lunedì 14 maggio 2007

SINISTRA SCONFITTA DA UN ESERCITO DI BAMBINI



Sinistra sconfitta da un esercito di bambini
Libero 13 maggio 2007
di RENATO FARINA
Mai visti tanti piccolini in piazza. È la manifestazione con più bambini e palloncini della storia della Repubblica. Veniva in mente Renato Rascel: dove vanno a finire i palloncini. Qui. Non è stata una parata di gonfaloni ma di passeggini.

L'odore delle piazze in lotta, quando va bene, è sudore e fumo. Qui, a piazza San Giovanni in Roma, e lungo le strade che a reticolo si diramano intorno, prevale quello del latte. Il latte per i bambini. I biberon, le pappette, gli yogurt alla frutta. Mai visti tanti piccolini in piazza. È la manifestazione con più bambini e palloncini della storia della Repubblica. Veniva in mente Renato Rascel: dove vanno a finire i palloncini. Qui. Non è stata una parata di gonfaloni ma di passeggini. Speriamo che qualche anima bella non denunci gli organizzatori per plagio. O per pedofilia. Non è un modo di dire. C'è un disprezzo verso questa gente che è pazzesco. Basta andare un attimo all'altra manifestazione, in piazza Navona, dove stanno i radicali e le bandiere rosse dei comunisti, quattro gatti ma zero bambini. C'è gente con in mano il Manifesto, il quale ha dedicato la prima pagina a una grande vignetta sul Family Day. È di Vauro. «Ci saranno un sacco di preti...» annuncia la mamma. «Dici che è meglio se lasciamo a casa i bambini?», risponde il papà. Bello, vero? Una schifezza. Ma a noi di piazza San Giovanni, ci fa un baffo, non riescono a farci venire il nervoso. Siamo contenti. Questo popolo è bello perché non si è individui confusi nel collettivo, ma si è ciascuno con un nome. Bisognerebbe rovesciare la prospettiva per capire. Fare salire sul podio, per ore, tutte queste famiglie, e che i politici e i giornalisti stessero giù a guardarli per imparare che cos'è la vita, e dove sta un po' di speranza in questa valle di lacrime. Valle di lacrime ma dove si sentono tutti i pianti meno quello dei neonati: qui invece si sentono. Due piazze? Due popoli? Non ci caschiamo. L'informazione delle agenzie e della Rai, la voce di Prodi e dei suoi giannizzeri, ha accreditato questa idea. Con il premier in mezzo a mediare tra laicità e religione, tra guelfi e ghibellini, tra quelli di don Camillo e quelli di Peppone. Balle. C'era una piazza e un popolo (un milione, un milione e mezzo). L'altra (3.000, diconsi: tremila) è stato inventata per non far capire che c'è stato un evento unico ieri. Per rubare roba alla televisione e ai giornali, si è stabilita la famosa par condicio con l'alternanza delle immagini tivù. Ma il risultato è stato una beffa per chi aveva pensato di infilare un ago sotto l'unghia di don Camillo, onde irritarlo, costringerlo a rispondere per le rime. Farlo innervosire. Don Camillo e i suoi doncamilliani, quel popolo guareschiano che resiste, non se l'è presa, erano tutti felici come pasque. Anche un po' commossi, non ci si era mai trovati da saecula saeculorum così in tanti, mentre sul palco c'era la statua in copia della Madonnina di Fatima, quella amata da Wojtyla, con la corona dove sta incitato il proiettile di Ali Agca. La mattina era in Santa Maria Maggiore, e c'è stato un rosario da apocalisse, mi- gliaia che sgranavano la corona e bevevano devotamente litanie e acqua minerale. C'era un cattivo audio, dove stavo io, in via Carlo Felice, ma appena sui gigaschermi è apparso il piglio del Polacco, si sono zittiti anche i chitarroni e i tamburini dei neocatecumenali di Reggio Calabria, Dio li abbia in gloria questi simpatici casinisti. Anche da casa - ci dicono - si è capito che c'era qualcosa che non andava bene dalla parte delle bandiere rosse, dove i baffi onesti di Peppone (il quale forse sarebbe andato a piazza San Giovanni), erano surrogati dai peli mesti di Fabio Mussi: non dicevano i numeri. Dagli schermi sintonizzati sui canali di La7 e di Rai2, era come se si alternassero le immagini della finale dei mondiali di calcio con quelle di un torneo neozelandese di cricket. A San Giovanni c'è stata la prima manifestazione senza parolacce della storia, non si è udita una sola parola di odio, neanche un vaffanculo oratoriano. Era gente bellissima, la milionata e più di persone che si è trovata per festeggiare la famiglia e promuoverne la difesa. Se fossero stati pacifisti avrebbero detto tre milioni. Certo, qualche no è stato detto, e pure solennissimo: il no ai matrimoni gay e alla loro immatricolazione nei registri dello stato civile con il nome di Dico o unioni di fatto. Ma non si è sentita sul palco neanche una parolina razzista su chi vuole praticare l'omosessualità. Va bene a tutti anche che i gay abbiano l'eredità, le visite in ospedale, quel che è necessario al decoro della vita. Ma che questa convivenza sia sancita come un tipo di famiglia da tutelare questo non lo si accetta. Darebbe forma a una società dove non sarebbe più chiaro che cosa costruisce il futuro e che cosa invece spappola questa nostra povera civiltà. Dall'altra parte, nella piazza numero due, quella inventata perché tanto i cattolici non dicono: via-iprovocatori, c'erano appunto i provocatori. Non lo dico con l'ufficialità di Libero, ma con il sentimento di piazza San Giovanni. Eppure, ci vogliono anche loro nel presepe, è sempre stato così: sullo sfondo c'è il castello di re Erode. Va be', esageriamo, è un'immagine infantile, ma c'erano tanti bambini qui. Qualcuno ha detto: c'è stata un'invasione del Vaticano. In effetti ho visto una bandiera bianca e gialla, ma la agitava un ragazzino. La senatrice comunista Palermi ha dichiarato da piazza Navona: «In San Giovanni ha manifestato il partito di papa Ratzinger». Non ha capito niente. Non è il partito, è troppo poco. Partito è ideologia, sono comitati centrali, belle cose, ma piccine ormai. Libero titolò: «Rifondazione cristiana». Ecco: è così. Qualcosa rinasce, un popolo. Da che cosa si capisce che un popolo è tale? Dal fatto che ci sono tanti bambini, che non si ha voglia di menare le mani, ma di fare la trippa per tutti, di aiutare chi cade, di applaudire i carabinieri. La mattina Prodi aveva detto: «Guai a chi strumentalizza la religione». Pensava a Berlusconi, il quale ha constatato la realtà delle cose: a sinistra oggi un cattolico in Italia non ci può andare. Ha esagerato? Prodi ha detto, strumentalizzando la religione: «Berlusconi non ha spirito cattolico». Lui - come disse - è un cattolico adulto, noi più infantili. Di certo in Italia c'è chi vuole, in nome della laicità dello Stato, impedire il gioco libero della democrazia. Laicità dello Stato non può voler dire neutralità dinanzi al bene. E che cosa sia bene comune in uno Stato laico lo si cerca nel dialogo tra diverse visioni del mondo e dell'uomo, confrontando non teorie ma esperienze, tradizioni, e se non ci si accorda, si vota. Cosa c'entrano guelfi e ghibellini, come invece dice Prodi? A parte che neanche i ghibellini erano favorevoli al matrimonio gay, non si può evitare di scegliere. In Europa si fanno i Pacs? E allora? Non è detto che la verità stia nel conformismo. Invece Prodi continua a fingere di non scegliere, ed invece sceglie: sta in piazza Navona, dove l'unico motivo per ritrovarsi è festeggiare la vittoria del divorzio. Che nella vita quotidiana non è una conquista civile, ma l'amarezza di un amore fallito. Comunque il nerbo del governo prodiano sta in quelle bandiere rosse, in quel sentimento di disprezzo verso chi sta nell'altra piazza. Eugenia Roccella, Giancarlo Cesana, Savino Pezzotta non sono di destra rispetto alla sinistra: sono un altro mondo in questo mondo. Il bene comune è la famiglia. C'è un sapore di frittata e di pane. Un popolo così lo si vede a Fatima, a Caravaggio, nei santuari. Non beghine, ma qualcosa di forte che tiene insieme, l'idea che si può fare un sacrificio, non per negare agli altri qualcosa, ma per un'idea buona. Certo, nonostante la buona volontà dei ministri Mastella e Fioroni, che mi stanno simpaticissimi, e non hanno preso un solo fischio, anzi applausi e basta, questa gente è estranea alla sinistra che ci comanda. Pagano tutti il biglietto del metro, e i controllori scrutano anche i ticket dei bambini, mica è il primo maggio, mica sono no global. Ma sì. È una festa antica ma in cui c'è molto futuro, una specie di picnic romano. Hanno fatto fatica ad arrivare con i pullman e i treni, ma quando si è piccolini poi si corre, si respira. Ci sono palloncini, chitarre e belle facce.


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