venerdì 4 maggio 2012

"A un giovane italiano oggi io consiglierei di emigrare"


segnalato da Francesco

Intervista a Tyler Cowen, lunedì a Milano per il Discorso Bruno Leoni
I1 mondo è imprigionato nella stagnazione, l'Europa cammina all'indietro e se fossi un giovane italiano valuterei seriamente l'ipotesi di emigrare, magari in Germania». Le parole taglienti di Tyler Cowen, economista della George Mason University incluso da Foreign policy nell'elenco dei 100 pensatori più importanti, sono all'origine della tesi sulla "Grande stagnazione" di cui discuterà fra pochi giorni davanti al pubblico milanese dell'Istituto Bruno Leoni.

Perché parla di stagnazione?
«Perché nessun Paese attraversa una fase di crescita stabile e sostenuta: ciò che prevale è la tendenza al rallentamento o, nel caso dell'Europa, a tornare indietro. L'unica nazione che mantiene la potenzialità di crescita per rompere la fase di stagnazione sono gli Stati Uniti, ma con una crescita annua che nel migliore dei casi sarà fra il 2 e 3%, anche loro sono praticamente fermi. E' una situazione globale che ricorda il Giappone degli anni Novanta».

Quale è la genesi di questa fase di stagnazione economica?
«La carenza di innovazione. Alla base della stagnazione c'è il fatto che i fattori di innovazione tecnologica, penso ad esempio a Facebook, non sono ancora in grado di muovere il PIL globale. Siamo in una fase di passaggio. Non escludo che la nuova generazione dell'alta tecnologia possa riuscire a muovere l'economia ma questo ancora non avviene».

Quali sono le nazioni che innovano di più?
«Gli Stati Uniti restano un Paese leader mentre nella zona dell'euro si impone la Germania e in Europa, più in generale, spiccano Norvegia e Svezia. E' una nuova geografia che sta emergendo ma ancora non è sufficientemente possente da poter spingere il pianeta».

Ciò significa che non ha fiducia nelle economie emergenti?
«I cosidetti Brics non stanno andando bene. Rallenta la Cina, il Brasile è in affanno, l'India sta ancora peggio. A mostrare una certa vitalità è la Turchia ma non basta per influenzare l'intera umanità. Chi afferma che il superamento della stagnazione avverrà grazie ai Brics commette una grave ingenuità».

Perché l'Eurozona non riesce a risollevarsi?
«Per il semplice fatto che l'euro come oggi lo conosciamo è destinato a non esistere più. Grecia e Portogallo sono già con un piede fuori, e ciò significa che Spagna e Italia potrebbero seguirli in fretta. Questi quattro Paesi non creano o innovano. La loro capacità creativa è assai bassa e credo che quando usciranno i primi - penso a Portogallo e Grecia - le ricadute sugli altri saranno veloci. L'Eurozona può salvarsi ma deve rivedere la propria composizione».

L'Italia uscirà dall'euro?
«Prevedo che gli italiani residenti in Italia sceglieranno in numero sempre maggiore l'emigrazione verso la Germania, dove lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche sta prendendo piede, imponendosi anche sulla Gran Bretagna».

Se lei dovesse dare un suggerimento ad un giovane europeo, italiano o tedesco, su quali scelte fare per avere una vita migliore nel XXI secolo, come gli direbbe?
«Ad un italiano e un tedesco direi cose assai differenti. Il tedesco deve rimanere in Germania, impegnarsi nei settori che producono più innovazione e tenere duro. L'italiano invece vive in una nazione che non cresce da almeno dieci anni, dove la potenzialità di innovazione è fra le più basse del mondo industrializzato e non ha molte alternative: deve emigrare. L'unica differenza riguarda la geografia dell'impellenza di emigrare: nel Sud è molto alta, nel Nord forse si può aspettare ancora».

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