martedì 30 gennaio 2007

SACRILEGIO INCHIESTA SU CONFESSIONE

OSSERVATORE .ROMANO CONTRO ESPRESSO,SACRILEGIO INCHIESTA SU CONFESSIONE (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO , 27 gen -


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L'Osservatore romano contro l'Espresso: ''L'oltraggiosa inchiesta di un settimanale: finte confessioni in cerca di un ignobile 'scoop''' e' l'occhiello e ''Il Sacramento profanato'' e' il titolo di un articolo di terza pagina in cui, senza citare il nome della testata, si condanna duramente quanto pubblicato dall'Espresso: un' inchiesta sulla confessione condotta da giornalisti che, dichiaratisi fedeli nel confessionale, hanno ammesso peccati immaginari.
''Oltraggiare il sentimento religioso dei credenti, ingannare la buona fede dei sacerdoti con grave lesione all'inviolabilita' del ministero pastorale, profanare un Sacramento: e' riuscita in tutto questo - scrive il quotidiano vaticano - la 'coraggiosa' inchiesta sul campo fatta da un giornalista di un noto settimanale. Il cronista, fintosi penitente, e' andato nei confessionali di 24 chiese di Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo e qui ha presentato 'identita' fittizie e dichiarato peccati immaginari' per comprendere, attraverso le loro 'risposte', cosa pensino i preti dei principali temi etici che investono la morale cattolica, per scoprire se sono in linea con la Dottrina della Chiesa''.
''Complimenti, - scrive il quotidiano - uno scoop giornalistico di quelli veri, non proprio originale per la verita' visto che tempo fa qualcuno ne fece addirittura un libro, ma di quelli che ciononostante finiscono in copertina e soprattutto danno lustro alla categoria. Siamo in realta' di fronte ad un episodio di una gravita' inaudita, che travalica i limiti imposti dalla deontologia professionale. Cio' che ci preme sottolineare e' l'offesa recata a quanti credono nel Sacramento della Riconciliazione, che non e' una chiacchierata come altre''. ''Quello compiuto - rimarca l'Osservatore romano - e' un atto sacrilego, perch‚ si e' infranto quello spazio certamente sacro che e' il luogo in cui l'uomo che si riconosce peccatore chiede intimamente di incontrare l'amore misericordioso di Dio. Non solo. Si tratta di una profanazione compiuta con l'inganno ai danni di ministri di Dio chiamati a quella mediazione tra Cielo e terra che chi non crede non puo' comprendere ma che sarebbe chiamato a rispettare''.

I vescovi: «L’Espresso offende i sacramenti»
IL GIORNALE 29 GENNAIO 2007
di Redazione - lunedì 29 gennaio 2007, 07:00
da Roma
Sabato erano scesi in campo l’Osservatore Romano e il settimanale della diocesi di Milano Incrocinews. Ieri è stato il segretario della Cei Giuseppe Betori ad esprimere tutta la sua amarezza per l’inchiesta del settimanale l’Espresso, che pubblica le trascrizioni di ciò che hanno detto alcuni sacerdoti in confessionale a un giornalista fintosi penitente. Betori ha parlato del caso nel corso della trasmissione A Sua Immagine su RaiUno: «Siamo esterrefatti – ha detto il vescovo – di fronte a un comportamento deontologicamente inammissibile per un giornalista e che offende profondamente il cuore dei cattolici italiani perché va a infiltrarsi dentro a un sacramento». «Quando si dice di rispetto delle religioni e poi ci si comporta così – ha continuato Betori – si capisce a volte come i vescovi abbiano ragione nel reagire non solo alle false accuse di ingerenza ma anche alla situazione di emarginazione del cattolicesimo in Italia». Il segretario della Cei ha poi osservato che «nessuno del mondo della cultura ha usato la propria voce per condannare un comportamento del genere».
L’inchiesta dell’«Espresso» cerca di mostrare come nella concretezza della confessione vi sia generalmente più tolleranza rispetto ad alcune questioni sulle quali la Chiesa interviene pubblicamente. Da sempre, però, la linea dell’inflessibilità sui principi è stata coniugata con una grande attenzione pastorale proprio nel momento intimo (e che dovrebbe rimanere segreto) della confessione. Dalle parole di Betori si evince il dispiacere legato al fatto che se una violazione di questo genere fosse stata attuata nei confronti di altre religioni, il mondo della cultura sarebbe insorto

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