giovedì 31 maggio 2012

a lezione di gratuità


.....Per i cristiani parlare di famiglia, lavoro e festa, è confrontarsi su ciò
 che interessa ogni uomo e ogni donna di questo mondo e proporre loro 
la strada del compimento che lo stesso Figlio di Dio ha voluto percorrere
 e sulla quale ci invita a seguirlo. Nessuna persona è lontana 
dall’esperienza degli affetti, del lavoro e del riposo: ciascuno di noi
 è compagno di strada del proprio prossimo. Per questo partecipare 
fisicamente o da lontano attraverso i mezzi di comunicazione al VII 
Incontro mondiale delle famiglie, potrà risultare di grande giovamento 
per la comunità cristiana e per la società intera.
Come cristiani saremo aiutati a identificare gli ambiti essenziali della
 nuova evangelizzazione:...

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PAPA A MILANO/ Scola:

giovedì 31 maggio 2012
PAPA A MILANO/ Scola: a lezione di gratuitàFoto: InfoPhoto


Questo è l'articolo scritto dal cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola e pubblicato oggi su L'Osservatore Romano, in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno, giorno in cui verrà celebrata la messa presso l'aeroporto di Milano-Bresso. Il tema dell'incontro sarà "La Famiglia: il lavoro e la festa", come indicato da Papa Benedetto XVI nella lettera di presentazione dell'evento.



In occasione del IV Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, celebratosi a Verona il 19 settembre 2006, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di «non perdere di vista nella nostra azione pastorale il collegamento tra la fede e la vita quotidiana, tra la proposta del Vangelo e quelle preoccupazioni e aspirazioni che stanno più a cuore alla gente». Si tratta di un’indicazione che in questi anni le Chiese, sia in Italia che all’estero, hanno voluto assecondare con decisione.



Su questa linea si colloca ora anche il VII Incontro mondiale delle famiglie che già a partire dagli argomenti messi a tema — «La famiglia: il lavoro e la festa» — desidera proporsi quale evento di popolo, capace di entrare in dialogo con le esigenze fondamentali di ogni persona. Le modalità stesse di svolgimento suggeriscono come questo grande gesto abbia di mira l’unità della persona e la decisività delle sue relazioni.

Momenti di approfondita riflessione — assicurati dal Congresso teologico-pastorale con circa settemila partecipanti e gli interventi di 104 relatori di variegati contesti culturali — sono arricchiti dalla testimonianza reciproca che le numerose famiglie, provenienti da circa 160 Paesi, sapranno scambiarsi durante i giorni di convivenza in Milano e diocesi e, in particolare, nella festa di sabato 2 giugno.

Non mancano naturalmente preziose occasioni di preghiera in città — il duomo, le chiese di Milano e Lombardia sono aperte per l’adorazione — che troveranno coronamento nell’Eucaristia presieduta domenica 3 dal Pontefice all’aeroporto di Bresso.

Come e dove percepire, in questo incontro così articolato, quel «collegamento tra la fede e la vita quotidiana» a cui ci richiama il Papa? Egli stesso suggerì la risposta nell’allocuzione di Verona: «Per parte mia vorrei sottolineare come, attraverso questa multiforme testimonianza, debba emergere soprattutto quel grande “sì” che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo. Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza».
Riflettere, incontrarsi, condividere, pregare mettendo a tema la famiglia, il lavoro e la festa costituisce un’occasione privilegiata per riconoscere e far proprio questo grande sì che Dio ha detto all’uomo in Gesù Cristo.
Il Figlio di Dio, facendosi uomo per noi e per la nostra salvezza, ha voluto nascere e crescere in famiglia: ha voluto personalmente sperimentare questa via maestra e insostituibile per imparare che la legge della vita è il dono totale di sé. In famiglia, infatti, ognuno di noi assimila, in modo sempre più consapevole, che nessuno si genera da sé. L’esistenza è frutto di un dono d’amore che ci precede. Il valore della nostra vita, quindi, ci è dato a priori: non è qualcosa che dobbiamo guadagnare! In famiglia comprendiamo, inoltre, che questo amore gratuito chiede il coinvolgimento della nostra persona, esige da noi una risposta. L’amore è anche compito, responsabilità, sacrificio. Crescendo, il bambino comincia a rendersene conto e si esercita a far dono all’altro della propria vita per il bene di tutti: apprende, in definitiva, a lavorare, poiché significato genuino del lavoro umano è quello di porci in collaborazione col Creatore. Anche Gesù imparò a lavorare a Nazareth. Restano indelebili, a questo proposito, le parole che Paolo VI pronunciò durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa: «Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine».Infine, il Figlio di Dio ha condiviso con gli uomini anche le gioie del riposo e della festa: come quando si ritirava con i suoi amici a pregare e a riposare, o partecipava con loro e con sua madre alla festa di Cana, o si paragonava allo sposo del banchetto di nozze. Gesù ha sperimentato la necessità del giusto riposo, che riapre lo spazio agli affetti e ritempra corpo e anima, permettendo poi una serena ripresa del lavoro.

Per i cristiani parlare di famiglia, lavoro e festa, è confrontarsi su ciò che interessa ogni uomo e ogni donna di questo mondo e proporre loro la strada del compimento che lo stesso Figlio di Dio ha voluto percorrere e sulla quale ci invita a seguirlo. Nessuna persona è lontana dall’esperienza degli affetti, del lavoro e del riposo: ciascuno di noi è compagno di strada del proprio prossimo. Per questo partecipare fisicamente o da lontano attraverso i mezzi di comunicazione al VII Incontro mondiale delle famiglie, potrà risultare di grande giovamento per la comunità cristiana e per la società intera.
Come cristiani saremo aiutati a identificare gli ambiti essenziali della nuova evangelizzazione: un’urgenza, questa, che non può essere assecondata se non facendoci carico dei bisogni dei nostri fratelli uomini, incoraggiando noi stessi e loro a scoprire tutta l’altezza, la larghezza e la profondità del desiderio di infinito che abita il cuore dell’uomo. Essere amato, edificare il mondo, vivere gratuitamente insieme agli altri: non è forse questo ciò che ogni nostro contemporaneo cerca formando una famiglia, lavorando e riposando? Se ripartiremo da una condivisione sincera e partecipe di queste realtà fondamentali dell’esistenza quotidiana, che ci accomunano a tutti gli uomini, avremo, come cristiani, l’occasione di abbattere steccati artificiosi nella prospettiva della nuova evangelizzazione.
Riflettere sull’importanza e sul significato della famiglia, del lavoro e della festa porterà così un indubbio beneficio all’intera società. Essa, infatti, ha bisogno, oggi più che mai, di rimettere al centro la persona umana e il valore delle relazioni. Una consapevolezza fondamentale per l’attuale frangente di crisi economico-finanziaria.
Il VII Incontro mondiale mostra che la famiglia fondata sul matrimonio fedele e aperto alla vita tra un uomo e una donna è un solido pilastro in questo tempo fluido di grande travaglio. Anzi già lascia intravvedere qualche lineamento del volto dell’uomo postmoderno. 
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