martedì 11 novembre 2008

RATZINGER CHIUDE IL CASO PIO XVI

“Un eccezionale dono di Dio”
Benedetto XVI torna a difendere la figura di Papa Pacelli e critica il modo "unilaterale" con il quale finora si è parlato del suo operato.
di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 10 novembre 2008

Pio XII è stato «un eccezionale dono» di Dio, per il quale «noi tutti dobbiamo essergli grati».



Benedetto XVI scende nuovamente incampo per elogiare la figura del predecessore criticando il modo «unilaterale» con il quale si è parlato di Pacelli riducendo il suo pontificato alla questione dei «silenzi» sulla Shoah. L’occasione è stata l’udienza ai partecipanti al convegno promosso dalle università Gregoriana e Lateranense, che nei giorni scorsi a Roma ha esaminato «l’eredità del magistero di Pio XIIe il Concilio vaticano II».

«Negli ultimi anni -ha detto Ratzinger - quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, ciò ha impedito un approccio adeguato a una figura di grande spessore storico- teologico qual è quelladel Papa Pio XII». Il magistero di Pacelli, ha aggiunto, costituisce «una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro».
Benedetto XVI ha quindi ricordato le più importanti encicliche del predecessore, le sue aperture ai progressi della scienza e al tempostesso le profetichedenunce dei rischi «che una ricerca non attenta ai valori morali poteva comportare».


Ha ricordato che Pacelli era «contrario alle improvvisazioni: scriveva con la massima cura ogni discorso, soppesando ogni frase e ogni parola prima di pronunciarla in pubblico». «Per natura ed indole - ha aggiunto Ratzinger - Pio XII era un uomo misurato e realista, alienodafacili ottimismi, ma era altresì immune dal pericolodi quel pessimismo che non si addice ad un credente. Aborriva le sterili polemiche ed era profondamente diffidente nei confronti del fanatismo e del sentimentalismo».

Benedetto XVI, dopo essersi chiesto come sia riuscito Pacelli «a fare tanto», ha tracciato un ritratto che ha accenti di beatificazione: «Si è detto che egli era un diplomatico compito, un eminente giurista, un ottimo teologo. Tutto questo è vero, ma ciò non spiega tutto. Vi era altresì in lui il continuo sforzo e la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per la sua salute cagionevole. Questo è stato il vero movente del suo comportamento: tutto nasceva dall’amore per il suo Signore Gesù Cristo e dall’amore per la Chiesa e per l’umanità. Egli infatti era innanzitutto il sacerdote in costante e intima unione con Dio, il sacerdote che trovava la forza per il suo immane lavoro in lunghe soste di preghiera davanti al Santissimo sacramento, in colloquio silenzioso con il suo Creatore e Redentore».

Infine, Benedetto XVI ha ricordato l’influsso di Pio XII sul Concilio, le più di mille citazioni del suo magistero negli interventi dei padri conciliari, il suo essere la fonte più citata nei testi del Vaticano II dopo i testi biblici. «Possiamo dunque ben dire che, nella persona» di Pio XII, «il Signore ha fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo essergli grati».


Il retroscena. Tutti i nemici del futuro beato
di Andrea Tornielli

Tre interventi papali in un mese e mezzo, due discorsi del cardinale Segretario di Stato, una mostra aperta al Braccio di Carlo Magno e visitabile fino agli inizi di gennaio prima di essere «esportata» in Germania, un convegno sul magistero, pagine e pagine di interviste e contributi sull’«Osservatore Romano»... Per i cinquant’anni dalla morte di Pio XII la Santa sede, su input dello stesso Benedetto XVI, che ha personalmente voluto queste iniziative, non si è certo risparmiata. Il 19 settembre scorso, ricevendo i partecipanti al convegno organizzato dall’associazione Pave the Way, presieduta dall’ebreo americano Gary Krupp, Papa Ratzinger ha difeso Pacelli spiegando che intervenne «in modo segreto e silenzioso» proprio perché «solo in tale maniera era possibile evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei». Poi, il 9 ottobre, presiedendo la messa solenne in San Pietro, Benedetto XVI ha parlato dell’«intensa opera di carità» che Papa Pacelli «promosse in difesa dei perseguitati, senza alcuna distinzione di religione, di etnia, di nazionalità, di appartenenza politica», ricordando le esplicite parole di condanna delle deportazioni pronunciate dal predecessore nel radiomessaggio del Natale 1942. In quella occasione Ratzinger aveva pure pregato per il felice esito della causa di beatificazione.

Risposte chiare e inequivocabili alle polemiche sollevate nelle ultime settimane, prima dal rabbino israeliano invitato a parlare al Sinodo, poi dal ministro Herzog e infine dal rabbino Rosen, che con accenti più o meno forti hanno inteso condizionare il Pontefice affermando che Pacelli non va beatificato o che almeno per farlo bisogna attendere l’apertura degli archivi riguardanti il suo pontificato. Il Vaticano non ha replicato a ogni polemica, ma tre giorni fa il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha pronunciato un documentato discorso che ha ribattuto punto su punto alle richieste e alle pressioni provenienti dal mondo ebraico, definendo Pio XII «un grande Papa», ricordando come la «leggenda nera» che lo riguarda ha avuto origini precise nel mondo comunista, spiegando che gli archivi dei quali si chiede a gran voce l’apertura, una volta resi accessibili rimangono deserti perché evidentemente la richiesta era strumentale a chi vuole usare «la storia come un’arma». E rivendicando come questione eminentemente religiosa e interna alla Chiesa l’eventuale beatificazione. Una beatificazione che non è osteggiata solo da esponenti del mondo ebraico, ma anche da qualche prelato all’interno dei sacri palazzi - è il caso, ad esempio, del Prefetto dell’Archivio segreto Vaticano Sergio Pagano che il mese scorso dalle colonne del Jerusalem Post si è sentito in dovere di consigliare pubblicamente il Pontefice di attendere prima di procedere con la beatificazione.

C’è chi ritiene che le commemorazioni servano a far passare in secondo piano il «congelamento» del decreto sull’eroicità delle virtù di Papa Pacelli, passaggio fondamentale del processo di beatificazione, approvato all’unanimità dalla Congregazione delle cause dei santi nel maggio 2007 ma non ancora promulgato da Benedetto XVI, che ha chiesto un supplemento d’inchiesta. In realtà il supplemento d’inchiesta, affidato al padre Ambrosius Eszer, sta per concludersi. Ed è possibile che la promulgazione del decreto possa avvenire nella prima metà del prossimo anno. Il riconoscimento dell’eroicità delle virtù, in ogni caso, non significa già beatificazione: sarà infatti necessario accertare un miracolo compiuto per l’intercessione di Eugenio Pacelli. La via verso gli altari, insomma, potrebbe essere ancora lunga. E sicuramente lastricata di polemiche.





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