martedì 1 maggio 2012

Benvenuto al Vilaj Italyen


L'inesorabilita' del reale spacca la nostra misura

..... da suor Marcella....

Rieccomi on line, scusandomi con quanti
si sono preoccupati per questo silenzio dovuto
 alla stanchezza ed al tempo
 che non sembra mai essere abbastanza per cui
giunti a sera tempo per fermarsi in internet non
ce n'e' proprio
anche perche' si rischia davvero di diventare
schiavi della rete e di dimenticarsi di come
 sia bello parlare con le
persone con cui si vive, o leggere un libro,
 o sfogliare un giornale o fermarsi in cappella a
pregare affidandosi
 alla Madonna in questo mese di maggio che inizia.Ma pur dentro il silenzio, la vita al Vilaj Italyen e' andata avanti.... eccome se e' andata avanti!!!Le cose accadute sono tante, dalla festa in nunziatura per l'anniversario dell'elezione di Benedetto XVI incui, tra tanti uomini importanti i volontari del Vilaj Italyen splendevano eleganti e contenti, contenti soprattuttodi aver avuto la possibilita' di fare festa per una cosa cosi', al termine dei lavori di piastrellamento della klinik che diventa semrpe piu' bella ed accogliente.
Ma l'avvenimento grande che la nostra casa sta vivendo con stupore e tremore e' la rottura della propriamisura davanti all'inesorabilita' del reale. Da mesi stiamo lavorando alla costruzione della casa di accoglienzaKay pere Giuss e don Julian Carron a nome della Fraternita' di Comunione e Liberazione ci ha concesso l'autorizzazione a dedicarla appunto a don Luigi Giussani. Cosi' e' bello veder andare avanti i lavori dopo un inizio burrascoso e visitare le camere, pensarle piene di bimbi o fermarsi nella propria e decidere dove si vogliono mettere i ganci per l'amaca.... emozionante vedere un'opera che cresce.... tutto pensato, tutto calcolato, tutto secondo un organizzazione. E poi, in silenzio, all'improvviso, l'altro bussa
alla tua porta e ti dice  "Oggi vengo a mangiare  a casa tua"
e tu resti spiazzato perche' avevi gia'
organizzato per essere fuori a pranzo.Per me, Valentina, Maria e Stefano,per la nostra casa questo Tu che vuole mangiare a casa nostra ha il volto di Michela, tre anni, e Shnaider, un anno e quattro mesi. La prima da tempo nella nostra scuola nella sezione kinder, perde la mamma qualche mese fa che dando alla luce il fratellino muore. Il fratellino seguira' la mamma dopo poco.

Il papa' di Michela e' disperato: ha subito
una grossa lesione tendinea anni fa alla
 mano destra che e' rimasta
inutilizzabile, impossibile in Haiti
 trovare un lavoro. E' in lacrime quando mi dice che deve mettere la piccola in un orfanotrofio perche'
non sa come mantenerla. E cosi' a sera, a casa, butto li' la cosa e mi basta incrociare lo sguardo di Maria
 e Valentina
 per capire che quella porta che volevo aprire, loro l'avevano gia' aperta.
Due giorni dopo Schnaider arriva in ambulatorio con la giovane zia: la mamma e' morta nel parto e dopo poco
 la gemellina di Schnaider l'ha seguita. I nonni abitano al nord del paese e non vogliono sapere nulla del bimbo.
 La zia lo prende sotto la tenda di un metro quadrato in cui vive in uno dei grossi campi che dal terremoto
ad oggi abbelliscono le strade della capitale. Ma questobimbo e' un probema per lei: nessuno le da' lavoro e
non trova un uomo disposto a prendere un
 anno
 con gia' a carico un figlio non suo.
 L'orfanotrofio
l'unica possibilita'.  Le hanno parlato
 di noi
della casa che sta nascendo al Vilaj
Italyen.
Chiedo a Valentina di andare a vedere
la
reale situazione in cui zia e nipotino
 vivono.
Il giorno dopo Shnaider entra in casa
nostra.
La porta e' aperta, la misura e' spaccata:
"Questa sera vengo a mangiare
a casa tua".
 E la vita diventa un centuplo, magari
 anche di stanchezza soprattutto per la Vale e la
Maria che seguono questi due bimbi giorno e notte,
 ma un centuplo di Una Presenza perche' e'
 cosi' evidente che non e' una misura nostra.
Ed in questa grande storia fatta di
 accoglienza e porte aperte, i primi a scoprire di essere accolti siamo proprio noi: impossibile non
guardare Michela e Snhaider
e non scoprirsi amati, guardati per cio' che si e', abbracciati da chi si lascia scomodare dalla nostra umanita'
 per fare emergere in noi quel cuore di uomini che e' gia' tutto presente in due bimbi piccolissimi che giorno dopo
giorno, stretti dall'abbraccio della casa, ricominciano a sorridere, buttandosi nell'avventura della vita con un'ipotei
 positiva quella di un rapporto in cui sono voluti bene. E cosi insegnano a noi a stare davanti ai desideri del nostro
cuore da uomini certi che la risposta a questi desideri e' gia accaduta.

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