mercoledì 27 febbraio 2008

AVANTI INDIETRO DAL POZZO COME A SAMARIA

L’inedito evangelico di Dio è questo.Dio si fa incontro a noi chie­dendo per la sua sete, non afferrandoci alla gola per la nostra. Un unico Dio per tutti gli esseri umani, adorabile per chiunque, in spirito e verità. Un Dio che desidera essere amato, non subito. Un Dio che non compra e non vende, fi­nalmente. Un Dio che non si compra e non si vende. Un Dio che anche una sa­maritana può fronteggiare con le sue domande, senza essere inchiodata alle sue debolezze, senza essere imprigio­nata nella sua distanza. Nemmeno quel­la religiosa. Un Dio del quale anche una donna che nessuno considera può rice­vere la confidenza, scoprendo, con un’e­mozione che le ha cambiato la vita, che non era affatto semplicemente «il Dio di quegli altri». Era il Messia di Dio, in spirito e verità, ecco. Lo si capiva dal fat­to che sapeva tutto di te e non intende­va approfittarne neanche un po’. Era Dio, e chiedeva da bere. Quello che tutti i por­tatori d’acqua, al limite della rassegna­zione, aspettano. Finché c’è, un pozzo.

mar 26 feb
Dall’Angelus un’icona per noi
di Pierangelo Sequeri

Tratto da AVVENIRE del 26 febbraio 2008

«Un vivere ripetitivo e rassegna­to». Ecco dove siamo. Il moto­re della storia fa soprattutto rumore, dal­le nostre parti, ma il cambio è in folle. Possiamo girarci intorno finché voglia­mo, rimescolare le carte, sperare osses­sivamente nella prossima mano. La marcia non ingrana.

Dobbiamo rimet­tere in moto l’economia, la politica, la ri­cerca. Un sacco di cose – necessarie, per carità – dobbiamo rimettere in moto. Però dentro di noi non si muove niente, e nessuno se ne cura. Avanti e indietro dal pozzo, anche noi, come la Samari­tana. Abbiamo magari cambiato strada cento volte, per arrivare al pozzo: così, per cambiare qualcosa e vedere che suc­cede. Abbiamo cambiato anche, più vol­te, compagnia: così per innovare (per reinventarci, come si dice). L’innova­zione è la molla del progresso, o no?

Eppure, protetti sotto vuoto per l’ap­puntamento col nuovo che avanza, e con l’etichetta rassicurante di una ci­viltà tutta 'da bere', milioni di noi sa­rebbero pronti a sottoscrivere: il nostro «andare e venire dal pozzo» esprime un vivere «ripetitivo e rassegnato». L’e­spressione con la quale Benedetto XVI ha inquadrato, nell’Angelus di domeni­ca, l’icona della pendolare di Samaria, ci fotografa.

La nostra compulsiva domanda di sa­turazione del desiderio, sempre più di­sponibile ad ogni avvilimento e ad ogni degrado, pur di essere soddisfatta e pla­cata, è sempre una distrazione e un pre­testo. Questa distrazione ormai – è il pro­gresso, bellezza – è in grado di essere scientificamente alimentata e sapiente­mente frustrata, purché rimanga osses­sivamente concentrata su se stessa.

Eppure, con tutte le nostre forze, ormai, aspettiamo che ci si riapra il mondo.

Do­ve il mercato abbia i suoi luoghi, ma non lo occupi interamente, fin nei riflessi condizionati dell’anima.

Dove il man­giare, e il bere, e scambiarci l’un l’altro parole e cose, siano felicemente un pre­testo. Un pretesto per sguardi e compli­cità nuove, che ci consentano di dare parola alle nostre domande più intime, alle nostre paure più indifese, alle no­stre speranze più condivise.

E alle no­stre bellezze diventate invisibili. Un pre­testo per confidarci l’un l’altro, mentre condividiamo in allegra sobrietà le co­se migliori del creato, che ancora non siamo riusciti a distruggere, le vere pas­sioni della vita.

E l’incerta fede che sta rinchiusa nel semplice Nome della non­rassegnazione: 'Dio'. Nella cui speran­za – persino quando siamo increduli e ignari – le fibre più intime del nostro cor­po si tendono, enigmatica testimonian­za, nella vita e nella morte.

L’inedito occidentale è questo. Di que­sta incerta fede, nelle istituzioni della ci­viltà, non vogliamo più avere rispetto, né prenderci cura. Inibisce la libertà e deprime i mercati.

Preferiamo conside­rarci animali particolarmente ingegno­si, che pellegrini dell’assoluto. Ritinteg­giamo il cielo, e la crepa dell’anima non si vedrà più.

L’inedito evangelico di Dio è questo. Dio si fa incontro a noi chie­dendo per la sua sete, non afferrandoci alla gola per la nostra. Un unico Dio per tutti gli esseri umani, adorabile per chiunque, in spirito e verità. Un Dio che desidera essere amato, non subito. Un Dio che non compra e non vende, fi­nalmente. Un Dio che non si compra e non si vende. Un Dio che anche una sa­maritana può fronteggiare con le sue domande, senza essere inchiodata alle sue debolezze, senza essere imprigio­nata nella sua distanza. Nemmeno quel­la religiosa. Un Dio del quale anche una donna che nessuno considera può rice­vere la confidenza, scoprendo, con un’e­mozione che le ha cambiato la vita, che non era affatto semplicemente «il Dio di quegli altri». Era il Messia di Dio, in spirito e verità, ecco. Lo si capiva dal fat­to che sapeva tutto di te e non intende­va approfittarne neanche un po’. Era Dio, e chiedeva da bere. Quello che tutti i por­tatori d’acqua, al limite della rassegna­zione, aspettano. Finché c’è, un pozzo.


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