giovedì 31 gennaio 2008

UNA TESTIMONIANZA DI DON CARRON IN SICILIA

RINO LODATO

IL PERSONAGGIO. «Avanza il deserto del Nulla, per fermarlo non servono gli appelli ai valori etici. Occorrono testimoni e maestri capaci di ridestare le domande fondamentali del cuore dell’uomo»: parla il successore di don Giussani, alla guida di Comunione e Liberazione

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ll cristiano, diceva lo scrittore inglese Gilbert Chesteiton, è l’uomo più realista che esista.

Per rendersi conto della verità di quest’affermazione bisognava ascoltare ieri alle Ciminiere di Catania don Julian Carron, il successore di don Luigi Giussani alla guida di Comunione e Liberazione.

Carron ha tenuto più di duemila persone (tra i presenti anche politici nazionali, regionali e locali, esponenti del mondo accademico e scolastico, tre vescovi - monsignor Salvatore Gristina, monsignor Cataldo Naro, monsignor Michele Pennisi -, e moltissimi giovani), sulla corda conversando sulla necessita di andare oltre

l’apparenza del reale: «Perchè la realtà, nel suo cuore più intimo, e Mistero». II Sacerdote spagnolo ha messo sul tappeto la questione fondamentale del mondo di oggi: La - società - ha detto - appare come un deserto di senso, perché la realtà, vista nella sua apparenza, ci soffoca, diventa la nostra tomba». E, invece, 1’uomo avverte prepotente il desiderio di un compimento, non si accontenta di surrogati, «anche se a volte la fatica di trovare una risposta lo spinge a dubitare sulla possibilità di un destino positivo».

Carron racconta di un terrorista spagnolo, che aveva incanalato la sua voglia di vivere in un gruppo dell’extrasinistra spagnola: la traiettoria della sua vita - nella testimonianza resa a un giornale – era passata dalla gioia alla tristezza per finire nella ”noia del carcere.

Eppure quel terrorista diceva: .”continuavo a essere credente nell’ideologia, ma la «realtà era testarda”. La realtà. Per l’appunto. Bisogna attraversarla tutta per scoprire il valore del singolo istante, il mistero che si cela nelle circostanze.

Avete provato qualche volta, pranzando con vostra moglie - dice Carron - una sensazione di estraneità? Ma pensate cosa succederebbe se accadesse un fatto imprevisto, un malore che la colpisse. Improvvisamente vi salterebbe agli occhi il bene e che essa rappresenta: dunque, il problema del nostro tempo e che se vogliamo uscire dal torpore e dal non senso o aspettiamo che ci accada uno shock o veniamo educati a cogliere la profondità del reale».

«Ero insegnante di religione a Madrid – racconta Carron – e pensavo di avere il bagaglio culturale adatto per formare i miei giovani studenti. Eppure alla fine di ogni anno mi accorgevo che pur se imparavano bene il discorso, la loro composizione umana non si smuoveva di un millimetro.

L’incontro con don Giussani e la mia decisione di seguirlo, mi ha fatto accorgere che mentre cambiavo io; cambiavano anche i miei allievi».


Che significa, per questo prete spagnolo poco più che cinquantenne, portare la responsabilità della successione a quel gigante della fede che è stato don Giussani. «L’eredita di don Giussani – dice – è qualcosa di vivente, è un popolo, e siamo ancora all’inizio di un cammino di comprensione di quello che lui ci ha donato». Don Carron, parlando di don Giussani ha voluto ricordare anche l’uomo che trovò e mostrò la fede attraverso l’arte: ad esempio nella poesia di Leopardi.

Reduce dal Sinodo dei vescovi, a cui ha partecipato come membro di nomina papale, pur non essendo vescovo, il nuovo leader spirituale di Comunione e liberazione, parla anche del contributo che il carisma di Giussani può dare alla Chiesa tutta. Non è con un discorso, o con i valori etici che si può offrire il cristianesimo all’uomo di oggi.

C’e bisogno di testimoni, che attraverso il fascino di un incontro umano, sappiano risvegliare nei giovani e negli uomini del nostro tempo le domande radicali». Non basta, secondo Carron trasmettere gli elementi essenziali della dottrina cristiana. «Altrimenti – dice - non si spiegherebbe come mai la Spagna, che aveva il 40 per cento di studenti alunni di scuole cattoliche, sia arrivata alla scristianizzazione di oggi (era Zapatero, ndr)».

Allora quando vediamo che il deserto avanza da dove si può ripartire Don Carron ha una risposta semplice: «ll cristianesimo sorge perchè c’e qualcuno capace di far scattare la domanda fondamentale nel cuore dell’uomo. Il cristianesimo non è un insieme di regole, o un discorso, è essenzialmente un avvenimento imprevisto, un’incontro, che affascina la vita».

Senza la presenza di maestri che siano anche testimoni di una posizione umana vera sarà difficile «smuovere i ragazzi d’oggi dal nichilismo in cui sono piombati».

Anzi, la riduzione del cristianesimo a etica fa fuori il cristianesimo. Si finisce per confondere Cristo con Kant». E, invece, «l’io si desta nel rapporto con il reale, perchè davanti a una stanza buia c’e, qualcuno che lo prende per mano e lo accompagna alla scoperta dell’ignoto».

Don Julian Carron dal 19 marzo 2005 è il nuoyo presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, successore del fondatore don Luigi Giussani che già dal 2004 aveva voluto condividere con lui la guida del movimento, chiamandolo dalla Spagna dove insegnava Sacra Scrittura.
Con la Sicilia don Julian ha un rapporto di vecchia data, favorito dalla cordiale amicizia con don Ciccio Ventorino (c’e anche un libro edito dalla Sei quasi 10 anni fa che porta come autori proprio Carron e Ventorino). E ieri Carron ha voluto abbracciare da Catania l’intera Sicilia.

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