venerdì 30 aprile 2010

ESERCIZI SPIRITUALI RIMINI 23 24 25 APRILE 2010

.....Solo il divino può salvare l' umano. Solo in colui che e' il senso ultimo possono essere difese le esigenze.Tutte le nostre esigenze solo se Cristo permane come esperienza reale nel presente. Abbiamo bisogno di questo per stare di fronte a tutta la natura dell'io. E non Solo all'inizio ma ad ogni passo della strada. Se Cristo e' ridotto ad etica non e' più in grado di ridestare l'umano. Se non fosse per questa passione per Cristo il Papa non sarebbe stato capace di non cedere. Lui stesso era pieno della sua presenza. Noi potremo stare davanti a tutte le esigenze del nostro io senza ridurle alle immagini dei mass media se come il Papa siamo sostenuti dalla presenza di Cristo ora......


APPUNTI NON RIVISTI DALL'AUTORE
Venerdì sera

Saluto ciascuno e gli amici collegati da 16 paesi. Cristo e' risorto e' l'annuncio che la chiesa ci rivolge da secoli in questo tempo. Questo è l'avvenimento che domina la storia. Un evento che nessun nostro errore può far fuori e che tutto il male non può cancellate. X questo questo fatto è il motivo della nostra speranza. E per questo deve dominare in noi dal primo istante la sua presenza risorta. Non sarebbe adeguato a tutti i fattori del reale ora, uno sguardo sulla nostra vita sul reale sul mondo che non cominciasse da questo riconoscimento . Sarebbe menzognero perché mancherebbe il fattore decisivo di tutta la storia. Nn c'è stata una novità più grande del fatto che Cristo è risorto. Per questo nella misura in cui noi ci lasciamo invadere totalmente da questa presenza viva da questa verità che è un fatto non un pensiero certo da noi, ma un evento successo nella storia, noi sentiamo cambiare il sentimento che abbiamo di noi stessi. Noi ci ritroviamo in questi giorni x viverli sotto l'onda di questa commozzione. Che Cristo è morto e risorto per noi. Vi prego di lasciarci trascinare da questo evento. Non consentiamo che resti solo una parola in noi. Ma è successo.



Che luce, che respiro, che speranza porta alla vita questo fatto.
E' il fatto più potente il segno più evidente della tenerezza del mistero per ciascuno di noi. Di questa carezza sconfinata del mistero per il nostro niente per il nostro tradimento. E' lui la sua presenza vittoriosa in mezzo a noi che ci spinge a continuare il nostro percorso per cercare sempre di più di superare la frattura tra il sapere e il credere. Affinché questo fatto riconosciuto dalla fede determini la vita più di tutto il resto. Se invece questo fatto rimanesse più a livello pio o devoto è come non ci fosse frutto. Come se non avesse la densità per cambiare la vita per incidere su di essa. E allora noi restiamo determinati da tutto il resto che ci travolge ci scoraggia ci impedisce di respirare di toccare con mano la novità che Cristo risorto ha introdotto nella nostra vita. Siamo partiti due anni fa all'inizio della Sdc dalla fede che aveva come origine nell'imbattersi in una presenza eccezzionale. La fede è il riconoscimento di quella presenza ecceZionale resa presente dai testimoni dal
popolo cristiano dalla chiesa e sarebbe impossibile se lui non la generesase
costantemente. Ma abbiamo visto che nonostante tanto fatti tanti testimoni tante
volte ci sentivamo che dopo un istante tutto svaniva .abbiamo identificato lab
agione in quella frattura tra sapere e credere che si manifestava nella proiezione di
un sentimento o in una etica o in una forma di religiosità strana o opposta alla
conoscenza. La riduzione stava nel fatto che la fede non era più vissuta come
percorso di conoscenza di una realtà presente . E questo ci rende confusi come. Una
fede che non e' riconoscimento di una presenza reale non cambia la vita non
introduce un respiro in ogni circostanza . e l'aspetto cruciale era la mancanza
dell'umano. Siamo circondati da segni ma manca l'umano. Se l'umanità nn e in
gioco si ferma. Non manca la presenza ma il percorso introdotto dalla curiosità di
questa presenza che ci induce ad una conoscenza più approfondita. Dopo un anno
ci sono dei segni che rendono evidente il fatto che questa frattura non è superata. Il
primo è che nn si capisce il nesso tra avvenimento cristiano e umano. Si continua a
percepirli come estrinsechi uno all'altro. Mi ricordo che all'inizio dell'anno una persona
mi aveva detto che all'inizio dell'incontro con il movimento c'era l'incontro con
qualcosa al di fuori di se e io avevo ricordato che era l'incontro con una presenza
ma che piu di tutto e' che se noi continuiamo a vivere questa difficoltà non si capiva
che il segno che ho avuto un incontro è che mi metto al lavoro perché ridesta il mio
umano. E quindi avviene in me qualcosa che mi ridesta. Secondo : che
l'avvenimento non produce una umanità nuova. Mi dicevano alcuni all'estero che
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la mentalita di origine era piu forte di quella destAta dall'incontro che tante volte la
reazione di tanti di noi era piu cosona alla mentalità di tutti piuttosto che a quella del
movimento. E girando per le comunità questo lo ho visto dappertutto. E come se noi
vedessimo su di noi gli effetti di quello che peguy descrive."il mondo moderno nasce
e si ingrandisce dopo Gesù senza Gesù e ciò che è più tremendo amico mio e' che
ci sono riusciti. e ciò che mi pone in una situazione tragica unica. Voi siete i primi dei
moderni". Diceva peguy.
Dopo Gesù senza Gesù. Ma quali sono i segni di questo senza Gesù. Nn si tratta di un
allontanamento dalla pratica religiosa. Il segno e' una mortificazione delle dimensioni
proprie Dell' umano. Della percezione di se. Un uso ridotto della ragione della libertà.
Una censura della portata del desiderio. Giussani ha utilizzato la metafora di
Chernobyl che ha prodotto l'alterazione nel dinamismo umano. E x questo vedendo
queste cose mi domandavo:"Il xristianesmi e' in grado di colpite il nocciolo duro della
nostra umanità o aggiunge solo qualcosa di moralistico a un io perfettamente
costituito refrattario a qualsiasi i gerenza che non dia decisiva?" e per questo che
dicevo :"e' possibile nascere di nuovo quando uno e vecchio?e possibile la creatura
nuova?" e questa secondo me e' la sfida più grande , che il cristianesmio ha davanti
a se adesso se il cristianesmio e' la modalità con cui ci ha raggiunto il movimento è in
grado di perforare la crosta che ciascuno ha come modo di stare nel reale o e'
condannato a rimanerne esterno. Se non vi e' un cambiamento nel modo di
Giudicare la realtà vuol dire che la radice dell'io non e' stata investita da alcuna
novita perche l'avvenimento è rimAsto esterno dall'io . Anche per noi cristianesmo
può essere una Cosa che convive con il modo di cedere degli altri. Giussabi "tutto
l'argomento della nostra posizione di fede si può ricondurre a questa posizione. Cristo
e' la vita e perciò investe e penetra tutto quanto" senza sfondare questa posizione
noi non potremmo percepire la pertinenza della fede alle esigenze della vita.
Ciascuno di noi può dedicare il lavoro di quest'anno in che misura questa novità e'
entratata nella radice del proprio io. Cosa ha portato. e' la nostra vita non respira e
spaesata. Nn sono opinioni. . E ho visto segno di questo quest'anno nelle nostre
comunità ma allo stesso tempo c'è tanto lavoro da fare. Tutti questi segni positivi
hanno un denominatore comune: gente impegnata nella sequela. Ma intanto sorge
la domanda"ma quale il lavoro che ci aspetta?" perché tAnte volte la parola lavoro
la riempie con la propria immaginazione. Per questo vogliamo chiarire cosa e' questa
mancanza dell'umanità e quest'anno nel lavoro con i novizi mi e' capitato di fare
alcune lezioni sul senso religioso e mi ha colpito la modalità con cui ho riletto questi
capitoli non come parte del senso religioso verso la fede ma rileggerli dall'interno
della fede. E per questo utilizzo alcuni capitoli del senso religioso per aiutarci a capire
come don giuss ci guida in questo percorso. Ma prima di farlo dobbiamo guardare in
faccia una obiezzione che per noi avvenimento e lavoro sembrano in contrasto. Ma
questo e 'un esempio Dell distanza che percepisco fra l'intenzione di seguire don giuss
e seguire realmente don giuss "Gesù non e' venuto al mondo x sostituirsi al lavoro
umano. All'umana libertà, x eliminare l'umsna prova. Egli e 'venuto nel mondo per
richiamare l'uomo alla sua situazione reale.tutti i problemi che l'uomo e' chiamato a
risolvere si complicano se non sono salvati determinati valori. Gesù e' venuto a
richiamare l'uomo alla religiosità vera. Senza della quale e' menzogna ogni pretesa di
soluzione". Il problema dell'uso delle cose, il lavoro sulla convivenza mancano della
giusta impostazione e perciò generano confusione nella storia del singolo nella
misura in cui non si fondano nella religiosità nel tentativo della propria soluzione"
all'inmegno del singolo uomo aspetta questa fatica la cui funzione.... Il compito di
colui che vuole aiutare l'umano al camminio al proprio destino e' questo. Questa
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esistenza e' tutto quanto il richiamo di Gesù. Non si può pensare di capire il
cristanesimo se non si parte dalla sua passione per la singola persona. La chiesa non
ha come compito la soluzione dei problemi dell'uomo. La funzione e' l'educazione sl
senso religioso dell'umanità, cioe ad un giusto atteggiamento dell'uomo di fronte al
reale ed ai suoi interrogativi. Per questo ,e finisco, i migliori omaggi che possiamo
offrire al giuss e 'la nostra sequela reale non intenzionale. E potremmo vedere come 5
anni dopo la morte continua ad esserci padre se noi ci rendiamo disponibili. Un gesto
di queste dimensioni non può stare in piedi senza il Contributo del sacrificio di
ciascuno di noi nell'attenzione agli avvisi etc e questo sacrificio e' la nostra attenzione
a Cristo . E la possibilità di creare il clima di silenzio adeguato perché il seme che
piantiamo oggi non cada sulla strada, che non ci sia terreno per germinare perché
senza il silenzio tutto si spazza via in mezzo minuto. Sempre mi impressiona che il
silenzio nasce da questo avvenimento. Il silenzio e' l'unica risposta adeguata
all'avvenimento.
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Sabato mattina
Abbiamo uno scopo chiaro . Di superare la frattura tra sapere e credere. Per
raggiungere questo scopo occorre superare la mancanza dell'umano. Ma cosa
mette in moto l'umano?
Primo : la provocazione del reale. Se io spalancassi per la prima volta gli occhi in
questo istante io sarei dominato dalla meraviglia da una presenza. E' chiaro che lo
stupore costituisce una presenza di provocazione. Aprendo lo sguardo alla realtà ho
davanti qualcosa che realizza una provocazione di apertura. Il modo in cui il reale mi
si presenta e' sollecitazione a qualcosa d'altro. Per cui la realtà contribuisce non con
un comando non con un appello morale ma provocandomi. E' il contributo che il
reale da a che il mio io si apra spalancandosi alla totalità del reale. Ma come puo il
reale compiere questa apertura? Per l'effetto del reale su di me. Lo sguardo alla
realtà non ottiene in me una impressione della sua immagine e basta. Mi impressiona
e mi muove. Immaginiamo che arrivo a fare lezione ai ragazzi e porto con me un
apparecchio elettronico mai Visto e appena lo voglio attaccare alla presa mi
accorgo di aver dimenticato il cavo. Cosa accadrà IN aula se me ne vado? Tutti si
avvicineranno al tavolo per vedere di cosa si tratta. Se uno non si alza dovrà produrre
più energia che per resistere alla sollecitazione che e' destata dalla curiosita'
dell'apparecchio. Il reale mi sollecita oltre a ciò che immdiatamente appare. Questo
succede perché la realtà afferra la nostra coscienza in maniera tale che questa
percepiscd qualcosa d'altro. L'uomo non si rivolge alla realtà per conoscerla meglio
o peggio se non dopo e a partire come averla sentita come una promessa come
una patria dalla quale si attende tutto. Per questo di fronte al mare alla terra al cielo
io non sto impassibile. Sono Mosso. Commosso. Da quello che vedo. E questa messa
in moto e' per una ricerca di qualcosa d'altro. Animato commosso perturbato
sospinto oltre l'immediateza. Se il reale ha questa capacita di muovere l'io
immaginate che forza deve essere la presenza eccezzionale carica di una attrattiva
cosi corrispondente al cuore da provAre una attrazzione enza pari perche solo nel
cristinesimo si realizza al massimo grado. Il Loro cuore di Giovanni e Andrea si era
invaghito di una presenza che dava senso al desderio di bellezza e di giustizia che
costituiva la loro umnita semplice e non presuntuosa. Da allora seppur tradendolo
non lo avrebbero più abbndonato diventando suoi. E la stessa esperienza che ci
testimoniava don giuss "solo Cristo ci prende il Cuore la mia umnuta. chi ci potrà
parlare con amore all'uomo traboccante di pace. Corrispondenza che ti faceva
sentire imMediato Cristo come avviene per l'evidenza inattaccabile indistruttibile e
che colpisce fino al cuore. L'incontro con un fatto obiettivo eslta la capacita
conoscitiva della coscienza. Adegua le lacune dello sguardo umano alla realta che
la provoca. Si dice grazia della fede. E perché questa realta afferra l'io esaltando la
capacita della conoscenza? Per la corrispondenza tra quel fatto e le esigenze
costitutive del mio io. Per questo l'esperienza cristiana esalta massimamente la rgione
e la libertà.
E mette im moto piu di tutto ,tutta l'orgione e libertà. E il cristianesmio e
quell'avvenento che esalta ragione e libertà come nessun altra realtà proprio perché
mi pone nel mio centro personale e io mi tengo ad esso. Secondo punto : il segno.
Una cosa che si vede si tocca e mi muove verso altro si chiama segno. E questo il
metodo . Una realtà che mi provoca mi sospinge e questa e già la grande
correzzione che introduce giuss. E il reale questa lealtà con il reale . perché la grande
tentatazione di fronte a questa provocazione ? Che soccombiamo alla tentazione di
sottrarsi a questa mossa e don giuss fa tre esempi. immaginate la freccia di un
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cartello strdale " di fronte all.indicazione non sarebbe secondo la natura dell'uomo
negare l'esistenza di qualcosa d'altro. Di fronte al bivio pretendere di arrestare il senso
della freccia negare l'esistenza di altro a cui si riferiscono non sarebbe adeguato
all'energia con cui l'uomo si pone e si impatta con quel palo e quella freccia. Non
sarebbe adeguato esaurendo l'esperienza al suo aspetto immediato. Lo stesso sul
mazzo di fiori. Non sarebbe umano la presenza del mazzo se non dall'invito che e
contenuto. l'invito a chiedere come maI? " Cosi come normlmente si e sollecitati
dalla presenza delle cose. Sarebbe l'attgeggiamento positivista il blocco vitale
dell'uomano. Come Cristo ci aiuta? viene incontro per aiutarci perché proprio
perché ci fretta con la sua presenza tutto e gurdato nella propria verità. Dice don
giuss" per il cristiano conpenetrto dalla presenza di Cristo per l'uomo nuovo ogni cosa
e' segno. Il vangelo ci documenta lo sguardo con cui Gesù guardava la natura gli
uccelli la vista della città. In Cristo la coscenza del nesso tra l'oggetto del suo sguardo
e il destino era di un trasparenza immediata. In lui ogni cosa sorgeva dal gesto
creatore del padre ed era perciò miracolo" Cosi questa novità che Cristo ha
introdotto nel guardare il reale più uno vive la fede nella presenza di Cristo tanto più
lo stupore del desiderio di Dio sorge anche nel sorgere del pensiero più recondito.
ALlora non occorre uno chic particolare per richiamare la grande orgine basterà la
normalità dell'istante. L'occhio guardando un punto e portato ad abbraccire tutto
resto. Nell'abbracciare tutto il resto vuol dire risvegliare il senso religioso e spesso noi
viviamo la vita senza tale visione complessiva come se avessimo un difetto che
parzializza lo sguardo mentre la sorgente del vero e' la totalità. Come sarebbe la vita
se ogni istante fosse riempito di questa intenstita. Per questo abbiamo bisogno di
toglierci questo difetto di parzializzazione e cristo e' venuto per aprirci alla totalità.
Come? Incollandoci a lui. La fede cristiana nasce come attaccamento
personale a questo incontro. Guardini "una certa anologia di questa situazione
avverte colui per il quale una perosna acquista un significato particolare. tutta la
realtà si avverte nella persona amata. Essa da senso a tutto. nella storia di un grande
amore tutto cio che accade diventa avvenimento dentro quell'amore"
avvenimento. Perché mi rapporto con tutto sotto la commozziobe della persona
amata. E allora tutto comincia a parlarmi " noi o ci avvediamo del mistero se non
quando osserviamo fatti straordinari ma piuttosto del renderci conto del fatto
sorprendente che esistono i fatti" fatti che prima sembravano scontati e che adesso
cominciano a sorprenderci e la vita e' un altra con gli stessi fattori. E per questo che
lui e' venuto. Per aiutarci a questo. Gesù : "diceva alle folla :quando vedete una
nuvola dite "viene la pioggia" e Cosi accade. Ipocriti sapete giudicre gli aspetti della
terra e del cielo. Come mai non riuscite a riconoscere quello che avete davanti ai
vostri occhi. con, i miracoli con i segni?. Come potete non riconoscerlo?" non perché
siete scemi. Perché al gente ha sufficente intelligenza per riconoscere i segni del
tempo (la nuvola) percio dovrebbe essere capace di riconoscere i segni di Dio. Se
non lo fanno e perche non sono disponibili a farlo. E davanti a questa nostra
indisponibilità che mi viene la domanda : "ma e possibile?".
Terzo : può un uomo nascere di nuovo da un uomo vechio? E la domanda di
nicodemo. Nicodemo riconosce dai segni che e' Dio " nessuno può Fare i segni che
tu fai se non viene da Dio" ma Dio dice:" in verita se uno non e' generato dall'altro
non può vedere il regno di Dio" se non ti lasci generare da quello che riconosci non
puoi vedere : "se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli" e
questo fa venire fuori la vera difficoltà di nicodemo: e' possibile la compiuta messa in
opera dell'umano di quella dinamica del rapporto con la realtà che viene bloccata
mutilata se il cristianesimo non interviene a questa profondità della vita dell'io vuol
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dire che non e' avvenimento nella vita. Se e' avvenimento determina una diversità
alla sorgente dell'io che si esprime prima di tutto nel modo di guardare. Qui si gioca
tutta l'utilita tutta la pertinenza della fede alla vita. Se la fede non produce un
cambio in grado di cambiare la rdie dell'io. La risposta di Dio a nicodemo e' Chiara.
L'uomo non può rinascere da solo. Può essere generato una seconda volta ed e
segno che i verbi sono sempre al passato. Il verbo essere e' accompagnato dalla
parola 'altro' e da 'spirito'. Essere generato e' una Grazia. Nicodemo " come può
accadere?" Gesù :"accogliete come do la mia Testimonianza ma se non credete .."
qui dimostra tutta la dialettica e la libertà di fronte alla persona . Nell'atteggiamento
cHe io assumo si fronte ad un gesto di Gesù. Le cose del cielo attraverso la dinamica
dell'incArnazione sono divenute le cose della terra che possiamo toccare.
solamente una persona conosce le cose del cielo ed e Gesù. Perciò uitto passa
attraverso l'atteggiamento che si assume di fronte a questi segni. Ma per questo uno
deve essere disponibile. Se uno non nasce da acqua e da spirito non rinasce. E qui
troviamo riferìmento al battesimo dove comincia la rinascita. Ma l'opera dello spirito
non si esaurisce nei sacramenti ma continua nella vita. "la Grazia sacramentale trova
incidenza storica mediante i diversi carismi che caratterizzano un temperamento ed
una storia personale" per cui questo ci raggiunge attraverso il carisma e ci sfida. E'
nella risposta a quello che da che noi possiamo vedere la nostra disponibilità a
lasciarci educare e generare. Noi possiamo sorprendere ciò nel modo in cui viviamo
le circostanze le sfide a cui la vita ci sfida a metterci di fronte.
Quarto : l'umanità all'opera.
Perché l'impatto dell'uomo con il reale ci fa scoprire il carattere esigenziale della vita
,quelle esigenza che mi costituiscono. Vengono fuori tutte le mie esogenzE. Intendo
dire che la stoffa stessa della vita e' una trama di esigenze "qui animus satis". Non e'
l'uomo ad essersi dato il gusto per l'infinito. Hanno il loro fondamento immobile nella
sua natura egli può ostacolarli ma non distruggerli. Se il reale desta queste esigenze
nessun reale le desta Cosi chiaramente come l'incontro con il cristianesimo" la
persona rigenera se stesso in una presenza in cui si imbbatte e provoca. Vale a dire
che il cuore c'è ma nessuna altra cosa fa venire fuori le esigenza come l'incontro. Per
questo se il cristianesimo fa Cosi lo si vede dal modo con cui ci rapportiamo con i fatti
che riempiono i giornali e che hanno fatto piangere il Papa. Abbiamo la possibilità di
verificarlo ora. Tutti abbiamo sentito l'urgenza di fare i conti con la giustizia. Che
questo sia un fatto pubblico e ci hA costretto a reagire. La vita ci fa venire fuori tutte
le nostre esigenza ma in questo caso implicava una sfida per la fede. Questa e' una
circostanza che il mistero non ci ha risparmiato. Non pochi sono rimasti sconcertati.
Diceva uno :"Io di fronte a quella questione non riuscivo a starci davanti". Un altro: "La
tentazione di scandalizzarci di fronte a questo c'era". La vita ci sfida. A me per primo.
Sono sempre più contento che non mi sia risparmiato nulla perché e' occasione per
fare i conti con tutto ciò che accade e l'esito e' l'articolo pubblicato su repubblica.
cominciavo riconoscendo lo sgomento sull'incapacita di rispondere all'esigenza di
giustizia .tutto sembrava non bastare. E questo e' servito per mettere davanti ai nostri
occhi la natura dell'esigenza di giustizia tanto profonda perché infinita. E' uguale a
quella degli altri. E lo stesso problema legava autori e vittime. Niente e' sufficente per
riparare il male fatto. Non basterà neanche scontare tutta la pena. Pagare non
significa solo scontare una condanna lunga ma convivere con un peso che il
trascorrere del tempo non riesce ad alleviare. Per quello che mi riguarda ho sempre
la sensazione di convivere con la persona con cui condivido la rapina. (..) ma quanti
hanno fatto i conti con la sua infinitezza? Qui si vede il diverso uso della ragione. Cioe
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alla mancanza dell'umano. giuss: "Uno sguardo all'impatto dell'uomo con la realta
che attestasse il rimando ,compirebbe un assassinio se frenasse l'impatto di un
dinamismo vivente. Bloccare attestare frenare indicano questa mancanza
dell'umano. Il problema e' imparare dove mi Blocco. Perché ci fermiamo? O per preconcetto per la riduzione a propria misura.
Cosi possiamo anche evitare di dare a vedere la nostra incapacità di fare
veramente giustizia. O per impotenza. Io di fronte a questa questione. Non riuscivo a
starci. Percepisco una solitudine. E l'impotenza di stare davanti sl reale.
Quinto : la contemporaneità di Cristo. Ma cosa ha consentito al Papa di stare di
fronte all'esigenza di giustizia che si sentiva addosso? Il riconoscimento del dramma
l'unico modo per salvare l'esigenza di giustizia. Senza la prospettiva di un tu che sta al
di la delle modalità la giustizia e' impossibile. Se viene negato un tu quell'esigenza
sarebbe impossibile. E il Papa l'ha salvata rendendo presente Cristo il mistero fatto
carne egli stesso vittima di ingiustizia. Egli comprende la profondità della vostra pena.
Solo il divino può salvare l' umano. Solo in colui che e' il senso ultimo possono essere difese le esigenze.Tutte le nostre esigenze solo se Cristo permane come esperienza reale nel presente. Abbiamo bisogno di questo per stare di fronte a tutta la natura dell'io. E non Solo all'inizio ma ad ogni passo della strada. Se Cristo e' ridotto ad etica non e' più in grado di ridestare l'umano. Se non fosse per questa passione per Cristo il Papa non sarebbe stato capace di non cedere. Lui stesso era pieno della sua presenza. Noi potremo stare davanti a tutte le esigenze del nostro io senza ridurle alle immagini dei mass media se come il Papa siamo sostenuti dalla presenza di Cristo ora. L'esperienza di Cristo e' decisiva per guardare tutto il nostro umano. Occorre
questa simpatia per il nostro umano. Solo il divino può salvare l'umano. E questo che
ci fa avvertire la pertinenza della fede alle esigenze della vita. E questo non e' un
sotterfugio per scappare ma un modo per realizzarla. Basta vedere come quelli che
hanno sofferto ingiustizie (Padova coletta etc) sono stati di fronte a questa esigenza
di giustizia. Ma qualcuno domandava "come e' possibile che Cristo possa rispondere
Cosi?" san Paolo. "Il dono di Grazia non e' la restituzione della giustizia ma una
sovrabbondanza." Ma come si può sostenere la posizione di apertura? Uno diceva
"da dove nasce questo giudizio?" semplice. Da una sequela. Abbiamo davanti uno
che ha seguito. Vedo crescere in me una gratitudine sempre più grande per don
giussani perché ci ha proposto e testimoniato una strada che possiamo seguire o no.
E' possibile rinascere se uno si lascia generare dalla potenza dello spirito senza ridurlo
alla propria misura o immagine. Cristo l'unico che ci permette di stare di fronte al
reale da uomini. Molti credevano di cavarsela da soli pensando che la mediazione
cristiana imponeva una diversione
Corollario: esigenza di giustizia. E' solo prendendo sul serio l'esigenza di giustizia che io
capisco la ragionevolezza della fede. Se la riduco non ho bisogno di Cristo perché la
faccio con le mie mani ma poi non siamo in grado di stare di fronte alle esigenzE.
Inevitabilmente chi riduce percepisce la fede come appiccicata. Non può cedere la
ragione adeguata.
Corollario due: senza un cammino Cosi non possiamo avere un volto originale nella
realtà. La mentalità di origine e più di quella dell'incontro fatto e questo ci rende
inutili all'agire. Svolta. Ma per questo dobbiamo superare il dualismo. "l'altra sera io e
mia moglie eravamo a cena con amici e discutevamo sul lavoro e io ho dato loro
consigli. Mia moglie tornando a casa mi hA detto che i consigli erano buoni ma
eravamo rimasti alla circostanza lavorativa. La loro circostanza era un'occasione di
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verifica per la fede ma nessuno intorno sl tavolo se ne era accorto. Per me e' stato un
pugno allo stomaco. Mia moglie aveva ragione ma quel senso di estraneità anche
se durato solo un istante mi ha posto davanti allevidenza che ad agire in me era quel
dualismo di cui parli. Magari nascosto nelle ceneri della fede ma questa rimane solo
volontarismo. So che e' il nostro lavoro da mesi ma torno a cioederti una mano.
Perché vedo la Letizia di mia moglie e desidero per me quella stessa Letizia che
intuisco derivare da un attaccamento a Cristo che io non ho". Il soggetto nuovo non
e' dualistico. Riguarda tutti i modi di trattare la realtà perciò la radice dell'io. La fede
non si affianca al modo di concepire il reale che e' proprio di tutti. Non si aggiunge
alla concezione delle cose già fatta. La fede diventa il principio di un modo nuovo di
prendere coscienza della realtà stessa. Questa e' la sfida. Il Cristianesimo si trasmette
per invidia. Conclusione. Un tu che domina. Noi possiamo essere diversi se e' un tu
che domina e questo e' possibile se spostiamo il
Nostro centro affettivo da un se ad un tu. Ma ad un tu che opera nel reale. Altro che
spiritualismo. Che opera nei fatti davanti a noi. E questo libera come il bambino che
e' lieto perché c'è la mamma. Se va via la mamma il centro ricade su di se e allora
piange e' disperati rabbioso. E' questo e il messaggio. Che l'ultimo aspetto della
questione e' una presenza reale. Come dice giuss. Ricordate quante volte abbiamo
pensato a lui come Giovanni ed Andrea. Se ci siamo fatti domande erano per analisi
ma che lo pensiamo come uno veramente innamorato pensa all'amata in modo
distaccato come puro desiderio di bene tanto che se l'altro non lo riconsce uno
alimenta il desiderio dell'altro più ancora si capisce perché l'oggetto del desiderio
dell'uomo si chiama Cristo. La nostra comunità e' piena di persone dominate da
questo tu. Dice uno "la cosa che mi sconvogle e' il bene che Cristo a su di me prima
ancora della mia commozzione. Mi determina quello sguardo buono che lui ha su di
me. Anche davanti alla malattia di mia moglie" o " mi sembra di essere rinata. La vita
ha un intensità che non avevo. Veramente si può rinascere quando si e' vecchi"
senza Cristo la circostanza e insopportabile per questo sentiamo sempre sete di
questo tu "A sete l'anima mia" perché la tua Grazia vale più della vita. Lo spirito rende
sempre presente Cristo. Veni sancte spiritu veni per Maria e ridesta questo desiderio.
Tu o spirito comunichi a noi. Tu sei quell'amore che si e' diffuso nei nostri cuori. L'altro
mondo in questo mondo. Questo che continua a dire il salmo: "nel tuo nome alzerò le
mie mani. Esulto di gioia all'ombra delle tue ali". A te si stringe l'anima mia e la forza
della tua destra mi sostiene. Incollato a te o Cristo. Questo essere incollato da la forza
per essere nel reale.
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Sabato pomeriggio
Canti
Luntane
L’opera
Field of athenry
Temnaia noch
Stiamo cercando di descrivere la mancanza dell’umano per poter capire la frattura
tra sapere e credere. Finora abbiamo giocato il fattore della ragione della
coscienza. Ora dobbiamo affrontare il fattore liberta.
Perciò il primo punto è : ATTRAVERSO LA LIBERTA’
PUNTO PRIMO
Attraverso la Libertá
L uomo come essere libero non puo arrivare al suo compimento non puo arrivare al
suo destino se non attraverso la liberta. Perché é decisivo ? “se io” dice Giuss “fossi
portato al mio destino, senza la liberta, io non potrei essere felice, non sarebbe una
felicita mia, non sarebbe il mio destino,” perció senza la liberta, il destino il
compimento la felicita non sarebbe mia. Che esaltazione unica dell’io. Di fronte alla
tentazione sempre in agguato di cercare sistemi cosi perfetti, che nessuno debba
essere piu buono come dice Giussani esalta in un modo incredibile il coinvolgimento
dell’io. La ragione è la stessa che aveva gia dato Platone tanti secoli fa. “Che
vantaggio avra dal venire in possesso delle cose buone”” domandavano a Platone,
“a questo mi è facile fornire una risposta”, “sara felice, appunto per il possesso delle
cose buone che sono felici quelli che sono felici, e non c’e piu bisogno di porre
un'altra domanda“ Chi vuol essere felice a quale scopo vuol essere felice perche la
risposta ha raggiunto il suo fine” e ancora “questa volonta e amore credi siano
comuni agli uomini e che tutti vogliono possedere?” “proprio cosi. Che sia una cosa
comune a tutti gli uomini questa voglia di possedere le cose buone”, che siano mie.
Ma per raggiungerle occorre amare. Occorre aderire, cioe coinvolgere la nostra
liberta, e questo a volte lo sappiamo, vogliamo risparmiarcelo. E’ una tentazione che
sta sempre in agguato. Noi abbiamo sempre la voglia scrive la Murano “di dare la
responsabilitá di dare la nostra vita a qualcuno. Eccetto che ci sia sempre qualcuno
che sia pronto a prenderla”. Se qualcuno volesse cercare che un altro si risparmi la
libertà, si chiami direttore spirituale o capo deve aver chiaro che non raggiungera la
felicità, che non diventara mai suo niente. Perché io non posso arrivare al mio
compimento se non attraverso la libertà. E se io questo non lo capisco, cercherò
sempre di scaricare il dramma della mia liberta su un altro. E di quel peso, che vuole
scaricarci il grande inquisitore della leggenda di dovstoijeski, che rimprovera cristo
per il dono della libertà. È impressionante rileggerlo. “Invece di impadronirti della
libertà umana”, dice l’inquisitore a cristo “l’hai moltiplicata e hai oppresso per sempre
con il peso dei suoi tormenti il mondo dell’uomo. Tu vorresti che ti seguisse
liberamente incantato da te. Al posto dell’antica legge fissata saldamente, dall’ora
in poi era l’uomo che doveva decidere con il libero cuore cosa fosse bene e male, e
come unica guida avrebbe avuto davanti agli occhi la tua immagine. Ma è possibile
che tu non abbia pensato che alla fine avrebbe discusso e rifiutato anche la tua
immagine se lo si opprimeva con un peso cosí spaventoso come la libertà di scelta?
E da questo peso che il grande inquisitore vuole risparmiarci.” Per questo il
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programma del grande Inquisitore sará di alleggerire l’uomo da questo peso.
Sostituendo la libertà con l’autoritá. L’umanitá sara ridotta ad un gregge felice e la
felicità è pagata con il prezzo della libertà. Ma una felicità cosí non sará mai mia. A
volte ci liberiamo di questo peso e della responsabilità che impiccia gettando la
colpa intorno, sulla fraternità sulla compagnia. Ma è inutile. Perché sempre mi ha
colpito questa frase del giuss “nessun esito umano può essere imputato
esaustivamente a mere circostanze esteriori, poiché la libertà dell’uomo pur resa
fragile, per il peccato originale, resta contrassegno indelebile, della creatura di Dio.
E’ commovente questa affermazione dell’uomo, che non lo riduce a nessun fattore
antecedente, del tipo biologico, psicologico, etc. La libertà dell’uomo pur resa
fragile resta contrassegno indelebile della creatura di Dio. Questa è la nostra dignità
di uomini. È attraverso della mia liberta, che il destino lo scopo puo diventare risposta
a me”. Tanto è vero che se io non rischio la verifica di cio che ho incontrato
attraverso la mia libertà non posso toccare con mano, fare esperienza che è risposta
a me. E senza fare esperienza di toccare con mano quello che vedo nel testimone,
quello che vedo nell’altro non sará mai mio, sará esterno a me. Non è che non ci
creda, ma non è mio. È per questo insiste giuss “non sarebbe umano, un compimento
dell’uomo, non sarebbe un compimento dell’essere umano se non fosse libero”, di
nuovo abbiamo qua tutti i segni che ci consentono di capire quando c’è l’umano e
quando manca. Ora se il raggiungimento del destino deve essere libero, la liberta
deve giocare anche nella scoperta di esso. Anche la scoperta del destino se fosse
automatica non sarebbe piu mia. Questa osservazione del giuss è da non trascurare,
perche noi di solito noi pensiamo che la libertá c’entri solo con la risposta e non con
la scoperta. La libertà dunque ha a che fare non solo con l’andare a Dio come
coerenza di vita, ma giá con la scoperta di Dio. Cioè quando l’ho scoperto devo
giocare la mia libertà per andare verso ció che ho scoperto. Entrerebbe in gioco solo
con la coerenza con quello che ho conosciuto. Invece, non c’è conoscenza se non
entrano in gioco contemporaneamente ragione e liberta. E come vogliamo
raggiungere il destino senza libertà vogliamo una conoscenza che non voglia la
libertà. La modernità segue un tipo di conoscenza cosí certa che si puo ottenere solo
al prezzo di lasciare fuori la libertà. Per questo c’è questa frattura e non riescono a
mettere insieme ragione e libertà. Anche noi pensiamo che per essere affidabile la
conoscenza deve essere libera dall’influsso della libertà. Pensiamo di saper
conoscere senza coinvolgere, siamo distaccati a fare il giudice di tutto.
Ma se l’atteggiamento verso la realtà condizione la sua conoscenza, è perché la
libertà umana si manifesta qui come ovunque dicendo si o no di fronte alla
conoscenza. San gregorio diceva che “se si mette da parte la libertà si perde
all’istante il dono dell’intelligenza”. È quanto noi abbiamo imparato da don giuss. Ci
sono scienziati che approfondendo la loro esperienza hanno incontrato Dio e chi ha
invece escluso Dio dalla loro esperienza di scienza. Vuol dire che conoscere Dio non
é un problema di scienza ma di libertà. Non è un problema di ragione ma di opzioni.
Senza libertà non c’è conoscenza. Perche la conoscenza non è un processo
intellettuale. Vi partecipano tutte le energie dell’uomo. Che grandezza nel non
censurare nessun aspetto costitutivo dell’io ragione e libertà, ma nell’affermare l’uno
e l’altro senza escluderli, perché se togliamo l’uno e l’altro non c’è piu conoscenza.
Ma cio solleva un problema. Se il problema non è solo di ragione ma di opzione ,
qualsiasi soluzione è vera ? è un opzione pura? Qualsiasi opzione è ragionevole ?
occorre eliminare tutto ció che abbiamo detto sulla ragione ? si pone qui la
questione del rapporto tra ragione e libertà nella conoscenza. Immaginate due
fidanzati che si fanno un regalo. Un oggetto che avete visto nei negozi “ogni cosa un
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eruo” e uno dice rispetto a quei due fidanzati “ma guarda che tirchio. Questo è il
bene che le vuole?” e un altro “non capisci. Attraverso quello che vale un euro, sta
accadendo qualcosa in piu. Le sta dicendo attraverso un euro quanto le vuole
bene”. Ma l’altro “smettila, l’ho visto io nel negozio. Valeva un euro. Questo è quello
che conta il resto sono elucubrazioni”. Vedete, per capire il gesto che stá avvenendo
davanti a noi, per scoprirne il senso, occorre capire cosa sta accendendo. Qual’è
l’opzione che rende conto di tutti i fattori che si stanno manifestando? Lo coglie di
piu chi dice “un euro” che è vero o chi riconosce che li sta accadendo qualcosa in
piu ? vedete come la libertà gioca nella scoperta e che c’è un opzione. Ma se noi
domandassimo a quei due “quale delle due interpretazioni esprime meglio cio che
stá accadendo ?”, qualunque delle due la potrebbero riconoscer uguale o ce ne
una che esprime meglio ? è un problema di opzioni, certo, ma una è ragionevole e
l’altra irragionevole. Una è contro la natura di quello che stá succedendo, e l’altra la
spiega in modo esauriente. Se non accetto di spalancare la ragione, la mia opzione
è contro l’evidenza, non la colgo tanto è vero che non tutte le interpretazioni
spiegano quello in modo vero. Perciò la mossa della libertà è giá dall’inizio. È quello
che dice giuss della penombra . delle due posizioni quello che volta le spalle alla
luce e dice tutto è ombra o chi dice siamo all’inizio della luce, una ha ragione l’altra
no. C’è un opzione che secondo la natura, evidenza la ragione, e l’altra che è
contro la natura e oscura la ragione. Peró alla fine l’opzione è decisiva.
Analogamente a come succede davanti al reale, succede davanti all’avvenimento
cristiano che sfida ancora di piu la libertà, per l’imponenza dell’eccezionalità dei
fatti. Anche qui, la libertà è sfidata da quello che accade. È chiamata in causa. Ma
non qualsiasi decisione della libertà è ugualmente ragionevole. Gesu stava
schiacciando un demonio in un muto. Uscito il demonio comincio a parlare. Molti
erano meravigliati ma alcuni “è in nome di belzebù che lui scaccia il demonio “ altri
chiedono un segno. Alcuni si meravigliano, altri “lo scaccia in nome di belzebù” egli
disse “ogni regno diviso in se stesso cade in rovina. Allora se anche satana è diviso in
se stesso come puo reggere. Se io scaccio i demoni in nome di belzebù, i vostri
discepoli in nome di chi li scacciano?, perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se io
invece li scaccio in nome di Dio, allora a voi è giunto il regno di Dio. Tale e quale”.
Davanti al regalo, come davanti ai segno che Dio fa davanti a noi. È questo tutti
sappiamo che non è soltanto una cosa del passato, ma stá succedendo ora davanti
agli stessi segni che il mistero fa in mezzo a noi. Alcuni danno la spiegazione x altri z.
ma qualsiasi sia la spiegazione gesu faceva fuori i demoni. Qualsiasi sia
l’interpretazione , non ci sarebbe spiegazione se non ci fossero dei miracoli. Per
questo dice gesu “tanto non è ragionevole che gesu li rimprovera “io ho fatto tra voi
molti segni, perché non mi credete? perché non riconoscete quello di cui parlano
questi segni ? voi non mi credete e mi osteggiate perché si avveri la profezia : mi
hanno odiato senza ragione” cioé hanno fatto un opzione contro la ragione. Hanno
visto i segni e non l’hanno riconosciuto. Capite allora, fino a che punto il dramma
della libertà si gioca ora. Ma a questo punto don giuss fa un affermazione alla quale
quasi non ci si crede : “l’uomo nella sua libertà afferma ció che ha gia deciso, fin da
una recondita partenza. Ha deciso la partita prima ancora di iniziare. Possono poi
accadere tutti i segni che vogliamo, ma abbiamo deciso di non farci colpire”. Non
potevo crederci fino a quando me lo sono trovato davanti con le gambe (dal vivo).
Un giorno facendo lezione con i miei scolari, stavo per leggere i vangeli e avevo
scritto sulla lavagna “vangeli” e appena scritto uno mi dice “non penserà che i
vangeli ci danno la conoscenza di gesú, sono stati scritti da cristiani, che conoscenza
oggettiva possono dare ?”, e io “allora la posizione piu adeguata è il sospetto”,
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“certo che è il sospetto. È cosí evidente..”, allora secondo quanto dice “questa
mattina quando sua mamma le ha messo la tazza di caffè, le ha detto :”non la bevo
fino a quando non la analizzi”” e lui arrabbiato “ma sono 16 anni che abito con la
mia mamma”,, “ah. Dunque non e sempre ragionevole avere sospetto. Dunque
qual è la razionalità con cui hai reagito di fronte alla parola vangelo e di fronte alla
mamma?”. Ma quindici giorni dopo , quando lui non si ricordava piu di quello, stavo
leggendo una pagina del vangelo come per mettergli davanti cosa sarebbe stata
l’esperienza dei discepoli se avessero vissuto una giornata come quella “va gesu alla
sinagoga ed erano tutti stupiti dall’insegnamento, perché insegnava come uno con
autorità e non come gli scribi. Poi guarisce la suocera di simone, poi arriva tutta la
cittá e la erudisce davanti alla porta, e guarisce tanti. E la mattina si alzava e
andava a pregare.” E io finivo e chiedevo ai miei studenti cosa pensavano e
provavano le persone a stare li con gesu. Il primo ad intervenire fu lo stesso ragazzo e
disse “io starei attento”. Allora io dico “2 settimane fa hai detto la stessa cosa”. restò
allibito. Quello che dice don giuss è tale e quale quel ragazzo viveva il sospetto di
fronte a tutto, a qualunque fatto. Veniva fuori il sospetto davanti al reale “io starei
attento a non lasciarmi prendere” aveva giá deciso. Perché come dice giuss. La
liberta non si dimostra tanto nella clamorosità delle scelte ma nel primo sottilissimo
crepuscolo dell’impatto della coscienza del mondo. Cioè nell’impatto con il reale, in
quel sottilissimo crepuscolo dell’impatto con il reale. Per questo mi ha colpito tanto
questa storia detta da Don Ciccio. Una storia della Morante. “c’era un SS che al far
dell’alba per i suoi delitti veniva portato al patibolo. Gli restavano ancora 50 passi per
arrivare al luogo dell’esecuzione ed in questa strada gli occhi si posarono su un fiore
che nasce dove capita . un fiore misero, composto di 4 petali violacei e un paio di
foglie. Ma in quella prima luce, l’SS ci vide con stupore tutta la bellezza e la felicità
dell’universo .e penso “se potessi tornare indietro e fermare il tempo sarei pronto a
passare la mia intera vita a contemplare il fiore” e allora scoppio a piangere e senti
da dentro la propria voce che gridava “In verità ti dico per questo ultimo pensiero
fatto sul punto di morte, tu sarai salvo dall’infermo”” tutto ció a raccontartelo ci ho
messo un certo tempo ma la ha avuto la durata di mezzo secondo. Tra l’SS che
passava tra le guardie e il fiore c’era appena un passo rispetto alla distanza iniziale.
“NO” grido l’SS voltandosi indietro. “non ci ricasco in certi trucchi”, e siccome aveva
le due mani impedite, staccò quel fiore con i denti e lo butto in terra. Lo pesto sotto i
piedi e ci sputo sopra. Ecco il racconto è finito”. Nel primissimo e sottilissimo
crepuscolo, in un istante si gioca questo dramma. E l’alternativa, scrive,
insensibilmente si gioca tra lo spalancato e la difesa. O tu vai di fronte alla realtà
spalancato, dicendo pane al pane e vino al vino e abbracci tutta la realtà come ti
viene data, ospitandone anche il senso, o ti metti di fronte alla realtà difendendoti
quasi con il gomito di fronte al viso, chiamando la realtà al tribunale del tuo parere.
Vedete come è decisiva la libertà nella conoscenza ? se io non sono spalancato io
decido cosa è il reale. O penso di deciderlo. Chiamando la realtà al tribunale del
nostro parere. È ammetti solo ció che ti è consono, e sei pieno di obiezione alla realtà
troppo scaltro per accettarne l’evidenza. I suggerimenti piu gratuiti e sorprendenti.
Quando lo vediamo in atto in noi è veramente patetico. Gente che insiste che non ci
sono dei fatti perché non e’ disponibile a riconoscerli. Non perché non ci siano.
Perché non siamo disponibili. E questa è la scelta profonda che operiamo di fronte
alla pioggia e al sole, alla madre e al padre, alla colazione al tranvai, ai compagni
del lavoro, all’insegnamento al fidanzato, e possiamo aggiungere il resto. La
decisione è di fronte al reale tutto “ ed in tale decisione la ragionevolezza, l’umano
interno e’ chiaro dove stia. In ció che e’ aperto. L’umano intero sta’ in ciò che è
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aperto. E quando non è aperto non è umano” è impressionante rileggere questi
capitoli dall’interno dei nostri fatti, dei testimoni che il signore ci da. E se questo è
decisivo per rinascere di nuovo, tutta la nostra capacità , se noi non siamo disponibili,
non potrà mai avvenire la rigenerazione di noi, ma non perché non possa esserci, ma
perché manca l’umano. Perché l’umano intero stá in cio che è aperto. È il povero di
spirito è colui che di fronte alla realtà non deve difendere nulla. Perché se tu sei
morale, vale a dire, se sei nell’atteggiamento in cui dio ti ha creato cioè aperto al
reale, allora, capisci, dice giuss “allora capisci, se tu invece non sei in quella posizione
originale, cioè se sei alterato, artefatto bloccato nel pregiudizio ma allora sei
immorale. E la conseguenza è che non puoi capire”. Non è che sei incoerente, non
puoi capire. Allora, potete immaginare, fino a che punto sia decisivo “è questa la
drammaticità suprema della vita dell’uomo, perché in questo atteggiamento di
fronte al reale si gioca tutto, perché visto che dobbiamo accettare di essere
rigenerati da un altro tutto dipende dalla nostra disponibilità di essere spalancati di
fronte a questo. Chi non puo capire è perche la posizione positivistá guarda il mondo
con una miopia grave “non riusciamo a vedere bene, dicevamo questa mattina.
Allora da qui si capisce (secondo punto) che decisiva è l’educazione alla libertà.
SECONDO PUNTO
Educazione della Libertá
Il problema fondamentale di questa avventura è l’educazione della libertà . in che
cosa consiste ? se la libertà chiama l’uomo a qualcosa d’altro, educazione della
liberta è uguale a educazione alla responsabilità. È educazione a rispondere a cio
che chiama, e come mi chiama ? attraverso un metodo che si chiama segno.
Qualcosa nel reale, attraverso l’essere mi chiama a rispondere. E questa educazione
della libertà ha due fattori. Educazione all’attenzione : implica in primo luogo
educazione all’attenzione perché non necessariamente ottiene lo spazio di una
libertà impegnata. Non e’ autenticamente facile fare attenzione, perché l’attenzione
è uno sforzo, una fonte di fatica (Zambrano) . ed è per questo non è facile fare
attenzione, non dobbiamo darlo per scontato. Perché tante volte invece
dell’attenzione prevale il preconcetto. E qui giuss ci da un altro aiuto perché ognuno
trova la parte che corrisponde “il preconcetto impedisce l’attenzione, il prevalere
dell’interesse quindi distrazione, l’affermarsi di una idea giá fatta. Concentrare la
sensibilità su quello che piace perciò il progredire alla insensibilità alle sfumature o
particolari di una proposta.” Cioè quello che prevale è l’interesse, l’idea fatta quello
che mi piace. Di nuovo, la mancanza dell’umano. Perché l’umano intero, stá in cio
che è aperto nella totalità, per questo insiste, come è importante questa accanita
sottolineatura della totalità. ciascuno puo verificarlo come stá davanti ai segni che il
signore fa accadere davanti a noi. Come possiamo continuare a dire che in fondo
tutta l’eccezionalità che vediamo puo trovare un'altra spiegazione che non sia la
presenza di cristo come possiamo continuare a dire che è appiccicato il suo nome ?
solo per mancanza di attenzione oppure per la non accettazione.
Per questo il secondo punto è educazione all’accettazione. Aprire le porte giá chiuse
prematuramente. Perciò è un educare ad essere spalancato libero senza
presunzione che chiami la libertà per nome, la realtà di fronte al proprio verdetto di
giudice, perciò senza giudicare la realtà senza il preconcetto. E conclude
“educazione alla libertà è condizione fondamentale per un cammino umano”.
Perché senza educarci a questa attenzione e questa accettazione di qualcosa che
viene al di fuori di noi, noi soccombiamo. Per questo dicevo di recente al CLU “chi
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segue quello che il signore fa accadere davanti a noi fiorisce. Se no marcisce. Per
questo se uno vuole non marcire, seguendo quello che ci offre don giuss come aiuto
come pietà del nostro nulla, dovrà allenarsi, a questo atteggiamento giusto di fronte
alla realtà in quella posizione originale in cui la natura ci ha creato. “ e questa
educazione non e dice giuss “una spontaneità. Occorre impegnarsi. Occorre un
lavoro”.
Allora come si educa la libertà ? rispondendo alla provocazione del reale. Se il reale
provoca, l’educazione deve poter rispondere. È educazione ad aver fame e sete
che rende attenti alle sollecitazioni che gremiscono il confronto con la totalità del
reale. Per questo il vangelo dice “beati coloro che hanno fame e sete” è una grazia
l’umano che ha questa fame e sete. La vita cosí e’ una benedizione perché sono in
grado di accogliere tutto il reale, e invece maledetti coloro che non hanno fame e
sete, coloro che sanno giá perché allora la vita è una maledizione. È una
maledizione perché non ci aspettiamo nulla di nuovo. Che lo blocchiamo con il ma,
il se, il però. Con cui si cerca di intaccare la possibilità del rapporto dell’io con la
realtà e sono come una cortina fumogena per proteggere la ritirata dell’uomo dalla
realtà. Una descrizione piu impressionante non la trovo . uno ha qui tutti gli elementi
per sapere in che cosa consiste il lavoro che ci propone don giuss se vogliamo essere
figli. Perché se ci facciamo vincere dai ma, se peró, noi ci ritiriamo. Perciò ultimo
punto : LA CONDIZIONE DELLA LIBERTÁ.
SECONDO PUNTO
La condizione della Libertá
dove è la difficoltà ? la vera difficoltà è l’esperienza del rischio che lui ha identificato
“in quell’esperienza che fece quando era piccolo, davanti al burrone in una cordata
in montagna. Doveva saltare. Ma era spaventato e la paura vince. E allora da quel
momento lui dice che comincio a capire cosa era la difficoltà , avrei avuto bisogno
di avere una forza di volontà, ma non l’avevo. E allora ho capito qual’é la vera
definizione dell’esperienza del rischio, è questa dissociazione tra la ragione e la
volontà. Questa mancanza di energia, conseguenza del peccato originale, tanto è
vero che von Baltazar, la chiama una mancanza di grazia di energia. Una mancanza
di energia per aderire, come se prendessi la bottiglia e cadesse, perché non ho
forza. Ho bisogno di qualcosa in piu. È per questo la natura ci da un metodo che
riesce a darci questa energia. Il fenomeno comunitario. Un bambino corre per il
corridoio e spalanca una porta di una stanza buia,impaurito torna indietro. La
mamma si fa avanti e lo prende per la mano. E con la mamma il bambino va
ovunque. È solo l’esperienza comunitaria che porta l’uomo a vincere il rischio. Ci
vuole una presenza che vinca questa frattura tra ragione e affezione e mi faccia
compagnia dentro il buio. Ma non qualsiasi compagnia. Hai bisogno di una presenza
che vinca quella frattura. Una presenza che mi incolli, tanto è vero che come lui dice
rispetto a discepoli “quando le cose diventarono crude, durante la passione di cristo
tutti lo hanno abbandonato e neanche la presenza di Gesu lo ha evitato. E allora
dice giuss “ occorre una forza piu potente. Si chiama cristo risorto. E’ il suo spirito che
entra nel mondo per facilitáre l’adesione. Perciò l’adesione è grazia. Solo la grazia
compie ció che la compagnia non ha compiuto e ció che il grande uomo non ha
compiuto. Occorreva la potenza dello spitiro. Come dice san paolo. “nessuno puo
dire Gesu è il signore se non sotto l’azione dello spirito santo”. È lo spirito l’unico in
grado di vincere questa frattura per poter vincere di nuovo. Per questo la prima cosa
è domandare questa grazia. Veni sante spirito, veni per Maria. Ma come abbiamo
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detto questa mattina, come agisce lo spirito ? in un luogo privilegiato; si chiama
carisma. Dove noi se accettiamo di seguire e accogliere la grazia che lo spirito santo
ha dato al giuss vinciamo questa frattura. Perché la dimensione comunitaria
rappresenta non la sostituzione della libertà ma la condizione dell’affermarsi di essa.
Questa compagnia generata dalla presenza dello spirito che possiamo rischiare.
Dobbiamo andare come poveracci a mangiare di quel pane che si chiama
eucarestia. Non siamo visionari. Siamo mendicanti che abbiamo bisogno di mettersi
in coda e prendere quel cibo senza il quale è inutile. Non ce la facciamo. Come
dobbiamo andare per essere perdonati per ripartire ogni volta che cadiamo. Perché
non ci basta qualsiasi compagnia. La vera questione è che tipo di compagnia ci fa
compagnia fino al buio, in tutte le situazioni. E da questo punto di vista, è
impressionante leggere i capitoli successivi del senso religioso, con l’immagine di
Ulisse che don giuss descrive come quelli che davanti alle colonne di ercole,
avevano i volti tesi del desiderio d’altro, per quelle facce ansiose, e quei cuori pieni di
struggimento. Le colonne d’ercole ed il reale, non era il confine, ma un invito un
segno qualcosa che richiama oltre se. E chi può rischiare oltre le colonne chi puo
accompagnarci nel momento della difficoltà ? solo chi vive la vita all’altezza di
questa dignità umana. La vita l’uomo è lotta cioè tensione rapporto, nel buoi con
l’aldilà. È una lotta. Senza vedere il volto dell’altro. E mi rendevo conto, che e come
stare ad un livello del dramma in cui da solo non riuscivo a stare. Perché il rapporto
con quell’aldilà rende possibile l’avventura dell’aldiquà altrimenti è la noia che
domina. Allora la vera questione è se vogliamo partecipare a questa avventura o
vogliamo essere gente sistemata. Soltanto se e’ vivo questo desiderio , questa
tensione all’aldilà, l’aldiquà è sopportabile, altrimenti domina la noia. E se uno
rinuncia a questo uno vive non piu comodo, ma piu annoiato, piu disperato. Per
questo tante volte la tentazione è farci il nostro mediterraneo , ma soltanto
potremmo essere davvero amici se ci lasciamo sfidare dalle colonne d’ercole, da
quell’oltre. Ma tanti dicono che è una pazzia andare oltre. Che questo non si elimina
nella fede ce lo testimonia s. paolo “corro verso la meta per ricevere il premio che
Dio ci da” se la nostra fraternità non e’ di uomini zoppicanti quanto vogliamo, perché
non è un problema di coerenza, ma con volti tesi nel desiderio di un altro, le facce
ansiose e cuori pieno di struggimento, noi ci annoieremo e nel tempo non ci
interesserà piu. Chiediamo alla madonna e a don giuss di essere uomini all’altezza
della statura umana.
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Domenica mattina
Canti
I wonder
Errore di prospettiva
Abbiamo raccolte le domande e faccio due osservazioni : la prima che è un giudizio
positivo, perché si inizia a vedere il frutto del lavoro di quest’anno come capacita di
mettere in gioco la propria esperienza fatta. Secondo : la maggior parte delle
domande si sono riferite alla seconda lezione. Questo forse perché li si capisce bene
che l’origine della difficoltà nel comprendere il dinamismo della ragione è chiarito
all’interno del percorso di questi giorni, perché la libertà non si capisce se
disarcionata dal rapporto della ragione rispetto alla realtà come segno.
PRIMO : se chiedo la grazia non mi muovo, e se lavoro è come se facessi meno della
grazia .
Carron @ questo è un esempio di quello che dicevo all’inizio. Facciamo fatica per
capire il rapporto da grazia e libertà. E una discussione che viene da lontano. Ma
dobbiamo capirlo bene. Perché se non lo capiamo il nesso tra le due cose, e come
se per affermare una neghiamo l’altra, o per evitare di negare una l’affermiamo e
neghiamo la seconda. A noi cosa interessa ? ci interessa capire, che l’incontro con
cristo, cioè la grazia, proprio perché ridesta l’io, ridesta tutta la sua ragione la sa
capacità, della libertà, la sua capacità affettiva, mette in moto l’io, e questa in moto
è il lavoro. Perciò, che uno si metta al lavoro è già un segno di grazia, éi il primo
segno che qualcosa è capitata che ha mosso qualcosa in me. E per questo non si
contrappone alla grazia. La grazia è all’origine, ma la documentazione il segno più
potente che la grazia accade, è proprio che mi metto in moto, che ciascuno di noi
può capire questo, perche io non sono in grado di usare la ragione e rimango tale e
quale non diventa mai mio questo uso della ragione e della libertà mi trovo come
tutti a vivere la realtà come tutto nella confusione, invece possiamo affrontare le
circostanze con una luce una novità che ci sogniamo. Per questo il primo segno della
grazia è che mette in moto la libertà.
SECONDO : questa nuova nascita accade tutta la vita o in un momento ?
Carron : la nuova nascita, succede in un momento. Nel battesimo. Ci ha detto Scola
“nel battesimo ogni uomo è concepito di nuovo come figlio nel figlio, da cui ha
origine per lui una nuova concezione di se” percío “l’uomo è concepito cristiano nel
battesimo”. E da li, è da quell’istante, che posso dire, come ha detto il papa, “io ma
non più io”. Questa è la formula dell’esistenza cristiana fondata nel battesimo. E
questo è successo una volta per tutte nel battesimo, tanto che diciamo che questo
imprime carattere, cioè è qualcosa che succede nel battesimo che nessuna cosa lo
può cancellare. Perché non può ? perché è un gesto di cristo, è un gesto che mi
prende tutto e mi dice realizzandolo “tu sei mio”. U mi appartieni , tu hai deciso di
chiedere di lasciare tutto per appartenere a me. Io sono la nuova coscienza di te”. E
questo legame, che cristo genera con me, in quell’istante, è per sempre. E questo è
decisivo per la nostra certezza. Non dipende dalla bravura, perché non dipende da
me, dalla mia capacita. È un gesto tutto di cristo. Per cui anche se mi dimentico,
sbaglio, me ne vado, o come nelle persecuzioni rinnegavano cristo. Ma il battesimo
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non si ripeteva più. Perché neanche il mio sbaglio, neanche la mia negazione di
cristo, riesce a spostare il legame lo sguardo, e a rompere il legame che cristo ha
stabilito con me tanto è potente. Qualsiasi padre lo può capire. Che cosa può farti
un figlio perché riesca a far fuori quel legame ch per il fatto di essere padre hai con
tuo figlio. Non è difficile da capire. Se lo facciamo noi che siamo poveri cosa può
fare cristo ? per questo succede una volta per tutte nel battesimo. Ma continuava
scola “se il battesimo si è ricevuto da bambino, il battesimo fiorisce in una nuova
concezione di vita nell’incontro personale con la chiesa. Che questa grazia ricevuta
nel battesimo raggiunga tutta la vita, a tutti particolari della nostra esistenza, questo
è un cammino”, per questo giuss ha detto che da quel momento del battesimo ha
cominciato come vir pugnator questa lotta per possederci pienamente, per questo
quello che succede in quell’istante ha tutta la vita come prospettiva. Non che non
sia vero che io per la grazia per questo legame sono di cristo. Ma che distanza
abissale abbiamo di vivere di solito con questa consapevolezza. Basta che uno pensi
quando è stata l’ultima volta che si è commosso prendendo consapevolezza di
questo fatto. Per renderci conto di che razza di distrazione ci invade. Perché questo
che è vero ci raggiunga fino a che questo giudizio, trascini tutta la mia persona la
mia sensibilità . tutto. E per questo che come abbiamo ricordato, questo incontrato
dovuto alla grazia del carisma, rende persuasiva la grazia del battesimo e la far
sempre di più nostra attraverso una storia personale, diceva il papa. E noi siamo qua
insieme per questo perche non c’è un altro scopo, se non perché quello che è
successo nel battesimo diventi mio, tuo. Per questo apparteniamo nella chiesa, e per
questo lo spirito santo continua a suscitare queste modalità operative che sono i
carsismi per far diventare più persuasivo la grazia di cristo e che possa invaderci
sempre di più e perche introduca questa novità in tutti i particolar i della vita
Quanto più amo intensamente le cose, tanto più mi trovo in difesa per non perderli.
Come amare è un punto di apertura ?
Perche quanto più ami qualcosa, più desideri di non perderla. Il problema è non
fermare il desiderio di non perderla. Questo è il punto di partenza. Non la paura, il
punto di partenza é che tu hai qualcosa che ti è cosi caro che desideri non perdere.
Hai qualcosa di bello che ami. La prima mossa è positiva. Hai qualcosa. La paura è
sempre un secondo punto. E desideri di non perderla. E quando vai fino in fondo a
questo desiderio, non puoi trovare una risposta soddisfacente a questa domanda
senza andare sino in fondo all’esigenza di questa domanda. Io non voglio perderlo.
Allora ti domandi : ma come posso non perderlo ? e ci viene in mente quello che
diceva don giuss ai fidanzati “chi te lo ha dato ? chi te o conserva per sempre ? “
andare fino in fondo al desiderio di non perderlo è rispondere a queste domande
“chi te lo da per sempre”. E uno si trova lì davanti ad un esigenza che ciascuno è
consapevole che non puo rispondere da solo.. allora si capisce quello che dicevamo
ieri, che senza una risposta che sta al di la , diceva giuss “delle modalità
sperimentabile dell’amore”m, sarebbe impossibile mantenere questa esigenza. Per
cui di nuovo il problema è che mi fermi ad un certo punto, non stia io di fronte alla
profondità dell’esigenza. E qui dove ci fermiamo. E per questo rimaniamo sulla paura
e non arriviamo al punto in cui noi troviamo in quell’oltre la risposta che togli e la
paura per sempre. Perché se eliminassimo la paura di un oltre, quell’esigenza
sarebbe innaturalmente soffocata. E qui dove si vede che ci manca l’idea del
mistero. E qui che si capisce perche Gesù è venuto per educarci al senso religioso. Se
non capiamo questo non capiremo mai la ragionevolezza di creder in Gesù cristo .
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perche se capisco da me steso, perché devo complicarmi la vita con la fede,io
capisco che questa esigenza di amare quello che amo, questa esigenza, non posso
rispondere io. Allora ho non c’è risposta, oppure questa esigenza, io non la riduco, le
lascio il respiro infinito che ha, e allora ho bisogno di un oltre per rispondere. E allora
uno festeggia cristo perché c’è , perché c’è colui che mi conserva ciò che amo.
Non perché sono in grado, ma perché cristo c’é. E allora io posso liberarmi di questa
paura. Amici il segno che cristo comincia ad essere reale è che cominciamo a
vincere questa paura. Perche il problema è che se non abbiamo risposta, cristo è
uguale al niente. E non c’è risposta per la vita. È lo stesso per noi che per ciò che
abbiamo. Per questo sono domande che soltanto se noi abbiamo la lealtà di andare
fino in fondo delle esigenze, possiamo capire che razza di grazia è aver trovato uno
che prende tutta l’esigenza di giustizia di bellezza di amore e la compie. Senza
soffocarla.
Hai detto che tutto dipende dalla capacita di essere aperti. Come si mantiene
questa posizione di fronte alla violenza ?
È lo stesso. Se io davanti a qualsiasi cosa, non blocco la domanda. Non blocco
l’esigenza, perché se la blocco devo fare tutto in modo moralistico, devo lavare i
piatti senza rispondere l’esigenza. E questo con tutto. Per questo se blocchiamo
l’esigenza di significato che sorge perfino da lavare i piatti, non potremo mai capire
cosa vuol dire amare cristo . per questo vi raccomando leggete il primo paragrafo
dell’origine della pretesa cristiana. Perché senza avere questa esigenza chiara, cristo
sarà per me un puro nome. La questione è perciò questa lealtà questo essere aperti
davanti al reale come ci viene bello o brutto. Il problema e che io trovi una risposta
adeguata alla domanda. E capiamo che davanti alle cose veramente negative,
come dice la violenza sui bambini, che cosa può rispondere a questa violenza ? è da
li che è nato l’articolo di repubblica. Chi risponde a questa esigenza, perché se non
c’è possibilità di risposta, non c’è giustizia. Come non c’è risposta per amare
qualcuno. Sono esigenze che nascono dalle viscere della vita e ce le abbiamo tutte
tali e quali anche dopo l’incontro cristiano. Non siamo condannati a girare la testa di
fronte a queste domande ma siamo gli unici a guardarle in faccia. Altrimenti
dovremo girare la testa perché non ce la facciamo a stare di fronte a tutte quelle
cose di cui non vediamo il senso. Il segno palese che si fa un cammino è che siamo in
grado di stare di fronte a tutto. Come dice giuss “senza censurare niente”. Capite ?
niente.
Cosa vuol dire che la liberta si gioca anche nella scoperta del destino ?
Perche come dicevamo ieri, pensiamo che la libertà si gioca dopo .prima la ragione
scopre e poi la libertà decide se viverla o meno. Ma questo non rende conto di tutti i
fattori che occorrono nella conoscenza. Perché come nell’esempio dell’euro, ci
rendiamo conto che e nella modalità con cui noi stiamo davanti al reale spalancati
o meno che noi possiamo riconoscere la totali™ del reale. Don giuss ci ha insegnato
le tre premesse del senso religioso, perché per capire la realtà occorre : la realtà, la
ragione, e la moralità , cioè nella conoscenza entra come parte fondamentale di
questa conoscenza la libertà. E questo e decisivo perché spesso pensiamo
descrivere il reale, ma tante volte già lo descriviamo ridotto, perché quello che non
entra nella nostra misura non può esserci. Don giuss e pasteur. Non vedeva i
microorganismi. Era nella scoperta del reale, c’era in gioco la libertà. E noi non ci
rendiamo conto ed è patetico. Non ci rendiamo conto che già nel modo di parlare
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stiamo riducendo per un preconcetto che impedisce di vedere tutto quello che c’é.
Ma non perché non ci sia, ma perché non è disponibile. Ed allora è inutile discutere,
e tra noi accade questo soprattutto davanti ai fatti che accadono davanti a noi.
Come i farisei. Erano così scemi da non vederli ? non erano disponibili. Cioè la libertà
faceva parte del modo di porsi nella scoperta del reale. Perché facciamo così ? non
perche siamo scemi, perché per resistere io devo essere ragionevole anche nella
resistenza, e siccome non voglio dire che resisto a qualcosa che c’é devo dire che
non c’é. Meglio dire che vogliamo resistere. Quando lo vedi è patetico. Quelli che lo
vedono sono patetici o tu hai una miopia che ti impedisce di vederlo ? ci siamo tutti
dentro. Tutti abbiamo cosa che ci fanno fare fatica. “qui si gioca tutta la
drammaticità della vita”>
Sempre sulla libertà, la recondita partenza. L’uomo afferma ciò che ha deciso da
una recondita partenza. Come uscire da un atteggiamento di chiusura ?
Tante volte noi prima non ci rendiamo conto, tanto è sottile la questione. E questo
cosa possiamo fare ? la questione non è come diceva don giuss che uno abbia
pregiudizi. È inevitabile averne. Se uno non è un sasso, se uno parla con uno 5 minuti
è impossibile farsene un idea. È simpatica, è pesante.. e il giudizio è in
contemporanea. La questione non è questa. Le questione è che dopo vedo che
questa persona da altri segni che non avevo colto, e io non sono disponibile a
muovermi. Il ragazzo dell’esempio del vangelo, era che lui non era disponibile a
cambiare. Che uno vede quello che c’è e si rende conto di quello che c’è e non è
disponibile al cambiamento, e attenzione, se non ci fosse la possibilità del
cambiamento, non ci sarebbe la libertà, c’è sempre la possibilità che io riconosca
quello che vedo, altrimenti saremmo incastrati in un meccanicismo dal quale non
potremmo venir fuori, e sarebbe ancora di più ridurre la persona a fattori biologici.
Non la persona è rapporto diretto con il mistero. Neanche la libertà pur infragilitá
(peccato originale), cancella questo. Pur resa fragile rimaniamo creature di dio. Puo
essere fragile quanto vogliamo. Ma c’é. C’è quella possibilità (carcerati). Possono
aver fatto cose terribili, ma in loro puo esserci quella ferita, attraverso cui puo entrare
la grazia. perció io posso costantemente educarmi a questa attenzione in cui
consiste l’educazione alla libertà e a questa accettazione. Posso educarmi. Se non
era inutile stare qua. Invece essendoci questa possibilità qualsiasi sia stata la nostra
storia le circostanze i fattori che ci hanno generato, questo è ancora possibile perché
fa parte del concetto di persona, perché l’io è rapporto con il mistero.
Quello che hai detto oggi mi ha fatto pensare ai figli che non vogliono condividere la
mia esperienza. Fino a dove sono responsabile verso di lo ro ?
La mia responsabilita verso di loro è vivere io la vita con tutta l’intesitá. Rispondere a
cristo che mi chiama. Faccio sempre due esempi. Uno la Madonna. Come la
madonna ha contribuito a me al mio destino al mio bene ? dicendo si. All’annuncio
dell’angelo e mettendo cristo nella storia ha contribuito al mio bene. Mi ha lasciato la
libertà per decidere davanti a cristo. Ma lei ha contribuito vivendo. È l’esempio piu
palese l’abbiamo davanti a noi don don giuss. Cosa ha fatto per ciascuno di noi ?
rispondere alla grazia che le era stata data. Dal seminario. Rispondere a quella
intuizione. Cosí come vedeva vibrare l’umano di leopardi, trovava risposta nel verbo
fatto carne. E rispondendo a questa grazia ce l’ha comunicata vivendola, e questo
è stata la modalita con cui don giuss ha collaborato, rispettando la nostra libertà. Ha
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fatto tutto quello che rea nelle sue mani per vivere davanti a noi, ma allo stesso
tempo come ci ha detto sempre, senza risparmiarci un millimetro di energia, nel
porci, scommettendo tutto sulla libertà pura. È evidente che nel caso dei bambini,
dipendevano. Questo succede in un cammini. Non è lo stesso a 8 anni che a 16. Ma
la nostra responsabilitá eé davanti a cristo .se noi viviamo mettiamo davanti ai nostri
figli una modalità che possa sfidare, attraendoli, la propria libertà . e questo è
drammatico. Come vedete con i vostri figlio. Non c’è una formula. Neanche
imponendola riusciamo ad imporla. Perché c’è di mezzo la grandezza della persona
del figlio. E se il mistero si è piegato alla modalità con cui la nostra libertà risponde
figuriamoci cosa possiamo fare noi. La vera questione non è organizzare la vita ai
ragazzi, ma soprattutto vivere davanti a loro. Con tutto quello che significa vivere.
Con la modalità con cui noi viviamo il reale. Come reagiamo di fronte alle notizie.
Tutti stiamo davanti a tutto, cosí introduciamo i ragazzi ad un senso.
Spostamento del centro affettivo al tu. (da se al tu)
La prima formula della domanda ci mette bene davanti ad una questione decisiva.
Spostare il centro dal se al tu. Citavo don giuss . ci domandava “ma quando
abbiamo pensato gesu come una persona amata pensa a quella persona”.
Qualcosa di reale, il dramma nostro amici è che io non riesco neanche cosa carron
voglia dire. Possiamo essere qua, appartenere al movimento e non sapere cosa
voglia dire questo . cioè che quello che dicevamo prima del battesimo, che “io ma
non piu io” ma cristo che vive in me. E come su questo non sappiamo cos’è, allora,
tante volte, lo riduciamo alla compagnia. E allora capisco la domanda : qual’è il
rapporto tra tu e compagnia. E mi veniva in mente un testo e ci tenevo a rileggerlo.
“stavo in una casa del gruppo adulto ed hanno cantato una canzone e giuss dice “
è proprio bella sia come musica che come cantata, che come compagnia in una
avventura. Eppure se le cose si potessero elencare cosí come ho fatto io e basta, e
fosse dato per scontato qualcosa d’altro (tutto fondamentale, accettato e
riconosciuto intendiamoci), ma dato per scontato, se non fosse il suo nome prodotto
di un enfasi di dialogo di voglia di sentirLo, se non avesse una personalità ad un certo
punto autonoma, se non avesse una faccia ultimamente singolare, dei tratti
inconfondibili con quelli che lui stesso ha creato come segno di se,” e noi se questo
non lo capiamo, noi ritorniamo a ridurre la portata del segno. perché lui parla di
cristo sempre, dice dopo “come quella singolarità ultima inconfondibile”> se gesu
non è oggetto pensato, memoria detto invocazione, contemplato con stupore e
gusto, tanto che si traduce in letizia per una presenza. (il mio cuore è lieto perché tu
cristo vivi). Se non è pensato e invocato come un volto vivo, si passano giornate
senza che si dica tu eccetto che nella frettolositá di formule ripetute ed allora uno
puo avere un buon lavoro, belle amicizie e non bastano. Lo ripete proprio. “e allora
dice “ció che prevale, è quello che dovrebbe essere provvisorio anticipo analogico”.
Con questa espressione “prevale soltanto il segno (anticipo analogico di quella
compagnia). Ci dice questo. Che gesu tra noi puo essere l’origine di tutto un mondo
di umanità pieno di letizia e amicizie, di ragioni formalmente ineccepibili, ma anche
materialmente aiuto concreto a darsi. Peró gesu potrebbe essere ridotto ad un
ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima. Gesu
per noi puo essere questo anche stando insieme, ed è per questo che non sappiamo
cosa vuol dire gesu. Non che si neghi per carità ma prevale questo. Rispondendo alla
domanda dice ancora “ei bionda se non c’è questo io personale, non posso voler
bene senza questa memoria senza questa sequela senza questo sguardo avido ad
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imparare. Senza che tutto diventi cosí concreo che tu diventi o Signore colui che
amo. cosa piu potentemente l’uomo desideri che il vero ? cosa è il vero ? un uomo
presente : non puo essere dilapidato dall’affacciarsi bello e lieto della compagnia di
volti che di lui dovrebbe essere accennato segno. questo tu puo essere dilapidato e
dilavato dall’affacciarsi bello e lieto della compagnia. E ancora stiamo parlando
della casa e della nostra comunità. Io vado in una casa e dico “cerco cristo, ma
questo lo trovo attraverso di loro. C’è coincidenza ? No. Cristo per educarti ti da la
casa, ma porre la tua speranza nella casa e nella compagnia è porre la speranza in
qualcosa che si infrange se cristo non la sostiene. Per cui la speranza è in cristo e non
nella casa.” E ancora “ si ma io cristo lo conosco attraverso di loro altrimenti ritorno
all’astrazione” e don giuss “sto per perdere la pazienza. È come dire : cristo è
presente nell’ostia, io pongo tutta la mia speranza nell’ostia ? mi spiace. NO. Questo
è un po di pane azimo. Cristo si serve di esso. Il pane da consacrare lo dobbiamo
conservare bene anche prima. E quando vado in chiesa adoro la persona di cristo
presente. Nulla, qualsiasi cosa vedete nella chiesa, cristo usa come il pane
consacrato. Ma la mia speranza non è il pane consacrato. Si rende presente
nell’osta consacrata. Come facevano i primi cristiani. Ma la mia speranza non è li. È
in colui, che è li.”
Metodo comunitario e lavoro personale. Nella mia esperienza sembra una delega.
La differenza è quello che diceva ieri don giuss “la dimensione comunitaria,
rappresenta non la sostituzione della libertà, perció non e in contrapposizione al
lavoro. È lo stesso della grazia e della libertà. Ma è la condizione dell’affermarsi di
essa. Se tu il seme lo metti sul tavolo, non ha le condizione per crescere. Perché si
sviluppi l’energia che ha dentro ha bisogno dell’humus. L’energia è nel seme, ma
senza questa condizione non si sviluppa. Invece se lo metto in quelle condizioni, tutta
la potenzialità del seme viene fuori. Per questo noi stiamo insieme proprio per aiutarci
a questo . la questione è che se questo diventa la delega alla comunità allora
soccombiamo a questo. Il gruppo della fraternità non è la condizione per il tuo
sviluppo. Immaginiamo un ragazzo che va a fare lezione. La condizione è che sia in
mezzo alla classe per imparare. Ma non è automatico. Quella è la condizione. Ma se
lui non si mette al lavoro, che nessuno puo sostituirgli, non imparerà mai. Non cresce.
Queste cose stanno insieme. Ma la questione e che noi tante volte, mettiamo in
contrapposizione la grazia e la libertà, l’io e la comunità, tutto in contrapposizione.
Non come qualcosa che sono le condizioni. È vero che non posso staccare cristo dal
segno. Ma non posso rapportarmi a lui con una faccia ultimamente autonoma.
Perché altrimenti noi riduciamo cristo al nostro stare insieme. Immaginate dove
andiamo, quando la vita ci mette davanti alla morte o al male. Se cristo non è una
faccia ultimamente singolare, come facciamo a stare di fronte alle esigenze di
amore giustizia di bene ? se cristo non è risorto, lui ?
Significato del seguire. Per una disponibilità ad essere rigenerati una compagnia
qualsiasi non basta. Puoi spiegare cosa è la sequela del carisma ? come capisco che
stiamo veramente seguendo e non sia intenzione ? quando una sequela è libera ?
Quanto abbiamo detto ieri ci pone davanti ad una proposta chiara che fa la
fraternità. E questo mi aiuta ad introdurre una cosa che volevo dire per aiutarci a
capre cosa è la fraternità e il movimento. Perche lo scopo della fraternità dice giuss
“è vivere la fede nella chiesa in cristo. “allora. Noi siamo insieme per questo e
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ciascuno puo vedere se lo stare insieme ci aiuta a questo perché non abbiamo altro
scopo che la fede diventi definizione di noi. Perciò ci unisce ad altri che hanno
incontrato il movimento che vogliono partecipare, che si sentono unito per
camminare insieme a vivere la fede in cristo.
Per aiutarsi in modo preferenziale. come segno efficace pedagogico. Perciò lo
scopo della fraternità è questo. Che possa poi pian piano investire tutta la vita.
Secondo : lo scopo della fraternità è vivere la fede in modo tale che noi possiamo
sempre di piu aiutarci a viverla. Perciò lo scopo è il movimento. E giuss insite “la
fraternità è una. I singoli accorpamenti sono gruppi in cui l’unica fraternità vive. La
fraternità e una. Una sola. cosí e stato riconosciuto nel doc ufficiale della santa sede
che ha approvato la fraternità. Perché è l’esperienza di appartenenza che vogliamo
vivere fino in fondo. Ci mettiamo insieme quindi per una scelta libera. Per vivere
l’esperienza di CL perché noi non seguiamo degli uomini, ma una esperienza che ha
riconosciuto la chiesa. Allora la proposta è l’esperienza che lui ci ha trasmesso. la
sequela al carisma è la sequela a questa esperienza. E lo abbiamo dettagliato
proprio per aiutarci a tutti a non sostituirla con immagini. Ciascuno ha davanti una
proposta e puo essere disponibile ad un paragone o continuare a fare il cammino
secondo la propria immagine. Possiamo andare a casa con una proposta. Puo
accettare di paragonarsi con questa proposta o no. Puo verificare se segue l’autorità
che non è una persona se non una esperienza. Io non ho altro da dirvi se non quello
che imparo da lui. Preferisco dirvi quello che mi colpisce di lui, perché ci puo aiutare
a stare insieme alla sua proposta. Per questo la fraternità è una e tanto piu lo
capiamo tanto piu ci aiuta a metterlo a tema nel gruppetto altrimenti soffochiamo.
Deve essere un aiuto a vivere questa coscienza. La vita del gruppo è data dal
richiamo a questo e dall’esempio che viene a galla. L’esperienza della fraternità ha i
suoi strumenti. Soprattutto sono le cose dette agli esercizi e nei ritiri. Poi c’è il lavoro
del singolo gruppo ma questo viene per ultimo perché il singolo gruppo non è la
sorgente del criterio. Il criterio è seguire le indicazioni della diaconia ventrale che è
l’unico organo riconosciuto nello statuto. Nella fraternità si da una regola. Primo una
preghiera comune. Secondo una obbedienza al centro. Terzo il fondo comune.
Quarto la collaborazione ad una opera, vale a dire al movimento di qualunque
genere. Sul fondo comune occorre dire lo stesso. Il fondo comune è uno. E voglio
approfondire. Possiamo comprendere che anche il fondo comune è uno e la
fraternità lo ha pensato e proposto con questa modalità. Si tratta di un impegno
personale, con una periodicità mensile, nata sull’idea che il fondo comune incida sul
modo di usare i beni, con una quota libera, “la partecipazione al fondo comune è
obbligatoria e libera. Obbligatoria perché è la modalità con cui ci richiamiamo a
vivere la povertà. Se la fede non è una esperienza cosí reale che ci rende liberi nel
modo di usare le cose, vuol dire che la fede non incide, sulla vita. Non è cosí reale da
renderci lieti e liberi perché non ci manca nulla. Questo , il fondo comune, è uno
strumento per aiutarci a questo. Guarda come puoi aiutarci a questa povertà e ti do
uno strumento per la verifica (fondo comune) Libera, assolutamente libera, come
quantità. Per questo dobbiamo sottolineare le due cose. Obbligatoria e libera.
Perché nessuno puo dire che non puo dare un euro al mese. Perciò fissatela con
attenzione. Lettura della lettera sul fondo comune “in questi ultimi 13 anni ho sempre
fatto fronte all’impegno preso nonostante i 3 figli. Ma una malattia piuttosto seria non
mi permette di lavorare. Ma posso assicurarvi che se dimezzo la quota, raddoppia
l’affezione alla fraternità. E la fraternità mi ha insegnato che la realtà è il tramite per
arrivare a lui.”
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Il fondo comune della fraternità è per la costruzione dell’opera comune. E questo è
molto piu alla gloria di dio che rispetto ai sostegni pur giusti a cose particolari. La
verifica della verità dell’impegno che ci possiamo prendere per sostenere altre
iniziative e se ci fanno amare e diventare piu seri verso il fondo comune. La verifica è
sempre se ti fa essere piu serio. Questo dice della bontà dell’opera, che ci deve
spalancare all’opera comune. Diversamente si giudica per simpatia. Verificate se
l’impegno verso il fondo comune è secondo questi criteri.
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