mercoledì 8 luglio 2009

PADRE ALDO

Cari amici la gioia del incontro con gli Zerbini ha contagiato Tonino Saladino vi invio questa testimonianza come esempio di ció che Carron ci insegna. P.Aldo

Asuncion, 6 luglio 2009
Cara Silvia,
Scrivo a te per salutare tutti gli amici della fondazione per la Sussidiarieta perchè vi ritengo dei veri amici, come mi avete dimostrato standomi vicino in questi tre anni di persecuzione mediatica. La mia venuta in Paraguay è stata dettata più da un’ubbidienza a gente più avanti di me nell’esperienza di fede, che a un mio desiderio.


L’esperienza con Padre Aldo mi ha reso evidente qual è la vera consistenza dell’io, in una situazione antropologicamente simile alla mia terra. Le opere della clinica, hospis per malati terminali, della casa di Betlemme, che raccoglie i bambini malati e abbandonati, e delle due case di ricovero per anziani rendono evidente quale è il limite della solidarietà. La nostra volontà non solo ci stanca, ma non cambia il cuore dell’uomo che hai di fronte. Rispondere al bisogno, anche se è un nobile gesto, alla lunga ti rende un operatore di ONG. L’unica cosa che non stanca è la compagnia di Cristo, una Presenza, che l’altro percepisce dal modo con cui lo guardi e si sente abbracciato. Anche se è di fronte alla morte, sentendosi amato, esce dalla disperazione e dalla solitudine. Dire a uno “Cristo ti vuole bene”,non vuole dire niente se l’altro non vede te cambiato, lo percepisce dai tuoi occhi. Guardando le fotografie di P. Aldo questo è evidente. Perfino nella foto della visita a papa Giovanni Paolo II, il suo volto era triste, provato. Oggi la depressione non gli è passata e dorme poco, ma ha lo sguardo e l’energia di un ragazzo di vent’anni. Questa sua appartenenza a Cristo colpisce, perchè spesso, anche tra sacerdoti e consacrati, appartenere sembra una disciplina, si diventa come dei carabinieri della fede,vivere cosi è da schiavi non é un’appartenenza come quella di un figlio a una madre, che è amorevole e rende liberi.
In questi giorni, come già ti anticipavo per telefono, ho vissuto un’altra esperienza sconvolgente: l’amicizia tra P. Aldo Cleuza e Marcos, che abitano a 2000 Km di distanza. Con l’aereo, quando va bene, ci vogliono due ore. Eppure, ogni quindici giorni, si vedono a San Paolo. Devi vedere come si cercano e come si vogliono bene, anche si conoscono da pochissimo tempo. Pensare come invece noi, da buoni borghesi europei, facciamo fatica a fare un incontro appena fuori le mura di una nostra città.
Cleuza e Marcos sono una forza della natura, che hanno incontrato l’esperienza del movimento con la coscienza che è un’esperienza personale e non di gruppo. Anche perchè, avendo intorno una realtà enorme di universitari, di campesinos e di abitanti delle favelas, di un gruppo non sanno che farsene. Il fatto che permettano a 70 mila universitari di frequentare l’università al 50% del costo (le università qui sono tutte private e costano circa 200 euro al mese, cifra pari a uno stipendio) consente loro un lavoro missionario impressionante. Solo questa mattina, con P. Aldo, ho partecipato a due turni di questi incontri. Tre mila persone a turno. Il primo alle 7 del mattino, poi alle 10 e alle 13. Pensa che quella delle 7 del mattino è gente che ha dormito magari quattro ore e non possono nemmeno arrivare con un minuto di ritardo. Pensa cosa vuol dire questo per la mentalità di un sudamenricano, approssimativo come noi del sud.
Cleuza e Marcos ci raccontavano come prima di incontrare il mosvimento, il lavoro dell’associazione li faceva spesso incazzare. L’esperienza di fede del movimento, però, ha cambiato la prospettiva: oggi sanno perchè lo fanno. Pure qui, dove i miracoli stancano, tuttavia non mancano i professionisti del movimento: “Questi incontri non sono fatti proprio come si dovrebbe fare la Scuola di comunità”, dicono. Ma pensa cosa vuol dire incontrare evangelici, mussulmani ecc. con  uno schema in testa, non sarebbe possibile.
La testimonianza di P. Aldo ha particolarmente commosso queste platee di giovani. Qui, scusami, ho visto un nuovo inizio! Una possibilità, per me, di convertirmi, e per noi europei, di “uscire dalla pigrizia”, così come dice Cleuza. Non possiamo permetterci di vivere ciò che abbiamo incontrato come dei vecchi stanchi. Questo peccato di pigrizia dobbiamo confessarcelo. Pensa che miracolo, ho incominciato a pregare per le persone che mi hanno calunniato, perchè li devo, paradossalmente, ringraziare: senza questa storia non era per me pensabile fare quest’esperienza. Ecco la positività della circostanza.
Grazie a te e a tutti gli amici della Fondazione,
Un abrazo a te e a Luca e Alex 
Tonino Saladino


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