sabato 5 gennaio 2008

SPIRITO ANIMALE O NO?

IL GIORNALE
di Giorgio Vittadini - venerdì 04 gennaio 2008, 07:00
.....significa veder crescere in ogni aspetto del vivere la domanda di un perché di quel che si fa, si vuole, si accosta. È un vantaggio competitivo formidabile nell’incontro con il reale, l’inizio stesso dello spirito critico alla base del progresso, della scienza, della democrazia, capace di manifestarsi persino quando si smonta un motore, si crea un vestito d’alta moda, si concepisce in modo efficace un intervento di formazione professionale. L’abbandono di questa concezione è come l’uccisione di un padre, l’inizio della perdita di identità e contatto con la realtà...........

Molti Paesi emergenti come il Canada, la Russia, il Sud Africa, il Brasile si trovano in vantaggio competitivo per la loro ricchezza di materie prime. Altri ancora, come la Cina, possono sfruttare una manodopera praticamente illimitata a costi bassissimi anche per la mancanza di legislazione che tuteli i lavoratori. Il peso politico internazionale ci vede in netto svantaggio rispetto a Paesi europei, nostri naturali e storici competitor.



Se pensiamo di dover affrontare il rischio di declino sulla base di caratteristiche strutturali del nostro Paese ci troviamo a essere irrimediabilmente sconfitti. Nel passato - anche recente - è stata l’immensa capacità creativa, non solo a rendere molte imprese italiane competitive a livello globale, ma anche, ad esempio, a far sì che la sanità lombarda sia la migliore d’Europa o la supremazia di marche italiane in sport altamente tecnologici, quali l’automobilismo o il motociclismo, sia pressoché continua. Si tratta dello «spirito animale» evocato dal presidente Napolitano o qualcosa di più profondo?

Per rispondere occorre andare alla radice del metodo conoscitivo alla base della scuola italiana, tra le migliori del mondo a livello di scuola superiore (liceo e istituto tecnico), prima di essere depauperata dal regime di statalismo vigente. In luogo del pragmatismo empirista di stampo anglosassone (fatto di quiz e di politically correct esasperato) la scuola italiana nasce dall’intreccio di metafisica e realismo.

L’essere umano non può essere ridotto ai suoi antecedenti psicologici, sociologi, economici: la sua inesauribile esigenza di significato, di senso della sua esistenza, delle cose e del mondo, è mistero non riducibile e spiegabile da alcuna analisi. Per questa presenza del mistero in lui, l’uomo scopre che anche la realtà esteriore è presagio di una bellezza e di un ordine che la trascendono e la originano e si manifestano in essa senza mai esaurirsi.

La realtà esteriore è segno della stessa entità misteriosa di cui è fatta la natura umana e perciò non può essere analizzata solo in modo superficiale secondo un approccio positivista, che si limita cioè a ciò che appare.

L’uomo la conosce, nel suo intreccio più vero e profondo, nell’esperienza di una corrispondenza con le esigenze strutturali di cui è fatto il suo cuore: adequatio rei et intellectus diceva S. Tommaso.

Educarsi ed educare a questa corrispondenza significa non solo aprirsi a una dimensione filosofica e religiosa essenziale per l’equilibrio di ogni persona:

significa veder crescere in ogni aspetto del vivere la domanda di un perché di quel che si fa, si vuole, si accosta. È un vantaggio competitivo formidabile nell’incontro con il reale, l’inizio stesso dello spirito critico alla base del progresso, della scienza, della democrazia, capace di manifestarsi persino quando si smonta un motore, si crea un vestito d’alta moda, si concepisce in modo efficace un intervento di formazione professionale. L’abbandono di questa concezione è come l’uccisione di un padre, l’inizio della perdita di identità e contatto con la realtà...
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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