mercoledì 22 ottobre 2008

LETTERA DI PADRE ALDO

.....Capite che quando si parte da una ipotesi positiva è conseguente che nasca un ospedale come questo, perché qui ciò che accade non è l’esperienza della morte, ma del destino, del Mistero che fa tutte le cose. Qui il Mistero è chiarissimo. Io lo vedo guardando gli ultimi sospiri del moribondo, affannosi fintanto che il Mistero lo prende per la mano e se lo porta con sé, lasciandomi vedere nel volto belo del morto, pieno di pace, il segno della Sua Presenza..............

Cari amici,
sono appena tornato dal nostro cimitero dove ho sepolto un giovane ammalato e morto di AIDS. Come sempre eravamo in tre: l’autista dell’ambulanza, la sacrestana ed io. Noi tre per accompagnare il corpo di Giuliano già fra le braccia della Trinità. Una piccola processione per le strade caotiche di Asunción, recitando il Santo Rosario e poi la sepoltura che sempre faccio seguendo le antiche usanze del mio paese in Italia: sottoterra, la benedizione e poi con il badile un po’ di terra sopra il cassone per ricordare ciò che siamo…ma non siamo solo questo, siamo infinitamente di più.



Per questo ogni volta che uno muore lo accompagniamo come Gesù nel S.Sacramento. La liturgia funebre comincia con l’assistenza orante al moribondo, tenendogli la mano, alla preghiera corrispondente appena morto, il bacio sulla fronte. Quindi la liturgia della pulizia, dell’igiene del corpo, con la stessa attenzione di quando prepariamo l’altare per le Messe…i profumi, la formalizzazione del cadavere perché possa resistere le 24 ore necessarie, visto il caldo che fa, quindi il vestito, che è sempre quello di S.Francesco, un saio bianco per le donne e marrone per gli uomini. Poi la S.Messa, la veglia nella cella mortuaria della clinica, accompagnato dagli altri ammalati terminali. Una bella compagnia della brava morte. Non lasciamo mai solo il cadavere, che un giorno resusciterà. Per noi il cuore di tutto questo è l’articolo dimenticato del Credo: “Credo la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen”. Se cogliessimo la bellezza, la profondità, la gioia che dà recitare: “Credo la resurrezione della carne”. Per cui i miei cadaveri non sono una carne morta o putrefatta, sono la carne che resuscita, quella carne un domani trasfigurata e che risorgerà. Per questo bacio i miei cadaveri, li profumo, gli metto un fiore, voglio che la cassa sia povera ma bella. Una cosa desidero aggiungere. Quando prima di morire non parlano più, però capiscono, chiedo loro di confessarsi se lo desiderano e tutti lo desiderano. Ma non parlava e allora dico loro: se sei pentito dei tuoi peccati fai segno con il pollice. Pollice verso l’alto si, pollice verso il basso no. E così accadde sempre e sempre verso l’alto. E allora: “Io ti assolvo etc..”. E così tutti muoiono in pace. Che bello morire in pace. Che bello toccare con mano ogni giorno che la morte è la parte che ci permette di vedere finalmente Gesù. Ogni mercoledì faccio il “raggio” dei malati terminali. Ci mettiamo in cerchio (raggio) e poi dopo una mia breve introduzione per mettere bene a tema l’ordine del giorno, ognuno racconta, come può –a volte si addormentano- le loro preoccupazioni, le loro paure, tocchiamo sempre il tema della morte, del funerale, del sottoterra…ed è bello vedere come la morte sia familiare e non susciti paura perché la certezza del Risorto –il quadro di Piero della Francesca domina l’ospedale- è il cuore di tutto. Insomma, anche la morte ha una faccia carina perché è la tua, la mia faccia. Il problema è avere il coraggio di guardarla in faccia e per guardarla bisogna che qualcuno ci faccia compagnia, in modo che quando arriva non sia solo a fare il mio lavoro. E la morte cerca qualcuno che le faccia compagnia, perché non ha nessuna intenzione di spaventare nessuno. Ve lo dice uno che ha in mente lo scenario del “Settimo sigillo” di Bergamon, in cui la morte era proprio brutta, come una strega, incapace di pietà, di un minimo di sentimento. Però tutto questo è possibile percepirlo perché nella mia clinica il Direttore Generale è il Santissimo Sacramento. Dio mio se tutti, o alcuni per lo meno, capissero che gli ospedali rischiano di essere dei frigoriferi solo perché non si mette in Santissimo Sacramento ben visibile come Direttore Generale. Mi chiedo: perché perdere un sacco di tempo a parlare di riforme sanitarie senza capire che l’unico problema delle riforme è che Cristo rioccupi il posto che gli compete. Siamo testardi come gli economisti che in generale non capiscono mai che il principio dell’economia si chiama “Provvidenza Divina”. Ma perché è fallita quella banca americana che ha messo in tilt l’economia? Perché la Divina Provvidenza non esiste più nelle coscienze neanche come sostantivo. Chi degli economisti cattolici andando all’università dice la giaculatoria che mia madre mi ha insegnato da piccolo: “Santissima Provvidenza di Dio provvedete per noi”? E quindi è chiaro che tutto fallisce. A me viene da ridere quando vedo e ascolto le milioni di riunioni e di ore sprecate a parlare di progetti, di conti, di preventivi. Tutte cose necessarie, se però c’è quel principio divino di cui sopra. E se non ci credete venite a vedere. “Contra facta non valent argumento”.
Lo stesso vale per gli ospedali, la terapia del dolore, i moribondi, i morti. Senza Eucaristia gli ospedali si distingueranno ben poco dai lager non importa il colore, se nero o rosso.

A un ammalato che può interessare un ospedale in cui non accade ciò che accade nel mio ospedale, che è una ipotesi altamente positiva per affrontare tutto.

Capite che quando si parte da una ipotesi positiva è conseguente che nasca un ospedale come questo, perché qui ciò che accade non è l’esperienza della morte, ma del destino, del Mistero che fa tutte le cose. Qui il Mistero è chiarissimo. Io lo vedo guardando gli ultimi sospiri del moribondo, affannosi fintanto che il Mistero lo prende per la mano e se lo porta con sé, lasciandomi vedere nel volto belo del morto, pieno di pace, il segno della Sua Presenza.

Insomma, termino perché altrimenti vi stancherei mentre io vibro raccontando queste cose.
Un abbraccio
P.Aldo

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