negozi siano aperti, perché la gente che "va in ferie" è triste quanto quella che va in pensione, e è all'incirca quella che muore con settanta o ottanta estati trascorse al mare. Se chiedi perché andare al mare è bello nessuno te lo sa dire, è bello per statuto introiettato, non c'è nessun aspetto positivo nell'andare al mare, è una catastrofe biologica di salmastri coglioni a mollo. Non sarà certo per l'orizzonte, che da quando conosciamo astrofisicamente l'universo, composto di oltre il novanta per cento di materia oscura, rappresenta solo la mancanza di orizzonte di chi lo guarda per sospirare. Hanno inculcato alla gente questa fissazione del "prendere il sole", vanno tutti a "prendere il sole", trasposizione moderna della primigenia parentela con le piante, non a caso abbiamo un gene in comune con i piselli.

Abbronzati ad ogni costo
Tuttavia hanno piantato ombrelloni ovunque per ripararsi dallo stesso sole che dovrebbero prendere, e soffrono come dannati per scurirsi la pelle, ti vedono e ti chiedono «ma tu non sei abbronzato!», non si capisce bene perché sia meglio essere abbronzati quando invece Michael Jackson ha dilapidato milioni di dollari per sbiancarsi. Mia madre da piccolo, mi spalmava di creme, protezione due, protezione otto, protezione trenta, ma vaffanculo, ma perché ci si deve proteggere da una tortura inflitta o autoinflitta anziché restarsene a casa o in qualsiasi altro posto che non sia "la montagna"? Il mare ha un senso intelligente e pratico solo per gli ultrasessantenni e per i pedofili, almeno hanno qualcosa da guardare. Perché al mare, oltre a "andare al mare", si fanno le cose più idiote, quelle che non faresti mai durante l'anno, come giocare a racchettoni per non annoiarsi, o spettegolare sulle foto delle riviste da spiaggia e rincuorarsi perché perfino la Canalis fotografata in bikini (a giocare a racchettoni) ha la cellulite, o leggere i "libri da spiaggia" per non pensare troppo, che due anni fa il Corriere della Sera, per renderli più congruenti, vi regalò direttamente a forma di gelato, e i marocchini con caterve di asciugamani, borse false di Gucci, scarpe false di Todd's (comprate dagli stessi ricchi che le hanno anche vere ma fa più chic portarle finte e vantarsi di quanto sono riusciti a tirare giù sul prezzo "vero"), anziché con mitra e bombe a mano per porre fine allo scempio. Per esempio, appunto, di chi gioca a racchettoni. Che cazzo di gioco è i racchettoni? A voi piace giocare a racchettoni? Credo di no, altrimenti lo fareste anche durante l'anno, nel salotto o nel giardino di casa vostra. Invece lo fate al mare perché è un'idiozia, così come lo è ungersi d'olio, sudare, prendere un pedalò e pedalare come dei cretini appoggiando il culo per due ore su tremendi sedili di plastica a forma di culo, lamentarsi del caldo e buttarsi in acqua con le pinne, fucile ed occhiali per guardare due pescetti di merda. Chissà perché, poi, un uomo in mutande con la trippa di fuori è un uomo in mutande e un uomo in costume non è lo stesso uomo in mutande con la trippa di fuori. Chissà perché una bella ragazza sulla Salaria scollata e scosciata è vestita da puttana e la casalinga vicina d'ombrellone, vestita uguale ma sformata e orribile no.
Piuttosto la piscina privata e pulita
Mia madre, per alleviare le mie sofferenze da spiaggia, mi diceva «è troppo caldo, buttati in acqua», a me che non sopportavo né il caldo né l'acqua, e avendomi portato lei in quell'inferno dove gli altri bambini, essendo cretini, facevano castelli di sabbia o giocavano a biglie. Oh, l'acqua! Non parlatemi di acqua, per favore, almeno finché non ci affogate dentro. Se c'è chi vorrebbe togliere le cure ai fumatori perché gravano sulla sanità pubblica per mantenere un proprio vizio, le si tolga anche ai bagnanti che hanno una congestione perché non avevano di meglio da fare, e che nessuno si muova per salvarli, uno in meno. Tuttavia, se fossi il ministro dei Lavori pubblici avrei in mente una grande opera, quello del piastrellamento globale del fondo marino, e della sostituzione del sale con il cloro, che è buono e disinfetta e non fa rima con sapore di mare, affanculo pure Gino Paoli. La piscina, piuttosto, rigorosamente privata, ipostatizza l'idea platonica del mare. Cresciuti con Spielberg e il terrore dello Squalo
Non c'è sabbia appiccicosa intorno, non bisogna abbarbicarsi a degli scogli spigolosi come delle cozze antropomorfe, non ci sono esseri viventi che ti nuotano sotto, non ci sono troppi corpi unti e parlanti a cinquanta centimetri dal tuo ombrellone con le loro vaschette di cibo da spiaggia di merda, non ti casca l'occhio sull'ultimo di Faletti o l'unico di Saviano, non rischi di pestare una tracina o strusciare contro una medusa o incontrare uno squalo bianco, che per quelli di noi cresciuti con Lo squalo di Spielberg è un incubo anche a dieci metri dalla riva, appena metto il piede in acqua vedo la pinnetta spuntare e sento la musichetta risuonarmi nel cervello, e nessuno mi convincerà mai che tra me e lui esista una barriera naturale o climatica. Sebbene sia l'animale quasi perfetto, immutato dalla preistoria, non ha sentimenti, non ha vita sociale, potenza di morso sei tonnellate al centimetro cubo, spesso cannibalizza il proprio fratellino già nella pancia della mamma, ha un occhio nero e impassibile, avverte una particella di sangue su un milione di particelle d'acqua, non gli manca la parola, gli manca che faccia un giro lungo le rive italiane. Inoltre, con il piastrellamento totale dei mari, otterremmo il risultato dell'abolizione dello snobismo balneare e l'istituzione di una democrazia equorea assoluta, che forse troverebbe d'accordo tanto Bertinotti che Berlusconi, una rivoluzione. Non ci sarebbero più queste stronze e stronzi con la erre più o meno moscia che ti dicono «Sono stata in Costa Smevalda, e c'eva un'acqua, ma un'acqua mevavigliosa, sembvava una piscina...». Direbbero: «Sono stata in Costa Smevalda, e c'eva un'acqua, ma un'acqua, assolutamente identica a quella di Fvegene, che cazzo ci sarò andata a fave...».


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