lunedì 25 agosto 2008

IL SEGRETARIO DELLA CEI A RIMINI "ABBIAMO IL DIRITTO DI PARTECIPARE PERCHE' VIVIAMO I PROBLEMI DELLA GENTE

.....Già, perché è proprio questa la summa del discorso che oggi monsignor Angelo Bagnasco pronuncerà all’apertura del Meeting dell’Amicizia fra i popoli: «La Chiesa ha il diritto di occuparsi di politica perché i problemi li vive in prima persona, non li legge nei sondaggi». Discesa in campo, orgoglio confessionale, difesa dei propri spazi. La Chiesa non sarà più «la Straniera», come nello spettacolo tratto da T.S. Eliot che stasera chiuderà la prima giornata di lavori, ma avrà piena residenza nella società civile. E proprio in quest’ottica il mondo dei partiti, dal Popolo della Libertà al Partito democratico, guarda al Meeting: tutti curiosi di intercettarne il pensiero, tutti pronti a sperimentare nuove alleanze in questa palestra estiva.....
di Marco Zucchetti
Tratto da Il Giornale del 24 agosto 2008

Nei titoli di testa del film il nome deve esserci. L’identità cattolica non può essere relegata tra le comparse, ma se c’è un Oscar da assegnare, sia quello dell’attore protagonista. Anche perché il mondo politico sta in platea e vuol capire come finisce la storia.


Il duplice binario della XXIX edizione del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini parte da questa stazione: «O protagonisti o nessuno». Un tema che parte dall’intimo e allarga i suoi orizzonti. E così l’atto di accusa nei confronti di un protagonismo mediatico, fatto di reality e medaglie ostentate, si trasforma nella rivendicazione di un ruolo attivo sulla scena politica.

Già, perché è proprio questa la summa del discorso che oggi monsignor Angelo Bagnasco pronuncerà all’apertura del Meeting dell’Amicizia fra i popoli: «La Chiesa ha il diritto di occuparsi di politica perché i problemi li vive in prima persona, non li legge nei sondaggi». Discesa in campo, orgoglio confessionale, difesa dei propri spazi. La Chiesa non sarà più «la Straniera», come nello spettacolo tratto da T.S. Eliot che stasera chiuderà la prima giornata di lavori, ma avrà piena residenza nella società civile. E proprio in quest’ottica il mondo dei partiti, dal Popolo della Libertà al Partito democratico, guarda al Meeting: tutti curiosi di intercettarne il pensiero, tutti pronti a sperimentare nuove alleanze in questa palestra estiva.

È lo stesso segretario della Cei a parlarne, quando in merito all’«emergenza educativa» prospetta «una grande alleanza tra Stato, scuola, famiglia e Chiesa». Una mano tesa che in tanti proveranno a stringere, da destra a sinistra, per recuperare quella componente dell’identità cattolica sparpagliata nei dintorni dell’Udc di Casini.

Eppure il dubbio che Cl si stesse chiudendo in una torre eburnea si era fatto strada, nonostante le smentite. «La politica è quello che è ed è inutile fare gli schizzinosi, visto che ci si deve convivere», spiegava il leader laico di Cl Giancarlo Cesana al Corriere. E anche la scelta di lasciare a un cardinale l’onore del messaggio introduttivo poteva essere letta come una presa di distanza dal mondo della politica. Dissenso nei confronti del governo Berlusconi che non schiera esponenti cattolici, smarrimento dovuto alla mancata Grande Coalizione per cui il movimento fondato da don Giussani tifava, delusione per il ruolo accessorio degli esponenti cattolici nel Pd: le ragioni di una chiusura potevano essere molte. E invece - come conferma Cesana - rimane solo la volontà di riprendere possesso di una voce spesso zittita. Perché a Rimini la torre d’avorio non esiste, c’è solo una piazza nella quale incontrarsi per parlare.

Anche perché, di microfoni, a Rimini ce ne saranno molti. E saranno per tutti. Assente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, fra gli oltre trecento relatori saranno invitati otto ministri (Bondi, Sacconi, Calderoli, Frattini, Alfano, Tremonti, Matteoli e Gelmini). Un’edizione che si annuncia onerosa (il budget previsto supera i 10 milioni di euro) e particolarmente ricca, con una visione globale che tocca mostre, spettacoli, manifestazioni sportive. E ancora i temi del lavoro, dello sviluppo sostenibile, dell’uomo che non è obbligato ad essere sempre il numero uno ma può rivendicare la sua unicità semplicemente vivendo. Come i lavoratori senza terra del Brasile o le infermiere dell’Uganda, in un connubio di respiro mondiale con la presenza del segretario della Lega araba Amre Moussa, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso o lo scrittore Salih Osman. Tutti protagonisti, che gli Oscar per i «signor nessuno» non li hanno ancora inventati.

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