giovedì 17 aprile 2008

LA RABBIA DELLO SCONFITTO

Infine diamo a Silvio ciò che è di Silvio. Un ringraziamento per aver sopportato il dileggio dei fessi e dei cafoni. I quali occorre si rassegnino: lui è uno dei pochi personaggi di spicco della storia repubblicana. Piaccia o no, le cose stanno così..NAPOLITANO FA GLI AUGURI AL VINCITORE DELLE ELEZIONI

LIBERO 16 APRILE 2008
di VITTORIO FELTRI
Il giorno dopo una sconfitta, la realtà appare in tutta la sua catastrofica bruttezza. Ieri mattina Walter Veltroni non si sarà alzato di buon umore. Dalle fatiche e dalle eccitazioni della campagna elettorale all'amarezza del risultato che lo inchioda a un ruolo di secondo piano, quello del cane stanco che insegue la lepre, del pugile andato kappaò. Non bastasse, adesso ci sarà più d'uno nel suo nuovo partito che si comporterà con lui alla vecchia maniera: gli rinfaccerà errori, distrazioni, incapacità, e tenterà di scalzarlo.



È sempre successo e continuerà a succedere. In politica si passa in fretta, come in tutti i campi, dagli inchini agli spintoni. Chi ha perso cade in disgrazia e ci cade da solo, i compagni non lo aiutano a rimettersi in piedi; anzi, hanno bisogno di dargli addosso per non condividere la responsabilità del tonfo e per sentirsi innocenti anche se non lo sono. Veltroni fu spinto troppo in alto prematuramente.
Non appena designato probabile segretario del nascente Pd, venne festeggiato come il messia. Si recò a Torino, la città operaia che dal comunismo ha spiccato il salto sul Carroccio, e qui, davanti a un pubblico da stadio pronunciò in menagramante anticipo un discorso da premier insediato. E giù applausi. Sulla stampa, osanna e peana: ecco colui che porterà in paradiso i riformatori. Ho ancora negli orecchi l'eco delle parole alla melassa dei commentatori da sbarco. La sinistra celebrò solennemente una vittoria di là da venire e mai venuta. Poi, tra lacrime di commozione e profezie confortanti di aruspici astigmatici, si svolsero le mitiche primarie. Strana procedura: prima l'incoronazione, quindi le votazioni. È la democrazia della sinistra alle vongole. A questo punto, l'allora sindaco di Roma si convinse di essere giunto a un centimetro dalla gloria. Invece il cammino verso il precipizio era cominciato. Defenestrato Prodi nel modo che sappiamo, (...) segue a pagina 3 si entrò in campagna elettorale. Che si annunciò all'insegna del bon ton tanto è vero che i partiti cui ballavano i cerchioni videro incombere l'inciucio.
Veltroni correva spavaldo da uno studio televisivo all'altro e mieteva consensi sparsi a piene mani sui giornali amici, quasi tutti. Il suo carburante era l'ottimismo del quale faceva il pieno quotidianamente leggendo la prosa ruffiana degli editorialisti d'area.
Nel centrodestra c'era gente annichilita dall'eloquio disinvolto del Nuovo Tribuno; ed anche allarmata: se va avanti in questa maniera ci frega. I cattivi pensieri dei berluscones erano giustificati dal clima che si creò intorno al candidato Pd e dai coccodé della corte progressista. Berlusconi pareva inceppato. Fini se la cavava a centrocampo con qualche colpo di tacco. Nessuno che tirasse in porta. I lettori di Libero scrivevano in redazione lettere che tradivano disagio e preoccupazione. Inutile rassicurarli: è presto, aspettiamo gli ultimi dieci giorni, lasciate sfogare il Pensionato Buonista; quando avrà esaurito il suo repertorio, e sarà ripetitivo, irromperà sulla scena il Cavaliere. Così è stato. Però frattanto il pessimismo si era fatto largo nell'animo dei centrodestrorsi e vi è rimasto fino a spoglio concluso. Lo stesso sbaglio commesso da Veltroni, quello di lasciarsi incantare dalle sirene de la Repubblica e fogli similari, è stato commesso - ma con effetti opposti, cioè deprimenti - anche dal popolo del PdL talmente ingenuo da prendere sul serio le scalfarate e le sartorate. D'altro canto l'informazione cartacea all'ottanta per cento - benché si dica il contrario è controllata non dal Cavaliere ma dal capitalismo che ama definirsi illuminato, aperto, moderno. E non importa se i giornalisti, i comici, i teatranti, i cantautori eccetera non ne hanno mai azzeccata una: sarà che parlano solo loro, finiscono per essere ascoltati. In ogni caso, Veltroni si è illuso di battere Berlusconi quando non poteva nemmeno sognare di avvicinarsi alle percentuali stratosferiche del "principale esponente dello schieramento avverso". Questa frase detta e ridetta fino alla noia è stata lo specchio del vuoto assoluto di Walter. Il vuoto che piace ai quattro gatti del suo entourage di artisti e creativi, ma che non è sufficiente a vincere le elezioni. I cittadini hanno ben altre esigenze, ben altri problemi. Mentre Silvio, Fini e Bossi non si sono avvitati in sproloqui e hanno provveduto a porsi, piuttosto, in sintonia con la base. Il primo è stato il mattatore di sempre, il secondo ha dato un grande contributo al PdL nei tornei televisivi della polemica, e il terzo con i suoi colonnelli ha raccolto bottino pieno sul proprio territorio, trascinando la Lega al trionfo. Quale è stata la ricetta? La più semplice. Quella della credibilità su alcuni temi drammatici: l'ordine pubblico, la clandestinità, Malpensa (un capolavoro), la centralità del Nord nel sistema economico e produttivo nazionale. Bossi ha conquistato così voti trasversali: della borghesia, degli operai (infastiditi dal chiacchiericcio della sinistra e dalla lontananza dell'ultra sinistra rispetto alle fatiche di chi lavora), dei giovani e degli anziani. La Lega tra l'altro, considerata dal Pd un peso per la governabilità, è un partito affidabile come insegna l'esperienza della legislatura 2001-2006. Gli attacchi di Veltroni al Carroccio, su questo punto, sono stati ridicoli e non hanno fruttato un solo suffragio. Fa ridere anche l'indignazione del segretario del Pd dinanzi al rifiuto del Cavaliere di assegnare la presidenza del Senato o della Camera a un uomo di sinistra. Prodi quante poltrone istituzionali regalò alla Cdl? Manco una. E se Berlusconi si piegasse ai desiderata di Walter, avremmo una situazione paradossale: i progressisti con due dei tre scranni disponibili poiché uno è già loro e lo sarà per cinque anni ancora, quello del Quirinale. D'accordo che i comunisti sono spariti dal Parlamento, ma uno che fa il Presidente della Repubblica non è uno scherzo. A proposito di comunisti e affini. Essi non hanno sfondato gli sbarramenti al 4 e all'8 per cento e sono stati cancellati. Bertinotti pagherà lo scotto con le dimissioni dalla dirigenza. Non è giusto. L'errore dei massimalisti è collettivo: non dovevano associarsi. Come si fa a convivere con Pecoraro Scanio, mister immondizia? Non dovevano entrare nella maggioranza di Prodi e soprattutto dovevano uscirne a tempo debito, magari la primavera scorsa spiegando le ragioni del loro gesto: «Con il Professore non combiniamo e non combineremo nulla». Viceversa, traccheggiando, hanno dato l'im pressione di non voler abbandonare per interesse personale e di trascurare, pur di resistere, l'elettorato. Il rischio, con i massimalisti fuori dal Palazzo, è che i disubbidienti e compagni si rivalgano in piazza. A Fausto, vecchio socialista lombardiano come io stesso ero, esprimo solidarietà. Umana e politica. Abbiamo scelto strade diverse, ma sono persuaso che il suo cuore e il mio siano rimasti dov'erano. E se lo accetta, gli do un consiglio: ricominci da capo. Potrà andarsene soltanto quando avrà ricondotto la sua pattuglia di matti in Parlamento.
Infine diamo a Silvio ciò che è di Silvio. Un ringraziamento per aver sopportato il dileggio dei fessi e dei cafoni. I quali occorre si rassegnino: lui è uno dei pochi personaggi di spicco della storia repubblicana. Piaccia o no, le cose stanno così..NAPOLITANO FA GLI AUGURI AL VINCITORE DELLE ELEZIONI
Il presidente Napolitano ha chiamato Berlusconi per esprimere «congratulazioni alla sua coalizione per la vittoria conseguita», e «apprezzamento per le formazioni politiche che hanno animato un libero confronto».


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