mercoledì 25 aprile 2007

LA LIBERTA' RELIGIOSA E' UNA CONQUISTA DI CIVILTA',NON E' UN DIRITTO RELATIVIZZABILE

IL BUONISMO CI PORTA AD ACCETTARE TUTTO!SIAMO ORMAI DISPOSTI NELLA NOSTRA POVERA ITALIA A RINNEGARE TUTTE LE NOSTRE TRADIZIONI E LENTAMENTE CI ABITUIAMO AD ACCETTARE OGNI NOTIZIA CON INDIFFERENZA,FRA UNO SPAGHETTO E L'ALTRO.
I NOSTRI BAMBINI.I NOSTRI FIGLI NON SI MERAVIGLIANO PIU' DI NULLA PERCHE' NEMMENO NOI SAPPIAMO PIU' QUANDO CERTE IMMAGINI APPARTENGONO ALLA FINZIONE E QUANDO ALLA REALTA'!!
IN TURCHIA ALCUNI ADDETTI DI UNA CASA EDITRICE SONO STATI UCCISI.
LA TURCHIA E' UNO STATO CHE HA DOMANDATO DI FAR PARTE DELLA COMUNITA' EUROPEA!!!
FRA POCO SARANNO EUROPEI!!! FORSE VARREBBE LA PENA CHE ANCHE I GENITORI DEI FIGLI COSI' DETTI NORMALI INCOMINCIASSERO A PREOCCUPARSI UN PO' DEL LORO FUTURO!!

In una regione orientale della Turchia gli addetti di una casa editrice che pubblicava libri religiosi, tra i quali la Bibbia, sono stati assaliti, sgozzati e uccisi o lasciati moribondi da un gruppo di criminali.


Non è ancora chiaro se si trattasse di terroristi nazionalisti, come i Lupi grigi, che cercano di accreditarsi nei confronti dei gruppi estremistici islamici, o di terroristi islamici legati o meno alla rete di al Qaida. Questo sarà, forse, chiarito dalle indagini, se indagini serie ci saranno. Anche di questo per la verità si può dubitare se si tiene conto dell’incredibile affermazione del governatore della regione che ha parlato, come prima ipotesi, di “scontro interno” alla casa editrice.

La notizia del nuovo martirio subito da cristiani in terra d’islam addolora, ma non sorprende più. E questo dovrebbe preoccuparci. Ci stiamo assuefacendo gradualmente e quasi senza rendercene conto a una prassi non solo detestabile ma intollerabile. Se nel più sperduto angolo dell’occidente cristiano qualcuno venisse massacrato perché stampa il Corano, questa sarebbe considerata una notizia sconvolgente, l’opinione pubblica, giustissimamente, insorgerebbe, i governi sarebbero chiamati a risponderne, la polemica non si placherebbe finché i responsabili materiali non fossero stati assicurati alla giustizia e quelli politici non avessero pagato la loro insufficiente vigilanza. Per i martiri cristiani in terra d’islam non accadrà niente di tutto ciò. Non c’è un’opinione pubblica in Turchia che voglia imbarcarsi in una polemica tanto difficile, né quella laica legata ai militari, né quella islamica moderata legata al governo, né quella nazionalista. In realtà lì molti pensano che se i cristiani vogliono andare a stampare la Bibbia in terra d’islam, lo fanno a loro rischio e pericolo. Queste farneticazioni, peraltro, basate sul vittimismo dell’islam “colonizzato” dall’occidente, trovano sponde nei settori autolesionisti dell’opinione pubblica occidentale. Così, pur senza che venga affermata esplicitamente, passa nel senso comune l’opinione che i diritti umani vanno relativizzati, che quello alla libertà di religione e cioè di pensiero, in terra d’islam non può essere applicato, che anzi volerlo fare sarebbe una sorta di “imperialismo culturale”. E’ questa deriva tremenda che la tragica sorte dei pacifici editori della Bibbia ci mette di fronte. Combattere questa forma di desistenza morale e civile, imporre alle autorità occidentali di rivendicare i diritti umani anche in terra d’islam è quello che dobbiamo a questi martiri.

Il Foglio 19 aprile 2007





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