giovedì 14 dicembre 2006

LE RADICI DELL'AMERICA

Due inviati molto speciali raccontano il cuore degli States, che vota Bush ma non è repubblicano, crede nella pace ma muore in Iraq
Passaggio nel Midwest, dove convivono protestanti
e cattolici, lavoro e famiglia, progresso e tradizione

di Maurizio Maniscalco e Giorgio Vittadini*



I suoi confini non sono chiari e in realtà non c'è un solo Midwest: ce ne sono tanti, ognuno dei quali rivendica la primogenitura. C'è il Midwest del centro-nord ad alta vocazione industriale dell'Ohio, del Michigan, dell'Indiana e dell'Illinois, dove c'è Chicago, l'hub del Midwest, appunto; c'è il Midwest delle Grandi Pianure (North Dakota, South Dakota, Nebraska, Kansas, Wisconsin, Minnesota, Iowa, Missouri), il granaio d'America, che a industrie rilevanti accompagna un'agricoltura forte. In realtà ci sarebbe anche il profondo Midwest (Wyoming, Colorado, New Mexico ed Arizona) e il Midwest delle Montagne Rocciose (Montana, Idaho, Utah, Nevada), ma le classificazioni ufficiali degli Stati Uniti li considerano West, delimitando il Midwest alle prime due parti, comunque immense.
Qual è, allora, la caratteristica che accomuna queste terre di mezzo? Nel suo ultimo bel libro, Dio, patria, famiglia. Inchiesta sull'America, Massimo Gaggi parla del fenomeno del nuovo mondo protestante che si annida intorno a grandi centri di aggregazione, specie di club con vaste aree ricreative per i bambini, ristoranti, campi da tennis e da baseball, palestre, sale per concerti e conferenze, musiche in cui pastori alla moda parlano a decine di migliaia di persone con messaggi soft che non spaventino o angoscino. È una religiosità intrisa di patriottismo molto legata politicamente al successo di Bush e alla produzione di ricchezza. Come scrive Gaggi, «un mondo nel quale la religione e il patriottismo diventano un prezioso collante sociale e servono anche a 'fare squadra' sul piano del dinamismo imprenditoriale. (.) È l'essenza, lo straordinario ottimismo e l'insopprimibile mancanza di misura del sogno americano, alimentato dagli spazi infiniti della prateria, dal mito della frontiera». Ma questo è più un fenomeno del Sud: nel Midwest il protestantesimo conserva il suo carattere tradizionale più sommesso e individualista, alieno dalle spettacolarizzazioni, tipico dei piccoli edifici di legno dove si celebra la funzione domenicale.

Questa non è la Bible Belt
Non potrebbe essere diverso, lo si capisce guardando la mappa che rappresenta la densità della popolazione: gli Stati sono caratterizzati da una bassissima densità media, soprattutto man mano che ci si sposta verso ovest. Ma lo si capisce ancor meglio percorrendo queste zone in macchina, ore e ore attraverso distese sconfinate, coltivate per miglia, o incolte a pascolo e intervallate da piccoli villaggi fatti di spruzzi di case, o meglio, di parallelepipedi bianchi di legno. Sembra di entrare improvvisamente in certi film quando ci si ferma nel solito locale con biliardo, tv sempre accesa sullo sport, camionista col codino che beve la birra e cameriera che offre pollo fritto, Coca Cola e torta di mele. In queste distese, una volta dominate da indiani, pony express e bufali, non si può fare altro che stare in silenzio e pensare, in attesa di scambiare una parola con qualcuno. Per questo il protestantesimo, invece di dar vita a spettacolarizzazioni di massa, di demonizzare i cattolici e di considerare il papa l'anticristo (come avviene nella Bible Belt del Nord e Sud Carolina), si fonde e si integra con il Midwest cattolico. È un mondo, quest'ultimo, simile a quello dell'Italia degli anni Cinquanta, silenzioso, provinciale e operoso. Si riunisce intorno a parrocchie ferventi e vivaci, finanziate dagli stessi fedeli, dove lavorano, stipendiati, l'organista e il maestro del coro, lo Youth Minister (che si occupa dell'educazione dei giovani) e il responsabile del movimento per la vita.
Mentre la stampa laicista, al di qua e al di là dell'oceano, parlando dei cattolici cita solo i preti pedofili, ignora coscientemente la vita che c'è nelle funzioni liturgiche, affollate e molto più eleganti delle nostre; nell'educazione dei giovani, ancora vitale anche grazie alle molte scuole cattoliche di ogni ordine e grado; nelle iniziative sociali, che integrano gli scarsi aiuti pubblici ai meno abbienti; nelle proposte culturali ed editoriali. Il mondo cattolico del Midwest è un mondo alieno dalle spettacolarizzazioni, ma ben radicato nelle tradizioni: ne è un segno il fatto che The Passion di Mel Gibson è stato considerato un'esagerazione cinematografica non necessaria, in quanto la passione e morte di Gesù sono già tenute presenti nella vita. Non ha neppure nulla a che fare, questo mondo, con quello degli intellettuali teocon dal credo cupo: pur avendo votato Bush, la gente del Midwest non sa neanche chi siano i teocon. È gente semplicemente e fieramente contraria agli 'ethylist and out of touch' (alcolizzati e fuori dalla grazia di Dio) della East Coast e ai 'fruits and nuts' (cioè omosessuali e squilibrati) della West Coast, così come viene considerato John Kerry. Anche per questo gli abitanti del Midwest hanno abbandonato a malincuore il credo democratico, più attento alle istanze sociali e più vicino a un popolo fatto di lavoratori e famiglie, espressione delle minoranze tedesche, irlandesi, ispaniche, italiane e latine in genere. Aspettano che il partito dell'asinello si allontani dalle dispendiose isterie di potere delle signore Clinton, dalle aberrazioni dei bostoniani, dai liberalismi intellettuali per poter tornare a votarlo, come già è avvenuto nelle elezioni mid-term con i candidati democrat antiabortisti, e come potrebbe avvenire in futuro se l'astro nascente, il politico nero moderato di Chicago Barak Obama, continuasse a brillare alto nel cielo.
Sono questi due mondi cattolico e protestante a fare il Midwest, guardato con sufficienza dagli abitanti delle coste, da intellettuali e professori delle università liberal, da attori e registi come il reazionario luogo 'in the middle of nowhere or nothing'. Eppure è tutt'altro che una terra dove non c'è niente. Lo si intuisce innanzitutto dalla capacità di lavoro. La si penserebbe un'area prevalentemente depressa, invece è la regione dove è nato Wal-Mart, oggi la più grande catena di supermercati al mondo.

La culla del colosso Wal-Mart
Vi sono ragioni di ordine economico nel successo di Wal-Mart (come l'integrazione delle tecnologie dell'informazione e la containerizzazione dei trasporti, diventata una forza dominante negli anni Ottanta), ma non solo. La catena nasce in una regione agricola in piena decadenza, con molta gente che cercava disperatamente lavoro. Quando Sam Walton creò la sua azienda a Bentonville capì presto che in quest'area rurale, povera e bianca si poteva creare un rapporto di strettissima lealtà con l'azienda. Che non dava solo lavoro alla gente, ma creava una sorta di famiglia, un radicamento. Per questo la tipica storia che raccontano i suoi impiegati è: «Sono andato a lavorare a Wal- Mart così non dovevo vendere la mia fattoria».
Questa mentalità fa di tutto il Midwest una zona prospera, i cui livelli di disoccupazione e di reddito non hanno nulla da invidiare alle zone degli Usa considerate più sviluppate. La Whirlpool e gli enormi stabilimenti di auto della Ford si trovano a Evansville, la GM a Detroit, la 3M e l'Ibm in Minnesota, la John Deer (trattori e macchine agricole) nel Nebraska, la prestigiosa Mayo Clinic a Rochester, Minnesota. I grandi agricoltori che girano i loro campi con l'aereo vivono in questi Stati; un'università importante come la Notre Dame è al centro dell'Indiana, a South Bend. Ci sono città come Kansas City o Minneapolis, le cui down town gareggiano con quelle delle grandi metropoli.

Allo stadio coi bambini
Ma non c'è solo il lavoro: non sono molti i midwestern disposti a sacrificare la famiglia per la carriera. Divorzi e nuovi matrimoni si equivalgono, mentre nel resto dell'America i primi surclassano i secondi. E il villaggio è un luogo importante: chi fa fortuna come John Wayne, nato in un centro sperduto dell'Iowa, o Larry Bird, che viene da un paesino di quattro case dell'Indiana, sogna il ritorno a casa. Il mondo esterno serve per dimostrare il proprio valore, ma poi si torna a desiderare i silenzi e le grandi distese, il bar degli amici di sempre. E non si amano gli eccessi, neanche ideologici: non si ama la pena di morte, i massimalismi moralistici, le teorie sulla guerra. Il Midwest è patriottico, ma non fanatico: se molti dei soldati americani che muoiono in Iraq sono di qui è perché oggi l'esercito rappresenta per molti la possibilità di studiare, come i seminari di una volta.
E piccole grandi cose trapuntano ancora la vita: ogni anno a Evansville, Indiana, c'è la festa con sfilata dei cittadini che hanno una funzione sociale: pompieri, poliziotti, allevatori, membri dell'Associazione americano-tedesca, boy scout, bancarelle. Come in una nostra festa di paese. Ma la cosa più spettacolare è l'avvio della parata: quattro veterani in uniforme danno il 'la' con una salva di fucilate in aria, tra il tripudio di grandi e piccini, tutti accorsi per l'evento. In questo clima c'è ancora tempo per guardare le piccole cose, come il tacchino selvatico che ha scelto l'inizio della stagione di Thanksgiving per apparire quotidianamente nelle strade di Evansville. Wilson (così nel frattempo è stato ribattezzato, perché occorre pur dare un nome alla creatura) diventa quindi ospite fisso di una bella rubrica della tv locale, 'È comparso oggi?'. Soprattutto però - ed è questa la grande differenza dall'Italia degli anni Cinquanta - il Midwest non è un mondo contadino che aspetta di essere inghiottito dalla tv, dalla società dei consumi, dal progresso. Lì il progresso, televisione e consumismo sono già arrivati, ma fra i midwestern sono pochi quelli che ammaliati, se ne vanno. I più spengono la tv, si annoiano quando Madonna arriva a Evansville: «Meglio che se ne torni a Chicago - proprio così le hanno detto - perché qui i bar per omosessuali che lei cerca non ci sono». Il consumismo è nato in questo paese, ma la maggior parte della gente, dopo averlo conosciuto, rifiuta coscientemente questo stile di vita. Preferisce andar due volte alla settimana con i ragazzini a vedere la squadra di baseball o basket e restare allo stadio dalle 18 alle 22, mangiando e tifando con loro e i loro amici. Come in Nebraska, dove tutto è granturco. Si alloggia all'Hotel Granturco, si hanno gli incontri nella sala 'Raccolta del Granturco' e in uno stadio che tiene 80 mila spettatori (a fronte di una popolazione complessiva di 80 mila persone) gioca a football la squadra dell'università, gli 'Huskers', ovvero gli scartocciatori di granturco. Qualche volta si può andare a tifare una squadra più importante, a Notre Dame, e a vedere il 'Touch Down Jesus', l'affresco di Gesù situato, manco a farlo apposta, sul muro dietro alla meta, per la gioia di tifosi e dei ricercatori che campano con gli incassi delle partite. Solo di diritti tv per la sua squadra di football, Notre Dame porta a casa 2 milioni di dollari da investire in ricerca, sviluppo e borse di studio.

Una vita più religiosa e più moderna
È un mondo che conosciamo poco, il Midwest, anche perché i giornalisti europei di stanza negli Usa preferiscono le coste e ci trasmettono sul Midwest solo luoghi comuni. Un'America profonda postconsumista che pensa che dove esistono una solidarietà e una religiosità non spettacolari la vita è migliore, più moderna, umana. Del resto a che giova essere 'i primi' se per questo bisogna abbandonare o essere abbandonati, se ci si trova a non volere o sapere educare, distruggendo legami su legami? A che giova pensare di essere evoluti se, come gli europei, si ha paura di giudicare un male il terrorismo? E se allora un Midwest di gente così semplice, umana, cristiana, all'avanguardia della scienza e dell'economia, un Midwest dove addirittura si possono incontrare comunità di cattolici di origine europea come i ciellini (accade a Evainsville, Rochester, Duluth, St. Cloud, Atchinson), fosse l'esempio di vero equilibrato progresso da imitare? C'è di che pensare per noi europei, newyorkesi, californiani, veramente un po' scettici, cinici, vecchi. * presidente Fondazione per la Sussidiarietà



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