sabato 12 maggio 2012

Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica



da tempi


Maggio 11, 2012 Antonio Simone
Pubblichiamo la lettera che Antonio Simone ci ha inviato dal carcere milanese di San Vittore. La spesa, gli interrogativi leopardiani e una domanda al quotidiano di Ezio Mauro.
Iniziamo la pubblicazione delle lettere che Antonio Simone invia a Tempi dal carcere di San Vittore a Milano. È un modo per far conoscere a tutti la realtà carceraria e per Simone «un modo per ringraziare le centinaia di persone che mi hanno scritto e che pregano per me. Così che l’esperienza di uno possa eventualmente essere utile a tutti». Simone si trova in una cella «costretto in 4 metri per 2», con altre cinque persone, che desidera ringraziare «perché posso stare a scrivere solo perché altri stanno distesi a letto (sì, in sei, tutti in piedi, non ci stiamo)». 
Caro Gigi,
qui si sta facendo la spesa ed è un’attività entusiasmante. Finita la lista comune per le necessità della cella, Ikea (soprannome di uno dei detenuti in cella con Simone, così chiamato per l’abilità nel costruire “mobili” utilizzando pacchetti di sigarette e scatole di pasta, ndr) ti chiede: «E tu che cosa vuoi?». E lo chiede a tutti. Puoi immaginarti le risposte, tra il drammatico e l’ironico. «E tu che cosa vuoi?».
Mi viene in mente la domanda alla prima vacanza estiva che ho fatto in Gs (Gioventù studentesca, ndr) nel ’71, dove don Ciccio e don Ricci chiedevano leopardianamente: «Ed io, che sono?».
Poi guardo sul mio armadietto dove ho appeso la foto del Gius con Giovanni Paolo II alla Giornata dei Movimenti (che spettacolo) e capisco dove vorrei essere: là in mezzo, tra lo sguardo del Gius e il bacio del Papa, per rapire (uso apposta questo termine, così diranno che avevo già intenzione di delinquere) quel riconoscimento tra giganti del dono che Dio aveva fatto loro.
Ma non è di questo che volevo scrivere. Volevo solo dire che a me piace molto il metodo di Repubblicache ripete la stessa domanda tutti i giorni. Ecco, vi inviterei tutti a fare la domanda che ritenete più giusta a Repubblica e a mandargliela.
Ecco la mia: perché esistete? A che servite, oltre che per sostenere il triste nichilismo, dopo aver visto naufragare la speranza di un mondo migliore, a partire dalla vostra disastrosa ideologia?
Antonio Simone 

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