venerdì 11 maggio 2007

ESERCIZI FRATERNITA'(APPUNTI)


Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione

Rimini 4-6 maggio 2007(ringraziamo Ferro Ennio per gli appunti)
I presenti appunti sono stati trascritti dalle note prese durante gli esercizi:
pertanto hanno tutta la precarietà e l'incompletezza degli appunti di chiunque di noi.
Hanno solo il vantaggio di essere più facilmente comprensibili e di essere a disposizione anche di chi non c’era, nell'attesa della versione ufficiale.
Sono gradite integrazioni e correzioni.



VENERDI' 4 MAGGIO 2007 - SERA

Cristo me trae tutto,

tanto è bello.

Jacopone da Todi.



VENERDI' 4 MAGGIO 2007 - SERA

JULIAN CARRON

Mendichiamo lo Spirito.Perchè solo la sua incontenibile potenza può ridestare in noi la passione per il nostro destino, può ridestarci ad una vita piena.
Tante volte questa urgenza ci è lontana.
La cosa più consona è gridare all'unico che può venire in nostro aiuto.

Discendi Santo Spirito.
Saluto ognuno di voi qui presente siamo collegati con 26 paese i poi altri 37 seguiranoo . Per la prima volta Israele e la Palestina con Betlemme.
Leggo il telegramma del Santo padre .

Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

A quanti ha fatto venire in mente questa frase di Gesù rileggere la lezione di don Giussani a primi esercizi della Fraternità nel 1982.
tutti noi abbiamo accusato la scossa del suo richiamo.
“Siete diventati grandi... Mentre vi siete assicurati una capacità nella vostra professione... c'è come una lontananza da Cristo tranne che in certi momenti, quando preghiamo o in tante azioni che facciamo per Lui o per il movimento ma è come se Cristo fosse lontano dal cuore
come se nel tempo non proseguisse una prossimità, una familiarità che si è fatta sentire. Non – questa insistenza nel sottolinearlo di don Giussani - manca nelle azioni, in tante azioni, ma nel cuore.

L'equivocità del diventar grandi è la presa di coscienza da cui dobbiamo partire.

Non è statisticamente normale che il diventar grandi ci abbia reso più familiare Cristo.
C'è una demoralizzazione, una mancanza di tensione chi non sente come sue queste parole.
Mi ha scritto una di voi: ...Cristo è il motivo per cui facciamo una certa vita, per cui ci giochiamo anche la faccia... ma è lontano dal cuore, da come guardo il mio lavoro la casa, sopratutto quando mi alzo al mattino.

Il problema è realmente il nostro cuore, sorgente dei sentimenti, dei pensieri, dei giudizi perché demoralizzato .
Se non servono tutte le opere a vincere questa lontananza di Cristo dal cuore, è normale che uno si domandi: “che cosa allora ultimamente può muovere l'uomo nell'intimo del cuore?” come ci ricorda Benedetto XVI citando S. Agostino.
Dice il Papa: L'uomo si muove spontaneamente quando si trova in relazione con ciò che lo attrae. Diceva il Santo Vescovo di Ippona “che cosa desidera l'anima più ardentemente della verità?”. Ognuno di noi porta in se l’incomprimibile desiderio della verità ultima.Per questo il Signore Gesù si rivolge al cuore mendicante della verità.
Gesù Cristo è la verità fatta persona che attira a sé il mondo.
Non possiamo vincere questa lontananza se lui non ci “trae tutto”per l'attrattiva della sua bellezza.

Per questo il titolo degli esercizi “ Cristo me trae tutto, tanto è bello “ è un grido, una domanda: che Cristo faccia risplendere il suo volto davanti ai nostri occhi, perchè ognuno di noi possa essere attratto da Lui. Con questa consapevolezza come dice il Salmo 78 :
Rialzaci, Dio degli eserciti.
Fa risplendere su di noi il tuo volto
e noi saremo salvi.

Se Cristo risplende su di noi la sua bellezza risplende su di noi possiamo essere attratti dalla bellezza -
Ma la vita è dramma, è rapporto e in un rapporto niente è meccanico.
L'uomo si muove spontaneamente, non per costrizione, quando si trova in relazione con ciò che lo attrae.
Per questo è necessario che l’uomo sia che ciascuno di noi sia disponibile a lasciarsi attrarre da Cristo ad essere colpito dalla bellezza di Cristo. Per questo Cristo si rivolge al cuore povero dell’uomo perché lo splendore della sua verità ci penetra nella misura in cui il cuore è povero.
Cos'è questa povertà di cuore?
È il desiderio insopprimibile della verità ultima e definitiva.
Diceva una volta don Giussani: “ Questo continuo richiamare al desiderio perché ho sperimentato la salvezza rende più simpatico quello che dico. È una cosa evidentemente umana è quella che più coincide con la nostra stoffa . Ma quella meno recepita”.Il desiderio non è la verità. È il primo luogo in cui la verità dell'uomo si gioca per fare posto al Signore. Il povero è colui che ha il cuore riempito della presenza di lui . Il sintomo che c’è questo desiderio è uno che ha questo desiderio non può pretendere, non riesce psicologicamente a pretendere.
Ma per desiderare così, occorre un giudizio di valore su cosa sia veramente Cristo.
Noi desideriamo quello che di fatto stimiamo come valore: “Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Quello che desideriamo è rivelativo dell'umano.
“Per capire qualcuno o me stesso, mi metterò a considerare non le azioni, ma i desideri” (Cecov).
Diceva Giussani: la conversione è nel desiderio.Che pian piano il nostro desiderio si sposti di più verso di Lui in modo da vincere questa lontananza.
Occorre domandare di avere questo desiderio.
Il contrario di questa povertà è la presunzione.
Diceva Giussani nel 1992 una volta agli esercizi dei Memores a Folgarida: “è una bella presunzione pretendere di stare nella compagnia senza prendere sul serio il nostro bisogno umano, senza vivere i bisogni della nostra umanità. Come se il solo fatto di stare senza guardare sul serio al nostro bisogno umano sia uno sforzo sufficiente . Non siamo diversi dagli altri e non possiamo pensare di cavarcela stando qui senza prendere sul serio il desiderio perché Cristo si rivolge al cuore anelante di ognuno . Vivere la compagnia senza vivere il bisogno del cuore è una presunzione.
Abbiamo avuto un anno provvidenziale.

A Ratisbona, siamo stati invitati ad allargare la ragione.
Poi a Verona: una fede amica dell'intelligenza.
E a Roma il 24 marzo: la bellezza del cristianesimo.

Questo avvenimento che ha ferito lui, ha ferito tanti di noi. Ci ha invitati a proseguire cercando una fede più profonda, personalizzata e radicata nella Chiesa, nel vivo corpo di Cristo . Questo richiamo alla Ragione alla bellezza del Cristianesimo vediamo come è utile per il cammino che stiamo facendo , allargare la Ragione .

Ci aiuteremo riprendendo il capitolo VIII di “All'origine della pretesa cristiana”.
L'uomo è rapporto esclusivo diretto col Mistero perciò l'insistenza di Gesù a vivere questo rapporto, l’apertura al mistero e la vita si compie nel dono di sé.

Come questa strada può portare ad una personalizzazione della fede?
Diceva Giussani che è personale quando è trovata e vissuta come risposta alla nostra umanità.
È una serietà con la propria umanità che occorre.

Se non è risposta, Cristo continuerà ad essere lontano dal cuore.
La prima urgenza è questa lealtà.
Scriveva C. S. Lewis: “Come preliminare allo staccarlo dal Nemico ( ndr cioè da Cristo – chi scrive è il diavolo ) dovevi staccarlo da lui stesso, e avevi già fatto un poco di progresso su questa linea. Ora, tutto è disfatto.” Lettere di Berlicche XIII.
Nella lezione agli esercizi di 25 anni fa,
Giussani citava una frase del Papa, Giovanni Paolo II: “non ci sarà fedeltà se non si troverà nel cuore dell'uomo una domanda per la quale solo Dio è la risposta”. Non dice se non siamo buoni o se non facciamo delle cose ma solo se per noi Lui è la risposta
La prima alleanza è con la nostra umanità, con le urgenze del nostro cuore.
È quello che possiamo cominciare a chiedere per lasciarci sorprendere dalla bellezza di Cristo .
Sosteniamoci a vicenda. Il silenzio sia come un grido di ciascuno di noi per i nostri compagni.
Chiedendo al Signore che abbia pietà del nostro niente.

OMELIA
DON STEFANO ALBERTO
Una parola domina la liturgia di oggi: Padre.
È il Padre che ha risuscitato dai morti Cristo.
Che ha preparato un posto nella sua casa per ciascuno di noi.
Non siamo servi, non siamo discepoli: siamo figli perchè c'è un Padre che ci genera continuamente.
Non può diventare abitudine o presunzione.
Ci troviamo in bocca la stessa domanda di Tommaso: mostraci la via alla felicità alla vita
Niente accade meccanicamente. Senza il nostro desiderio e la nostra responsabilità verso il destino.
Risponde Gesù: Io sono la via. Non solo la verità e vita .
Non una strada, ma la strada. Questa è la nostra certezza, la nostra letizia, il nostro grido.



SABATO 5 MAGGIO 2007 - POMERIGGIO

La santa allegrezza
My father sing to me
Il giovane ricco

JULIAN CARRON
“Che vale la vita se non per essere data”.
Che audacia: “Vai, vendi tutto quello che hai e vieni con me”.
È quasi una supplica, quasi un mendicare da noi: guarda, se vuoi vivere, va', vendi tutto quello che hai e vieni con me.
Il Papa nell’incontro a Roma ci ha rilanciato alla missione.
A Verona aveva descritto la strada maestra della missione: la forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche.

Questa rimane la strada maestra per l’evangelizzazione: il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l’evangelizzazione dell’Italia e del mondo di oggi.”

Una fede amica dell'intelligenza (lo abbiamo visto questa mattina).
Una prassi di vita caratterizzata dall'amore (è il tema di oggi).
La questione adesso è “Come ci raggiunge la felicità?” Si tratta di aiutarci a capire la strada perché noi uomini abbiamo fatto tentativi continui di raggiungere questa felicità e perciò ognuno che ha a cuore la felicità non può non sentire una provocazione come quella di Gesù come una strada con cui confrontarsi.
Possiamo affrontarla come un discorso risaputo o come occasione di verifica.
Solo se troviamo la strada possiamo diventare testimoni di fronte agli uomini.

1. LA LEGGE DELLA VITA
La legge della vita è il dono di sé.
“Se l'uomo come essere (persona) è qualcosa di più grande del mondo, come esistente (come dinamismo vivo) è parte del cosmo. Perciò lo scopo del suo agire, se in ultima analisi è la sua completezza, o felicità, immediatamente però è servire il tutto di cui fa parte”.
Come è possibile che raggiungiamo la felicità attraverso il servizio al tutto?
“In quanto parte del mondo, lo scopo dell'uomo è di servirlo, anche se l'universo ha per scopo di aiutarlo a raggiungere meglio la sua felicità”. La sfida è impressionante perché questo ci sembra un paradosso perché servire il tutto lo sentiamo come contro la nostra felicità.

“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.”...
L'esistenza umana si snoda in un servizio al mondo, l'uomo completa se stesso seguendo questo paradosso dandosi via, sacrificandosi.
Il miglior commento a questo principio cristiano sono le parole di Anna Vercors davanti al cadavere della figlia Violaine, nell'Annuncio a Maria di Paul Claudel: “Forse che fine della vita è vivere? Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire [...] e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna! [...] Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?”“L'esistenza umana è un consumarsi “per” qualcosa.
La vita è così perchè il Mistero della Trinità, oltre a essere rapporto, è dono. Dono di sé commosso: è carità.
La natura di Dio si è svelata nell'invio di suo figlio che guarda pieno di compassione il nostro niente.
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio”.
“Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione” (Osea): il Logos è al contempo un amante, con tutta la passione di un vero amore.
Che Dio mandi suo figlio che senta compassione per me è una cosa dell’altro mondo dice della natura di Dio . Per questo la grandezza dell'uomo creato da questo Dio che freme di compassione è di essere dono.
Perchè creato a somiglianza di Dio perciò il suo consumarsi deve diventare dono.
La legge dell'esistenza è amore, dono di sé.
La felicità si raggiunge attraverso il sacrificio.

Chi non sente quasi lo scandalo di fronte ad una affermazione così? Perciò la proposta di Cristo sfida la mentalità da cui siamo circondati e – tante volte – in cui siamo immersi.
Nell'enciclica Deus catitas est, Benedetto XVI riporta l'obiezione di Nietsche: “Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all'eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio. Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?”
In questo contesto sarà impossibile resistere alla mentalità che ci circonda se non facciamo un altro tipo di esperienza: un'esperienza di pienezza. Altrimenti non resisteremmo. Non basta fare il discorso giusto occorre l’esperienza.
Questa è la sfida e la risposta alla sfida di Giussani è che quanto più uno accetta di darsi, tanto più sperimenta in questo mondo una maggiore completezza.
Sono parole che invitano all'esperienza, alla verifica di questa legge: che darsi porta alla vita una maggiore pienezza.
È evidente in un rapporto amoroso: il darsi al tu è la pienezza del proprio io.
Mette in discussione il solito modo di muoversi, in cui noi diventiamo la misura.
Tante volte diciamo: non lo faccio finché non lo capisco. NO è l’esperienza che rende evidente questa legge .
Per questo don Giussani ha inventato il gesto della caritativa: per capire non basta sapere, occorre fare.
È il valore educativo per tutti della caritativa. Dove uno verifica la legge dell'esistenza come dono.
Il bisogno diventa più cosciente.
Se vogliamo imparare questa legge, non dobbiamo lasciare perdere questo gesto educativo fondamentale. Noi andiamo in caritativa per soddisfare questa esigenza davanti al bisogno comincio a capire la incapacità di risposta al bisogno .
Ci viene proposta una personalità umana come risultante di due componenti : il sacrificio e l’amore.
“Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna” (Mc, 10, 29-30).
Il centuplo: questa è la promessa, questa è l’esperienza di chi incomincia a darsi . Cento volte tanto.
Non è un sacrificarsi per raggiungere la felicità nell'aldilà. È per cominciare a partecipare adesso della pienezza definitiva. Introdursi in questa dinamica ci permette di anticipare qui la vita eterna .

La legge dell'esistenza è questo dono di sé.
“Ogni legge non è altro che la descrizione di un meccanismo stabile.
Tante volte lo riduciamo a istruzioni per l'uso, moralismo. La legge la concepiamo come una convenzione, non descrizione del meccanismo corrispondente dell'io. Un atto non diventa buono perché ci sentiamo obbligati a compierlo ma il contrario: compiamo una cosa perché è buona .
È la descrizione di un bene, di cosa sono; e quale è il modo vero, adeguato di rapporto con me stesso. Pensiamo che sia la regola, la legge che ci impedisce di afre quello che vogliamo : non sono le istruzioni per l’uso la legge è la descrizione di un meccanismo stabile Il bene è quello che ci corrisponde.
“In base a quale criterio l'uomo stabilirà questa legge del suo agire? Per descrivere un meccanismo, bisogna guardare innanzitutto la sua funzione, il fine di esso.”
Occorre guardare il fine.
La destinazione dell’io , essendo un desiderio sconfinato di totalità, il dinamismo della nostra natura è darsi al tutto. Soltanto in questo darsi al tutto, l'io trova corrispondenza e al contrario “L'uomo, al di fuori della coscienza del tutto, si sentirà sempre prigioniero o annoiato”. Siamo fatti per il tutto :
Come possiamo liberarci di questa prigione, di questa noia quando siamo incastrati nel lavoro nella quotidianità?
Un paragrafo e' intitolato“L'offerta, gesto dell'umana liberazione”
Il gesto dell'offerta, del darsi, compie la liberazione dell'uomo.
È un gesto semplicissimo che l'uomo può compiere in ogni circostanza.
Questa è la sfida che ognuno di noi deve poter verificare: di fare esperienza che la proposta di Cristo libera in ogni circostanza.
“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio... non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm, 12, 1).
Offrite la vostra realtà concreta secondo la totalità dei fattori. Mi hanno chiesto “ Come si fa a far memoria di Cristo nel lavoro? “
E io rispondo ma come si fa a vivere il lavoro senza il respiro della memoria di Cristo, senza offrire, senza spalancare il tuo io al tutto?
Non solo il lavoro: anche il riposo, come riesci a sopportare te stesso a prendere le ferie , come possiamo vivere senza questo respiro dell'infinito?
Non è agitarci di più.
È questa apertura, questa liberazione che sta nel gesto semplicissimo e sintetico dell'offerta, che non è una passività. Solo offrire con una ragione adeguata perché offrire significa riconoscere che Cristo è la sostanza di tutta la vita.
Dire: “ti offro” il disagio o la difficoltà , vuol dire: riconosco che la consistenza e la sostanza dell'istante che sto vivendo, sei tu o Cristo.
Al di fuori di questo siamo dei prigionieri. Questa è la pretesa di Cristo : paragonatelo con tutto: e vedrete se c'è qualcosa che possa rispondere di più a questa esigenza di totalità.
Ciò che dà verità a tutto è la tua presenza.
Questo è il vero riconoscimento di Cristo.
Che familiarità occorre con Cristo perchè uno respiri in ogni circostanza in questo riconoscimento, domandando che si manifesti.
Il punto di partenza è questa esperienza è solo in questa esperienza si svela chi è Cristo e la portata della sua proposta per raggiungere la felicità.
Abbiamo fatto tante volte questa esperienza ma non diventa un cambio di mentalità e perciò continuiamo a cercare non sottomettiamo la ragione all'esperienza. E perciò la vita è più faticosa .
La fatica nella vita consiste nel capire queste cose.
La nostra difficoltà è in questa conversione: capire che la vita è questo darsi al tu.


“Occorre a questo punto notare che il fine della vicenda umana viene perseguito coi mezzi che si hanno a disposizione, con ciò che si è.”
I mezzi che abbiamo sono due:
a) l'istintività: è ciò che mi trovo addosso, ciò che mi determina, mi attrae, mi stimola”.
È ciò che mi attrae all'esigenza di totalità.
“Proprio da questo l'uomo è introdotto al servizio della realtà: da un complesso di dati da cui non può prescindere”.
La prima reazione è strapparsi di dosso l'istintività, la vediamo come una debolezza perché ci spinge a prendere quello che abbiamo davanti .

Giussani invece dice: ma come è umana la mia umanità, che sente così!
Invece che buttarla via, la questione che deve far sorgere è: perchè mi è data questa umanità?
È per un bene.
È uno sguardo di simpatia per tutto l'umano che c'è in noi.
Dice una di voi in una lettera “Non vorrei sentire il fascino delle cose per non sbagliare”.
È cancellare la bellezza: per risparmiarci il dramma del vivere: se uno vuole bene a una persona, d'impeto accetta di sacrificarsi per lei.
Ma c'è una resistenza al vero, conseguenza del peccato originale: si chiama menzogna.
È una resistenza alla bellezza, alla verità.
Perchè la bellezza ci rimette in moto.
Stiamo in un luogo che non ha paura di guardare con simpatia la nostra umanità.
Questo è indispensabile per il riconoscimento di Cristo.
Se uno non sente il fascino delle cose non sentirà nemmeno il fascino di Cristo.
Se faccio fuori la mia umanità, come posso commuovermi davanti a Cristo?
I nostri sensi sono fedeli servitori che percorrono tutto il mondo finchè non trovano la bellezza (Claudel)


2. LA COSCIENZA DEL FINE

Tale attrattiva, stimolo, impulso contingente hanno un fine. Perciò
il secondo fattore è la coscienza del fine proprio a questo fascio di istintività. La natura umana, infatti, ha come fattore del suo dinamismo non solo la sua urgenza, ma anche la consapevolezza dello scopo di quella urgenza stessa”.
L'uomo a differenza degli animali e delle altre cose è consapevole del rapporto che passa tra il suo emergente istinto e il tutto, cioè l'ordine delle cose”.




“Tante volte riduco il desiderio a voglia, istinto, reazione e Cristo a regola”. Se questa istintività è ridotta a voglia è normale ;

L'istinto non può essere strappato dalla totalità dell’io: non c’è solo voglia c’è anche la coscienza del fine .
“Quello che l'uomo cerca nel piacere è un infinito” (Pavese).
Quale è il fine? Il fine è ordinare l'istinto allo scopo, cioè al tutto perciò ci è stata data questa istintività questa energia..
Nel darsi al tutto, l'uomo si ritrova.
L'amore è estasi, come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso verso il ritrovamento di sé.
L'ideale cristiano non è essere sassi, affettivamente handicappati.
La questione è se la mia energia trova compimento soltanto nel darsi al tutto, nel darsi all'infinito. Non c’è niente di inutile al mondo .
La volontà di possesso diventa lo spunto per cominciare il lungo cammino al tutto.
“Prima c'è il distacco e poi affermo le cose”.
No: c'è la verità, e quindi il distacco. Perchè c'è la verità. Questa è la bellezza di Cristo solo perché c’è la verità l’uomo può vedere compiuta tutta la sua affezione.
Come possiamo npn soccombere al potere o all’interesse ? La verginità: se c’è la verità

Come posso ordinare l'istinto, il desiderio, al tutto?
“Non è umano dare se stessi se non a una persona, non è umano amare se non una persona”.
È soltanto questo che può ordinare tutto.
Quando questo istinto profondo è ordinato a Dio, tutto il resto è a posto.
Occorreva l'Incarnazione.
Occorreva che la Bellezza si rivestisse di sensibil forma.
“Cristo ci trae tutto tanto è bello”.
Senza di questo non risolviamo niente.
“La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene, nel quale trova la vera soddisfazione” (San Tommaso).
Avremo il coraggio di verificare che la proposta di Cristo come compimento dell’umano è in grado di ripondere ? Si tratta i ordinare l’istinto allo scopo che abbia una attrattiva più grande che tutto il mio essere sia ordinato. Non è umano dare se stessi se non a una persona il tutto è l’espressione di una persona Dio .
Solo un cristianesimo come bellezza, come attrattiva è in grado di vincere la lontananza, se il cuore cede alla sua attrattiva.
Un rapporto gratuito, che non usa gli altri per riempire il vuoto che ancora resta.
Il Papa ripete il verbo attrarre, attirare.
S. Agostino: “se il poeta (si riferisce a Virgilio) ha potuto dire: ciascuno è attratto...

La vita è darsi, amare Cristo.
Se Cristo è “regola” è impossibile che compia affettivamente l'uomo.
Ci conviene aprirci a lui.
“Quanto brucia la ferita di una promessa insoddisfatta... Mi anestetizzo o cado nel cinismo”.Ma Cristo è in grado di compiere la sua promessa?
Siamo chiamati a compiere un salto nel rapporto con Cristo.
Si colloca come radice dei sentimenti umani.
In tale modo Gesù ha la pretesa che soltanto seguendo lui l'uomo può trovare veramente risposta.
Solo quel Bene è veramente dolce ( Gregorio di Nissa )
Il desiderio, ogni volta che è saziato produce un desiderio superiore.
E’ solo chi la verifica vede che non deve stroncare il suo desiderio ma che miracolosamente accade la conversione del desiderio: uno si sorprende a cominciare a desiderare ciò che lo compie.
Non per appagarlo, ma per desiderarlo sempre di più.
È una sfida così sconvolgente che soltanto se siamo in grado di accettarla possiamo vedere il compimento.
Gesù Cristo non è venuto nel mondo per sostituirsi al lavoro umano: è venuto per richiamare l'uomo al fondo di tutte le questioni; alla religiosità vera: senza la quale è menzogna ogni pretesa di soluzione.
La vita è un cammino, una tensione, una lotta. L’amore , la politica il lavoro è confuso se non si vive questa religiosità . Per questo la vita è un lavoro
“Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,
Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce; Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via. ( T.S. Eliot )
È la ricerca del proprio vero se stesso.
La conversione di S. Agostino fu un cammino senza sosta alal ricerca della propia completezza .
È a questo cammino che siamo invitati.
“«Riconoscere e seguire Cristo genera così un atteggiamento esistenziale caratteristico per cui l’uomo è un camminatore eretto e infaticabile verso una meta non ancora raggiunta, certo del futuro perché tutto poggiato sulla Sua presenza» (don Giussani: All’origine della pretesa cristiana.)
certo del futuro perchè tutto poggiato...
Nell’obbedire a Cristo fiorisce un'affezione nuova, compiuta a tutto che egra una esperienza di pace, l’esperienza fondamentale dell’uomo in cammino .



DOMENICA 6 MAGGIO 2007 – ASSEMBLEA

Marechiaro
La strada


JULIAN CARRON
GIANCARLO CESANA

D – come guardare con simpatia il bisogno e non come tappa da superare?

J – chi non ha cibo ha il problema di superare il bisogno, la fame.
Chi ha cibo, vuole avere sempre il desiderio di gustare il cibo.
Se uno osserva quello che avviene nell'esperienza: il bisogno (la fame) è al servizio di un'altra cosa.
Come il bisogno di essere amati. Chi ha il problema di superarlo? Chi non ha incontrato la persona amata.
Chi l'ha incontrata, ha il desiderio di andarla a cercare: non vuole che finisca il desiderio.
È un'atrazione. Spesso quando parliamo del cristianesimo andiamo avanti ad astrazioni.
Se non guardiamo l'esperienza non capiamo e ci dibattiamo nelle cose più astruse.
I discepoli non avevano questo problema.
La sua presenza, fin dall'inizio, si è rilevata così decisiva che si sono svegliati il giorno dopo col desiderio di andare a trovarlo.
Perchè tutto il loro bisogno era abbracciato, preso nella compagnia di un altro.
Per questo desidero per me e auguro per voi che il desiderio non sia una tappa da superare.
Quanti conoscete che hanno bisogno di Cristo per alzarsi al mattino?

G – il bisogno non è solo espressione di un limite, ma condizione per gustare tutto.

J – abbiamo paura del nostro desiderio perchè ci concepiamo da soli. Ma così non ce la caviamo.
Per questo dobbiamo distrarci, trovare qualcosa che ci stacchi dal nostro desiderio.
Per essere presenti a se stessi bisogna avere davanti la presenza del popolo cristiano.
La vita è molto di più di quello cge riteniamo. È possibile perchè c'è Cristo.
La vita può acquistare un'intensità dell'altro mondo in questo mondo: 100 volte tanto!
La sfida è a questo livello.
O sono balle. O può essere così.
Non potrei neanche immaginarmelo il cristianesimo prima che accada.
Neanche adesso, dopo 2000 anni, ci crediamo.

D – cosa vuol dire che la conversione è del desiderio? (perchè noi normalmente pensiamo che riguardi il comportamento o la mentalità).

J – perchè nonostante tutto, per noi il cristianesimo è ancora un moralismo.
Qualcosa da fare, qualche regola da seguire.
Per questo siamo affettivamente handicappati.
Non abbiamo accettato il rischio della verifica di Cristo.
Così il desiderio è ridotto a voglia e Cristo a regole.
Ma se io comincio a fare esperienza di soddisfazione, invece di fare stupidaggini (che non mi riempiono) comincio a fare ciò che mi riempie.
Se non è vero, la pretesa cristiana è una bugia.
Ma se uno comincia a fare esperienza del compimento, quello che si sposta (se non sono scemo) è il desiderio. Perchè mi compie di più.
Questa è la portata della promessa di Cristo.
Si sposta il desiderio.
Se non è così, possiamo fare tutta la professione di fede del vero, ma non ci crediamo: Cristo non è la risposta, anche se siamo ortodossi nella dottrina fino in fondo.
Il Logos è diventato carne: e perciò posso farne esperienza.
Soltanto questo spiega che tutto quel dinamismo umano che mi trovo addosso (istinto) mi è dato per aderire a quella presenza per cui è stato fatto.
L'unica questione è essere disponibili a una strada (un cammino).
Per cui uno comincia a indirizzare tutto, proprio per l'attrattiva della bellezza, a questo scopo.
Perchè mi ha fatto il Mistero così.
Voleva farmi partecipare a una pienezza dell'altro mondo.
Cristo ci svela lo scopo facendolo.
Rispondendo al mio bisogno, capisco che tutto questo complesso di dati è ordinato allo scopo.
È un'educazione, una sequela, un lasciarsi trascinare dalla bellezza.
Ordinare l'istinto allo scopo in qualsiasi cosa: è per un di più.

G – tu dici che il fattore necessario della conversione del desiderio è la presenza dell'oggetto del desiderio...

J – basta che ci sia uno: don Giussani.
E lo ha comunicato a tutti.

G – la dittatura del desiderio, allora, non è aver desideri troppo grandi, ma senza oggetto.

D – ci è chiesto un lavoro...

J – per noi, tante volte, impegno coincide con moralismo. No!
Se a uno piace la partita, si impegna, va allo stadio non resta a casa a vederla in tv. Non è la stessa cosa.
O uno che si innamora: perchè non gli basta parlare al telefono?
Capiamo che ci è successo qualcosa se ci mette in moto.
Quando diciamo “il cristianesimo è stupore, non impegno” è una stupidaggine.
Proprio perchè ti stupisce, ti mette in moto.
Cristo ha messo in moto tutta la nostra umanità.
Questo è un lavoro, un impegno.
Senza di questo, senza la libertà che aderisce, non posso sperimentare il compimento.
(Se ti innamori e non la vai mai a trovare, di cosa stai parlando?)
Quello che abbiamo pre-sentito nell'incontro, lo possiamo raggiungere con un lavoro.
Don Giussani ci ha sempre proposto un richiamo costante alla libertà, cioè a un impegno umano.
Se non ci impegnamo in questa verifica (cioè: se non imparo a usare la ragione come lui mi dice,
se non imparo a pregare come lui mi dice, ecc.) non possiamo sperimentarlo.
Possiamo stare dentro la compagnia, partecipare a tutti i gesti, ed essere passivi; con la presunzione che basti stare nell'ovile.

G – quindi non si può andare a scuola di comunità da spettatori, come a teatro o al cinema, aspettando che succeda qualcosa...

D - cosa vuol dire che la compagnia è nell'io?

J – se uno prende condapevolezza di sé, la cosa più evidente è che non si è fatto da sé.
C'è una verifica: tu puoi assicurarti un solo istante di vita in più? O tutti insieme, possiamo assicurarti a chiunque un solo istante di vita in più?
La questione è che viviamo come bambini dando per scontato che l'io c'è.
Non va da sé che l'io ci sia.
Ogni istante della vita mi è dato.
Se vivo è perchè c'è un altro.
Io sono tu che mi fai. Lo dice Giussani nel capitolo X, § 4, del Senso Religioso.
L'ho letto per anni. Quindi lo sapevo.
Ma ero molto lontano dal dire io con questa coscienza.
È la differenza fra il sapere e il conoscere come lo intende la Bibbia.
Allora uno scopre che la compagnia è nell'io. Cosa vuol dire?
Riuscite a pensare “io” senza pensare ai vostri figli?
I vostri figli sono dentro alla modalità con cui dite io.
Così deve accadere per la consapevolezza del Mistero. In Cristo è diventato una compagnia, come i figli. Si è fatto una compagnia storica, reale, perchè non possiamo dire io senza gli altri.
Fino al punto che l'essere qua ci faccia così presente il Mistero che diventi così familiare come i nostri figl; che domattina uno si sorprenda svegliandosi con questa consapevolezza del Mistero (come uno si sveglia con la consapevolezza dei figli).

G – la compagnia è la possibilità di goderne.

D – cosa vuol dire che Dio è presente in sensibil forme... (e altre, sul tema)

J – per i discepoli che cosa rendeva presente il Mistero?
Il fatto di essere davanti ad una presenza eccezionale.
Dov'è Cristo adesso?
Non perchè sono un visionario e vedo quello che vedi tu, ma ci aggiungo qualcosa.
Quante volte stando insieme ci viene la domanda: ma chi è costui?
La scuola di comunità, per noi, è una lezione. Non la possibilità di un test per vedere se facciamo anche noi questa esperienza.
Ogni volta di più la domanda mi viene dal reale.
Chi ci ha messo insieme in piazza S. Pietro?
Dove si parla dell'umano così?
Se non lo diamo per scontato, cominciamo a riconoscere che Cristo permane.
Permane lo stesso sguardo che troviamo nei vangeli.
Non sono un visionario: lo riconosco presente nella modalità con cui mi sento guardato.
Cosa rende possibile questo?
Che esperienza abbiamo fatto in questi giorni?
Forse cominciamo a riconoscere la sua presenza in sensibil forma.

G – aboliamo il Mistero e così riduciamo la ragione.

J – don Giussani ci ha sempre fatto partire dal reale per introdurci al Mistero.
La realtà è segno.
Non smetto di usare la ragione con tutta la sua ampiezza.
Fino ad avere il fondo del reale così familiare come la superficie.
Questo da respiro alla vita.

G – cosa significa che la nostra è una resistenza al vero? Offro solo quando c'è qualche rogna (così tratto Dio come una pattumiera).

J – non ci interessa essere santi (nel senso di particolarmente pii), ma essere uomini veri: vivere con tutta l'intensità (se coincide con la santità, benissimo).
Voglio vivere, non essere pio.
Il desiderio della pienezza l'ho addosso quando c'è la rogna e quando non c'è.
Il Mistero è dentro all'io.
Ma quando uno è alle Bahamas non sente il bisogno della presenza di Cristo; quando è nelle rogne, sì.
Come mentalità non ci siamo: continuiamo a dire io senza Mistero.
Tutto vi richiama alla persona amata (non solo le rogne).
L'offerta è il gesto semplicissimo che posso fare per respirare, qualunque sia la circostanza.
“Meno male che ci sei, Cristo”: perchè tutto è piccolo.

G – quindi si offre se stessi...

J – si offre se stessi totalmente.
Non sono più io ma un altro che vive in me.
Il cristianesimo è la promessa più grande che possa ricevere un uomo che voglia vivere.
Tutto è piccolo per la capacità dell'animo: QUI ANINO SATIS?
Questo darsi tutto al tutto non può che essere darsi a una persona: il Mistero.
E per noi è soltanto il Mistero fatto carne: Gesù.
Cristo me trae tutto, tanto è bello”.
È la promessa più potente.
Lo strumento più decisivo è la scuola di comunità.

OMELIA
DON FRANCESCO VENTORINO

Il Figlio dell'uomo è stato glorificato. E Dio è stato glorificato in lui.
In lui ci è stato rivelato il nome di Dio: Deus caritas est.
Nella sua morte è stato glorificato Dio, il nome di Dio come amore.
Il suo amore per il Padre ha vinto tutta la nostra paura, tutto il nostro peccato, tutto il nostro niente.
Solo la bellezza del crocifisso attrae l'uomo, perchè comprende tutto dell'esperienza umana.
È necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio: perchè è la vita di un altro che deve crescere nella nostra.
È come il dolore del parto.
È la vita di un altro, è la carità di un altro.
Nella nostra umanità, è tutta la tentazione del mondo che deve essere vinta. Necessaria, perchè la vittoria di Cristo si manifesti.
La vittoria di Cristo è nel popolo cristiano che si manifesta.
Questo è il segno che attraverso di noi deve essere dato al mondo.


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