martedì 31 marzo 2009

DEGUSTAZIONE CATTOLICA

....Per non sbagliare, Sant’Antimo
Se la domenica vi trovate nel Lazio non dimenticate l’abbazia di Farfa (Montecassino può attendere). Santa Susanna, a Roma vicino piazza Esedra, è il classico occhio del ciclone: un’oasi di gregoriano femminile nel rumoroso deserto di Babele. La Trinità dei Pellegrini, verso Campo de’ Fiori, è il motu proprio che ha vinto la scommessa: molti giovani e molti stranieri nella parrocchia espressamente dedicata da Papa Benedetto al rito tridentino.
Ma la messa del mio cuore resta quella di Sant’Antimo, meravigliosa abbazia immersa nella meravigliosa campagna di Montalcino, coi frati vestiti di bianco e il messale di Paolo VI trasfigurato da latino e canto gregoriano. È la più cattolica che ci sia per la sua capacità di abbracciare tutti coloro che hanno fatto, fanno e faranno eucaristia in memoria di lui: i morti, i vivi, i non ancora nati. Chi è andato a Sant’Antimo dietro mio suggerimento mi ha sempre ringraziato. Magari poi avrà anche mangiato e bevuto bene.


Una messa è una messa, ma non tutte le messe sono ugualmente efficaci. Ecco le più belle e le più brutte secondo Langone, il primo critico liturgico al mondo

di Camillo Lanogone
Da quando ho inventato il mestiere di critico liturgico, un mestiere bellissimo che farei a tempo pieno se solo riuscissi a commettere simonia (e invece non c’è un soldo), mi vengono rivolte due domande:





1) Quali sono le messe più belle d’Italia?

2) Ma le messe non sono tutte uguali?

La prima domanda è posta da cattolici praticanti o aspiranti tali, la seconda è la tipica obiezione di chi a messa c’è stato l’ultima volta quando aveva quattordici anni, oppure di chi da quattordici anni frequenta la stessa parrocchia e si è convinto che il mondo finisca lì.

Al contrario le messe sono tutte diverse. Lo sospettavo da sempre: da devoto sradicato e inquieto ho avuto l’occasione di esplorare cappellette e cattedrali, santuari e monasteri, in città e in campagna, al Nord, al Centro, al Sud, e con un simile campionario anche un soggetto meno maniaco di me si sarebbe accorto di una certa mutevolezza, chiamiamola così. Ne ho avuto infine la prova lavorando alla Guida delle messe (Mondadori) che in questi giorni è arrivata in libreria. Raccogliendo informazioni su centinaia di messe domenicali differenti ho potuto misurare l’enorme estensione del ventaglio liturgico. Fondandosi sulla roccia della verità la Chiesa può concedersi molte licenze (sono le sette e le eresie a dover essere uniformi e repressive) e così ogni prete, ogni comunità, ogni fedele si comporta più o meno come gli pare. Ho scoperto che l’Ordinamento Generale del Messale Romano è un testo ignoto a chierici e laici, peggio che se fosse scritto in aramaico e reperibile solo in alcune grotte nella zona del Mar Morto. Mentre invece “le norme per preparare gli animi, di-sporre i luoghi, fissare i riti” si trovano in libreria (otto euri) e su internet (gratis). Comunque la liturgia è bella perché è varia: messe di due ore e messe di venticinque minuti, messe cantate e messe mute, messe con l’organo, messe con la chitarra, messe in italiano, messe in latino, messe un po’ in italiano e un po’ in latino, messe nelle lingue di ogni continente (specie nelle grandi città), rito romano, rito ambrosiano, rito bizantino, messe come le celebra il Papa (poche), messe come il Papa non celebrerebbe mai (molte, abbondando i preti superbi e dispettosi), navate zeppe, navate deserte, chiese frequentate solo da donne, chiese frequentate solo da uomini (con qualche messa tridentina succede), prediche lunghe, prediche brevi, preti che parlano di Dio, preti che parlano di politica, preghiera eucaristica 1 o 2 o 3 o 4 o vattelapesca, sacerdote spalle ai fedeli, sacerdote rivolto ai fedeli, nessun chierichetto, molti chierichetti (in certi casi pure chierichette), un quintale di incenso, zero incenso, sempre in ginocchio, sempre in piedi, comunione nelle due specie, comunione monospecie, ci si stringe la mano, ci si abbraccia, ci si bacia, non ci si tocca per niente… A ciascuno il suo divino.

Una Guida contro la sciatteria
Chiaramente ogni liturgia rappresenta una diversa teologia, idee di Dio all’apparenza inconciliabili: chi passasse senza adeguata preparazione dalla messa teocentrica, lunghi silenzi vibranti di sacro, di Santa Maria della Pietà (Bologna), alla messa antropocentrica, logorroica e fracassona, di Santa Maria a Mare (Maiori, Costiera Amalfitana), penserebbe a due religioni diverse. Grazie al Cielo la Chiesa è appunto cattolica, che in greco significa “universale”, capace di tutto comprendere. Ciò non vuol dire che tutte le messe siano ugualmente efficaci. Il sacramento è sempre valido (non devo ricordare su queste pagine che Cristo è presente nell’ostia anche in caso di prete indegno o di canti strazianti) ma il suo potenziale di conversione cambia di volta in volta e di norma è sottoutilizzato. Se una messa riesce a catturare i sensi, anziché respingerli, lo Spirito che in essa si incarna si approfondisce in noi. E ci cambia, e cambia il mondo. Vorrei che la Guida, la prima del genere mai realizzata, servisse da pungolo a sacerdoti e comunità per migliorare la propria liturgia secondo le semplici, ragionevoli indicazioni del nostro amato Papa Benedetto XVI, cancellando gli errori formali che rischiano di diventare sostanziali e quella disperante sciatteria, somma di candele elettriche e repertorio musicale subsanremese, che alcuni nostalgici confondono con la quintessenza della modernità (lo era negli anni Settanta, forse).
Ma non ho ancora risposto alla prima domanda: quali sono le messe più belle d’Italia? L’ho tenuta per ultima perché ho paura di sbagliare, perché sono consapevole di quanto pesi la sensibilità personale, perché giudicare è pericoloso (c’è il rischio che poi qualcuno giudichi me), perché la competizione non è cristiana… Ma non posso essere pilatesco, dovrò sbilanciarmi. Comincerò col dire che in alcune città la liturgia mi sembra mediamente più curata che in altre: a Genova, dove l’influsso del mai abbastanza compianto cardinale Siri si fa ancora sentire, e poi a Milano, potenza del rito ambrosiano, e quindi a Brescia, a Bologna, a Firenze… Nelle chiese di Parma si possono ammirare il Correggio e il Parmigianino, per il misticismo rivolgersi altrove. A Roma c’è logicamente un po’ di tutto. Il Sud è il reame della chitarra beat, chi non porta i pantaloni a zampa d’elefante può rifugiarsi in qualche cattedrale e in pochi altri luoghi. A Genova mi sentirei di consigliare la messa carmelitana di Sant’Anna e quella latina di San Carlo, a Milano Sant’Ambrogio, sebbene a volte infastidita dai flash. L’incontinenza fotografica in certi orari penalizza altre basiliche ben officiate, come l’Annunziata a Firenze o San Carlo al Corso a Roma o San Nicola a Bari. A Brescia grazie a Dio i turisti sono pochi e nel Duomo Vecchio e a Santa Maria delle Grazie l’atmosfera è davvero religiosa. Del Triveneto voglio ricordare il santuario affollatissimo della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza e la cappella intimissima del monastero Totus tuus Maria di Gorizia.

Per non sbagliare, Sant’Antimo
Se la domenica vi trovate nel Lazio non dimenticate l’abbazia di Farfa (Montecassino può attendere). Santa Susanna, a Roma vicino piazza Esedra, è il classico occhio del ciclone: un’oasi di gregoriano femminile nel rumoroso deserto di Babele. La Trinità dei Pellegrini, verso Campo de’ Fiori, è il motu proprio che ha vinto la scommessa: molti giovani e molti stranieri nella parrocchia espressamente dedicata da Papa Benedetto al rito tridentino.
Ma la messa del mio cuore resta quella di Sant’Antimo, meravigliosa abbazia immersa nella meravigliosa campagna di Montalcino, coi frati vestiti di bianco e il messale di Paolo VI trasfigurato da latino e canto gregoriano. È la più cattolica che ci sia per la sua capacità di abbracciare tutti coloro che hanno fatto, fanno e faranno eucaristia in memoria di lui: i morti, i vivi, i non ancora nati. Chi è andato a Sant’Antimo dietro mio suggerimento mi ha sempre ringraziato. Magari poi avrà anche mangiato e bevuto bene.

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