martedì 28 ottobre 2008

SCUOLA DI COMUNITA' CAPITOLO 3 L"OBBEDIENZA

DI Giorgio Razeto

I. Meditazione: "presa di coscienza di una verità in modo tale che essa si dispieghi davanti agli occhi, così che tu possa penetrarla"
"Noi possiamo penetrare soltanto le parole vive, cioè le parole che ci dicono coloro che con noi vivono, che partecipano alla nostra vita".
La ragionevole conseguenza della fede
I. la fede è un atto di conoscenza e la libertà è la condizione perché esso avvenga
II. Ad ogni conoscenza consegue un'affettività
III. la fede, come atto di conoscenza, genera quindi un tipo di affettività, un comportamento



IV. l'affezione è un atteggiamento verso l'oggetto conosciuto
"Tu vedi un palo e siccome sei molto indebolito dagli studi, ti pare che sia la tua fidanzata: alla mala conoscenza consegue una mala affezione. L'affezione è un atteggiamento verso l'oggetto conosciuto: hai creduto che il palo fosse una bella bimba e allora ai assunto un certo atteggiamento, ma ti sei trovato male!"
V. L'atteggiamento giusto, abitualmente giusto, verso l'oggetto conosciuto, l'affezione giusta si chiama virtù
"Bevo perché ho la bocca asciutta. Ma io posso aver bevuto così: c'è qui l'acqua e bevo. Invece sono grato a Gloria perché mia ha portato l'acqua, gentilmente; non gliel'ho chiesta. Bevendo sono grato a Gloria perché mi ha portato qui l'acqua. Questa è una virtù, la virtù della gratitudine"
a) L'obbedienza nasce come atteggiamento ragionevole
I. Due fatti del Vangelo, la reazione della folla, l'atteggiamento degli apostoli
A. la moltiplicazione dei pani:
1. Gesù ha pietà della gente che ha fame e non conosce il suo destino
"Avere pietà della gente che non sa il suo destino e aver pietà della gente perché ha fame (perché sono tre giorni che segue uno che parla del loro destino), è lo stesso, è lo stesso gesto"
2. Gesù compie il miracolo e li sfama
3. la folla si esalta e vuole fare re Gesù
"...l'esaltazione giunse al massimo e tutti si misero a gridare a Cristo come al re che sarebbe dovuto venire, al re - figlio di Davide, discendente di Davide - che sarebbe venuto e avrebbe dato tutto il mondo in mano ai giudei, avrebbe reso il popolo giudeo il popolo padrone del mondo, Salvatore, ma per loro "Salvatore" e "padrone" era lo stesso, nella durezza del loro animo le due cose erano lo stesso"
4. Gesù si sottrae alla folla e si reca a Cafarnao
B. Gesù nella sinagoga di Cafarnao
"E' entrato nel mondo come un uomo, uomo come tutti gli altri; perciò...anche Lui andava alla sinagoga, pregava con quelli della sinagoga, diceva i salmi..."
1. legge il brano della Bibbia degli Ebrei nel deserto sfamati da Dio con la manna e in questo modo introduce il nuovo dentro l'antico
"Chi voleva...poteva alzare la mano ed essere chiamato fuori a leggere un brano della Bibbia...Gesù prendeva sempre quell'occasione per alzare la mano e andar fuori a parlare...Quello che incominciò a dire di nuovo, lo disse dentro l'antico: era un nuovo modo di vedere il mondo. Le parole erano le stesse: era un nuovo modo di vedere le parole antiche. Insisto perché questa è la vita del cristiano, essere cristiani è questo: una novità che si apre sempre il varco dentro le parole antiche"
2. spiega che Egli avrebbe portato un pane diverso, "che chi ne mangia non muore più"
3. la gente crede che Gesù parli per metafora; è colpita dalle parole ma pensa che fosse un modo di dire
"metafora, paragone astratto; se io dico: "le mie parole devono essere come il pane per la tua anima", capisci che non è che sia un pane da mangiare coi denti; come il pane è, per il corpo, alimento, così le parole sono l'alimento per l'anima"
4. entra in sinagoga un gruppo di persone: quelli che Gesù aveva sfamato il giorno prima e volevano farlo re
5. Gesù cambia il significato del suo discorso e dice: "Voi mi perseguite perché vi ho sfamato con del pane, gratuitamente, ma io vi darò ben altro da mangiare, vi darò la mia carne da mangiare e il mio sangue come bevanda. E chi mangia di questo pane e beve di questo sangue vivrà per sempre"
6. La folla ora comprende che Gesù non parlava per metafora, per modo di dire, ma sul serio
7. I capi della comunità, gli scribi ed i farisei, reagiscono e diffondono l'idea che Gesù fosse un pazzo
"Allora i capi - i giornalisti, i politici, i professori di università o di scuola media superiore - coloro che cercano di dettare agli altri la propria concezione della vita, che allora si chiamavano scribi e farisei, hanno cominciato a dire: "Avete sentito? E' pazzo, è pazzo! Ma chi può dare la sua carne da mangiare, il suo sangue da bere?"
8. la folla segue gli scribi e i farisei ed abbandona Gesù
9. restano solo gli apostoli
"Erano lì tutti con la testa bassa, in silenzio..."
10. Gesù non attenua l'inconcepibilità di quello che diceva ma insiste
<"Se non mangiate la mia carne non entrerete nel regno dei cieli", vale a dire nella verità delle cose; non vi salverete, perderete voi stessi>
11. Gesù provoca gli apostoli: "Anche voi volete andarvene?"
12. Pietro risponde per tutti: "Maestro, anche noi non comprendiamo quello che tu dici, ma se andiamo via da te dove andiamo? Tu solo hai parole - la vera traduzione dovrebbe essere questa - che corrispondono al cuore, che danno senso alla vita"
a. le parole che corrispondono al cuore sono parole ragionevoli, che spiegano la vita, che parlano della vita in un modo ragionevole
b. la ragione è scoprire la corrispondenza tra quello che uno dice della realtà e quello che il cuore aspetta dalla realtà; la corrispondenza tra quello che uno dice della vita e le esigenze che il cuore ha sulla vita
II. Davanti a Gesù, al fatto eccezionale di quell'uomo che parlava in modo corrispondente al cuore, spiegava la vita in modo corrispondente al cuore, che cosa era più ragionevole?
A. lo scandalo della folla che non capisce
B. seguire Gesù
III. La conclusione giusta è stata tratta dagli apostoli
A. di fronte al fatto eccezionale di quell'uomo che parla sempre in modo corrispondente al cuore, la conseguenza più immediata e logica è quella di seguirlo
"L'immediata reazione che uno provava, che un uomo giusto provava di fronte alla domanda: "Volete andarvene anche voi?" era: "Noi dobbiamo seguirti perché sei l'unica persona, l'unico caso così eccezionale in cui uno parla in modo sempre corrispondente al cuore. E se adesso dici una cosa diversa vuol dire che noi, per ora, non la capiamo. Ce la spiegherai, la capiremo domani, però non possiamo lasciarti perché non comprendiamo questa parola". E anche delle parole che non capivano, come "Vi do la mia carne da mangiare", uno non poteva dire: "E' una pazzia!", ma poteva dire soltanto: "Chissà cosa vuol dire!"; l'atteggiamento ragionevole era: "Chissà cosa vuol dire!"
B. l'hanno seguito anche se non comprendevano le sue parole che non erano contro il cuore; erano incomprensibili ma non contrarie alla corrispondenza evidente e già sperimentata
C. seguire Gesù è stata l'origine di un atteggiamento affettivo, l'inizio del concetto di obbedienza che nasce dalla ragione
"Chi parla come te? Senza di te la vita non ha senso, tu solo sai dare senso alla vita": perchiò un atteggiamento favorevole al Lui, un atteggiamento di adesione a Lui, che in quel momento aveva la sua prova, giocava la sua prova. Ma era giusto seguirlo, perché altrimenti avrebbero dovuto rinnegare tutti i mesi precedenti che erano stati con Lui, in cui era diventato loro evidente che quell'uomo era un uomo diverso dagli altri"
IV. La folla, invece, è stata irragionevole, perché hanno compiuto un gesto contraddittorio con quello che avevano visto il giorno prima, quando erano stati sfamati
A. andare via perché non capivano le parole di Gesù ha significato rinnegare l'evidenza del giorno prima che li aveva spinti a seguirlo
B. la cosa giusta era seguirlo perché diversamente dovevano negare il fatto, l'evidenza di ciò che avevano visto il giorno prima
b) Il contenuto della parola seguire
I. Seguire significa
A. avere gli stessi sentimenti di Cristo, gli stessi sentimenti che Cristo ebbe nei confronti del Padre
"Per Cristo era evidente che tutto era del Padre. E quando il Padre ha permesso che fosse ucciso? "Padre, se possibile che io non sia ucciso, però non la mia ma la tua volontà sia fatta." Per Cristo era evidente che Dio era tutto, perciò bisognava aderire al Padre anche quando era per Lui incomprensibile il suo atteggiamento...che Lui fosse ucciso...era una cosa ingiusta, e Cristo, come uomo, non capiva perché, tant'è vero che ha pregato: "Padre, se è possibile, che io non muoia": non si può andare contro il Padre, per tutta l'evidenza che altrimenti se ne ha, senza il Padre non c'é senso alla vita...Così l'uomo deve avere verso Cristo gli stessi atteggiamenti che Cristo ebbe verso il Padre. Cristo dice una cosa incomprensibile, ma se neghiamo questa neghiamo tutto, non c'è più niente: allora è giusto aderire a Cristo.
B. la parola che definisce l'atteggiamento che Cristo ebbe verso il Padre è "obbedienza"
c) Per questo Dio lo ha glorificato
I. Gesù è stato glorificato perché ha seguito il Padre e il Padre ha dato tutto nelle sue mani
II. Chi obbedisce farà miracoli ancora più grandi di quelli di Gesù
"perché è più grande l'evidenza della forza di Cristo adesso, nella sua Chiesa, che neanche duemila anni fa: duemila anni fa faceva alcuni miracoli, adesso ne fa a bizzeffe. Si dimostra molto più grande adesso il valore di Cristo e del suo corpo, misterioso ma visibile, che neanche duemila anni fa".
d) La ragionevolezza del seguire
I. l'obbedienza è ragionevole perché obbedendo la nostra vita diventa più grande di quanto mai sarebbe stata, cioè si realizza
"Si può stare in convento per decine di anni senza avere questa coscienza; allora si vive male, perché un uomo non può vivere senza la consapevolezza che questo realizza la propria vita più di quanto sarebbe accaduto se avesse fatto quello che voleva, sentiva e immaginava. Il vangelo esprime questo concetto così: "Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù". Il centuplo è la riuscita vera, che inizia già in questo mondo, e si compie nell'eterno"
La vera obbedienza è un'amicizia
a) Seguire uno che ti sta davanti
I. La prima caratteristica, la caratteristica fondamentale è
A. dal punto di vista esteriore un incontro con uno che vi ha fatto notare una diversità umana, che aveva come caratteristica quella di corrispondere più acutamente, più profondamente al cuore
B. questa diversità
1. è un modo di vivere che porta con sé l'affermazione del significato della vita
2. implica una serietà nel vivere
"La vita per quello lì era una cosa seria, implicava una serietà del vivere, che portava dietro di sé un gusto del vivere, una volontà di fare, una utilità nei rapporti, una bontà. Normalmente nella vita, per tutta la gente, è serio il problema dei soldi, è serio il problema dei figli, è serio il problema dell'uomo e della donna...della salute...il problema politico: per il mondo tutto è serio eccetto che la vita...La vita è una cosa seria con un significato; è una cosa seria, perciò è un compito di fronte a tutto il mondo, di fronte a tutto il creato, di fronte a tutti i tempi, di fronte alla storia, di fronte al tempo e allo spazio, ed è un significato ultimo, definitivo completo"
b) Seguire: capire ed imitare
I. Seguire "uno che ti sta davanti" significa due cose
A. capire ciò che dice
B. imitarlo nel come fa
II. Per seguire non basta sentire le parole, occorre cercare di stare attenti a come fa
"Per questo non tutti i parolai sono maestri, perché per essere maestro bisogna far vedere come si fa...usare parole in modo tale che...fai capire come si devono usare"
III. Capire esige il minimo di fatica: esige semplicità, esige il cuore da bambino, una curiosità da bambini
IV. Tutto questo può essere riassunto nella parola "sequela" che implica
A. uno che si ha davanti
B. cercare di capire le parole che dice
C. cercare di capire come fa a farle a viverle
V. L'alternativa alla vita come sequela è l'istintività
"Senza sequela la nostra vita non ha niente davanti, non sa cosa pensare e non sa come fare; perciò identifica con il suo pensiero quello che gli salta in mente (la reazione o i suoi pareri) e identifica come regola del fare quello che gli pare e piace (vale a dire, ha come regola l'istintività)"
c) Obbedienza, gesto dell'io
I. Capire è un atto della ragione: significa afferrare la corrispondenza tra quello che si dice ed il tuo io, le esigenze del tuo io, del tuo cuore
A. incomincia come sforzo e lavoro
"devi proprio ascoltare quello che ti si dice cercando di capire"
B. man mano che capisci, non dipendi più da chi te lo dice è come se diventasse una cosa sola con te stesso: segui te stesso
"Al limite l'estrema forma dell'obbedienza è seguire la scoperta di se stessi operata alla luce della parola e dell'esempio di un altro...E' perché corrisponde a te che ti dico: "Fa questo..."; te lo dico per amore della tua vita...cosa mi rende capace di dirtelo per amore della tua vita? L'amore alla mia vita...Se tu mi segui, lo capisci; e allora, dopo, segui te stesso, seguire me è come seguire te stesso, siamo amici"
d) Il vero seguire è amicizia
I. il vero seguire, la vera obbedienza è una amicizia
A. seguire vuol dire chiedere a chi ti sta davanti: "come fai a vivere quello che dici?"
1. l'accento principale, qui, è il desiderio di vivere: è quello che ti fa domandare: "Come fai a farlo tu, come fai a realizzare quel che capisci?"
B. Se io te lo dico, tu mi dici: "Grazie che me lo hai detto!" e questo diventa tuo, e tu devi seguire te stesso: la tua coscienza
C. per questo la vera obbedienza è una amicizia
"...tu come fai a farlo...? E l'altro ti dice...guardami! oppure: "Vieni con me!", oppure: "Incomincia a fare così. Per esempio fissati dei momenti nella giornata in cui dici "Dio"...oppure "Vieni, Signore"...oppure "Tre volte nella giornata fermati due minuti a pensare al momento in cui Dio è diventato un grumo di sangue dentro al corpo di una donna, l'Angelus". Oppure..."Canta una canzone...però pesa le parole, stà attento alle parole...Oppure: "Se non capisci quel che faccio, domandamelo, così mi è più facile risponderti, ti spiego meglio. Perché altrimenti diventa teorico...Ecco l'amicizia si svolge così, questa è amicizia."
Sintesi
I. La parola obbedienza non è niente altro che la virtù dell'amicizia
A. una amicizia che non sia obbedienza è una cosa sentimentale
B. nel seguire si realizza una simbiosi, una unità sempre più profonda tra quello che mi è accaduto e la mia vita
C. l'amico è caratterizzato dalla serietà del vivere di fronte all'universo e al destino
D. uno non è più solo, è finalmente se stesso, perché l'uomo è se stesso quando è insieme
"Perché? Perché è stato fatto ad immagine di Dio e Dio è una comunione: la comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito, il mistero della Trinità...Così l'io che non è solitario viene creato in una compagnia, da una compagnia che è amicizia e l'amicizia è creata da una obbedienza".
L'obbedienza - Assemblea
I. Il Signore ci ha messi insieme perché camminassimo
A. camminare vuol dire capire il rapporto che c'è tra l'istante e il destino dell'istante
B. un passo è il rapporto tra quello che faccio adesso e il destino a cui vado a finire
C. questo rapporto stabilisce il valore di quel che faccio adesso, così che attraverso quello che faccio adesso, capisco cosa è il destino
II. La semplicità del cuore
A. è la condizione per l'obbedienza
B. anche per capire ma soprattutto per l'obbedienza
"...perché nell'obbedienza bisogna proprio essere semplici...La fede propone e assicura una cosa troppo bella, così bella che diventa quasi facile dire di sì, ma l'obbedienza no; nell'obbedienza tu devi sempre seguire qualche cosa d'altro e non te"
III. Come vivere tutti i giorni la propria libertà, il proprio io senza domandare ogni momento a chi guida, senza demandare ad un altro ogni responsabilità
A. Più fai tuo il criterio di chi ti guida, più sei libero; è libero chi accetta come criterio non il proprio, ma quello dell'altro che lo guida
"Chi si perde si trova; chi rinuncia al proprio punto di vista per seguire Gesù...diventa un uomo capace di affrontare qualsiasi cosa, sapendo quello che fa, decidendo giusto...chi segue il criterio di Dio - l'uomo che segue il criterio dell'altro che lo guida a nome di Dio - di fronte a qualsiasi circostanza si comporterà bene, affronterà la circostanza in modo utile alla propria vita"
IV. Obbedienza e affettività
A. L'attaccamento affettivo nasce seguendo un altro
"L'attaccamento a Gesù nasce proprio dall'atteggiamento di attenzione, di sguardo fisso, di domanda di capire, di adesione a quello che ci dice di fare; da qui nasce l'affezione..."
B. Non è vero che occorre l'affezione per potere seguire, è vero il contrario
"...se tu aderisci all'indicazione che l'altro ti dà, che l'autorità ti dà, se cerchi di capirla, scopri la verità e la vita più di prima e questo ti rende ammirato dell'altro e ti fa affezionare all'altro"
V. Da qui nasce l'amicizia, la compagnia, la comunità
A. l'amicizia è l'energia che costruisce la compagnia
"Per questo il Signore, volendo che l'uomo lo conoscesse, è diventato un uomo e questo uomo ha generato una compagnia, è diventato presente qui ed ora, in ogni momento della storia dentro una compagnia, e se uno pretendesse di avere un rapporto con il mistero di Dio a prescindere dalla compagnia, e specialmente a prescindere da un'autorità che la guidi, si illude, è un'illusione"
B. l'amicizia allo stato minimo è l'incontro di una persona con un'altra persona di cui desidera il destino più che la propria vita; l'altra ricambia questo e desidera il mio destino più di quanto desideri la sua vita
C. l'amicizia è la prima compagnia al suo stato minimale
D. dall'amicizia nasce la compagnia perché questi primi due vorrebbero tirare dentro l'amicizia tutti quelli che incontrano
"badate come è bella la cosa, perché resta tutto secondo la scala fissata dal Signore: c'è il primo, con cui ti sei incontrato che è il primo punto di riferimento; il secondo, il terzo, il quarto...rimane la gerarchia degli affetti come Dio te l'ha suscitata"
E. il pericolo è che più hai affetto, più hai la tentazione di fermarti, di possedere, così perdi la cosa e te stesso: il sintomo che un'amicizia è sbagliata è che gli altri sono estranei
VI. l'amicizia è necessaria non è un optional
A. quello che segui è qualche cosa di inerente alla persona con cui ti metti insieme e che è così bello che vi fa mettere insieme. Ma se è tanto giusto e bello...subito produce, genera
B. la ragione dello stare insieme è capire che al di fuori di certe cose, all'infuori di Cristo non vale la pena vivere
"Perché sono diventato così amico di questo Manferdini e di questo De Ponti con cui andavo sempre?...a tutti era così evidente il qualche cosa di grande per cui stavamo insieme; infatti, chiunque fosse venuto lì...avrebbe sentito parlare di certe cose...abbiamo cominciato a intuire e parlare di certe cose, al di fuori delle quali non valeva la pena vivere"
C. la compagnia autentica è quella che nasce quando uno incontra un altro che ha visto qualche cosa di giusto, di bello e di vero, e glielo dice; e siccome anche lui desidera il giusto, il bello e il vero, si mette insieme.
D. la compagnia si allarga perché interessata a tutta la gente che incontra, per potere dire a tutti il giusto, il bello ed il vero
1. l'opposto di una compagnia così è un egoismo pieno di illusioni, una illusione; una posizione che cerca sollievo nei propri pensieri, in un sogno
"L'ideale è la realtà che tu conquisti pezzo per pezzo, passo per passo; mentre il sogno svanisce, muta e svanisce da un giorno all'altro"
2. la compagnia che si allarga, che si comunica a tutti è una presenza amorosa: la presenza amorosa di Cristo
Conclusione: dalla fede all'obbedienza
Fede
I. E' un fenomeno di conoscenza che implica la ragione, un fenomeno di conoscenza della realtà, di ciò che è
II. La fede è la conoscenza di una realtà che è al di là, che è più di quello che la ragione conosce
III. La fede è ammettere questo più di quello che la ragione conosce, in forza della corrispondenza con il cuore, con le attese, con la risposta a quello che è
IV. La fede è la cosa più razionale che ci sia, perché compie la ragione, risponde a ciò che il cuore desidera
"Senza la fede non ci sarebbe possibilità neanche per la ragione; non ci sarebbe possibilità di affermare ciò per cui l'uomo è mosso...la parola "fede"...riassume tutto, afferma la novità nel mondo"
V. La novità nel mondo è la possibilità di un incontro nel quale l'uomo percepisce che esiste la risposta al suo cuore, alle esigenze del suo cuore, già nel presente
VI. La fede è accogliere un presente, riconoscere un presente
"Nel presente esiste qualche cosa che appartiene al destino, che ha la forma del destino. Ecco, questa è la parola più bella: l'incontro con un presente nella cui forma esiste già il destino"
Libertà
I. Affermare la fede è la libertà
II. La libertà è esigenza di soddisfazione totale, la capacità di aderire al destino, esigenza di totalità di risposta
"...la libertà che non aderisca...è un controsenso, è una negatività: è la morte anticipata (come i padri del Medioevo chiamavano il peccato: la morte anticipata)...se la libertà non aderisce alla fede, si alterano tutti i termini dei rapporti...l'affezione tra l'uomo e la donna...questo è l'esempio che Dio ha messo per primo nel mondo...diventa egoismo invece che amore, negazione invece che affermazione, fragilità rinsecchita invece che creatività feconda, chiusura invece che apertura..."
III. La libertà è la fede che diventa sorgente dell'affettività cioè di una energia di adesione all'essere, a ciò che c'è nella realtà nella sua totalità
Obbedienza
I. La libertà capisce dove deve andare ma non conosce la strada
II. E' proprio il Mistero che ti dice cosa devi fare attraverso la Sua compagnia nel posto in cui ti mette
III. L'amicizia è la suprema obbedienza
IV. E' importante capire l'identificazione tra obbedienza ed amicizia
"...se l'obbedienza ti indica quello che devi fare per raggiungere il tuo destino, che cosa è l'amicizia? E' una compagnia guidata al destino: guidata, cioè devi obbedire"
V. Fede, libertà e obbedienza o amicizia sono le tre parole fondamentali di tutto il nostro vivere
"...una casa non è bella perché tutti sono amici, in quanto allegre e contenti: bisogna vedere perché lo sono!...se una casa è fatta di gente molto amica tra di loro perché condividono realmente, coscientemente il destino...sono capaci, se si trovassero da soli, di creare la comunità dove sono; perché nessuno è solo, l'ha detto Gesù. Nessuno è solo, non perché si sente insieme a chissà chi, a Dio o a Cristo: sentirsi insieme a Dio e a Cristo significa sentirsi insieme a della gente con cui ci mette!
VI. Camminiamo verso Cristo in una compagnia
A. guidati, perciò sicuri, e partendo dall'attrattiva che umanamente le singole persone operano su di noi
B. veramente liberi, perché aderiamo a qualche cosa che ci attira
"Il problema dell'indissolubilità del matrimonio è l'accento significativo di qualsiasi compagnia umana: è impossibile che resista. Se resiste è per interesse di potere politico, economico; perché la soddisfazione come tale è così scadente che decade subito. Sembra non decadere fino a quando non l'hai ancora; quando l'hai decade. Allora come si fa ad avere - senza che decada - qualcosa da cui veramente Dio ci fa attirare? Quanto più la presenza dell'altro desta in te la passione per il suo destino, cioè diventa veramente amore; l'amicizia, cioè lo scambievole amore, è la legge dell'obbedienza"

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