venerdì 10 luglio 2009

ADDIO AMORE DI GOMMA

Libertà e godimento
Ci si avvale dell’aiuto degli educatori ma anche del catechismo della dottrina cattolica, visto che Benedetto XVI ha detto nella giornata della gioventù di Colonia 2005 che «libertà non vuol dire godere della vita, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per giungere ad essere noi stessi veri e buoni». Il cammino, così come nel metodo Teen Star, si compone di lezioni agli adolescenti, ma anche di formazione per gli educatori. Test finali verificano che i ragazzi abbiano appreso la loro unicità, distinguendo tra amicizia, attrazione, innamoramento. Un’altra realtà attiva nel campo dell’educazione alla sessualità e all’affettività sul territorio milanese è il Centro Ambrosiano Metodi Naturali (Camen).


Educazione all’affettività, oltre ai corsi della Asl c’è anche chi parla di ragione e di responsabilità. È la rivincita dell’umano sul sesso di plastica

di Elisabetta Longo
Fino al giorno prima si tiravano i capelli divisi nel fronte dei maschi e in quello delle femmine. Il giorno dopo tra quei due fronti cominciano gli inconfondibili segnali dell’attrazione sessuale. «E gli stessi adolescenti non conoscono il motivo di un passaggio così repentino e traumatico», spiega la dottoressa Donatella Mansi, responsabile italiana della Federazione Teen Star, dove “teen” sta per “adolescente” e Star è l’acronimo di sexuality teaching in the context of adult responsability. Detto in altre parole: c’è un’associazione che crede sia possibile insegnare agli adolescenti a conoscere il proprio corpo e la propria sessualità senza soccombere alla dittatura del preservativo prima di tutto e senza sacrificare il senso delle azioni sull’altare della tecnica e del sesso anatomico.




Di origine americana, il metodo è stato sviluppato all’inizio degli anni Ottanta dalla ginecologa Hanna Klaus e alla stesura dei contenuti didattici ha partecipato la dottoressa Pilar Vigil. Oggi sono 40 i paesi del mondo in cui l’educazione all’affettività viene affrontata secondo i princìpi del metodo Teen Star, che prevede lezioni, seminari, colloqui individuali e analisi dei risultati. Anche in Italia. «Ci occupiamo – continua la dottoressa Mansi – di accompagnare i ragazzi nel cammino difficile della scoperta di sé che trascende la pubertà, con un approccio olistico nel senso che riguarda tutta la persona, la dimensione mentale soprattutto. In sostanza crediamo che l’apprendimento di argomenti così delicati non debba limitarsi all’elenco delle malattie sessualmente trasmissibili».
Un approccio che di certo non è la regola e a cui i ragazzi stessi non sono abituati, bombardati di informazioni dalla televisione e dai giornali (ma spesso anche dalla scuola), che, quando non trasmettono pruriginosità, si fermano all’elenco delle malattie e alle istruzioni per ridurre al minimo gli “effetti collaterali” dell’atto sessuale. «Succede che si rivolgano a me ragazzine impaurite che vogliono la pillola del giorno dopo. Parlo con loro a lungo, e scopro molta confusione. Una non sapeva dirmi la data dell’ultima mestruazione. L’abbiamo individuata insieme e le ho spiegato che non poteva essere rimasta incinta visto che il rapporto sessuale non era avvenuto durante il periodo fertile. Si è sollevata e mi ha raccontato che una sua amica prendeva la pillola sistematicamente dopo ogni rapporto sessuale non protetto. Perché nessuno ha detto a quella ragazza che usufruire di quel farmaco più di sette volte porta seri rischi di infertilità?».
Disinformazione, approssimazione, ma anche scarsa considerazione di se stessi, che induce spesso ragazzi e ragazze giovanissimi a dare il via alla propria vita sessuale come un passatempo. «È anche colpa della società, dei mass media che trasmettono a ritmo ininterrotto messaggi sessuali di ogni sorta, verso i quali il cervello di un adolescente fa da spugna. Nei reality viene messa in onda l’intimità dei partecipanti, dove l’atto di socializzazione coincide con la ricerca del piacere, come se le relazioni dovessero essere governate da quello». Una concezione che emerge con chiarezza dalle risposte ai questionari proposti ai ragazzi nel metodo Teen Star. «Un ragazzo ha scritto: “Ho capito chi sono e che il mio corpo è una cosa misteriosa. Non sono solo un oggetto di piacere sessuale”. Se un ragazzo di 14 anni fa propri concetti così profondi riuscirà ad affrontare i traumi dell’adolescenza con maggiore consapevolezza» conclude la dottoressa Mansi.
Simile e già imitato da alcune scuole italiane è l’approccio della dottoressa spagnola Nieves González Rico, direttrice del progetto “Aprendamos a amar”, nato sotto la direzione della Fondazione Desarrollo y Persona (Sviluppo e Persona) di Valladolid, ospite sabato 11 luglio alle ore 16 dell’Istituto Sacro Cuore di Milano. Anche in questo caso lo scopo dei corsi è testimoniare che i desideri e gli istinti che ogni uomo possiede vanno indirizzati nella giusta direzione. Il progetto spagnolo si sviluppa in tre fasi, quello che si rivolge ai puberi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, quello per gli adolescenti fino ai 18 e quello per i bambini.

Libertà e godimento
Ci si avvale dell’aiuto degli educatori ma anche del catechismo della dottrina cattolica, visto che Benedetto XVI ha detto nella giornata della gioventù di Colonia 2005 che «libertà non vuol dire godere della vita, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per giungere ad essere noi stessi veri e buoni». Il cammino, così come nel metodo Teen Star, si compone di lezioni agli adolescenti, ma anche di formazione per gli educatori. Test finali verificano che i ragazzi abbiano appreso la loro unicità, distinguendo tra amicizia, attrazione, innamoramento. Un’altra realtà attiva nel campo dell’educazione alla sessualità e all’affettività sul territorio milanese è il Centro Ambrosiano Metodi Naturali (Camen). A tenere i corsi è il dottor Michele Barbato. «Non basta dare l’impianto informativo», spiega. «Certo, partiamo anche noi come tutti spiegando dettagli anatomici, ma l’obiettivo non è solo quello, è più ampio, consiste nel dare una valenza educativa ai corsi. Non basta spiegare il corretto utilizzo di un preservativo, se poi ometti il significato ultimo dell’atto. Per questo penso che i corsi tenuti dalle Asl siano spesso insufficienti, ed è stato dimostrato che dopo corsi di tipo semplicemente informativo le gravidanze indesiderate giovanili aumentano. Cosa che non succede se si fa capire ai ragazzi che ci vuole responsabilità. Noi del Camen abbiamo anche un consultorio a cui i ragazzi si possono rivolgere, visto che spesso con i genitori c’è un dialogo insufficiente. Per questo insistiamo nel coinvolgere sia educatori che genitori durante lo svolgimento dei corsi, perché dai genitori non si può prescindere per far capire ai ragazzi il valore dell’affettività e della sfera sessuale. Dare solo semplici informazioni da libro di biologia è come illuminare una stanza con un flash. Torna subito buia».
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