venerdì 9 maggio 2008

TRA MOSCHEE E FURBI IMAN I VERI FESSI SIAMO NOI

Concordo in pieno.
Questo e' il risultato del buonismo.
E' una brutta interpretazione di come agire se si vuole essere aperti e ospitali.
Nessuno considera piu' l'Italia casa sua sua patria,suo paese con sue tradizioni.
Siamo il popolo della storia infinita.
Il nulla ci sta inghiottendo


Libero 1 maggio 2008
di RENATO FARINA
I diritti umani in Italia e in Europa corrono un rischio: quello di diventare diritti troppo umani. Proprio perché umani sono portati a diventare umanissimi e a risentire dei difetti della nostra stirpe. Ed allora si deformano in diritti umani furbi, applicati a situazioni che non c'entrano, paravento di meschinità dove il denaro è il vero dio. Mi riferisco alla questione delle moschee e delle espulsioni di islamici ritenuti pericolosi per la convivenza civile.



1) Moschea di Bologna: non si fa, finalmente l'allarme è stato raccolto dal sindaco della città. Però attenti: la decisione di Cofferati di rompere l'accordo coi musulmani viene fatta passare per una negazione del diritto al culto. Ma no: semplicemente è l'affermazione del diritto di un popolo alla sicurezza e alla pacifica convivenza. Il culto dev'essere libero, ma a Bologna il culto c'entrava e c'entra poco. Fare quella moschea, con quel progetto e quei protagonisti sarebbe la proclamazione del diritto a farci un culto così, e si scusi il grillismo.

La questione era stata sollevata da Libero e da Magdi Allam sul Corriere della Sera. Un centro islamico immenso, il più grande d'Europa. Uno spazio esagerato, quasi il permesso suicida e finanziato dal Comune per creare un mondo alternativo al nostro: un deposito esplosivo di fondamentalismo nel cuore dell'Italia.

Il progetto aveva per riferimento culturale l'Ucoii, l'Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia, famosa per la pagina pubblicitaria dove si paragonava Israele al nazismo e per non aver aderito alla pur blanda carta dei valori che il ministro Amato ha chiesto di sottoscrivere ai musulmani. Cofferati prima ha spostato il luogo. Poi si è reso conto che non ci si può fidare. Ha chiesto di tener fuori l'Ucoii. Il diritto alla libertà religiosa è vincolante per ogni Stato liberale, ovvio. Ma esiste anche il diritto di un popolo a dare una forma alla città che rispecchi la sua anima.

Una città aperta ad altre culture, ad esclusione di quelli che ne odiano la tradizione. Non si può finanziare la predicazione di chi la vuole sottomettere.

2) Moschea di Colle Val d'Elsa. Oriana Fallaci era pronta a farla saltare per aria. Uno scempio architettonico e un alieno ideologico nel cuore della Toscana.

La giunta della città aveva detto di sì. Gentilezza verso ospiti? Ma va, era il modo per sancire un diritto umano inesistente: quello all'invasione e alla bruttezza. Ma lì non c'era e non c'è Cofferati.


Il Monte dei Paschi di Siena ha finanziato la prima parte dell'opera. Trecentomila euro. Via ai lavori. Lo scheletro dell'ecomostro è stato così impiantato. I soldi italiani sono diventati cemento e tondini di ferro. A questo punto che è successo? Il vecchio imam più o meno moderato che aveva sottoscritto l'accordo è sparito: non si trova da cinque mesi. Ha trasferito la famiglia e venduto la casa. Doveva raccogliere lui i denari per finire l'opera. Ma siccome i musulmani soldi non ne danno, e lui non aveva intenzione di metterci quelli delle sue tasche è sparito. Ora si prospettano due soluzioni. Lasciarla lì come un mozzicone di moschea, come gli ospedali del Sud abbandonati per il comodo di Striscia la notizia; oppure trovare un altro interlocutore per finirla. Gli unici che hanno grana musulmana non sono precisamente i moderati. Sono quelli dell'Ucoii. Quelli legati ai Fratelli musulmani, e considerati assai poco affidabili dal compagno Cofferati. Magari sarà necessario praticare per via amministrativa ed ecologica quello che Oriana voleva ottenere dagli amici anarchici di Toscana per via clandestina: la dinamite per buttar giù lo scempio architettonico-religioso.

3) C'è un caso su cui vorremmo qualche chiarimento dal ministero dell'Interno (per qualche giorno è ancora Amato, ma fa in tempo a rispondere). Nel maggio del 2007 l'imam di Varese, Abdelmajid Zergout, dopo essere stato assolto dall'accusa di terrorismo internazionale in mancanza di prove decisive che non fu possibile ottenere per rogatoria internazionale, fu espulso dal ministro dell'Interno per "motivi di ordine e sicurezza pubblica". Mentre alla Malpensa era già sulla scaletta dell'aereo che lo avrebbe trasportato in Marocco, è arrivato un fax all'avvocato dell'imam dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. «Il ministro si deve fermare, in base all'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo». Cioè: «Articolo 3 - Divieto della tortura. Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». Da ciò si evince che il Marocco è ritenuto un Paese incivile, dove se un tale è espulso dall'Italia viene torturato. Noi non sappiamo dove oggi risieda il citato imam Zergout. È possibile anche sia uno stinco di santo accusato ingiustamente. Ma perché il Marocco è condannato senza prove? Per il Marocco e il suo re non vale il diritto umano a difendersi?

4) Ricordate l'imam di Torino, il macellaio Bouriqi Bouchta? Nel 2001 aveva predicato sostenendo le buone ragioni di Bin Laden. Nel 2005 fu espulso per decreto del ministro Pisanu. Fu trasferito nello spaventoso Marocco, che in fondo era il suo Paese. Abdel Hamid Shaari, presidente dell'Istituto di cultura islamica di viale Jenner a Milano, si scandalizzò: «Sorprendente, riferita a questioni di opinioni che col terrorismo non c'entrano nulla». Il fratello del macellaio si dichiarò frastornato: «Non abbiamo notizie, cosa gli succederà?». Quali torture? Beh, possiamo tranquillizzare tutti, anche la Corte europea. Bouchta sta benissimo. Non solo: si è candidato per le elezioni comunali di Khouribga, un centro nella zona rurale del Marocco, in una lista di sinistra. Risultato? Trombato. Ma questa a quanto pare, più che tortura, è la democrazia.



Nessun commento: