domenica 7 febbraio 2010

BENEDETTO XVI COMMENTA l'"INNO ALLA CARITA'" DI SAN PAOLO

.....La "via" della perfezione, ha spiegato il Papa nel suo commento, "non consiste nel possedere qualità eccezionali: parlare lingue nuove, conoscere tutti i misteri, avere una fede prodigiosa o compiere gesti eroici".

"Consiste invece nella carità - agape - cioè nell'amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo", ha dichiarato rivolgendosi ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro in Vaticano.....


Citando l'Apostolo delle Genti, ha sottolineato che "la carità è il dono 'più grande', che dà valore a tutti gli altri, eppure 'non si vanta, non si gonfia d'orgoglio', anzi, 'si rallegra della verità' e del bene altrui".


Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 31 gennaio 2010

L'amore non è solo l'essenza di Dio, ma anche il senso della storia, ha spiegato questa domenica Benedetto XVI.




Nell'incontro settimanale con i pellegrini per recitare la preghiera mariana dell'Angelus, il Pontefice ha riflettuto sull'"Inno alla carità" dell'apostolo Paolo (1 Corinzi 12, 31-13, 13), che ha definito "una delle pagine più belle del Nuovo Testamento e di tutta la Bibbia".

La "via" della perfezione, ha spiegato il Papa nel suo commento, "non consiste nel possedere qualità eccezionali: parlare lingue nuove, conoscere tutti i misteri, avere una fede prodigiosa o compiere gesti eroici".

"Consiste invece nella carità - agape - cioè nell'amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo", ha dichiarato rivolgendosi ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro in Vaticano.

Citando l'Apostolo delle Genti, ha sottolineato che "la carità è il dono 'più grande', che dà valore a tutti gli altri, eppure 'non si vanta, non si gonfia d'orgoglio', anzi, 'si rallegra della verità' e del bene altrui".


"Chi ama veramente 'non cerca il proprio interesse', 'non tiene conto del male ricevuto', 'tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta'. Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l'unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui".

Parlando dalla finestra del suo studio, Benedetto XVI ha osservato che "per ora, mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del cristiano. E' la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa".

Per questo, ha detto di aver voluto dedicare il primo grande documento del suo pontificato, l'Enciclica Deus caritas est, al tema dell'amore.

"L'amore è l'essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all'esistenza di ogni uomo", ha dichiarato raccogliendo le idee centrali di quel documento.

Al tempo stesso, ha aggiunto, "l'amore è, per così dire, lo 'stile' di Dio e dell'uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all'amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo".

Gesù, ha indicato, "è l'Amore incarnato. Questo Amore ci è rivelato pienamente nel Cristo crocifisso".

Ha infine spiegato che la vita dei santi, con la loro grande varietà di temperamenti, ha un denominatore comune: "è un inno alla carità, un cantico vivente all'amore di Dio".

Visto che il 31 gennaio la Chiesa ricordava San Giovanni Bosco, fondatore della Famiglia Salesiana e patrono dei giovani, il Pontefice ha concluso invocando la sua intercessione "affinché i sacerdoti siano sempre educatori e padri dei giovani; e perché, sperimentando questa carità pastorale, tanti giovani accolgano la chiamata a dare la vita per Cristo e per il Vangelo".

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