sabato 5 dicembre 2009

Lugo Avvento 2009 MEDITAZIONE di DON CARLO GRILLINI

.....Mi butto perché solo nella realtà posso trovare: fuori dalla realtà c’è il nulla. I sogni, per quanto belli, sono bruttissimi: perché non esistono. La realtà, per quanto drammatica è bellissima. Perché esiste. E cosa trovo da mattina a sera? Mille cose che mi provocano: che mi danno un briciolo di felicità … che non basta mai a farmi felice. Tutto mi provoca a desiderare di più. Sempre di più.....

....Perché quel che il santo trova non sazia la fame, anzi. Perché la fame è infinita ed insaziabile. Chi vive una giornata seriamente lo sa. Chi non lo sa è perché non vive. Poi perché l’oggetto del desiderio è infinito: e anche l’infinito è inesauribile. Sulla terra inizia il godimento: si chiama centuplo. Ma il centuplo non fa felice nessuno: san Paolo lo chiama caparra, un anticipo della quota totale: che ti fa venire voglia del totale.....

... Perché la missione non è un fare, ma un offrire e un domandare. E offrire e domandare si può sempre. Anche sulla croce: anzi, la croce fu il gesto che salvò il mondo perché fu una offerta totale e una domanda totale. Quando sei sulla croce, quando perdi tutto, finalmente puoi riconoscere che Lui è tutto e affidare tutto a Lui e domandare che Lui venga a colmare tutto il vuoto del cuore: questa è l’offerta e la domanda......

Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l'animo, e disira; per che di giugner lui ciascun contende. [Purg. XVII]

Ciascun apprende … ciascun contende.

Apprende, cerca di prendere, perché è tutto preso: arde per quel bene. E contende: va a contesa, è in contenzioso, in lotta, in guerra. Tutta la vita è una guerra per soddisfare quel desiderio, per raggiungere quel bene. Cos’è quel bene? Chi lotta per questo? L’uomo bravo, pio, religioso? No. Ciascun: ciascun uomo, senza differenze, di alcun tipo. L’avvento è un problema di ciascuno: dell’uomo, non del cristiano. E’ un problema di ragione, non di fede. E’ un problema di cuore: nel senso pieno.



Il cuore non è il luogo dei sentimenti (è la psicologia). E’ il cuore in senso biblico, il luogo dei pensieri e delle decisioni: dove l’uomo capisce la verità e la decide, la vuole con tutte le sue forze, dove decide di impegnare tutta la vita per raggiungerla. Di giugner lui contende. Anzi, la lotta di tutta la vita è per quel bene per cui il cuore brucia. Non si capisce l’uomo se non si parte da questa brama nascosta e da questa lotta. Nessun psicologo o sociologo capisce e spiega l’uomo se si arresta a descrivere i meccanismi interni o esterni: le dinamiche della psiche o della società. Tutti questi meccanismi ci sono: sono l’aspetto meccanico e animalesco dell’uomo. Ma l’uomo non è un animale né una macchina. Nell’uomo c’è il cruscotto della macchina: dove ci sono i comandi. C’è il cuore, con un fuoco che brucia per quel bene misterioso e che ti spinge a cercare il combustibile che lo alimenti, che non lo lasci morire. E’ una lotta senza tregua: fino alla morte. Per questo, per giugner lui si fa tutto: ogni altra lotta, anche le guerre violente, ultimamente nascono da qui. Sono un modo sbagliato per cercare quel bene. Anche lo sballo del sabato sera, cosa grida se non questo? … che non basta la salute, la giovinezza, il benessere: che il cuore grida altro, che deve andare oltre il limite, oltre ogni misura. E’ sbagliato il modo: ma non il grido. Per quella strada non si troverà mai: ma è vero che niente basta al cuore, nessuna delle cose belle che ci dà la vita, nella natura o nella società. Non solo non basta il benessere, ma neppure i valori: no, nessun valore morale o spirituale basta. Quid animo satis? Gridava Francesco ventenne: e a vent’anni non trovò nulla. E buttò via tutte le cose belle e tutti i valori morali della cristianissima Assisi: si denudò davanti al vescovo e al padre e teorizzò la povertà. E riprese a gridare Quid animo satis? Come grido io ogni mattina: pieno di mille esigenze, concretissime e profondissime. Io mi sveglio che sono ateo: non che non credo in Dio, ma che mi manca Dio, mi manca un bene infinito, per cui sento il cuore bruciare. E mi alzo per cercarlo e mi butto sulle cose che mi aspettano quel giorno. Mi butto perché solo nella realtà posso trovare: fuori dalla realtà c’è il nulla. I sogni, per quanto belli, sono bruttissimi: perché non esistono. La realtà, per quanto drammatica è bellissima. Perché esiste. E cosa trovo da mattina a sera? Mille cose che mi provocano: che mi danno un briciolo di felicità … che non basta mai a farmi felice. Tutto mi provoca a desiderare di più. Sempre di più. E a sera? Dopo mille esperienze belle, bellissime: penso solo alla bellezza dei legami affettivi… l’esperienza più potente di un uomo. Anche le cose più belle non bastano. Ho un cuore ancora più desideroso del mattino: con uno struggimento ancora più acuto e doloroso. Cosa mi manca? Altro. Mi manca ancora l’essenziale: che non so definire. Confusamente un bene: l’attesa è confusa perché niente ha potuto chiarirla. Appena hai detto ecco, ho trovato… dopo un istante, se sei serio, senti in cuore la ribellione. Il cuore dice: no. Qualunque cosa tu dica o faccia C’è un grido dentro: Non è per questo, non è per questo! E così tutto rimanda a una segreta domanda: l’atto è un pretesto. La vita fa man bassa Sulle riserve caduche, e ciascuno si afferra A un suo bene che gli grida: addio! Non è per questo. Allora per cosa è che ho vissuto? Non lo so e continuo a cercare. Per quanto riuscirò a cercare se non trovo? Questo è il dramma: che la ricerca, confusa, a tentoni, direbbe Paolo, non dura. Questa ricerca è di ogni uomo, ed è snervante: se non accade qualcosa, ti schiaccia, nei mille modi che vediamo ogni giorno attorno a noi. Ogni uomo, anche il più ateo, se è serio, sente che deve accadere qualcosa, un avvenimento che porti quel bene. L’avvento, questo avvenimento, lo attende ogni uomo serio. E in noi cristiani cosa attendiamo e come attendiamo? Cosa abbiamo noi di diverso? Come è l’attesa cristiana?
2. L’attesa cristiana, la vera attesa, non la fine dell’attesa.

Intanto nel cuore del cristiano insorge una simpatia per l’attesa di ogni uomo. Noi condividiamo l’attesa di ogni uomo: è la nostra stessa attesa. Solo un filo separa chi sinceramente cerca da chi è grato di avere trovato. L’estraneità insuperabile non è tra il credente e l’ateo: è tra chi cerca e chi non cerca più. No: è impossibile non cercare, è possibile ridurre la ricerca, ridurre il desiderio. Il male vero è la meschinità del desiderio. Il chi si contenta gode: così, così…, ricorda Ligabue in certe notti… Ma, prof, è meglio non trovare mai, altrimenti si ferma la ricerca, che è la bellezza della vita. La fede fa terminare tutto. Questa obiezione nasce dal pensiero, non dall’esperienza: si vede che parlate di ciò che non vivete. L’esperienza grida l’opposto. Innanzitutto l’esperienza dei santi grida l’opposto. Ma avete mai visto un santo che si fermi? Nei santi la vera ricerca, la vera attesa, non è prima della conversione, ma dopo. Prima, come ogni uomo, il santo confusamente un bene apprende. Dopo termina il confusamente, non termina l’apprende. Non muore il desiderio, anzi. Come non muore la fame quando inizi ad assaggiare l’antipasto. Perché quel che il santo trova non sazia la fame, anzi. Perché la fame è infinita ed insaziabile. Chi vive una giornata seriamente lo sa. Chi non lo sa è perché non vive. Poi perché l’oggetto del desiderio è infinito: e anche l’infinito è inesauribile. Sulla terra inizia il godimento: si chiama centuplo. Ma il centuplo non fa felice nessuno: san Paolo lo chiama caparra, un anticipo della quota totale: che ti fa venire voglia del totale. La caparra è quel po’ che possiedi già: che ti dà la garanzia del saldo. Pietro dice primizia: primo frutto di stagione, l’inizio del raccolto. Fa già gustare il raccolto finale: e ti fa lavorare con più convinzione per completare il raccolto. Ti rende certo che il compimento esiste e di che qualità è: ti fa conoscere in anticipo. Predestinati, vengono chiamati i cristiani: quelli che conoscono prima il destino e sanno come è buono e come è potente, cosa ha preparato per loro. Questo spegne l’attesa? No: l’infiamma. Scatena un’attesa certa e consapevole che ti lancia su tutto: ti fa venir voglia di conoscere tutto, di gustare tutto, di amare tutto. Sei più certo che vale la pena impegnarti in tutto: anche nelle circostanze disperate, dove nessuno si impegna più. …in geriatria, coi novantenni, perché continuare? Solo i cristiani lo fanno. E fanno tutto quello che possono e pregano che Lui venga a compiere: perché si sentono servi inutili. Tutto quello che noi facciamo è inutile per la felicità: solo un Dio fa felice l’uomo. E il nostro fare a cosa serve? Le nostre opere a cosa servono se non fanno la felicità degli uomini? Sono segni: come i miracoli evangelici: semeia, segni. Ma la tua fede ti ha salvato. Nessun miracolo fa felice: risolve, momentaneamente, un problemino. Ma il dramma resta intatto. E’ la fede che salva e la fede non è un’opera: è affidarsi alla Sua opera. Affidare alla Sua opera anche la nostra opera. L’uomo di fede fa tutto e grida alla fine di ogni opera, di ogni sera, vieni Signore Gesù. Vieni tu a compiere. Vieni presto. Dalla fede dei cristiani sono nate e nasceranno sempre mille opere: la fantasia è il lato umano della fede. Il santo ne strolga sempre una più del diavolo. Ma l’opera delle opere, qual è? L’opera che solo il cristiano può fare e che è lo scopo di tutte le altre opere?
3. La sua gloria, la nostra opera nel mondo.

Tanti cristiani direbbero la carità. No: la carità non è un’opera: è il modo di fare tutte le opere. Un’opera, anche la più eroica, anche dare tutti i beni ai poveri o il corpo alle fiamme, senza la carità… sei un cembalo… nulla. Non è la carità. Voi siete la luce del mondo: che vedano le opere vostre e diano gloria al Padre che è nei cieli. E’ la missione: la Sua gloria nel mondo. Il cristiano non può essere tranquillo mai al pensiero che ciascun confusamente apprende e contende un bene sconosciuto, che gli uomini adorano un dio ignoto, che cercano a tentoni. E che non troveranno mai con la loro ricerca. Che quel bene nessuno l’ha mai visto: solo il figlio lo ha rivelato … e coloro a cui il figlio ha voluto rivelarlo. Ma come puoi essere tranquillo fino a quando Cristo non sarà tutto in tutti? Un compito preciso è il frutto maturo dell’attesa cristiana: la missione. Tutto il cristiano fa per la missione. Sia che mangiate, che beviate, che facciate qualunque altra cosa tutto fate per la Sua gloria. E la scoperta più fantastica e liberante è che la missione è lo scopo adeguato di tutta la vita: per la missione si può fare tutto. Energie, soldi, tempo, gioia e anche il dolore: tutto si può offrire per questo scopo. E’ l’unico scopo che unisce la vita: gli altri scopi, anche i più nobili come la politica o la filantropia, non sono mai totalizzanti, lasciano sempre fuori qualcosa. La missione no: tutto abbraccia. Perché la missione non è un fare, ma un offrire e un domandare. E offrire e domandare si può sempre. Anche sulla croce: anzi, la croce fu il gesto che salvò il mondo perché fu una offerta totale e una domanda totale. Quando sei sulla croce, quando perdi tutto, finalmente puoi riconoscere che Lui è tutto e affidare tutto a Lui e domandare che Lui venga a colmare tutto il vuoto del cuore: questa è l’offerta e la domanda. E basta. Perché svela il meglio di te: la tua capacità di riconoscere Dio e di amarlo. Bastò al centurione pagano che gridò vedendolo morire così: veramente questo uomo era figlio di Dio. Basta per i semplici: basta vedere un uomo vero e lieto per incontrare Dio, come a Disma, il buon ladrone. Perché noi non abbiamo il compito di convincere la gente, di far capire niente: a noi tocca far vedere, non far capire, far vedere la nostra vita cambiata e resa da Lui più bella. Il cristianesimo in fondo si diffonde per invidia: vedi uno più contento di te e ti vien voglia di rubargli il segreto. E lo cerchi tu, non lo molli più: ad una condizione, che tu voglia veramente bene a te stesso. Perché Cristo chiede solo questo: l’unica virtù morale è l’amore a te stesso.E questo lo decidi tu nel segreto del cuore ogni istante: è questa misteriosa decisione che Gesù è venuto a provocare, con la domanda più inquietante che ho trovato nel Vangelo, e con cui iniziavo sempre la prima lezione di Religione. Che giova all’uomo conquistare il mondo, se poi si perde o rovina se stesso? O che darà l’uomo in cambio della propria anima?Cristo porrà questa domanda fino alla fine del mondo, fino a quando ci sarà un cristiano che testimonierà la gioia e la bellezza, la ragionevolezza della fede. La risposta la darà ognuno … come io, stasera, ho dato la mia di fronte a voi. Ognuno di voi già la sta dando: davanti a Dio.

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