giovedì 31 maggio 2012

LA FEDE ALLEGRA, LA FEDE TRISTE


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Lo scontro che agita da un paio di millenni i vertici della Chiesa ha sempre origine dalla seduzione del potere. La solitudine, il perbenismo, la noia, la scontatezza in cui molti riducono la propria fede è causa non solo di cadute (il peccato è di tutti noi) ma di infinita presunzione e di velenosa lotta per imporre una idea. Non è dato capire i contorni dello scandalo: un banchiere, un maggiordomo, delle lettere, e l'infinito chiacchiericcio dei media. Di fatto il Papa più forte negli ultimi anni - come impostazione teologica, come volontà di trasparenza etc - si ritrova assalito e tentano di indebolirlo in tutti i modi. Come l'estremo assalto a una delle ultime istituzioni europee credibili. Forse non è causale che questo avvenga nel momento in cui con forza e determinazione il Papa e il suo banchiere capo si erano pronunciati a favore di una tassa sulla finanza, che sicuramente ai veri signori della terra e delle banche di questo momento non fa piacere. Non si tratta di dietrologia, si tratta di fatti messi in fila.
Ma il punto è un altro, come sottolineato su nuovo quotidiano online "il vostro" ieri: Benedetto ha da subito parlato della gioia della fede. Solo una fede gioiosa può attraversare, dura come pietra, la tempesta. E solo una fede gioiosa può correggere e sostenere la fede triste di molti, e non soccombere alla sua brevità di fiato.

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