mercoledì 13 dicembre 2006

LO STERMINIO C'E' STATO FA PARTE DELLA NOSTRA STORIA

Non si puo' cercare di cancellare un pezzo di realta'
E' necessario sempre che la storia di errori gravi fatti non venga dimenticata da nessuno.
L'uomo pieno di limiti puo' usare i suoi stessi limiti per illuminare la strada e non ricadere negli stessi errori.
Con modalita' diverse con argomentazioni menzognere ancora adesso si sta portando avanti questa mentalita' di sterminio.
Cio' avviene non piu' verso un popolo esistente ma nei confronti di persone (Down e Spina bifida) ritenute non degne (dalla nostra societa') di nascere.
Ancora l'uomo pensa di essere arbitro della vita altrui.
Anche la cultura che ci porta verso l'eutanasia non dista dalla mentalita' che ha portato allo sterminio tanti uomini ebrei

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Per la Santa Sede l’Olocausto è un’“immane tragedia” e un “monito” Comunicato sulla conferenza in svolgimento a Teheran CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 12 dicembre 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede ritiene che la “Shoah” – l’Olocausto – del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale costituisca un’“immane tragedia” e debba essere oggi un “monito” per tutte le coscienze. Lo spiega il comunicato stampa emesso questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede il giorno dopo l’inizio, a Teheran, di una conferenza mirata a mettere in discussione l’Olocausto. Il forum è stato organizzato sotto il patrocinio del Presidente dell’Iran, Mahmud Ahmadineyad, che in un discorso televisivo del 14 dicembre 2005 nella città iraniana di Zahedan ha definito “leggenda” l’Olocausto ebraico, secondo la versione offerta dal canale televisivo CNN. La nota ratifica la posizione della Santa Sede, espressa il 16 marzo 1998 con il documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo “Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah”
In base a quanto spiega la nota vaticana, “il secolo scorso è stato testimone del tentativo di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di Ebrei, di tutte le età e categorie sociali, per il solo fatto di appartenere a tale popolo”. “La Shoah è stata una immane tragedia, dinanzi alla quale non si può restare indifferenti”, sottolinea il testo. Per questo motivo, “la Chiesa si accosta con profondo rispetto e con grande compassione all’esperienza vissuta dal popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale: il ricordo di quei terribili fatti deve rimanere un monito per le coscienze, al fine di eliminare i conflitti, rispettare i legittimi diritti di tutti i popoli, esortare alla pace, nella verità e nella giustizia”. “Tale posizione, tra l’altro, è stata affermata dal Papa Giovanni Paolo II al Monumento alla Memoria Yad Vashem a Gerusalemme il 23 marzo 2000 e ribadita da Sua Santità Benedetto XVI nella visita al campo di sterminio di Auschwitz il 28 maggio 2006”, conclude il comunicato. Per il suo interesse, pubblichiamo per intero la dichiarazione emessa dalla Sala Stampa della Santa Sede.
* * * In riferimento alla Conferenza che si sta svolgendo a Teheran, la Santa Sede richiama la propria posizione, già espressa col documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo "Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah". Il secolo scorso è stato testimone del tentativo di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di Ebrei, di tutte le età e categorie sociali, per il solo fatto di appartenere a tale popolo. La Shoah è stata una immane tragedia, dinanzi alla quale non si può restare indifferenti. La Chiesa si accosta con profondo rispetto e con grande compassione all’esperienza vissuta dal popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale: il ricordo di quei terribili fatti deve rimanere un monito per le coscienze, al fine di eliminare i conflitti, rispettare i legittimi diritti di tutti i popoli, esortare alla pace, nella verità e nella giustizia. Tale posizione, tra l’altro, è stata affermata dal Papa Giovanni Paolo II al Monumento alla Memoria Yad Vashem a Gerusalemme il 23 marzo 2000 e ribadita da Sua Santità Benedetto XVI nella visita al campo di sterminio di Auschwitz il 28 maggio 2006.

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