martedì 15 maggio 2007

ALCUNI ARTICOLI


INTERVENTO DI KIKO ARGUELLO SULLA TRASMISSIONE DELLA FEDE AI FIGLI

GLI IDEOLOGI E IL PAESE REALE
di Michele Brambilla –
il Giornale domenica 13 maggio 2007

,
«Il problema non è Dio, è l'uomo»
Tempi num.18 del 03/05/2007


HA VINTO DON CAMILLO
Libero 13 maggio 2007
di VITTORIO FELTRI

INTERVENTO DI KIKO ARGUELLO SULLA TRASMISSIONE DELLA FEDE AI FIGLI
Inserito il 10 aprile 2006 alle 15:16:19 da Kiko Arguello.
http://www.laquerciamillenaria.org/articles.asp?id=54
Mi hanno invitato a parlare brevemente su come le famiglie nel Cammino Neocatecumenale trasmettono la fede ai figli. Migliaia di famiglie oggi si trovano di fronte al problema dei loro figli che a scuola e all’università stanno abbandonando la Chiesa. Come possano le famiglie cristiane rispondere a questa situazione di secolarizzazione, questo cambio d’epoca, la globalizzazione, ad un ambiente contrario ai valori cristiani?

Dio si è manifestato al suo popolo sul Monte Sinai. Dio ha voluto scegliere un popolo per rivelarsi, attraverso il suo agire, all’umanità’ intera. Ha scelto un popolo di schiavi in Egitto e ha cominciato ad agire con loro. Dio si è rivelato tramite il suo agire nella loro storia. Dopo avere compito dei miracoli, aprendo il mare e guidando il popolo attraverso il deserto, Dio ha fatto un’alleanza con loro. È apparso sul Monte Sinai, lì, dove il popolo vide la montagna tremare e udito un rumore terribile, l’umanità’ ha sentito per la prima volta la voce di Dio. E Dio parlò così: “ Shemà Israel. Adonai Elohenu, Adonai Ehad! Ascolta Israele io sono l’unico! E tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze e amerai il tuo prossimo come te stesso!” ma subito aggiunge: “ questo lo ripeterai ai tuoi figli quando sei in casa, quando sei per strada, quando ti corichi e quando ti alzi! E quando arriverà il momento in cui tuo figlio ti chiederà: “ qual’è il significato di queste leggi, di queste tradizioni e questi comandamenti?” tu gli dirai: eravamo schiavi del Faraone in terra d’Egitto e il Signore ci ha tratto fuori con mano potente. Davanti ai nostri occhi il Signore ha operato segni e prodigi contro il Faraone e contro la sua casa. Ci ha tratto fuori per guidarci verso una terra che aveva giurato ai nostri padri.” . Questo è scritto in Deuteronomio 6.

Questa parola “Shemà” è oggi il Credo fondamentale di Israele. Gli Ebrei ortodossi la proclamano tre volte al giorno. Questo testo così importante per il popolo ebreo lungo i secoli e che ha tenuto la famiglia ebraica unita, ci aiuta a capire l’importanza per i genitori di trasmettere la fede ai loro figli e ci mostra anche che questo comandamento divino è dato ai genitori e non può essere delegato a nessun altro. Sono loro che devono raccontare ai loro figli le opere che Dio ha compiuto il loro favore.

Per i primi cristiani la trasmissione della fede ai figli, attraverso le Sacre Scritture compiute in Gesù Cristo, era una missione fondamentale. Ne conosciamo la testimonianza nella seconda lettera di San Paolo a Timoteo: “ Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù” (2 Tim. 3, 14-15). Questa tradizione è stata mantenuta in diverse forme nelle famiglie cristiane lungo i secoli. Questa è ancora più evidente nella testimonianza di numerosi bambini e giovani che furono martirizzati.

Il Cammino Neocatecumenale, quale iniziazione cristiana nelle diocesi e nelle parrocchie, insegna oggi alle coppie anche a trasmettere la fede ai loro figli, in particolare attraverso una celebrazione , in una liturgia domestica.

Noi insegniamo loro che la famiglia Cristiana ha tre altari : il primo è la mensa della santa Eucaristia, dove Gesù offre il sacrificio della sua vita per la nostra salvezza. Il secondo altare è il talamo nuziale, dove si compie il sacramento del matrimonio e si da’ la vita a nuovi figli di Dio. Insegniamo loro come si deve compier l’atto coniugale, che prima hanno bisogno di pregare, e si insegna ai bambini che la stanza da letto dei genitori è un luogo santo. Ai Cristiani si deve insegnare che il talamo nuziale si deve tenere in grande onore e gloria. Il terzo altare è il tavolo dove la famiglia si riunisce per mangiare, benedicendo il Signore per i suoi doni. La celebrazione domestica, nella quale si trasmette la fede ai figli, si svolge attorno allo stesso tavolo, dove i genitori possono passare la fede ai figli.
Dopo più di trent’anni dall’inizio del Cammino Neocatecumenale, uno dei frutti che più ci consola è vedere la famiglia ricostituita. E la famiglia diventa un vero “ santuario domestico della Chiesa.” Queste famiglie che sono nel Cammino sono tutte aperte alla vita. Il Cammino Neocatecumenale ha uno dei più alti tassi di natalità nel mondo – cinque figli per famiglia – finanche più dei mussulmani. Insegniamo loro cosa vuol dire dare un figlio a Dio. Queste famiglie che sono numerose, compiono il dovere fondamentale della famiglia cristiana, che è di trasmettere la fede ai propri figli. Oltre alle preghiere del mattino e della sera, rendono grazie prima dei pasti e partecipano all’Eucaristia con i loro genitori nelle loro comunità. La trasmissione della fede ai figli avviene principalmente, come abbiamo detto, in una liturgia domestica, celebrata regolarmente nel Giorno de Signore. In questa celebrazione, siccome la famiglia è grande, si prepara il tavolo con una tovaglia bianca, una candela i fiori e la Bibbia. Uno dei figli suona la chitarra, un alto il flauto e pregano insieme ai loro genitori e i loro nonni. In questa celebrazione i genitori pregano i salmi delle lodi con i loro figli. I genitori preparano una lettura, che può essere anche il Vangelo della Messa di quella Domenica. Quindi il padre domanda ad ogni figlio: “ cosa ti dice Dio attraverso questa lettura, per la tua vita?”. Colpisce molto vedere come i bambini siano capaci di applicare la Parola di Dio alla loro esperienza di vita. Alla fine, dopo che tutti i bambini hanno parlato, i genitori danno una catechesi basata sulla loro esperienza. Dicono ciò che la Parola significa per loro. Infine invitano i bambini a pregare per il Papa, la Chiesa, per coloro che soffrono ecc.. Poi pregano il Padre Nostro tutti insieme, e si scambiano il segno della Pace. E così ogni Domenica in ogni famiglia cristiana……

Il risultato di questa preziosa attenzione dei genitori per i loro figli è che quasi il 100% dei figli del Cammino Neocatecumenale rimane nella Chiesa. Questa è la ragione per cui abbiamo portato 50.000 giovani a Toronto e 75.000 a Parigi. È meraviglioso vedere le comunità Neocatecumenali nelle parrocchie che sono piene di giovani, piene di giovani!! All’incontro con il Papa a Roma, a Tor Vergata, abbiamo portato 100.000 giovani tutti provenienti dal Cammino Neocatecumenale. E da queste famiglie numerose, da questo tipo di educazione dei figli, da queste celebrazioni domestiche, stanno sorgendo migliaia di vocazioni, migliaia….Abbiamo già aperto 50 Seminari Diocesani Redemptoris Mater (applausi); da queste comunità sono entrate nei conventi di clausura 4.000 sorelle; tutti i conventi in Italia, le Benedettine e le Clarisse, sono pieni di sorelle che vengono dal Cammino Neocatecumenale.
E questo non è un movimento. Queste comunità sono nelle parrocchie come un’iniziazione Cristiana che appartiene alla Chiesa. La Chiesa ha riconosciuto che non siamo un’associazione nè una congregazione, nè un movimento. La nostra missione è quella di aiutare le parrocchie e i Vescovi ad avere un itinerario di iniziazione Cristiana che aiuta a maturare la Fede – come la Santa Famiglia di Nazareth –. Perché Nostro Signore, la Parola del Padre, che prese carne dalla Vergine Maria, nacque come un bambino che aveva bisogno di crescere per diventare uomo, per diventare adulto. Soltanto da adulto avrebbe potuto compiere la sua missione di salvare il mondo, quando raggiunse i 30 anni. E come divenne adulto? Obbedendo a Maria e Giuseppe. Similmente oggi molta gente che ha ricevuto il Battesimo ha una fede piccola, una fede infantile. Questa fede deve crescere in un ambiente come la Famiglia di Nazareth, diventando adulta obbedendo al parroco e ai catechisti, in obbedienza al parroco e ai catechisti.
Siamo grati al Pontificio Consiglio per la Famiglia che ha cominciato a interessarsi a questo fenomeno. Sono rimasti sorpresi da tutti questi giovani e ci hanno invitati a proporre all’intera Chiesa lo stesso tipo di celebrazione (domestica) che noi facciamo. Quando incontrammo Mons. Bugnini, che era uno stretto collaboratore di Papa Paolo VI ed era incaricato di tutto il rinnovamento liturgico, l’OICA ecc…, ci disse che nella Chiesa mancava una liturgia domestica; e quando seppe che cosa stavamo facendo, rimase molto colpito. Quindi siamo molto contenti di collaborare col Pontificio Consiglio per la Famiglia e di dare il nostro piccolo contributo attraverso quello che Dio sta facendo con noi. Mi piacerebbe proporre tutto ciò a tutti gli altri, per aiutare altra gente, altre ottime famiglie di tutte le altre realtà Cristiane che hanno difficoltà con i loro figli durante la loro crescita, nella scuola. In tutta Europa c’è un ambiente di sinistra con una terribile educazione sessuale che è contro l’insegnamento Cristiano. I genitori soffrono molto vedendo i loro figli contaminati da questa cultura. Questa è la verità.
E vorrei far capire a tutta la Chiesa che quello che sto dicendo non è un problema secondario, una devozione; è questione di vita o di morte per la Chiesa. Una questione di vita o di morte! Se la Chiesa non è capace di trasmettere la fede alla prossima generazione, morirà (applausi). Questo è così importante che il Santo Padre e il Pontificio Consiglio per la Famiglia hanno capito che stiamo perdendo……ci sono parrocchie nelle quali i giovani non ci sono più. Dove sono? Non e’ questione di fare del teatro o altre stupidaggini con i bambini, ma di dare loro un contenuto vero e serio. Perché essi vanno a fronteggiare un ambiente che completamente agli antipodi con la realtà del Vangelo. Attraverso la globalizzazione del mondo intero, la secolarizzazione sta arrivando con molto rapidità mettendo in crisi tuta a religione. In Europa stiamo perdendo le scuole Cristiane, non ci sono più scuole in cui si insegni la religione. Gli ordini religiosi non hanno più vocazioni e stanno abbandonando le scuole e le università. Abbiamo perso le università, e ai nostri figli si insegna Hegel, Marx….. tutto l’opposto, il nichilismo. Queste cose ce le dicono i nostri giovani.
Ma alla Chiesa riamane qualcosa che è una formula vincente: la famiglia (applausi). Noi abbiamo visto che i nostri figli, educati in una famiglia stabile, non vacillano a scuola. Diventano obiettori. Quando alle lezioni di educazione sessuale gli viene insegnato a masturbarsi e altre cose contrarie al Vangelo, si alzano in piedi e fanno obiezione. I genitori vanno a parlare con il preside. Non soccombono a tutto questo. All’università’, dove tutto è contrario ai valori Cristiani, non soccombono, non si possono convincere. Dietro a loro c’è la loro famiglia e la loro comunità Cristiana, una comunità Neocatecumenale di 40 o 50 fratelli che sono tutti uniti, dove appare Dio, dove non ci sono più classi sociali. Tutti sono fratelli: ingegneri, donne delle pulizie, vagabondi, tutti fratelli! Non ci sono più differenze di lingua o cultura, tra bianchi e neri, tra gente colta e ignoranti, o altro. Non ci sono poveri o ricchi, sono tutti fratelli che si aiutano l’un con l’altro. Se c’è una famiglia con molti figli che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, la comunità fa una colletta per aiutarli. La comunità aiuta la famiglia, e la famiglia salva la Chiesa! (applausi).
La nostra società sta distruggendo la famiglia, e, in particolare, l’Europa sta andando verso l’apostasia e sta tenendo la famiglia separata. A causa del lavoro non hanno più tempo per tornare a casa per mangiare insieme. Le nuove generazioni non mangiano mai insieme. In Europa non ci sono punti di incontro, non ci sono momenti. La mattina un ragazzo esce a giocare a basket e una ragazza va a ballare. Sono sempre fuori, non si incontrano mai, non si siedono mai a parlare. La donna lavora, l’uomo lavora, quando tornano a casa i figli già dormono. E la famiglia si sta distruggendo in termini di tempo (il ritmo del lavoro e gli orari scolastici), in termini di composizione (coppie omosessuali, coppie di fatto, divorzio) in termini di stile di vita (la gente vive in un modo che è contro la famiglia) e soprattutto attraverso una cultura che ci circonda che è contraria al Vangelo.
Siamo convinti che la reale battaglia che la Chiesa è chiamata a fronteggiare nel Terzo Millennio, la sfida che dobbiamo raccogliere, nella quale si gioca il nostro futuro, è quella della famiglia. Per questo ho detto che sono contento di collaborare col Pontificio Consiglio per la Famiglia, portando l’esperienza di così tante famiglie, dopo tanti anni nei quali abbiamo visto che questa è una formula vincente. Con loro stiamo cercando di fare una guida. Sulla base di un’esperienza ultra trentennale, con famiglie di differente cultura e classe sociale, possiamo fare qualcosa di valido, non solo uno schema disegnato al tavolino del bar, ma qualcosa che ha dietro un’esperienza, qualcosa di serio, una guida per la famiglia, un’esperienza del Cammino Neocatecumenale attraverso la quale la Chiesa può aiutare la famiglia a trasmettere la fede ai figli. Penso che tutto ciò sia un grande contributo per la famiglia.
Spero che questo piccolo seme che gettiamo ora possa un giorno diventare un albero ricco di frutti, perché se un bambino di 4 anni ha visto suo padre pregare nell’assemblea con sincerità, non lo dimenticherà mai, mai (applausi). Molto adulti non dimenticheranno mai il modo in cui hanno celebrato nelle proprie famiglie, dove hanno visto l’amore dei loro genitori per Dio e come pregavano con vero convincimento. Pregate per me. Grazie.

KIKO ARGUELLO

GLI IDEOLOGI E IL PAESE REALE
di Michele Brambilla –
il Giornale domenica 13 maggio 2007,

Lungi da noi il voler strumentalizzare una manifestazione che non voleva essere contro ma per qualcosa. Non vi è dubbio che chi è andato a Roma intendeva innanzitutto difendere la famiglia, attaccata non solo dalla politica, ma da tutto un clima culturale ben più vasto e ben più insidioso.
Tuttavia, sarebbe bizzarro negare che un milione di persone in piazza è anche un segnale forte e chiaro al governo. Sulle politiche per la famiglia il popolo di piazza San Giovanni ha sicuramente idee differenti da quelle della maggioranza che regge l’esecutivo. Sarebbe suicida, per Prodi e i suoi alleati, non tenerne conto. Tanto più che c’è un precedente molto vicino nel tempo: due anni fa, al referendum sulla procreazione assistita, gli italiani dimostrarono di pensarla ben diversamente da come la pensano i partiti di sinistra e la stragrande maggioranza dei cosiddetti opinion-maker che la fanno da padroni sui nostri media.
E poi. Per quanto ci si possa sforzare di non politicizzare la manifestazione di ieri, non vediamo come sarebbe possibile ignorare un altro - fortissimo - segnale politico: la crepa che si è aperta all’interno della stessa coalizione del centrosinistra. Anzi: all’interno della stessa sinistra.
La frattura, infatti, non è solo tra i cosiddetti teo-dem e la sinistra radicale; tra i ministri (come Mastella e Fioroni) che erano in piazza San Giovanni e quelli che, viceversa, erano in piazza Navona. La frattura è anche, ripetiamo, all’interno della stessa sinistra. Dalla manifestazione per il «coraggio laico», più che attacchi alla Chiesa, sono arrivati attacchi ai Ds, pilatescamente assenti a entrambe le manifestazioni. In effetti l’atteggiamento del partito di Fassino è curioso. In un giorno in cui in due piazze si manifestava su tematiche non proprio irrilevanti per la vita di tutti gli italiani, i Ds hanno scelto la diserzione. Né di qua, né di là. Evidentemente su questi temi non hanno nulla da dire.
È una scelta che ha ovviamente scontentato tutti. Ha scontentato la sinistra, che si interroga su come possano coesistere gli ex democristiani e gli ex comunisti nel futuro Partito democratico, che nasce già spaccato su questioni centrali. E naturalmente ha scontentato anche i cattolici, che in verità sull’appoggio dei Ds non si facevano alcuna illusione. I cattolici, infatti, sanno bene che su certi temi sono più tutelati dal centrodestra. Ieri Berlusconi si è chiesto come possa, un cattolico praticante, votare per la sinistra. Come da copione, è stato subissato di critiche quando non di insulti. Ma quel che ha detto è di una verità tanto evidente da risultare perfino banale: è fuori discussione che su famiglia, aborto, fecondazione assistita, eutanasia, scuola privata e un’infinità di altre questioni i cattolici siano più in sintonia con i governi di centrodestra. Ironizzare - come fanno da sinistra - sulle situazioni personali di molti esponenti del centrodestra può essere efficace da un punto di vista propagandistico, ma non cambia la realtà delle cose. E la realtà è che la stragrande maggioranza dei cattolici preferisce votare per il centrodestra perché quando si entra in un’urna elettorale non si valuta la santità personale dei candidati, ma ciò che questi candidati, a livello legislativo, faranno. Senza contare che chi contesta ai leader del centrodestra un’incoerenza tra i valori dichiarati e (ad esempio) la propria situazione matrimoniale, dimostra di non conoscere un principio elementare della dottrina cattolica. Secondo la quale il «peccato imperdonabile» (parole di Gesù nel Vangelo) non è sbagliare, ma sostenere che l’errore è verità, e che la verità è l’errore. Ma qui ci fermiamo perché sarebbe un discorso troppo lungo. Basti, a riprova di che cosa pensi veramente l’elettorato cattolico, un fatto oggettivo: con la Cdl al governo una simile manifestazione di cattolici non la si era mai vista.
Ieri Prodi - un altro che in un giorno del genere ha pensato bene di fuggire, trovandosi un fondamentale impegno a Stoccarda - ha cercato di dare a Berlusconi una lezione su che cosa significhi esattamente «essere cattolici». Ma cosa intenda lui per essere al contempo un cattolico e un politico, lo ha ben chiarito quando ha detto di vivere la propria fede «in modo strettamente riservato». Prodi può dire ciò che vuole, può anche andare a chiedere - come ha fatto - i voti ai parroci prima delle elezioni. Ma il cattolico crede che la fede non sia affatto una questione «riservata», ma qualcosa che va «gridata dai tetti».
Prodi sarà senz’altro, nella vita privata, un buon cattolico. Come lui, tanti altri che stanno nella sua maggioranza. Ma agli elettori della vita privata interessa fino a un certo punto. Interessa invece sapere quanto e cosa un politico cattolico riesca a ottenere, stando in un governo con la sinistra, su questioni che il Papa ha definito «non negoziabili». La risposta è scontata: niente.
Michele Brambilla


«Il problema non è Dio, è l'uomo»
Tempi num.18 del 03/05/2007

Nikolaj Berdjaev
di Tempi

I processi di tecnicizzazione, i processi che vedono la società fagocitare la persona, i processi di collettivizzazione dipendono da questo. Tutte le eresie che sono sorte nella storia del cristianesimo, tutte le defezioni dalla verità piena e integrale hanno sempre posto dei temi importanti e significativi che non erano stati risolti, e che dovevano essere risolti dall'interno del cristianesimo. Ma le eresie generate dalla civiltà attuale sono molto diverse dalla eresie dei primi secoli del cristianesimo, non sono eresie teologiche, sono eresie della vita stessa. Queste eresie testimoniano che ci sono delle questioni indifferibili cui bisogna rispondere dall'interno del cristianesimo. I problemi della tecnica, i problemi di un'equa organizzazione della vita sociale, i problemi della collettivizzazione in rapporto al valore eterno della persona umana, non sono stati risolti a partire dal cristianesimo e con criteri cristiani, alla luce della verità divinoumana del cristianesimo. Non ha ricevuto una consacrazione l'attività creatrice dell'uomo nel mondo. La crisi in atto nel mondo serve a ricordare al cristianesimo i compiti irrisolti, e quindi non è solo un giudizio sul mondo senza Dio, ma un giudizio sul cristianesimo. Il problema fondamentale dei nostri giorni non è il problema di Dio - come pensano molti, come pensano spesso anche i cristiani che esortano alla rinascita cristiana -, il problema fondamentale dei nostri giorni è innanzitutto il problema dell'uomo. Il problema di Dio è un problema eterno, il problema di tutti i tempi, sempre quello originario, il primo, ma il problema del nostro tempo è quello dell'uomo, della salvezza della persona umana dallo sfacelo, il problema della vocazione e del destino dell'uomo, della soluzione dei problemi fondamentali della società e della cultura alla luce dell'idea cristiana di uomo. Gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così facendo non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell'uomo. L'uomo non può tenersi in piedi senza Dio. Per l'uomo Dio è appunto l'idea suprema - la realtà che edifica l'uomo. L'altra faccia di questo è che l'uomo è l'idea suprema di Dio. Solo il cristianesimo risolve il problema del rapporto fra uomo e Dio, solo in Cristo si salva l'immagine dell'uomo, solo nello spirito cristiano si creano una società e una cultura che non distruggono l'uomo. Ma la verità dev'essere realizzata nella vita.

Da "L'uomo e la civiltà tecnologica", in La Nuova Europa, n. 2, 2007




HA VINTO DON CAMILLO
Libero 13 maggio 2007

di VITTORIO FELTRI
Una democrazia rappresentativa non dovrebbe aver bisogno di manifestazioni per provare a se stessa di esistere e funzionare. Ma l'Italia è l'Italia e consente sempre delle trasgressioni. Qui usano le processioni, le sagre, le ricorrenze del Patrono con relative cuccagne e bancarelle (gli affari sono affari), le bande musicali, le feste dell'Unità salsicce e comizi. Usano le bandiere della pace (ormai luride e scolorite) appese ai davanzali, i cortei e le menate della Resistenza. Quindi anche le manifestazioni rivendicative hanno un loro perché. Certo che due manifestazioni contemporaneamente e contrappposte, nella medesima città, non si erano mai viste. In una piazza si sono ritrovati quelli del Family day e in un'altra quelli del Coraggio laico; due folle unite nello scontro. Viene da sorridere. Passano gli anni, ce la tiriamo da postmoderni e da europei, ma siamo ancora a Peppone e don Camillo. I Pepponi, da oltre un anno al governo, sono tecnicamente deputati a legiferare, ma non sono capaci di farlo, poveracci, sicché hanno in pratica chiuso il Parlamento per non correre il rischio di andare sotto. Prodi nella sua mortadellaggine è un mago o almeno un illusionista: si occupa di banche e di finanza, si è impadronito (con amici gonfi di denaro) dei gangli vitali dell'economia e se ne strafotte di tutto il resto. Soprattutto dei bindiani Dico che considera una storica fregnaccia, ma finge di averli a cuore e rassicura Peppini e Pepponi: il governo ha fatto il suo dovere di preparare il decreto; ora tocca alle Camere trasformarlo in legge dello Stato. Intanto però il premier se ne guarda dall'agire affinché il provvedimento entri in aula. Ovvio. Se entrasse ne uscirebbe massacrato. Perché la maggioranza - eterogenea e litigante - non è in condizioni di mettersi d'accordo, comprendendo al proprio interno mangiapreti e cattolici, cani gatti e parecchi asini; altro che guelfi e ghibellini. Tira andreottianamente a campare in attesa di un miracolo improbabile, e cioè che il neonato Partito democratico riesca a imporre ai massimalisti la propria forza. E i Doncamilli? Pur consapevoli che i Dico resteranno lettera morta nei cassetti della Rosy Bindi, non si accontentano di aver già vinto la partita a tavolino; vogliono giocarla e battere gli avversari 5 a 0. Gli preme lo spettacolo. Ecco perché hanno organizzato la "piazzata" di ieri, peraltro suggestiva. Anche visivamente doveva emergere che la famiglia tradizionale è ancora la colonna portante della nostra società a prescindere da questioni di fede. Allo stesso modo la pensano quasi tutti gli italiani; non perché siano conservatori o, peggio, bigotti: semplicemente hanno capito, da gente concreta qual è, che la famiglia mamma, papà e bimbi - non ha alternative serie. Di conseguenza va salvaguardata, tutelata, mai equiparata - nemmeno timidamente - alle unioni di fatto. Che non disturbano, per carità, ma non si possono confondere col modello ispirato alle leggi di natura. Giusto, sbagliato? Qui siamo nella sfera delle opinioni, ciascuna delle quali è legittima. È un fatto che se i Pepponi pretendono i Dico, sono obbligati a guadagnar- seli in Senato e alla Camera. Non hanno i numeri per approvarli? Si arrangino. La democrazia - alla fine, ma anche all'inizio - si regge sull'aritmetica. Ed è ingenuo se non da stolti accusare la Chiesa di ingerenza. La Chiesa s'ingerisce con le parole delle gerarchie, non i gendarmi e i pubblici ministeri, grazie a Dio. E tutti i cittadini compresi onorevoli e senatori - hanno il diritto di ascoltarla o non ascoltarla. In ogni caso non subiscono né punizioni né ritorsioni. Ecco perché i Doncamilli sono di gran lunga più affidabili dei Pepponi. I Doncamilli combattono per le loro idee buone o cattive che siano - mentre i Pepponi si battono contro i preti e il Papa identificando in essi la causa della non laicità dello Stato. È una pura idiozia. Lo Stato non è laico perché i laici sono deboli, talmente deboli da non riuscire a promuovere i Dico benché siano al governo. Talmente deboli da andare in piazza a festeggiare il divorzio, che notoriamente è una sconfitta del matrimonio e non una conquista. L'Italia è un Paese a prevalenza cattolica? Non è una novità né una tragedia. La tragedia è che molti preti sono così stupidi da essere Pepponi anziché Doncamilli


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