venerdì 9 aprile 2010

MAMMA FINO ALLA MORTE

.....Ecco, pur riconoscendo l'importanza della legge 194, la battaglia più lacerante per le donne di trent'anni fa di cui le figlie forse neanche si rendono conto, è proprio prendendo una pillola per negare una vita che si arriva alla banalizzazione dell'aborto stesso. Sempre più distratti dagli pseudo valori del mondo contemporaneo, stretti tra l'edonismo imperante e l'egoismo più esigente, si perde il valore dell'atto creativo, la meraviglia dell'origine della vita e si cercano le «vie» più facili. Che sia un'emicrania o un aborto. La Chiesa era stata chiara fin dalla prima discussione sull'introduzione del farmaco e il cardinal Bagnasco lo ha ribadito durante la campagna elettorale per le regionali: «L'aborto è un delitto incommensurabile e la vita umana è un valore non negoziabile».



Beate le donne cattoliche che mai sono sfiorate dal dubbio. Con meno certezze e più fragilità le altre. Eppure neanche Tiziana e Giulia, le due protagoniste di ieri, hanno avuto dubbi: una, mamma fino alla morte, l'altra negando la vita a un futuro bambino.



Partorisce due gemelli ma non sopravvive ad un'emorragia. Accade a Roma, nella clinica Villa Pia, mentre a Bari usano la pillola contro l'aborto.

Una donna, senza nome e senza volto, nell’attimo stesso in cui si accorge che dentro di sé esiste "una goccia di vita scappata dal nulla", si pone l’antico angoscioso "dilemma di dare la vita o negarla". Così Oriana Fallaci nel 1973 quando, anziché fare un’inchiesta sull’aborto in un’Italia che avrebbe impiegato altri cinque anni prima di approvare una legge ad hoc, scrisse la sua «Lettera a un bambino mai nato». Questa la tesi: la maternità non è un dovere morale né un fatto biologico, ma una scelta cosciente.



Un libro scarno e appassionato, come sapeva essere la grande inviata, che fece molto discutere e commuovere per quella «scelta cosciente», così facile a dirsi, così drammatica a farsi. Quella scelta che hanno fatto anche Tiziana e Giulia (chiamiamole così), una a Roma l'altra a Bari ma con esito decisamente diverso. Tiziana voleva i suoi gemelli, fin da quando aveva visto per la prima volta il loro buffo profilo nel «mare» indefinito dell'ecografia. Ieri, prima del parto cesareo, già sentiva nelle orecchie i loro vagiti, immaginava le loro manine che si sarebbero strette fiduciose attorno a un suo dito, le loro piccole bocche che le avrebbero sfiorato i capezzoli in cerca di latte, sapeva che avrebbe pianto di gioia vedendo la faccia incredula del suo compagno... Tiziana non ha provato niente di tutto ciò, è morta a trentacinque anni dopo aver dato la vita ai suoi gemelli con un parto cesareo.

A Bari, quasi contemporaneamente, si è svolta tutta un'altra storia. Giulia ha poco più di trent'anni, è già mamma, ma ieri ha deciso di prendere la pillola Ru486 per interrompere la gravidanza. Ha detto che la sua è stata una scelta difficile e combattuta, fatta perché tempo fa ha subito un intervento chirurgico all'utero. Sarebbe stata disposta ad andare pure all'estero se a Bari non le avessero dato quel confetto inventato dal biologo francese Étienne-Émile Baulieu una ventina d'anni fa perché è convinta che anche se per una donna è un momento tragico ognuno deve avere il diritto di scegliere cosa fare della sua vita. «E non ritengo che il Signore - ha detto - mi amerà di meno per questo mio gesto».

Ecco, pur riconoscendo l'importanza della legge 194, la battaglia più lacerante per le donne di trent'anni fa di cui le figlie forse neanche si rendono conto, è proprio prendendo una pillola per negare una vita che si arriva alla banalizzazione dell'aborto stesso. Sempre più distratti dagli pseudo valori del mondo contemporaneo, stretti tra l'edonismo imperante e l'egoismo più esigente, si perde il valore dell'atto creativo, la meraviglia dell'origine della vita e si cercano le «vie» più facili. Che sia un'emicrania o un aborto. La Chiesa era stata chiara fin dalla prima discussione sull'introduzione del farmaco e il cardinal Bagnasco lo ha ribadito durante la campagna elettorale per le regionali: «L'aborto è un delitto incommensurabile e la vita umana è un valore non negoziabile».
Beate le donne cattoliche che mai sono sfiorate dal dubbio. Con meno certezze e più fragilità le altre. Eppure neanche Tiziana e Giulia, le due protagoniste di ieri, hanno avuto dubbi: una, mamma fino alla morte, l'altra negando la vita a un futuro bambino.

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Sarina Biraghi

08/04/2010



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